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Cooperazione internazionale: valori, obiettivi e risorse del nuovo Piano triennale

L'Emilia Romagna, a quattordici anni dalla legge 12/2002 in cui venne riconosciuta la cooperazione allo sviluppo come “strumento di solidarietà tra i popoli ai fini della pace e della piena realizzazione dei diritti umani”, non intende tirarsi indietro: per una regione come la nostra, che ha un'importante tradizione nella solidarietà internazionale, lo scenario di crisi ed emergenze sempre più complesse ci chiede anzi uno sforzo ulteriore.

Anche per questo abbiamo da poco approvato il nuovo Piano triennale della cooperazione internazionale, che è in discussione in questi giorni nell'Assemblea legislativa regionale e che sostituisce il documento di programmazione del 2012. Sono infatti tempi di particolare incertezza e instabilità, in cui stanno emergendo allo stesso tempo nuove sfide e un nuovo paradigma per la cooperazione allo sviluppo. Legato, in particolare, a due obiettivi: a) coordinare e tenere unito il mondo composito e fondamentale dell'associazionismo legato alla solidarietà internazionale, fatto di cittadini, professionisti, volontari che contribuiscono con grande determinazione a tenere unito il tessuto sociale delle nostre comunità (pensiamo all’ospitalità offerta dai nostri territori ai bambini del Saharawi e ai bambini di Chernobyl); b) collaborare con tutte le istituzione pubbliche e private che agiscono ad ogni livello per creare condizione di pace e sviluppo a livello globale.

Con il nuovo Piano triennale, inseriamo l'azione della Regione dentro le sfide condivise dei nuovi obiettivi dell'Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile: la Regione li fa suoi e opera per la loro realizzazione insieme al governo e all'Unione Europea, rafforzando in particolare la cooperazione nei seguenti settori: agroalimentare, sviluppo rurale, sanità,  politiche sociali, economia della conoscenza e patto per il Lavoro.

E in questo contesto la Regione Emilia Romagna intende invece confermare le risorse del 2015 e si pone l'obiettivo di aumentarne l'efficienza e l'impatto attraverso il bando annuale per progetti ordinari, gli interventi per le emergenze e, se possibile, i progetti strategici su cui agire, anche in coprogettazione con gli stakeholder.

Tutto questo lavoro, tuttavia, non sarebbe possibile se non fosse per lo straordinario contributo dei soggetti del Terzo Settore e degli enti locali. E' il valore più grande, che va ben oltre la dimensione strettamente legata all'entità delle risorse economiche. L'enorme impegno civico e di solidarietà che proviene dai cittadini di questa regione è il patrimonio più importante da preservare.  Per questo ci sentiamo chiamati a rispondere in futuro con ancora maggior efficienza, con una governance più coordinata e valorizzando il lavoro e la passione delle tantissime ONG e associazioni con cui in questi mesi, anche per la stesura del nuovo Piano, abbiamo avuto modo di confrontarci.

Elisabetta Gualmini

Vicepresidente e assessore al Welfare

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Pubblicato il 19/10/2016 — ultima modifica 19/10/2016
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