Sviluppo del sé e dell’autostima nell’adolescente

Estratto della lezione magistrale di Irene Ruggiero, Società psicoanalitica italiana Convegno Specchio delle mie brame - 8 marzo 2012, Bologna, Palazzo d’Accursio

L’adolescenza oggi è cambiata moltissimo, perché sono cambiate le caratteristiche socio-culturali in cui le adolescenti crescono. Sono però rimaste invariate certe condizioni importanti. Una invariante essenziale è quella del corpo: nessuna immagine può essere più paradigmatica dell’adolescenza di quella dell’adolescente che si scruta nello specchio. Il corpo che cambia è una delle invarianti fondamentali dell’adolescenza. Tutto quello che c’è nell’infanzia viene sconvolto. L’adolescente si trova ad avere a che fare con un corpo che non lo rappresenta, una caratteristica che lo differenzia sia dal bambino, che ha immagine consolidata di sé, sia dall’adulto.

Non c’è niente di meno oggettivo della rappresentazione di sé, che risente profondamente del senso di sé. L’adolescente si ritrova un corpo che non lo rappresenta. Concorrono a dare molta insicurezza non solo i tratti somatici, ma anche le emozioni. Questa sensazione di perdita di controllo su quello che prima si poteva controllare è tipica dell’adolescenza, quando la fantasia e i pensieri si impongono e prendono il sopravvento.

Altra cosa importante è la necessità di staccarsi dai genitori, che provoca negli adolescenti che cercano la propria indipendenza, un distacco dalla concretezza: un adolescente entra nel mondo del possibile, nel mondo delle ipotesi, un’acquisizione nuova, eccitante ma anche terrificante, in quanto relativizza tutto, anche la posizione dei genitori. Questo crea una crisi di fiducia che mette in discussione i valori interni che lo aiutavano a capire cos’era bene e cos’era male. La domanda che più di tutti rappresenta l’adolescenza è: chi sono? cosa sto diventando? E non solo fisicamente.

L’adolescente spesso ostenta una sicurezza che non sente affatto perché ha paura. Una cosa è quello che si vede, un’altra è quello che l’adolescente non vuole mostrare.

I rapporti fra i sessi sono profondamente condizionati anche dalla famiglia in cui si è cresciuti, perché noi ci identifichiamo profondamente con i nostri genitori. Sono lì le nostre radici. Il senso di sé è la fiducia in sé stessi è un concetto molto vicino a quello dell’autostima. Ha origini remote, si sviluppa lungo tutto l’arco della vita, a partire dalla prima infanzia, attraverso il rispecchiamento.

Se un bambino invece di rispecchiarsi negli occhi della madre, vede angoscia o rabbia, si sforzerà sempre di modificare se stesso in modo da tenere la mamma il più tranquilla possibile. Se l’attenzione è tutta concentrata nel percepire il modo di essere della madre, si perde la possibilità di sentire le proprie emozioni personale. Questo porta a cercare sempre la sicurezza all’esterno e non dentro di sé. Questo è alla base di certe dipendenze patologiche.

Tutti gli adolescenti hanno un’attenzione forte per l’apparenza e sono conformisti, ma gli adolescenti fragili ne hanno molto di più: la loro autostima è molto condizionata dal giudizio esterno.

Gli adolescenti hanno bisogno di mettersi alla prova, per verificare i propri limiti. Per questo è importante che i genitori svolgano il loro ruolo e non quello di “amici”, per aiutarli ad avere dei limiti esterni. Il compito dell’adolescente è cercare di integrare tutte queste trasformazioni e il feedback degli adulti, dei genitori, è molto importante.

L’adolescente tende a mostrarsi senza paura. L’atteggiamento di sfida, che sembra una sfida con il mondo esterno, è una sfida contro il bambino che è dentro di loro, ancora vivo e potente.

Le femmine hanno oggi un atteggiamento piuttosto aggressivo, ma hanno in realtà un bisogno molto forte di nascondere la propria paura.

La mamma è il primo oggetto d’amore, sia per i maschi che per le femmine. I bambini sono carnalmente innamorati della propria mamma. La bambina, nello sviluppo eterosessuale, diversamente dai maschietti, deve staccarsi dalla mamma. La femmina infatti deve passare da un’attrazione molto forte per il corpo della madre a un’attrazione per il padre. Questo può essere difficile se il papà non è abbastanza “innamorato” della propria figlia, se è troppo assente, se ha troppa paura di essere affettuoso.

Il secondo passaggio difficile per una femmina è che deve diventare fisicamente come quello della madre e nello stesso tempo deve differenziarsene: per diventare donna devo diventare come te, per essere me stessa devo differenziarmi da te. Questa difficoltà di staccarsi dalla madre può essere causa di problemi. Le gravi patologie adolescenziali come l’anoressia si innescano in questa difficoltà di sviluppo: il fatto che il corpo assuma le forme della madre, può essere vissuta come una resa; il corpo che comincia ad assomigliare a quello della madre testimonia un legame di dipendenza generativo che l’adolescente non può tollerare e si ribella.

Gli adolescenti attaccano spesso il proprio corpo. Il suicidio è la può venire avvertito come estraneo, a volte addirittura come nemico, e questo è una causa che innesca certi disturbi adolescenziali.

Ci sono passaggi fondamentali che anche in uno sviluppo adolescenziale normale possono essere problematici. Quando il senso di sé non si sviluppa sufficientemente bene, si possono sviluppare delle dipendenze esterne e quello che l’altro pensa di noi può diventare l’unico modo di garantirsi l’autostima. La paura dell’adolescente è non potere sviluppare un’autonomia personale: questa è la base di ribellioni e rifiuto.

Diventare me stessa diventando come la madre è un nodo specifico dello sviluppo sessuale femminile. Nel corso di questo processo, il modo in cui la mamma e gli adulti in genere vivono la spinta emancipativa dell’adolescente ha un’importanza fondamentale. La funzione genitoriale è difficilissima, ma è cruciale. Riuscire a lasciare andare ma non troppo, mantenendo dei limiti, è quello che si dovrebbe fare.

Per quanto riguarda il tema della violenza, questa viene esercitata usata da chi ha potere. Gli uomini sono più forti e hanno più potere. E le persone violente, se sono in una situazione di potere, semplicemente ne approfittano.

C’è una via semplice di accesso alla violenza: chi è stato maltrattato diventa violento perché si identifica con quelli che l’hanno aggredito. La violenza sui bambini è un’atrocità mondiale, al pari di quella sulle donne. I servizi pubblici hanno un ruolo fondamentale per la prevenzione e hanno una funzione insostituibile. I dati sulle violenze sui bambini sono spaventosi e quasi tutte le violenze avvengono in famiglia.

C’è un’altra via, meno ovvia, alla violenza, che ha a che fare con l’intolleranza alla frustrazione: sono violente le persone a cui non è stato dato alcun limite. La violenza nasce anche nel vuoto, nell’assenza, nella trascuratezza. Ci sono genitori assenti, sfiniti, incapaci di porre limiti ai figli. La violenza dunque nasce nella mancanza di limite nella prima infanzia, nel modo in cui i figli vengono (non) allevati. Si dovrebbe fare molto quindi per aiutare i genitori. E anche i servizi educativi, come i nidi, possono fare molto per aiutare a riempire quest’assenza.

09/03/2012
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