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Sintesi del Rapporto sulla popolazione Sinta e Rom in Emilia-Romagna - Anno 2012

I dati salienti del report pubblicato dalla RER

 

I dati sulla popolazione Sinta e Rom presente nella Regione Emilia-Romagna sono riferiti al 30/11/2012.

 

Dal 1996 la Regione Emilia-Romagna effettua una rilevazione statistica sulla popolazione sinta e rom e sui campi e le aree presenti nel territorio regionale. E’ uno strumento di conoscenza e di ausilio alle politiche locali finalizzato a migliorare gli interventi per l’integrazione e la maggiore coesione sociale.

 

La rilevazione, che ha periodicità triennale, si è svolta il 30 novembre 2012, con la collaborazione delle Province, attraverso la somministrazione di questionari rivolti a tutti i Comuni della regione Emilia Romagna.

 

Alto è il grado di partecipazione all’indagine: i Comuni che hanno risposto al questionario sono stati 331 su 348 pari al 95,1%.

 

L’analisi ha esaminato le aree di sosta e transito comprendendo anche le aree pubbliche e quelle private (di proprietà dei sinti e dei rom o di altri soggetti).

 

Sono 28 i Comuni che hanno riferito l’esistenza di campi regolari o irregolari compilando il questionario. Ulteriori 8 Comuni non hanno compilato i questionari, ma hanno comunque segnalato i campi, le aree e la loro popolazione.

 

Complessivamente quindi vivono in Emilia Romagna 2.745 persone in 129 campi e aree.

 

Se si raffronta il dato con la rilevazione relativa al 2009 che presentava 2.644 persone in 130 campi, si nota che, a distanza di tre anni, si ravvisa un lieve aumento delle presenze mentre il numero dei campi è pressoché stabile. L’aumento della popolazione è principalmente da attribuire a trasferimenti delle persone da altri campi e alla nascita di nuovi nuclei familiari.

Un cambiamento significativo nella diffusione dei campi è avvenuto nel 2009 quando le aree sono aumentate da 102 a 130. Le motivazioni principali di quell’aumento furono legate in parte alla scelta di alcuni Comuni di trasferire le persone da campi di grosse dimensioni a micro aree e quindi garantire una migliore vivibilità fra i residenti e, in parte, alla diffusione di aree private che evidenziavano la spinta di alcune famiglie ad uscire dal “campo” e acquistare terreni di proprietà.

In quest’ultimo triennio la situazione si sta consolidando. Non sono sorte nuove aree pubbliche regolari, alcuni campi sono stati chiusi e le persone si sono trasferite in altre località. Alcuni campi sono in fase di ristrutturazione e ammodernamento.

 

I campi rilevati con questionario sono complessivamente 108 con 2.433 persone presenti, mentre le aree segnalate dai comuni sono 21 con 312 presenti.

 

Dall’esame dei dati emerge che molti Comuni hanno cercato di attuare il superamento dei campi nomadi, proponendo alternative abitative. Oltre alle microaree, di cui si è appena fatto cenno, sono stati proposti inserimenti in alloggi di edilizia residenziale pubblica o privata. Si può osservare infatti che, nei tre anni precedenti la rilevazione (periodo 2009-2012), sono state trasferite dai campi 61 persone in 12 alloggi.

Se si esamina poi la quantità complessiva dei trasferimenti dal 2003 al 2012 notiamo che il totale di persone inserite dai Comuni negli alloggi sale considerevolmente: si tratta di 568 persone in 123 alloggi.

I valori qui riportati mostrano l’ingente sforzo delle amministrazioni comunali volto ad attuare forme di integrazione abitativa dei nuclei e, ove possibile è stato previsto un accompagnamento sociale per l’inserimento.

 

L’analisi dei questionari fa emergere una netta predominanza dei campi sosta e quindi di una presenza di popolazioni sempre più stanziali, che si spostano occasionalmente e in alcune stagioni dell’anno, principalmente per motivi di lavoro (giostrai, commercianti) per visite a parenti e per motivi religiosi. E’ quindi difficile parlare di nomadismo in Emilia Romagna per le popolazioni rom e sinte. Gli spostamenti sono un fenomeno abbastanza limitato, infatti, l´89,1% dei residenti è stanziale e vive nel campo quasi tutto l’anno (da 9 a 12 mesi), mentre il 4,5% risiede nelle aree da 6 a 9 mesi, il rimanente 6,4% presenta invece una certa mobilità.

 

La proprietà dell’area è prevalentemente privata (50% per le aree di proprietà dei Sinti/Rom e 2,8% di proprietà di privati che hanno dato in affitto l’area o l’hanno data in comodato). Nel rimanente 47,2% la proprietà è pubblica.

 

La gestione dei campi è anch’essa prevalentemente privata, affidata alla popolazione che vive nelle aree (61,1%). Si nota questo orientamento anche nei campi di proprietà pubblica dove i Comuni incoraggiano sempre di più l’autogestione nell’intento di responsabilizzare le famiglie residenti.

 

La dimensione delle aree è prevalentemente medio-piccola. Il 68,6% ha una superficie che non supera i 3.000 mq. Anche il numero di persone presenti nei campi e nelle aree è molto contenuta e questo grazie ad una politica tesa a migliorare le condizioni abitative, evitando situazioni di sovraffollamento, e orientata alla diffusione di campi di piccole dimensioni. Il 39% dei campi sono abitati da un massimo di 10 persone; il 65% fino a un massimo di 20 persone. I campi più numerosi sono 2 con una densità di 130 e 122 persone situati rispettivamente a Reggio Emilia e a Bologna.

 

I campi sono maggiormente presenti a Reggio Emilia (56), Modena (22), Bologna (15) e Rimini (7). La popolazione è distribuita principalmente a Reggio Emilia, Bologna, Modena e Piacenza.

 

La comunità più diffusa in regione è quella dei Sinti (90,6%), seguita dai Rom italiani per il 4,7%, i Rom stranieri per il 3,5% e da una piccola percentuale (1,2%) di persone di altra provenienza. I Sinti sono presenti nelle province di Reggio Emilia, Modena, Bologna, Piacenza, Ferrara, Rimini e Ravenna; i Rom invece sono presenti a Reggio, Bologna, Parma e Ravenna.

Sono quasi tutti italiani, solo il 4,1% è straniero. Le nazionalità prevalenti sono la Bosnia Erzegovina, la Macedonia, i paesi dell’ex Jugoslavia e il Marocco.

E’ una popolazione giovane, dove i minorenni rappresentano il 37,4% , gli adulti fino a 64 anni il 59,5%, mentre gli anziani con 65 anni ed oltre sono solo il 3,1%.

 

Per quanto riguarda l´istruzione e la formazione si può osservare che la percentuale dei frequentanti sugli iscritti è pari al 93,5%, dato positivo, in aumento rispetto al 92,4% della rilevazione precedente. La maggioranza dei frequentanti appartiene alla scuola primaria e secondaria di I grado, mentre scuola dell’infanzia, scuola superiore e formazione professionale continuano ad avere, come in passato, percentuali molto ridotte.

Esaminando i dati riferiti alle iscrizioni (anno scolastico 2012/13) rispetto alle persone presenti si nota che il 2,1% dei bambini sono iscritti ai nidi d’infanzia, il 44,5% sono iscritti alle scuole di infanzia, mentre nelle primarie e nelle secondarie di I grado risultano tutti iscritti. Rimane bassa l’iscrizione alle scuole secondarie di II grado e ai corsi di formazione in obbligo formativo (33,3%).

 

Si può osservare a proposito dell’attività lavorativa che sono state 291 le persone che hanno lavorato con contratto o partita IVA durante tutto il 2012, pari al 18,6% della popolazione presente nei campi e nelle aree.

Alta è la percentuale dei lavoratori autonomi (69,1%), mentre i lavori a tempo determinato o parasubordinato sono il 10% e quelli a tempo indeterminato rappresentano il 21%. I principali settori di attività sono lo spettacolo (circo e giostre), i servizi, il commercio (soprattutto il settore alimentare e la raccolta e vendita del ferro).

Da sottolineare per quest’ultima attività che vi è una piccola parte di persone (19) che l’hanno avviata in modo formalizzato con partita iva o in forma di cooperativa. E’ un dato che evidenzia la spinta alla regolarizzazione di un lavoro che, in passato, è sempre stato solo ed esclusivamente informale.

 

Le attività informali (non contrattualizzate e senza partita iva) rappresentano spesso la principale forma di sostentamento delle famiglie. Questi lavori però hanno un’alta precarietà e non garantiscono un reddito stabile durante l’anno. Sono 458 le persone che hanno svolto queste attività durante il 2012 e rappresentano il 30% dei presenti.

 

Per sostenere il reddito delle famiglie che vivono nei campi ed inserire le persone, soprattutto i giovani, nel mondo del lavoro, le amministrazioni locali attivano da anni borse lavoro e tirocini. Nel 2012 i comuni hanno avviato 31 persone in borsa lavoro e 21 in tirocinio.

 

In generale dai dati emerge che gli obiettivi che la Regione e i Comuni si sono posti in questi ultimi anni si stanno realizzando in molte aree con il ridimensionamento dei campi verso unità famigliari e/o verso un numero limitato di persone (“microaree”), con il miglioramento della qualità della vita all’interno dei campi, delle condizioni igienico-sanitarie, ammodernamento delle strutture, con la chiusura di campi inserendo le persone in appartamenti.

Nel volume sono illustrati inoltre in dettaglio i dati riferiti ai campi di proprietà pubblica.

E´ possibile avere copia cartacea del rapporto richiedendolo a:

Daniela Salvador - Regione Emilia-Romagna - Servizio politiche per l´accoglienza e l´integrazione sociale - viale Aldo Moro 21 - Bologna - Tel. 051/5277493 - Fax 051/5277074 - dsalvador@regione.emilia-romagna.it

 

 

 

 

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Pubblicato il 13/04/2015 — ultima modifica 13/04/2015
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