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Il Servizio civile nazionale in Emilia-Romagna

Con l’entrata in vigore del Decreto legislativo 77/2002, avvenuta il primo gennaio del 2006,  è iniziato (formalmente) il processo di "regionalizzazione" del Servizio civile nazionale (Scn). Ciò significa che alcune competenze in materia di Scn sono state assunte dalle Regioni e dalla Province autonome. In realtà, le Regioni erano coinvolte, anche se in modo consultivo, fin dall’attuazione della Legge 230/1998 sull’obiezione di coscienza. Dal 2006 Regioni e Province autonome hanno costituito un gruppo di lavoro interregionale all’interno del coordinamento tecnico dei dirigenti dell’area sociale, coordinato prima dall’Emilia-Romagna e, dal 2010, dalla Toscana, per raccordare le azioni tra le Regioni e tra le Regioni e l’Ufficio nazionale per il servizio civile, istruire i documenti riguardanti il servizio civile e sottoposti alla Commissione Politiche sociali e/o al Coordinamento tecnico dei dirigenti alle politiche sociali.

Domande e posti disponibili. Dal 2007 al 2013 le domande per il Servizio civile nazionale in Emilia-Romagna sono costantemente aumentate, passando da 2.764 a 3.905. Altrettanto costantemente sono diminuiti i posti disponibili in Scn: erano 1.805 nel 2007 e sono scesi a 1.108 nel 2011. Nel 2013 sono stati 400 i posti previsti nel Bando straordinario di Servizio civile per le zone terremotate. Nei bandi ordinari dell'ottobre 2013 circa 1.000 posti sono stati previsti in Emilia-Romagna.

Servizio civile nazionale in Er

Competenze delle Regioni in materia di Servizio civile nazionale. In base alle previsioni del Decreto legislativo 77/2002, Regioni e Province autonome: curano l’attuazione degli interventi di servizio civile secondo le rispettive competenze, mentre l’Ufficio nazionale per il servizio civile cura organizzazione, attuazione, svolgimento del Scn nonché la programmazione, l’indirizzo, il coordinamento e il controllo, elaborando direttive e individuando gli obiettivi degli interventi per il servizio civile su scala nazionale; svolgono attività di informazione e formazione, ricevendo a tal fine una quota del Fondo nazionale servizio civile (Fnsc), che negli anni è stato quasi azzerato; hanno istituito albi, su scala regionale e provinciale, nei quali possono iscriversi gli enti e le organizzazioni in possesso dei requisiti dell’articolo 3, Legge 64/2001, che svolgono attività in ambito regionale e provinciale; possono istituire organismi di consultazione, riferimento e confronto nell’ambito delle loro competenze, analoghi alla Consulta nazionale (in ER la Consulta regionale è stata istituita con la Legge 38/1999 e confermata conla 20/2003); esaminano e approvano i progetti presentati da enti e organizzazioni che svolgono attività nell’ambito delle competenze regionali o delle Province autonome; curano monitoraggio, controllo e verifica dell’attuazione dei progetti; trasmettono annualmente all’Ufficio nazionale una relazione sull’attività effettuata; organizzano i corsi di formazione generale per i giovani in servizio civile e corsi di formazione per gli operatori locali di progetto e per altre figure previste nella circolare dell'accreditamento. L’Ufficio nazionale per il servizio civile, invece, cura organizzazione, attuazione, svolgimento del Scn nonché la programmazione, l’indirizzo, il coordinamento e il controllo, elaborando direttive e individuando gli obiettivi degli interventi per il servizio civile su scala nazionale.

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Pubblicato il 13/06/2014 — ultima modifica 26/06/2014
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