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Sintesi delle principali norme contro lo sfruttamento minorile

Legislazione in materia di lavoro minorile, contro lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù di minori, diritti e tutela dell'infanzia

A livello nazionale, la produzione legislativa in materia di sfruttamento minorile risale principalmente agli anni 70 e 90.
Il lavoro dei minori, insieme a quello delle donne, è stato tradizionalmente considerato meritevole di particolare tutela da parte della legislazione statale e proprio in tale campo è intervenuta la prima normativa in materia sociale con l´obiettivo di ridurre possibili condizioni di sfruttamento.  La disciplina legislativa sui minori si caratterizza fin dalla sua origine in una serie di limiti alla capacità di lavoro in relazione all’età e alle modalità di impiego.

Per l´individuazione legislativa del problema viene usato come premessa  l´art. 37 della Costituzione della Repubblica Italiana, che stabilisce parità di diritti per la donna lavoratrice e per i minori lavoratori, tutelando il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità della retribuzione. L’età minima per poter lavorare e le norme di tutela del lavoro al di sotto dei 18 anni di età sono stabilite in Italia da una serie di leggi nazionali. tutelando il lavoro minorile con norme speciali e stabilendo il limite minimo di età per il lavoro salariato.
L'art. 600 del e l´art. 602 del Codice penale sulla riduzione in schiavitù e sull’acquisto di schiavi:  "Chiunque riduce una persona in schiavitù o in una condizione analoga alla schiavitù, è punito dalla reclusione da cinque a quindici anni. [Art. 600].
"Chiunque [...] aliena o cede una persona che si trova in stato di schiavitù o in una condizione analoga alla schiavitù o se ne impossessa o ne fa acquisto o la mantiene nello stato di schiavitù […] é punito con la reclusione da tre a dodici anni. [art. 602] 

Si possono poi individuare le principali leggi nazionali e D.P.R. su questa tematica, partendo, in ordine cronologico, dalle prime leggi promulgate:

  • La legge n. 25/1955 sull’apprendistato, successivamente modificata dalle leggi 56/87, dalla legge 30/03, dal d.lgs. 276/03 e dal d.l. 112/08;
  • La legge n. 977/1967 sulla tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti.  Per i fanciulli, liberi da obblighi scolastici, l’orario di lavoro non può superare le 7 ore giornaliere e le 35 settimanali. Per gli adolescenti l’orario di lavoro non può superare le 8 ore giornaliere e le 40 settimanali.
  • Il D.P.R. n. 36/1971 sulla definizione dei lavori leggeri che possono essere svolti da fanciulli di età non inferiore ai 14 anni.
  • Il D.P.R. n. 479/1975 sulla regolamentazione delle visite mediche per i minori occupati, relativo alla periodicità delle visite mediche per i minori occupati in attività non industriali che espongono all´azione di sostanze tossiche od infettanti o che risultano comunque nocive.
  • Il D.P.R. n. 432/1976 sulla determinazione dei lavori pericolosi, faticosi e insalubri ai sensi dell´art. 6 della L. 17 ottobre 1967, n. 977, sulla tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti.
  • Il D.P.R. n. 619/1980 di istituzione dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (art. 23 della L. n. 833 del 1978).
  • La legge n. 499/1993 di delega al Governo per la riforma dell’apparato sanzionatorio in materia di lavoro.
  • Il D.P.R. n. 365/1994 sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi di autorizzazione all’impiego di minori in lavori nel settore dello spettacolo.
  • Il D.P.R. n. 566/1994 di modifica della disciplina sanzionatoria in materia di tutela del lavoro minorile, delle lavoratrici madri e dei lavoratori a domicilio.

Nel 1995 l’Italia ha presentato il primo rapporto al Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Infanzia, che ha il compito di controllare il rispetto nel mondo delle indicazioni della Convenzione. Il Comitato, pur rilevando elementi positivi, ha in quella occasione sollecitato l’Italia a interventi più precisi: gli Stati parti si impegnano a far largamente conoscere i principi e le disposizioni della presente Convenzione, con i mezzi attivi e adeguati sia agli adulti che ai fanciulli.

Il Comitato ha inoltre invitato il governo Italiano a riconsiderare il principio di non discriminazione a favore dei bambini più poveri, degli zingari e degli extracomunitari. 
La legge più importante che va nella direzione indicata dal Comitato delle Nazioni Unite è la Legge 285/1997, " Disposizioni  per la promozione di diritti e di opportunità per l´infanzia e per l´adolescenza". "E’ istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell’infanzia e dell’adolescenza, privilegiando l’ambiente ad esse più confacente ovvero la famiglia [...]". [art. 1/1] La 285 non è quindi un intervento di tipo "assistenziale", ma un atto legislativo che riconosce bambini e adolescenti come membri a pieno titolo della nostra comunità sociale.

La legge n. 451/1997 istituisce una Commissione parlamentare ed un Osservatorio Nazionale per l’Infanzia, con compiti di coordinamento, controllo, pianificazione di interventi per la concreta attuazione degli accordi internazionali e delle leggi nazionali riguardanti i diritti di fanciulli e adolescenti.    
Il Decreto legislativo n. 345/1999 , attuazione della direttiva 94/33CE sulla protezione dei giovani sul lavoro.    
Negli anni 2000 la legge n. 148/2000, ratifica ed esecuzione della Convenzione n. 182 relativa alla proibizione delle forme peggiori di lavoro minorile e all´azione immediata per la loro eliminazione, nonché della Raccomandazione n. 190 sullo stesso argomento, adottate dalla Conferenza generale dell´Organizzazione internazionale del lavoro durante la sua ottantasettesima sessione tenutasi a Ginevra il 17 giugno 1999.

Inoltre segnaliamo la  Carta di impegni - per promuovere i diritti dell´infanzia e dell´adolescenza ed eliminare lo sfruttamento del lavoro minorile approvata dal Dipartimento affari sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri il 16 aprile 1998. Il documento è stato promosso dalla Presidenza del consiglio dei Ministri, Dipartimento della Solidarietà Sociali, in collaborazione con i sindacati, le associazioni imprenditoriali, l’OIL, l’Unicef.
La Carta prevede una serie di punti su cui lavorare, fra questi:

- contrastare lo sfruttamento sessuale dei minori originato da viaggi e turismo, legiferando rapidamente  
- usare incentivi e disincentivi perché gli investimenti industriali all’estero comportino l’assunzione dell’impegno a non ricorrere allo sfruttamento del lavoro dei minori  
- definire codici di condotta per i settori e le imprese che internazionalizzano le proprie attività  
- rilanciare la scuola come centro di promozione sociale e culturale, in quanto l’abbandono scolastico è il rovescio della medaglia del lavoro minorile: prolungare l’obbligo scolastico, precedere modalità flessibili che aiutino il rientro a scuola dei minori che hanno lavorato, monitorare le frequenze, coinvolgere la famiglie 
- sostenere le famiglie bisognose attraverso lo strumento del reddito minimo di inserimento, detrazioni fiscali per le spese scolastiche, riqualificando l’azione dei consultori  
- applicare effettivamente le leggi in materia di lavoro minorile, promuovendo ispezioni e interventi repressivi - debellare il lavoro nero e "informale".
La Carta di impegni per promuovere i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e l’Osservatorio nazionale per l’infanzia potrebbero essere interventi che mirano a centralizzare l’informazione sui diritti dei bambini e degli adolescenti, superando la situazione di dispersione e mancanza di centralizzazione delle informazioni denunciata nel 1995 dal Comitato delle Nazioni Unite.

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Pubblicato il 11/06/2010 — ultima modifica 10/12/2010
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