Le famiglie nel Piano sociale e sanitario regionale 2017-2019

Il sistema dei servizi e le schede attuative sul sostegno alla genitorialità ed ai primi mille giorni di vita

L’obiettivo del Piano sociale e sanitario regionale 2017-2019 e delle schede attuative è assicurare un wel­fare inclusivo, aperto, abilitante, integrato e acces­sibile, che mette al centro le persone, le famiglie e i loro diritti, riaffermando i principi fondamentali di universalismo ed equità per contrastare le ricadute sociali della crisi economica.

Nel piano sociale viene declinato il quadro del sistema dei servizi regionale. Il Servizio sociale territoriale, che rappresenta lo snodo più vicino alle comunità locali, è chiamato a elaborare, nell’ambito della programmazione territoriale, un quadro delle fragilità e delle risorse della comunità di riferimento, nonché a promuovere e sostenere attivamente iniziative e progetti rivolti alla comunità, finalizzati a prevenire situazioni di disagio ed emarginazione, azioni volte a ridurre il grado di vulnerabilità delle persone o delle famiglie, anche attraverso processi di co-progettazione con gli altri attori sociali, valorizzando le forme di autorganizzazione, formalizzate e non, già presenti sul territorio. I Consultori familiari e i Centri per le famiglie costituiscono poi un importante presidio per la promozione del benessere delle famiglie e il sostegno alla genitorialità, a partire dalla gravidanza e successivamente nei momenti critici e di evoluzione della vita famigliare. Hanno l’obiettivo di prevenire o ridurre, attraverso la loro attività integrata, le esperienze di disagio familiare anche laddove vi sia un aumento del rischio di fragilità dei genitori e del nucleo familiare.

Scheda 16 - Sostegno alla genitorialità (famiglie e contesto allargato\comunità)

Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento della povertà dei minori e delle loro famiglie, si tratta di po­vertà economica, ma anche educativa e relazionale. Tra le principali difficoltà nell’esercizio della genitorialità vi sono le fasi di transizione legate all’eventuale insorgere di crisi della coppia, separazione/divorzio, perdita del lavoro, problematiche legate all’adolescenza dei figli, dif­ficoltà economica, il carico assistenziale del nucleo famigliare nelle situazioni di disabilità o patologie dei figli, ecc. L’essere stranieri, condizione spesso con scarse reti di supporto sociali e familiari, fa emergere situazioni di rischio di isolamento sociale e di deprivazione sia del nucleo familiare che dei figli anche se nati in Italia. Vi sono inoltre alcune forme di genitorialità che richiedono un’attenzione specifica, come l’essere famiglia affidataria e adottiva.

Occorre pertanto ri-orientare il sistema dei servizi, per consentire una reale progettazione ed innovazione degli stessi, sulla base dell’analisi del bisogno e delle risorse personali, familiari e comunitarie. L’attenzio­ne deve essere mantenuta alla qualità dell’educazione nella prima infanzia, alla promozione del benessere e di stili di vita sani e consapevoli, quali fattori che agiscano preventivamente nelle situazioni di vulnera­bilità sociale. Oggi le famiglie richiedono e propongono l’attivazione di modalità di intervento flessibili, la sperimen­tazione di nuove forme di partecipazione e di responsabilità sociale, l’attivazione di azioni di prossimità nei contesti di vita delle persone in grado di dar valore e forza alle relazioni e significato alle forme di solidarietà comunitarie.

Scheda 15 - Potenziamento degli interventi nei primi 1000 giorni di vita, in particolare nei contesti familiari di accudimento e nei servizi

Molte evidenze scientifiche hanno dimostrato l’importanza dei primi anni di vita nello sviluppo precoce del bambino, in particolare si è appurato che lo sviluppo neurologico e quindi psicologico del bambino non è automatico ma avviene in risposta a stimoli sociali e interpersonali. È dimostrato come l’attivazione di interventi domiciliari, per mamme in gravidanza e bambini nei primi mesi di vita producano risultati volti a contribuire a ridurre le diseguaglianze, a sostenere la genitorialità ed a prevenire condizioni di trascuratezza/negligenza dei bambini.

L’obiettivo è quello di combattere lo svantaggio socioculturale nei primi anni di vita riducendo così la povertà e l’esclusione sociale attraverso strategie integrate di sostegno ai neogenitori, nell’accesso al mercato del lavoro, di sostegno al reddito e nell’accesso ai servizi essenziali per la salute e lo sviluppo dei bambini, quali nidi e scuole per l’infanzia, servizi sociali e sanitari, abitazione e ambiente.

L’integrazione delle politiche sociali con le poli­tiche abitative

L’aumento dell’incidenza dei costi per la casa sul reddito delle persone e la contestuale diminuzione delle capacità di spesa delle famiglie hanno determi­nato una crescita diffusa del disagio abitativo anche nella nostra Regione. Questo trend è testimoniato dall’andamento di diversi indicatori negli ultimi anni, tra cui aumento degli sfratti, dei pignoramenti e del­le domande inserite nelle graduatorie comunali Erp. Di fronte alla precarizzazione del lavoro e allo sfilac­ciamento delle reti familiari, l’abitazione rimane un ultimo baluardo a garanzia di un’esistenza dignitosa, e qualora questa venga meno si assiste a uno scivolamento ine­vitabile dei nuclei familiari in un’area di esclusione sociale. In questo contesto, che potremmo definire di povertà abitativa, è dunque necessario rispon­dere al bisogno di casa come obiettivo di welfare urbano, nel quale il sistema dell’edilizia sociale sia integrato con i servizi urbani, a garanzia di chi una abitazione non ce l’ha, oltre che di quel numero crescente di nuclei familiari in situazioni abitative precarie (la cosiddetta “zona grigia”). L’abitare deve essere inteso come insieme di soluzioni tra loro differenziate e correlate, in funzione del livello di integrazione sociale, lavora­tiva e reddituale delle famiglie e delle persone.

Le leggi per le famiglie

Le principali leggi regionali

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pubblicato il 2011/08/02 14:45:00 GMT+1 ultima modifica 2019-02-15T10:08:19+01:00

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