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Guida all'informazione sociale

Fatti e numeri dell'Emilia-Romagna in continuo aggiornamento

Anziani in regione

Gli over 65 in Emilia-Romagna hanno superato il milione (dati 2012), pari al 22,5% della popolazione residente. Ferrara e Piacenza le province con l'incidenza maggiore.

Nel 2012 in Emilia-Romagna ci sono oltre un milione di anziani residenti, pari al 22,5% della popolazione totale (4.459.246). Le province con la maggiore incidenza sono Ferrara (25,9%) e Piacenza (24%), mentre Reggio Emilia e Rimini mostrano valori più contenuti, rispettivamente 19,8% e 20,9%. Va segnalato che la ripresa della natalità e la dinamica del saldo migratorio, soprattutto estero, hanno frenato la velocità del processo di invecchiamento. Un andamento che si riflette sui valori di alcuni indici demografici come, ad esempio, quello di vecchiaia che, in virtù di un aumento più consistente della popolazione giovanile rispetto a quella anziana è in miglioramento: nel 2001 si contavano circa 194 over 65 ogni 100 ragazzi con meno di 15 anni mentre nel 2012 questo rapporto è sceso a 168.

L’invecchiamento è destinato a restare, almeno nei prossimi 20 anni, uno dei fenomeni caratterizzanti lo sviluppo demografico regionale.

Grandi vecchi. Dal 2001 al 2012 la percentuale di popolazione di 65 anni e oltre è passata dal 22,15% (888.016) al 22,5% (1.004.450). In Italia raggiungono il 20,8% ovvero oltre 12 milioni.

Gli ultrasettantacinquenni sono 522.725 (pari all’11,7% della popolazione complessiva) e le persone che hanno superato gli 80 anni sono quasi 321 mila (pari al 7,2%). La componente femminile risulta prevalente e costituisce il 57,5% dei residenti di 65 anni e oltre e sale al 64,8% tra i grandi anziani (over 80). La struttura per sesso di una popolazione è da ricondurre a due fattori, la struttura per sesso delle nascite e le differenze di mortalità alle varie età tra maschi e femmine. Il primo elemento è prederminato da fattori genetici e pari a circa 106 maschi ogni 100 femmine, un vantaggio iniziale che si annulla nelle età centrali, per poi invertirsi all’avvicinarsi delle età terminali del ciclo della vita, con una presenza femminile sempre più cospicua, fino ad arrivare a circa 53 maschi ogni 100 femmine sulla popolazione di 80 anni e oltre.

Indici demografici. Negli ultimi anni si è osservato a una polarizzazione verso gli estremi della scala delle età: gli incrementi maggiori si sono registrati, infatti, nella popolazione giovanile e tra gli anziani, in particolare quelli con più di 80 anni. La fascia di età centrale (15-64) è aumentata in misura più contenuta e ha visto una riduzione del suo peso sul totale della popolazione. In virtù di questo andamento, l’indice di vecchiaia è migliorato: nel 2001 c’erano 194 over 65 ogni 100 under 15, mentre nel 2012 il rapporto è sceso a 168. Ciò non significa che il numero di anziani non sia in aumento ma che, mentre il ritmo di crescita della popolazione anziana è rimasto stabile, quello della popolazione giovanile ha subito un’accelerazione grazie al recupero della natalità e all’arrivo di numerosi bambini che migrano insieme ai loro genitori.

Indice di vecchiaia

L’indice di dipendenza totale misura invece il rapporto tra la popolazione in età non attiva (bambini e anziani), dipendente per motivi demografici, e quella attiva, che si presume debba sostenere la prima con la propria attività. Il carico demografico sulla popolazione attiva è aumentato e si è allontanato ancor di più da una situazione di equilibrio (valore pari a 50): in Emilia-Romagna si è passati da 51,6 non attivi ogni 100 attivi nel 2001 a 56,1 nel 2012.

Agli indicatori classici se ne affiancano altri con una valenza “sociale”, come il parent support ratio ovvero il numero di persone con 85 anni o più per 100 persone tra i 50 e i 64 anni. Un indicatore che può essere utilizzato come stima della domanda futura di assistenza da parte delle famiglie per la cura dei loro membri più anziani, considerando che diventerà sempre più comune per le persone tra i 50 e i 64 anni avere genitori ancora in vita. In Emilia-Romagna il parent support ratio valeva 15,2 nel 2001, è costantemente aumentato arrivando a 17,6 nel 2010 ed è destinato ad aumentare in tutti gli scenari considerati e per tutto il periodo, arrivando ad attestarsi attorno a 19-20 nel 2030: a questa data ogni 100 figli tra i 50 e i 64 anni, vi saranno 20 genitori con più di 85 anni, potenzialmente bisognosi di cure.

Anziani: proiezioni della presenza. Nel mondo una persona su nove  ha 60 anni o più. Una percentuale che arriverà a una su cinque entro il 2050. In totale sono 810 milioni gli anziani in tutto il mondo e si prevede che il numero arrivi al miliardo in meno di dieci anni e che raddoppi entro il 2050, arrivando a due miliardi. Anche in Emilia-Romagna il segmento di popolazione anziana manterrà una consistenza considerevole anche nel futuro, seppure con un peso sulla popolazione complessiva abbastanza stabile, che dovrebbe oscillare tra il 22,3% e il 22,8% nel 2020 e tra il 23,9% e il 25% nel 2030. Le previsioni demografiche stimano nel periodo 2010-2030 un aumento degli anziani intorno al 18-22%. Nell’arco di 20 anni di proiezione, l’incremento della popolazione anziana sarà nel complesso concentrato sugli ultraottantenni ma con un andamento diversificato nei due decenni. Nel primo (2010-2020), saranno soprattutto i grandi anziani a crescere, mentre nel secondo (2020-2030) a fronte di un rallentamento di questo segmento ci sarà un notevole aumento della popolazione tra i 65 e i 79 anni, fascia in cui, tra il 2020 e il 2030, transiteranno le generazioni nate durante il baby-boom.

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Pubblicato il 13/06/2014 — ultima modifica 12/01/2015
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