domenica 21.10.2018
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La casa, una riforma concreta

Alcuni giornali l’hanno chiamata rivoluzione, ma per noi, qui, nella giunta dell’Emilia-Romagna, il senso era quello di rimettere ordine ed equità in un sistema che da troppo tempo non era stato toccato da alcuna riforma. E il piano approvato dall’assemblea legislativa va esclusivamente in questa direzione.  Come cambiano le famiglie, il lavoro, come cambia il contesto di vita delle persone, anche il sistema delle “case popolari”, dell’edilizia residenziale pubblica, le norme per l’assegnazione, i requisiti di reddito, le facilitazioni per single e giovani coppie, avevano bisogno di un’importante revisione. Per questo, sin dall’inizio del mio mandato, mi sono messa al lavoro per cercare di ridare impulso a un sistema che da tempo stava generando problemi e disuguaglianze. A partire dal concetto che la casa pubblica non può essere un diritto acquisito per tutta la vita e rimettendo la vita delle persone davanti agli ideologismi: in Emilia-Romagna ci sono 35 mila persone in lista d’attesa per una casa popolare, e il tasso di rotazione è abbondantemente sotto lo zero (0,2%). Certo non si poteva andare avanti così, e c’è voluto coraggio e pragmatismo. Un alloggio pubblico non può essere considerato un vitalizio, o qualcosa da regalare ai propri figli. Così come il concetto di “residenza storica”, già adottato in Toscana e Lombardia, deve essere visto come un cambiamento assolutamente ragionevole e che pone il radicamento medio-lungo, di appartenenza a un territorio, in stretto collegamento a un bene dalle caratteristiche di godimento duraturo qual è la casa.

Per questo abbiamo abbassato il reddito necessario per la permanenza nelle case (che oggi è il doppio di quello d’ingresso) dandoci come obiettivo di arrivare a una soglia di rotazione del 5%, passando così dai 101 nuovi ingressi in graduatoria a 2.792. Abbiamo poi semplificato gli indicatori di reddito, abolendo l’Ise e mantenendo l’Isee, che tiene conto anche del reddito del nucleo famigliare. Le risorse messe in campo, poi, non sono indifferenti: 12 milioni per il nuovo bando “giovani coppie”, che prevede un contributo all’acquisto di case per coppie fino a 39 anni, con contributi fino a 25 mila euro a nucleo. Poi 35 milioni per l’efficientamento energetico degli alloggi Erp, 10 milioni per il fondo per l’affitto e 3,7 milioni per la morosità incolpevole.  In tutto più di 70 milioni di euro, all’interno di un programma pluriennale coordinato di interventi per le politiche abitative, il cosiddetto “piano casa”. Una riforma concreta, per un sistema che non stava più funzionando.

 

 

Elisabetta Gualmini
vice presidente e assessore al Welfare e alle Politiche abitative

 

 

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Pubblicato il 02/02/2015 — ultima modifica 21/06/2016
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