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Discriminazioni: il Centro regionale

Nato grazie al Protocollo regionale di intesa sul contrasto alla discriminazione, il Centro non è una struttura centralizzata ma una rete decentrata che valorizza risorse esistenti sul territorio

Il primo passo per la costruzione del Centro regionale contro le discriminazioni è stata la firma del Protocollo regionale di intesa sul contrasto alla discriminazione che ha coinvolto tutti i soggetti pubblici e privati interessati. Nel 2008 è stato poi firmato un accordo operativo triennale con Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) per instaurare forme di collaborazione reali e costanti nel tempo e potenziare le attività che i soggetti svolgono. Accordo che ha fatto da “apripista” per la firma di analoghe intese tra Unar e Regione Piemonte, Liguria e con il Comune di Roma. Il modello di Centro regionale non è stato concepito come una struttura centralizzata ma come un decentramento sul territorio che si basa sulla valorizzazione delle risorse già presenti. Obiettivi del centro sono la prevenzione dei fenomeni discriminatori (campagne di sensibilizzazione, materiale informativo, ecc.), la rimozione delle discriminazioni (tramite la Rete regionale), il monitoraggio (tramite rapporti sui casi gestiti dalla Rete e ricerca). A partire da febbraio 2014 l'intervento del Centro regionale è stato esteso a tutti i fattori di discriminazione indicati dall'Unione europea.

Attraverso le Linee guida che il Centro regionale ha approvato a febbraio 2014 viene assegnato ai nodi territoriali un ruolo di coordinamento della rete locale finalizzato alla promozione e alla costituzione e mantenimento delle reti territoriali. Il personale dei 155 punti è formato attraverso corsi e aggiornamenti ad accoglieer, valutare e trattare le segnalazioni da parte dei cittadini, orientando le vittime di discriminazione alla tutela dei propri diritti. Nel corso del 2014 il Centro regionale ha realizzato 10 giornate formative, tra aggiornamento e supervisione dei casi.

Tra le azioni di prevenzione e sensibilizzazione realizzate ogni anno, il Centro supporta i vari soggetti della Rete regionale antidiscriminazione nella realizzazione di azioni promozionali nell'ambito della "Settimana di azione contro il razzismo". Nel 2015 sono stati più di 50 gli eventi proposti sul territorio regionale.

La Rete regionale. A oggi sono 155 i punti antidiscriminazione operativi sul territorio e riconosciuti formalmente dalla Regione: 24 nodi di raccordo distrettuali, 31 sportelli abilitati alla raccolta delle segnalazioni e 95 antenne. I nodi di raccordo sono punti di riferimento per ciascun territorio che fanno capo a enti locali e svolgono funzioni informative, promozionali, di sensibilizzazione e raccordo con i nodi antenna. I nodi antenna possono fare capo a enti locali, organizzazioni del terzo settore, sindacati, associazioni di categoria e possono essere sportelli (oltre alle informazioni sono punti di accesso per l’utenza) e punti informativi. Su 150 punti, la maggior parte fa riferimento a enti pubblici,seguono quelli che fanno capo al Terzo settore (soprattutto associazioni, associazioni di migranti e cooperative sociali) e alle organizzazioni sindacali. La maggior parte dei punti si trova a Bologna. Seguono Parma e Ravenna. Ai punti della rete viene chiesto principalmente aiuto e sostegno (42%), un parere nel 21% dei casi, informazioni generiche (8%). I punti della rete hanno offerto nel 32% dei casi counselling e orientamento, nel 27% dei casi accoglienza/ascolto e invio ad altri servizi/enti/organizzazioni. Nel 7% dei casi è stata inviata una lettera di segnalazione/conciliazione e in altrettanti è stata attivata la consulenza legale.

Risorse. In totale la Regione ha investito 148 mila euro tra il 2014 e il 2015 di cui 40 mila euro in iniziative di sensibilizzazione e informazione e 108 mila euro in attività della Rete.

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Pubblicato il 13/06/2014 — ultima modifica 23/04/2015
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