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Carcere: i lavori di pubblica utilità

Alla fine del 2013 il numero delle persone ammesse a svolgere lavori di pubblica utilità ha raggiunto le 406 unità, di cui 201 stranieri e 40 donne. La maggior parte dei casi riguarda violazioni del Codice della strada per guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze

Il lavoro di pubblica utilità (Lpu), rappresenta una sanzione sostitutiva della pena detentiva attraverso la prestazione di un’attività di volontariato non retribuita a favore della collettività. Un’alternativa che non tutti conoscono. Questo tipo di misura, prevista per la prima volta con la legge sulla droga del 1990, sta conoscendo dal 2010 un incremento sostanzioso.

Si tratta di una soluzione molto vantaggiosa per il condannato: permette di non dover pagare l’ammenda, di non scontare la pena in carcere ma soprattutto di mantenere pulita la fedina penale. Secondo i dati dell’Ufficio esecuzione penale esterna (Uepe) del ministero della Giustizia le persone ammesse ai lavori di pubblica utilità sono state 62 nel 2010 (anno dell’entrata in vigore delle nuove sanzioni del codice della strada). In Emilia-Romagna alla fine del 2013 il numero di persone ammesse a svolgere lavori di pubblica utilità ha raggiunto le 406 unità, di queste 201 sono stranire e 40 sono donne (di cui 16 straniere).

La maggior parte dei casi riguarda persone che hanno violato il codice della strada e sono state condannate per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze psicotrope (articolo 186 del Codice della strada).

 

 

 

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Pubblicato il 13/06/2014 — ultima modifica 26/06/2014
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