domenica 21.01.2018
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Reddito di solidarietà: non una mancia, ma un patto tra Regione e famiglie contro la povertà

dati ci dicono che oggi, in Emilia-Romagna, ci sono circa 68mila nuclei familiari in povertà assoluta (con un reddito medio pari a 6300 euro all’anno), che rappresentano il 3,3% della popolazione regionale (in Italia il dato si attesta sul 6%). Tra questi nuclei la prevalenza è quella delle famiglie “giovani”, cioè sotto i 35 anni (31%) o tra i 35 e i 49 anni (42%) con minori a carico: sono, di fatto, i “nuovi poveri”, persone che un tempo realisticamente avrebbero lavorato.

In questo contesto, per contrastare allo stesso tempo la povertà, la disoccupazione e la marginalità sociale, tre elementi spesso interconnessi che generano una spirale di sfiducia e che rischiano di allontanare definitivamente interi pezzi di popolazione dagli standard minimi di cittadinanza, abbiamo messo in campo un nuovo, importante strumento: il Reddito di solidarietà.

 Con la nuova legge approvata dall’Assemblea legislativa la Regione destina 35 milioni di euro dal 2016 in avanti (una misura strutturale e non una tantum), che si aggiungono agli altri interventi già attivati volti al potenziamento del welfare e al SIA (Sostegno per l’inclusione Attiva), finanziato dal governo. In totale, dunque, circa 75 milioni di euro che intendono garantire un sostegno al reddito e assicurare uno stile di vita dignitoso a quelle famiglie che si trovano in condizione di emarginazione ed esclusione grave.

Siamo consapevoli che non stiamo parlando di traghettare una famiglia dalla povertà al benessere, ma la recente sperimentazione fatta a Bologna di uno strumento simile ha dimostrato che il sostegno rappresenta un alleggerimento sostanzioso poiché consente ai destinatari di far curare i propri figli, di migliorare l’alimentazione, di poter riscaldare adeguatamente la propria casa. 

Si riduce la conflittualità in famiglia e si combatte l’esclusione sociale, per recuperare alla piena cittadinanza fasce di popolazione che altrimenti rischierebbero di vivere ai margini della società con tutti i rischi che questo comporta per la tenuta democratica del paese, ma anche in termini di ordine sociale e sicurezza.

Il Reddito di Solidarietà non è una misura assistenzialistica o una mancia, come qualcuno si è già affrettato a sentenziare. Prevede invece misure che guardano alla dignità delle persone e al loro reinserimento sociale e lavorativo. Il sostegno finanziario alle famiglie è infatti strettamente connesso a un patto tra diritti e doveri, a un atteggiamento proattivo da parte delle famiglie.

Il RES prevede infatti l’obbligatorietà per i beneficiari di aderire a progetti di formazione, lavorativi, di educazione per i minori, di prevenzione e cura della salute,  pena la perdita del sussidio stesso. 

Non intendiamo dunque erogare un’indennità fine a se stessa alle categorie di persone fragili, ma l’obiettivo è ben più ambizioso, come detto. Crediamo fortemente che sia responsabilità di tutti farsi carico di quelli che oggi, loro malgrado e a causa di una crisi economica di proporzioni inaudite, rappresentano l’anello più debole della nostra catena sociale, ma che a nessun titolo possono essere lasciati indietro. Il nostro impegno, in Emilia Romagna, è quello di mettere in moto un sistema virtuoso che possa rimettere in circolo quella giustizia sociale e redistributiva che gli anni della recessione hanno fortemente indebolito.

Colgo infine l’occasione per rivolgere a tutti i più sentiti e sinceri auguri di Buone Feste! Che il 2017 porti serenità  e soddisfazioni a tutte le famiglie, all’insegna di un rinnovato senso di comunità, di solidarietà e di coesione sociale.

Elisabetta Gualmini

Vicepresidente e Assessore al Welfare

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Pubblicato il 14/12/2016 — ultima modifica 14/12/2016
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