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Guida all'informazione sociale

Fatti e numeri dell'Emilia-Romagna in continuo aggiornamento

Tratta: le vittime di grave sfruttamento in regione

Gli interventi rivolti a persone vittime di grave sfruttamento e tratta di esseri umani sono attuati in regione dal 1999. I beneficiari sono donne, uomini, transessuali e minori coinvolti forzatamente nei mercati della prostituzione, vittime di grave sfruttamento lavorativo (edilizia, badantato, agricoltura, turismo, commercio) o sfruttate nell’accattonaggio, o forzate a commettere attività illegali.

I numeri degli interventi. Dal 1999 al 2014 i programmi individualizzati di assistenza realizzati sono 7.890, di cui 1.365 ex articolo 13 Legge 228/2003 (‘Misure contro la tratta di persone’) e 6.525 ex articolo 18 del decreto legislativo 286/1998 (Testo unico sull’immigrazione). Dal 2001 al 2014 attraverso azioni attuate nell'ambito del Piano operativo regionale per l'inclusione sociale e occupazione per le fasce vulnerabili (Fondo sociale europeo) sono stati realizzati più di 1.000 percorsi individualizzati finalizzati all'inserimento lavorativo di vittime di tratta di cui 595 laboratori orientativo-motivazionali e 422 percrosi di transizione al lavoro (esperienze presso aziende).

Nel 2014 sono stati realizzati 490 programmi individualizzati di assistenza, di cui 165 ex articoo 13 Legge 228/2003 (141 nuove prese in carico) e 325 ex articolo 18 del Testo unico sull'immigrazione (114 nuove prese in carico).

Identikit delle persone che accedono ai programmi. Si tratta per la maggior parte di donne (poco più del 76%). Gli uomini sono il 20,3%, mentre le persone transessuali il 3,4%. La classe di età maggiormente rappresentata è quella over 29 anni (45% del totale), segue la fascia 25-29 anni (33,7%) e quella tra 18 e 24 anni (20,3%). Quest'ultima era la più rappresentata nel 2012 con il 37%. i minori sono l'1 per cento.

La nazionalità maggiormente rappresentata è la nigeriana, 40%. Gli altri Paesi sono quelli dell’Est Europa (poco più del 10%), la Romania ( il 10,2%), Marocco (7,4%), Brasile (5%).

Il livello di istruzione tra le persone inserite nei programmi di prima assistenza è piuttosto basso: 109 hanno la licenza media, 95 quella elementare, mentre solo 18 hanno conseguito un diploma o una laurea. Quindici i casi di analfabetismo. Situazione analoga anche per quanto riguarda i programmi di protezione ex articolo 18 TU sull’immigrazione: l’80% delle persone coinvolte ha la licenza elementare o media, solo il 12% il diploma o la laurea, il 4% è analfabeta.

Per quanto riguarda la tipologia di sfruttamento, la principale è quella sessuale (63,3%), segue quella lavorativa (quasi il 22,3%), attività illegali e accattonaggio (6,4%), altri tipi di sfruttamento (8%).

Va segnalato che il numero dei programmi realizzati non coincide con il numero delle persone effettivamente assistite. Nei programmi realizzati ogni anno è conteggiata anche la quota dei programmi in continuità dall’anno precedente. Inoltre, la maggior parte delle persone inserite nei programmi ex articolo 13 prosegue il percorso in quelli ex articolo 18.

Nell'ambito degli interventi di lotta alla tratta nel 2014 sono stati effettuati 3.640 colloqui e 1.726 accompagnamenti, di cui 363 di area medica, 858 di area sociale, 491 di area legale e 14 di area psicologica. Inoltre, sono stati attivati 204 percorsi di alfabetizzazione alla lingua italiana e 248 interventi finalizzati all'inclusione sociale e all'occupazione (formazione professionale, tirocinio, voucher, inserimento lavorativo).

Sfruttamento sessuale. Quello delle donne nigeriane è, fin dal 1999, il gruppo prevalente all’interno dei programmi di assistenza. Si tratta di ragazze provenienti per lo più dalla zona di Benin City, da famiglie numerose, molto povere. Il reclutamento è a opera di amici di famiglia e fa leva sulle difficoltà delle donne e del nucleo familiare e sui loro immaginari (sostenuti e personalizzati da chi organizza il pacchetto-viaggio, attraverso le ricchezze esibite da chi torna dall’estero). L’assoggettamento è basato sul vincolo del debito connesso alle spese di viaggio. I patti sono, spesso, sanciti tramite azioni magico-rituali che creano un legame molto forte tra la donna e la rete di sfruttamento. L’approdo in Italia avviene in casa di una “madame” che gestisce la loro vita, tra intimidazioni e violenza. Le ragazze pagano le spese della casa, l’affitto, il posto di lavoro e sono costrette in strada 7 giorni su 7.

L’altro grande gruppo è rappresentato dalle donne provenienti dai Paesi dell’Est Europa. Donne bulgare, polacche, russe, moldave, ucraine, bielorusse o originarie della ex Jugoslavia, ma soprattutto dalla Romania. Si tratta di ragazze che arrivano in Italia giovanissime, con un livello di istruzione basso, prive di strumenti, con situazioni familiari difficili. Nella maggior parte dei casi il reclutamento avviene da parte di “presunti” fidanzati attraverso la falsa promessa di facili guadagni tramite lavori nel settore della ristorazione. L’emersione, in questi casi, avviene principalmente in connessione con operazioni dell’autorità giudiziaria o delle forze dell’ordine. Le persone transessuali provengono soprattutto da San Paolo, Bahia, Rio de Janeiro, Fortaleza (Brasile). Espatrio, viaggio, arrivo nel Paese di destinazione sono concordati e a volte agevolati da chi “invita” i nuovi arrivati. Lo sfruttamento è inizialmente nascosto sotto la forma di aiuto a intraprendere una nuova professione. Il vincolo è il debito da restituire. Le forme e le modalità di sfruttamento sessuale solo in parte sono percepite come tali. Anche per tale motivo, le denunce sono rare e arrivano, in genere, quando la violenza ha raggiunto forme non più tollerabili.

Sfruttamento lavorativo. Cresce all’interno dei programmi di assistenza il gruppo formato da immigrati che, a partire da condizioni di forte precarietà e ricattabilità, scivolano in condizioni di sfruttamento in diversi ambiti (edilizia, agricoltura, turismo, badantato, commercio). Il debito contratto per il percorso migratorio porta al progressivo invischiamento in situazioni di grave sfruttamento. Le vittime sono costrette a condizioni di vita e lavoro che non possono negoziare: orari molto lunghi, niente pause, retribuzioni molto inferiori a quelle pattuite e a quelle stabilite per legge, pagate irregolarmente o non pagate, false promesse rispetto all’ottenimento di permessi di soggiorno. Tra gli sfruttatori, oltre ai datori di lavoro, caporali che chiedono denaro per qualsiasi “servizio richiesto” (impiego giornaliero, trasporto da luogo di ritrovo a quello di lavoro e viceversa, affitto di un posto letto (spesso in condizioni alloggiative disumane e pessime condizioni igienico-sanitarie), invio di denaro in patria, ecc.

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Pubblicato il 13/06/2014 — ultima modifica 08/05/2015
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