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Povertà

Povertà e impoverimento


Cosa fa la Regione

Le politiche di contrasto della povertà e dell'esclusione sociale si rivolgono con particolare attenzione alla povertà giovanile, alle donne sole con figli a carico, a quella degli anziani e degli immigrati, tenendo presente la stretta relazione che esiste fra malattia ed esclusione sociale e povertà, una vera e propria trasversalità che supera il concetto classico di povertà dando maggior risalto alla nozione di esclusione sociale ed alla prevenzione della stessa, ai singoli e alle famiglie che hanno risentito della grave crisi economica.
A queste dobbiamo aggiungere quelle che lentamente stanno subendo lo scivolamento, attraverso una progressiva e grave diminuzione delle risorse economiche disponibili, verso la povertà, in preda ad una crescente fatica a vivere stili di vita e di consumo oramai acquisiti (working poor, cassintegrati, precari, ecc.).

La povertà, come fenomeno sociale di deprivazione di mezzi materiali e non, come dimostra la crisi economica in corso, ha un diverso impatto sui paesi o sui ceti sociali che colpisce.

Per questo le scienze economico-sociali fanno riferimento a diversi concetti di povertà:

1. Povertà relativa: si considerano “relativamente poveri” gli individui il cui reddito è inferiore a una frazione del reddito medio o mediano della popolazione di riferimento. In Italia (ISTAT) e nell'Unione Europea (EUROSTAT) si stima l’incidenza della povertà relativa cioè la percentuale di famiglie e persone povere secondo diversi parametri. La misura di povertà relativa non rappresenta solo un indicatore di povertà ma anche, e forse soprattutto, di disuguaglianza. E’ la misura di povertà adottata come standard di riferimento dall’Unione Europea.

2. Povertà assoluta: si basa su di una soglia non direttamente legata alla distribuzione dei redditi familiari. La soglia assoluta è, infatti, identificata dal valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali, nel contesto sociale di riferimento, per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. L’incidenza della povertà assoluta rappresenta un indicatore genuino di povertà, nettamente distinto dalle misure di disuguaglianza. La misura di povertà assoluta è adottata da Stati Uniti e Canada e dalla Banca Mondiale.

3. Vulnerabilità alla povertà: non misura la povertà di oggi, ma quella di domani. Sono vulnerabili le famiglie che hanno una probabilità superiore alla media nazionale di sperimentare, nel futuro, tipicamente nei dodici mesi successivi all’intervista, un episodio di povertà. Si tratta tanto di famiglie povere oggi, e che hanno bassa probabilità di uscire domani da questa condizione (si parla in tal caso di povertà cronica), quanto di famiglie non ancora povere, ma che non hanno strumenti idonei per fronteggiare eventuali shock negativi di reddito. La vulnerabilità è una misura prospettica che, pur essendo legata all’incidenza attuale della povertà, offre utili indicazioni circa l’evoluzione potenziale del fenomeno e costituisce uno strumento prezioso nel disegno di strategie di prevenzione della povertà. In Italia si definiscono “famiglie quasi povere” quelle che hanno un livello di spesa per consumi superiore del 10% la linea di povertà relativa.

In Emilia-Romagna l’Assemblea legislativa ha approvato la legge regionale n. 2 del 12 marzo 2003 "Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali".  Essa delinea una riforma del welfare locale ed individua il contrasto alla povertà ed ai fenomeni di esclusione sociale come una delle priorità.

La Regione Emilia-Romagna ha istituito un'apposita misura (RES - reddito di solidarietà). La legge per il contrasto alla povertà prevede lo stanziamento di 35 milioni all'anno per l'applicazione del Reddito di solidarietà di cui 35 dalla Giunta regionale che si aggiungono ai 37 stanziati dallo Stato a favore dell'Emilia-Romagna per il SIA (Sostegno per l'Inclusione Attiva). la misura nazionale entrata in vigore a settembre. Potrà essere richiesto da nuclei famigliari, anche unipersonali, con ISEE pari o inferiore a 3.000 euro, durerà un anno, prorogabili dopo un periodo di 6 mesi, e bisognerà partecipare a progetti di impegno sociale o di inserimento lavorativo. Potrebbero essere 80.000 i cittadini ad averne diritto. Entro 60 giorni sarà emanato il regolamento attuativo e la misura regionale è prevista fino a un massimo di 400 euro al mese per un anno, salvo il permanere dello stato di bisogno.

Le Regioni hanno una funzione fondamentale nella traduzione in norme e criteri attuativi dei principi generali della legge e il compito di elaborare il Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali, dove si integrano le politiche regionali socio-sanitarie, dell'istruzione, della formazione, del lavoro. Da questo dipendono i Piani di zona dove i Comuni specificano obiettivi e servizi.

 

A chi rivolgersi

Servizio Politiche per l'integrazione sociale, il contrasto alla povertà e terzo settore

viale Aldo Moro 21 - 40127 Bologna

 

Viviana Bussadori
tel. 051 5277495
viviana.bussadori@regione.emilia-romagna.it

 

Roberto Barboni
tel. 051 5277486
roberto.barboni@ regione.emilia-romagna.it

 

Salvatore Busciolano
tel. 051 5277570
salvatore.busciolano@ regione.emilia-romagna.it

 

Simona Massaro

tel. 051 5277518

simona.massaro@regione.emilia-romagna.it 

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Pubblicato il 24/02/2014 — ultima modifica 20/10/2017
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