martedì 23.10.2018
caricamento meteo
Sections

Rete regionale dei Centri interculturali

A quando la fine di questa tragedia?

È passato poco più di un anno da quando, il 2 settembre 2015, l'opinione pubblica occidentale si commosse profondamente di fronte alla fotografia di un bambino siriano morto annegato, Alan Kurdi, tre anni, disteso a pancia in giù su una spiaggia vicino a Bodrum, in Turchia. In base ai proclami dei governi dei paesi dell'Ue doveva essere un momento di svolta, in cui affrontare seriamente il dramma delle migrazioni forzate e dei morti ad esse legate. Ma la storia è andata diversamente.

Nulla è cambiato, anzi, se è possibile la situazione è peggiorata. Secondo UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), le traversate del Mediterraneo nei primi otto mesi del 2016 hanno riguardato quasi 290mila persone, di cui 122mila diretti in Grecia e 164mila in Italia, numeri in linea con il 2015. Ad aumentare, tragicamente, sono stati proprio i morti, che hanno superato quota 3.150. Il 2016 è stato l'anno con il maggior tasso di mortalità nella rotta verso l'Italia, con un tasso di 1 morto ogni 42 persone rispetto a 1 su 52 del 2015.


La situazione è dunque peggiorata, nei media se ne parla meno e i governi dell'Unione Europea non hanno portato avanti azioni significative se non quella dell'accordo con la Turchia che ha portato alla chiusura della cosiddetta rotta balcanica, strada molto meno mortale rispetto al Mediterraneo. È evidente che la causa di questi morti risiede nella totale chiusura delle frontiere per accedere all'Europa. Sia chi è costretto a fuggire da una guerra, da una dittatura, da una catastrofe climatica, come chi semplicemente proviene da zone fortemente sottosviluppate, non ha altra scelta che affidarsi a trafficanti di esseri umani e provare dei viaggi pericolosissimi in quanto i canali di ingresso legali per l'Europa sono praticamente inesistenti. Se anche la Commissione Europea cita come primo obiettivo la riduzione dei morti (documento della Commissione Europea per la cooperazione con i Paesi terzi) mettere a disposizione 25mila posti per iniziative di reinsediamento (ovvero il trasferimento di rifugiati da campi profughi nel sud del mondo) è veramente poca cosa. Se forse una soluzione radicale al problema potrebbe non esistere, sicuramente l'unica strada per ostacolare l'immigrazione illegale e i morti da essa causata è legalizzare l'immigrazione.


Le persone dovrebbero poter giungere in Europa con un visto sul passaporto prendendo un semplice aereo. Servono canali umanitari per chi fugge dalla guerra, ad esempio per i siriani, che non vuol dire altro che la concessione di visti per motivi umanitari sul loro passaporto. Così come serve introdurre ulteriori canali di ingresso regolare per altre esigenze migratorie, così da creare alternative ai viaggi illegali: riaprire i decreti flussi per lavoro, ampliare il novero dei familiari per il ricongiungimento familiare, rendere più semplici gli ingressi per studio, introdurre visti sponsorizzati (chi viaggia irregolarmente investe migliaia di euro nei trafficanti, denaro che potrebbe essere posto come garanzia agli Stati che concedono il visto). Sono proposte che da anni tutte le organizzazioni che si occupano di immigrazione portano avanti, UNHCR in testa. Ma che purtroppo ancora non sono state prese in considerazione da un Europa sotto ricatto delle paure e dei movimenti populisti anti-immigrati.

Francesco Bernabini
Casa delle Culture del Comune di Ravenna

< archiviato sotto: >
Azioni sul documento
Pubblicato il 28/09/2016 — ultima modifica 28/09/2016
Strumenti personali

Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271

Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it