sabato 24.06.2017
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Infanzia, casa, povertà: le 3 priorità

Costruire una gerarchia di obiettivi, partendo dai più urgenti, e perseguirli con coerenza e ostinazione, è la strategia di questo mandato amministrativo. Una legislatura, infatti, deve caratterizzarsi per l’individuazione di priorità ben definite, che in qualche modo ne diano il segno. Disperdersi in decine e decine di progetti senza afferrarne mai direttamente uno, magari per accontentare tutti, senza poi andare incontro veramente a qualcuno, non è una strada percorribile.

Tre, essenzialmente, sono gli obiettivi del mio mandato.

Il primo obiettivo vede al centro delle nostre politiche l’infanzia e l’adolescenza, al fine di “ricalibrare il welfare verso il basso”. La nuova legge sui servizi all’infanzia (n.19/2016), valorizzando ciò che di molto buono già c’era, ha introdotto una positiva flessibilità nelle tipologie di servizio. Perché le famiglie sono cambiate e hanno nuove esigenze. La legge, in sostanza, risponde in maniera più efficace anche alle famiglie monogenitoriali, alle giovani madri e ai giovani padri, alle prese con lavori sicuramente diversi da quelli del passato. Analogamente, per giovani generazioni e adolescenza, stiamo lavorando a un nuovo provvedimento che metta a fuoco più chiaramente le nuove forme di disagio per i ragazzi e le ragazze (cyberbullismo, dipendenze da social networks) e che valorizzi al massimo il ruolo di tutte le agenzie esterne che lavorano in questo settore (associazioni, organizzazioni di volontariato, oratori, scoutismo, etc.). Soggetti che devono poter  operare in un ambiente non ostile.

Il secondo obiettivo riguarda le politiche abitative e in particolare le case popolari: un patrimonio che non sarà più congelato per sempre. I nostri “Giri” nelle città lo confermano: per i cittadini emiliano-romagnoli risulta una delle riforme più apprezzate quella delle soglie di reddito che riguardano l'accesso e l'uscita dalle case popolari, finalizzata ad aumentare ragionevolmente il tasso di rotazione degli alloggi. Non volevamo fare nessuna rivoluzione. Né cacciare via da casa tutti quelli che hanno diritto a rimanervi (il 90%!), né le persone molto anziane o in difficoltà. Ma non riteniamo sia giusto che nuclei familiari vivano per 30-40 anni in case pubbliche pagando affitti ridotti e accumulando patrimoni sicuramente superiori a quelli del cittadino medio dell'Emilia-Romagna. E non è giusto che alcune famiglie abbiano un casa praticamente per sempre ad affitti bassissimi, mentre il resto della popolazione arranca e annaspa per pagar l’affitto nel mercato e per poter mantenere figli e famiglia. E, terzo, neppure è giusto che 35mila famiglie in Emilia-Romagna siano in lista di attesa.

Il terzo obiettivo riguarda la messa in campo di nuovi strumenti per la lotta alla povertà. Sono già tantissime, alla vigilia dell’entrata in vigore dei provvedimenti, le persone che ci hanno chiesto informazioni su come funzionano Reddito di solidarietà e il SIA (Sostegno per l’inclusione attiva). Il Reddito di solidarietà, soprattutto, è la sperimentazione, per la prima volta in Emilia-Romagna, di uno strumento universalistico per tutti i nuclei familiari al di sotto di una certa soglia di reddito (3000 euro ISEE), con figli e senza figli, giovani e anziani, che consente ai Comuni di non categorizzare più i bisogni sociali di una fascia crescente di popolazione e di dare risposte congruenti in cambio di un impegno a tornare attivi. Un nuovo modo di lavorare tra sanità, lavoro e sociale, con il Terzo Settore e tutte le associazioni attive sul fronte povertà, che caratterizzerà il welfare dei prossimi decenni.

Elisabetta Gualmini

Vicepresidente e assessore al welfare

 

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Pubblicato il 13/03/2017 — ultima modifica 13/03/2017
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