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Garante per l’infanzia, volume sulle visite Authority ai centri di accoglienza Fami

“Partecipazione a 360 gradi” il è il titolo del volume curato dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza che contiene informazioni e dati raccolti durante il primo ciclo di visite ai centri di accoglienza Fami per minori stranieri soli condotte dalla Garante tra novembre 2016 e aprile 2017.

Le visite hanno interessato strutture sparse in tutto il territorio nazionale. La pubblicazione, disponibile online sul sito dell’Authority, mette in luce i bisogni dei ragazzi accolti, ma evidenzia anche le criticità del sistema.

“Abbiamo scelto di concentrare questa prima serie di visite nei centri Fami perché si tratta di un numero limitato di centri – spiega la Garante Filomena Albano –  questo ci ha dato la possibilità di vedere da vicino gli strumenti più recenti messi in campo nel sistema di protezione e accoglienza dei minori migranti. Le visite sono state condotte con un approccio che ha coinvolto direttamente i soggetti attivi nel territorio di riferimento: proprio per questo abbiamo intitolato il volume ‘Partecipazione a 360 gradi’, per sottolineare che il nostro intento è stato quello di coinvolgere tutti gli attori del sistema e, allo stesso tempo, dare voce ai ragazzi che sono ospitati nelle strutture”.

Fra le criticità che emergono dalle visite ci sono: l’assenza di alternanza nei collocamenti dei minorenni tra aree di sbarco, prima accoglienza e seconda accoglienza; una saturazione di posti disponibili in prima accoglienza; un doppio imbuto che rende il sistema inadeguato rispetto alle esigenze di accoglienza; il mancato rispetto del termine di 60 giorni (ridotto a 30 a seguito dell’entrata in vigore della legge 47/2017) per la permanenza in strutture di prima accoglienza.

L’ascolto dei ragazzi ha evidenziato che la maggioranza dei minori stranieri soli aspira a integrarsi nel nostro Paese, in alcuni casi per studiare, in altri per lavorare.

Nel volume si legge che “nella generalità dei casi, salvo isolate situazioni di particolare disagio, i  ragazzi sono apparsi ben ambientati nelle strutture e in buone condizioni. Il livello di istruzione è risultato basso anche se – in base alle informazioni ricevute dagli operatori e da quanto emerso nei  momenti di ascolto – i minorenni arrivati nell’ultimo anno hanno raggiunto nel Paese di origine un  livello medio di istruzione e hanno manifestato il desiderio di proseguire nel percorso scolastico ordinario”.

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Pubblicato il 31/01/2018 — ultima modifica 31/01/2018
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