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Fatti e numeri dell'Emilia-Romagna in continuo aggiornamento

Tratta e prostituzione: gli interventi della regione

Prevenzione socio-sanitaria e riduzione del danno e interventi rivolti a vittime di grave sfruttamento e tratta sono le due aree di intervento della Regione.

Oltre la strada. L’Emilia-Romagna è stata la prima Regione in Italia a promuovere un sistema integrato di interventi socio-sanitari nel campo della lotta al grave sfruttamento e alla tratta di esseri umani. “Oltre la strada” si avvale di una rete composta da enti locali (Comuni di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Unione Comuni Valle del Savio e Azienda Usl di Romagna) e soggetti privati convenzionati. La rete regionale si avvale di 160 accordi di collaborazione con Questure, Procure della Repubblica, Direzioni territoriali del lavoro, enti e uffici pubblici, strutture sanitarie e servizi sociali, organizzazioni del Terzo settore, centri di formazione, sindacati e coinvolge 13 coordinatori, 29 educatori, 15 mediatori linguistico-culturali, 3 operatori-pari (interventi prostituzione), 8 assistenti sociali, 6 psicologhe, 7 tutor per l'inserimento lavorativo.

Attività. Sono riconducibili a due grandi aree: gli interventi di prevenzione socio-sanitaria e di riduzione del danno nel campo della prostituzione e gli interventi rivolti a vittime di grave sfruttamento e tratta di esseri umani (emersione e prima assistenza ex articolo 13 Legge 228/2003 e assistenza e inclusione sociale ex articolo 18 Testo unico sull’immigrazione).

Per quanto riguarda gli interventi di prevenzione socio-sanitaria, ogni anno dal 1996 vengono sostenuti, grazie a risorse del Fondo sanitario regionale e il cofinanziamento degli enti locali della rete, gli interventi di monitoraggio e primo contatto attuati attraverso le unità di strada. Le attività comprendono la diffusione di informazioni e materiali su malattie sessualmente trasmissibili e Hiv/Aids, la creazione di un rapporto di fiducia con chi si prostituisce in strada, la promozione della tutela dei diritti, l’accompagnamento ai servizi sanitari territoriali, le azioni di mediazione sociale e comunitaria, la vigilanza rispetto a forme di tratta e sfruttamento e il raccordo con i progetti di accoglienza per la segnalazione dei casi emersi. Per le persone che si prostituiscono al chiuso, gli interventi prevedono il monitoraggio degli annunci personali presenti su quotidiani, riviste specializzate e siti Internet, il contatto telefonico per  la presentazione dei servizi e degli interventi e l’accompagnamento ai servizi per screening sanitari e accertamenti clinici.

Gli interventi rivolti a vittime di grave sfruttamento e tratta, sono realizzati sul territorio regionale dal 1999. Si tratta di interventi di assistenza ex articolo 13 Legge 228/2003 ed ex articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione (decreto legislativo 286/1998). I primi sono rivolti alle potenziali vittime di tratta o a quelle già identificate come tali, possono avere una durata massima di 3 mesi (prorogabili per altri 3) e costituiscono il primo periodo nel percorso di fuoriuscita dallo sfruttamento. Dopo aver approntato le misure per l’accoglienza e l’assistenza sanitaria, inizia il lavoro per accompagnare le vittime alla piena emersione della propria condizione. Se ricorrono i requisiti previsti, la persona potrà proseguire il percorso con il passaggio all’assistenza prevista dall’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione. Questi sono mirati a superare i traumi vissuti attraverso la rielaborazione e alla piena inclusione e integrazione sociale attraverso interventi finalizzati all’autonomia abitativa e lavorativa. Possono durare 6 mesi e possono concludersi con la conversione del permesso di soggiorno per protezione sociale in permesso di soggiorno per motivi di lavoro o, se richiesto, con il rimpatrio nel Paese di origine. In ogni territorio sono attive equipe specializate, comprendenti mediatori culturali, e 80 strutture per l’accoglienza di donne, uomini, persone transessuali e minori (case di fuga, pronte accoglienze, comunità, case famiglia, appartamenti protetti e in autonomia).

Leggi di riferimento

Articolo 18 Decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 (Testo unico sull'immigrazione)

Legge 11 agosto 2003, n. 228 (Misure contro la tratta di persone)

Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24 (Attuazione della direttiva 2011/36/Ue relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri uman e alla protezione delle vittime)

Legge regionale n. 5/2004 "Norme per l'integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati" (articolo 12 - Programma protezione e integrazione sociale)

Legge regionale 3/2011 "Misure per l'attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile (articolo 11 - Politiche a sostegno delle vittime)

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Pubblicato il 13/06/2014 — ultima modifica 08/05/2015
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