Infanzia e adolescenza

P.I.P.P.I. Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione

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Il Programma P.I.P.P.I. è il risultato di una collaborazione tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell’Università di Padova, i servizi sociali, e di protezione e tutela minori nello specifico, come le cooperative del privato sociale, alcune scuole, alcune Asl che gestiscono i servizi sanitari delle 10 Città italiane che hanno aderito alla sperimentazione. Esso rappresenta dunque anche il tentativo di creare un raccordo tra istituzioni diverse, tra professioni e discipline degli ambiti del servizio sociale, della psicologia e delle scienze dell’educazione, che solo unitamente possono fronteggiare la sfida di ridurre il numero dei bambini allontanati dalle famiglie.

Il Programma P.I.P.P.I. persegue infatti la finalità di innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie negligenti al fine di ridurre il rischio di allontanamento dei bambini dal nucleo familiare d’origine, articolando in modo coerente fra loro i diversi ambiti di azione coinvolti intorno ai bisogni dei bambini che vivono in famiglie negligenti, tenendo in ampia considerazione la prospettiva dei genitori e dei bambini stessi nel costruire l’analisi e la risposta a questi bisogni. L’obiettivo primario è dunque quello di aumentare la sicurezza dei bambini e migliorare la qualità del loro sviluppo.

Per raggiungere questo obiettivo, si è scelto di implementare lo stesso, articolato programma di ricerca- intervento-formazione in un programma nazionale - dando vita a un complesso disegno di ricerca sperimentale multicentrico.

Il programma è stato denominato P.I.P.P.I. da Pippi Calzelunghe, figura metaforica delle potenzialità inesauribili dei bambini e delle loro capacità di resilienza: la figura di Pippi crea un orizzonte di senso centrato sulle possibilità di cambiamento della persona umana, sull'importanza delle reti sociali, dei legami affettivi, delle possibilità di apprendimento e recupero anche nelle situazioni di vulnerabilità.

L’ipotesi di ricerca assunta è che se la questione prevalente è che questi genitori trascurano i loro figli, l'intervento di allontanamento, che per definizione espropria i genitori della competenza genitoriale rimettendola al servizio, non sembra essere l'intervento più appropriato (Sellenet 2007), e che sia quindi necessario sperimentare una risposta sociale (Aldgate et al. 2006; Lacharité et al. 2006) che:

  • metta al centro i bisogni di sviluppo dei bambini (e non solo i problemi e i rischi) ossia la loro comprensione globale e integrata;
  • che organizzi gli interventi in maniera pertinente unitaria e coerente a tali bisogni: capace cioè di tenere conto degli ostacoli e delle risorse presenti nella famiglia e nell’ambiente secondo una logica progettuale centrata sull’azione e la partecipazione di bambini e genitori all’intervento stesso;
  • nel tempo opportuno, che si collochi in un momento della vita della famiglia a cui davvero serve e che sia quindi tempestiva e soprattutto intensiva, quindi con una durata nel tempo definita.

In questo contesto P.I.P.P.I. assume un significato del tutto innovativo in quanto programma centrato sulla tipologia di famiglie che costituisce il target più specifico e più rilevante, anche dal punto di vista numerico, dei servizi di protezione e tutela.

L’équipe incaricata di realizzare l’intervento è la risorsa maggiore messa a disposizione dal programma. Si tratta di un’équipe multidisciplinare che comprende l’assistente sociale del Comune, lo psicologo dell’Asl, l’educatore domiciliare (quasi sempre appartenente al terzo settore), una famiglia d’appoggio (FA), l’insegnante, se possibile il pediatra e qualunque altro professionista ritenuto pertinente dall’EM stessa, oltre che la FT stessa.

I dispositivi d’azione sono 4, in cui si integrano coerentemente: sostegno professionale individuale e di gruppo rivolto sia ai bambini che ai genitori che alle relazioni fra loro; sostegno professionale e paraprofessionale e specificatamente: l’educativa domiciliare, i gruppi per genitori e bambini, le attività di raccordo fra scuola e servizi, la famiglia d’appoggio. La logica che sostiene questo impianto è che servizi integrati, coerenti fra loro e tempestivi siano predittori di efficacia.

In realtà, questi 4 dispositivi si sostengono su un quinto dispositivo che li connette e ne consente l’efficacia e la misurabilità, ossia il dispositivo della valutazione partecipativa e trasformativa dei bisogni di ogni famiglia.

Nel processo della valutazione partecipativa e trasformativa tutti i soggetti, “the team around the child”, avviano un processo di riflessione, esplicitazione e attribuzione condivisa di significato alle osservazioni e ai comportamenti rispetto ai quali si decide di porre attenzione (Serbati, Milani, 2013). Creare contesti di valutazione tras-formativa vuol dire quindi rendere le famiglie protagoniste nella costruzione dei significati di tutto il processo valutativo dell’intervento: dalla definizione dei problemi (assessment), alla costruzione delle soluzioni (progettazione), all’attuazione e al monitoraggio delle stesse (intervento), fino ad arrivare alla valutazione finale sul percorso fatto e sui cambiamenti ottenuti.

A questo programma hanno aderito n. 21 distretti dell’Emilia-Romagna e tutti sono ancora in formazione

Pippi Regione (2016-2019)

  • Distretto Bologna (ambito metropolitano a macchia di leopardo sicuri Imola e San Lazzaro)
  • Distretto di Modena
  • Distretto Comune Reggio Emilia
  • Distretto Forlì

Pippi 7 (2018-2019)

  • Distretto di Ravenna (avanzato)
  • Distretto di Carpi
  • Distretto di Ponente
  • Distretto di Scandiano
  • Distretti Val Taro Ceno e sud est di Parma
  • Distretto di Rimini

Pippi 8 (2019-2021)

  • Distretto di Parma
  • Distretti di Guastalla e Correggio (avanzato)
  • Distretto sud est di Ferrara (Portomaggiore) (avanzato)
  • Distretto di Fidenza
  • Distretto di Val d’Enza
  • Distretto di Ferrara ovest (Cento)

È poi stato fatto - a livello ministeriale - un esame comparato di un campione di interventi trattati con la metodologia PIPPI e di uno omologo trattato con metodologie tradizionali con il seguente risultato:

Un’adeguata sintesi dei risultati ottenuti è presentata nei report annuali che vengono redatti al termine di ogni sperimentazione sulla base dei dati registrati a inizio e fine implementazione e che rilevano un generale miglioramento della situazione complessiva del bambino e in particolare una riduzione dei fattori di rischio (-25% in regione Emilia-Romagna) e un aumento dei fattori di protezione familiare (+33% in regione Emilia- Romagna). (http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/infanzia-e-adolescenza/focus-on/sostegno-alla-genitorialita/Documents/QRS-39-Report-conclusivo-PIPPI-4.pdf )

Link utili

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Sostegno alla genitorialità

Università di Padova - LabRIEF Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare

Materiali e documenti

Azioni sul documento

pubblicato il 2014/10/01 10:20:00 GMT+2 ultima modifica 2019-06-06T10:51:29+02:00

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