domenica 22.04.2018
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Sprechi alimentari: una rotta da invertire e una risorsa importante, gli Empori solidali

Povertà e sprechi alimentari vanno ancora, purtroppo, di pari passo. Un paradosso quasi intollerabile, perché chi soffre di deprivazione materiale potrebbe trovare risposte efficaci nella riduzione di consumi sfrenati. Ecco perché è necessario invertire la rotta attuando politiche di welfare in grado di recuperare e redistribuire a chi ne ha bisogno ciò che verrebbe buttato via. In questa direzione il tessuto sociale della nostra regione ha messo spontaneamente in campo  numerose iniziative, tra le quali l’apertura di Empori solidali che si sono rivelati una risorsa significativa da sostenere e accompagnare, nell'ottica di contribuire a costruire un circolo virtuoso tra giacenze alimentari e riutilizzo. 

Comportamenti irrazionali dal punto di vista etico, sociale e ambientale – purtroppo ancora troppo diffusi – sommati tra loro producono un risultato sconvolgente: ogni anno nel mondo vengono sprecati 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo di ciò che viene prodotto; in Italia finiscono nella pattumiera di casa 8,1 miliardi di euro sotto forma di sprechi domestici.

Sono dati che dovrebbero far riflettere, soprattutto se si considera quanto al fenomeno della grave povertà e deprivazione si sia aggiunto, sulla spinta di anni di crisi economica, quello dell'impoverimento di singoli e famiglie e con esso della difficoltà, temporanea o persistente, di mantenere una alimentazione quantitativamente e qualitativamente corretta.

Di queste tematiche si parlerà durante un importante convegno, organizzato in Regione venerdì 24 giugno, cui  parteciperà anche l’arcivescovo di Bologna, monsignor Zuppi, e nel corso del quale si evidenzierà il ruolo degli Empori solidali sociali (dal 2008 sono stati aperti circa 60 empori in 16 regioni) al fianco delle modalità più tradizionali di solidarietà, quali le mense, le borse della spesa e la consegna a domicilio. In Emilia-Romagna gli empori sono attualmente 20: 12 risultano già attivi, 5 sono in fase d'avvio e 3 sono in fase di progettazione, distribuiti su tutto il territorio regionale. 

Gli Empori solidali sono dei punti di distribuzione al dettaglio completamente gratuiti, realizzati per sostenere le persone in difficoltà attraverso l’aiuto alimentare e offrire loro occasioni di socializzazione. Chi si reca in un Emporio può scegliere liberamente i prodotti alimentari a disposizione usufruendo di una  tessera personale caricata con punteggio a scalare. Sono luoghi pensati per i cosiddetti “nuovi poveri”, in particolare famiglie in difficoltà economica, specialmente con figli. Per accedervi  occorre essere residenti nel Comune in cui ha sede l’Emporio (o nell’Unione dei Comuni nei casi di Empori destinati ad un’Unione dei Comuni) e dichiarare un Isee mediamente compreso tra i 3.000 e i 10.000 euro, oppure essere rimasti senza lavoro ed essere iscritti a un centro per l’impiego. E, ancora, avere a carico dei figli minori.  Finora ad accedere agli Empori solidali sono state nel  58% dei casi famiglie straniere e per il 42% di famiglie italiane, ma il numero di queste ultime è in aumento.

Gli Empori non sono solo strumenti di contrasto alla povertà alimentare che si reggono sulla collaborazione tra istituzioni, terzo settore e aziende del territorio, ma svolgono anche una rilevante funzione sociale e relazionale,  in grado di attivare le risorse della persona attraverso le cosiddette attività accessorie come  l’ascolto e l'orientamento verso altri servizi, la formazione, l’inserimento lavorativo, gli spazi mamma-bambino, le consulenze al credito e alla gestione domestica. La prima fonte di approvvigionamento in Emilia-Romagna è il Banco Alimentare, ed è la realtà principale con cui sono chiamati a relazionarsi gli Empori.

A contribuire alla crescita delle iniziative volte al recupero di beni alimentari e di prima necessità e alla loro distribuzione a fini di solidarietà sociale messe in campo dalla Regione e dai Centri di Servizio per il Volontariato è stata fino a oggi la Legge 155/2003, detta del “Buon samaritano”, ancora in vigore, in attesa dell'approvazione al Senato della nuova proposta per il contrasto allo spreco alimentare e farmaceutico attraverso la donazione e la distribuzione dei prodotti per fini di solidarietà sociale. Ma questo non è sufficiente.

Per il futuro, occorre intervenire per costruire una filiera del contrasto alla povertà in tutte le sue forme, creare un coordinamento tra gli empori regionali, impostare un sistema di garanzia e trasparenza sull'utilizzo della merce raccolta, magari istituendo un logo regionale “di affidabilità” dell'Emporio. Occorre, inoltre, lavorare sulla sponda delle imprese di distribuzione: i possibili “donatori” di cibo, incidendo sulla valorizzazione della responsabilità sociale di impresa. Un’idea, ad esempio, è la creazione  di un marchio “etico” regionale per le aziende che aderiscono in modo stabile e continuativo al progetto attraverso vere e proprie donazioni e la fornitura di prodotti in eccedenza.

Elisabetta Gualmini

Vicepresidente e assessore al Welfare

 

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Pubblicato il 21/06/2016 — ultima modifica 23/06/2016
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