lunedì 22.01.2018
caricamento meteo
Sections

Rete regionale dei Centri interculturali

Come costruire comunità accoglienti?

Giornata di autoformazione per i centri interculturali dell’Emilia Romagna. Un OST per pensare insieme il futuro delle nostre comunità. In nome dell’accoglienza per tutti.

 “Non ci può essere integrazione senza un reale coinvolgimento della comunità locale, disposta a porsi delle domande e mettersi in gioco. Accettando la sfida della diversità e aprendo le proprie porte al cambiamento. Ci sono tanti modi per farlo, nella quotidianità delle relazioni interculturali. I Centri Interculturali possono giocare un ruolo importante per rilanciare il valore imprescindibile umano e civile dell’accoglienza, estendere la pratica dell’accoglienza e renderla costante nel tempo, trovare alleanze/strategie di rete territoriali per rispondere a sentimenti di paure/odio e costruire nuovi legami sociali.”

 

Con queste parole è stata autoconvocata per sabato 17 settembre scorso, una giornata di autoformazione dei Centri Interculturali che ha visto la partecipazione di oltre 20 persone – appartenenti al Centro interculturale di Parma e provincia con le sue associate (Festival of Praise and Care, Ass. Voce Nuova Tunisia, Kwa Dunìa, CIAC, Sejuti Comunità Indiana di Parma), all’Associazione Popoli di Fidenza, al Centro culturale internazionale di Rio Saliceto, a Terra mia – Casa delle culture di Ravenna, al Comune di Ravenna – che si sono riunite in due sessioni: la mattina in un Open Space Technology condotto da Chiara Marchetti (CIAC, Kwa Dunìa) ha portato i partecipanti a confrontarsi su “Come costruire una comunità accogliente?”; il pomeriggio Vincenza Pellegrino (Università di Parma) e il gruppo di donne Sguardi incrociati hanno proposto il metodo “Sguardi incrociati” – quotidianità e sapere in un incrocio di narrazioni – soggettività a confronto per la costruzione di una nuova identità comune.

 

L’OST è stato introdotto da alcuni dati sul fenomeno migratorio che hanno sottolineato come l’Italia sia un paese in cui i migranti sono ormai parte stabile del tessuto sociale, economico, abitativo, scolastico. Nel 2014 i residenti senza la cittadinanza italiana erano l’8,2 %, pari a circa 5,4 milioni. Tra gli stranieri residenti in Italia, i non comunitari sono i più numerosi (quasi 4 milioni, di cui 2,1 milioni soggiornanti di lungo periodo), sebbene sia rilevante la provenienza europea: 2,6 milioni, dei quali quasi il 60% cittadini Ue (1,5 milioni). La collettività più numerosa è quella romena (1.131.839), seguita dai cittadini dell’Albania (490.483), del Marocco (449.058), della Cina (265.820) e dell’Ucraina (226.060). Questi immigrati mostrano una forte tendenza all’insediamento stabile, soprattutto i non comunitari, i quali per oltre la metà hanno ottenuto un permesso CE come lungo-soggiornanti, e quindi a tempo indeterminato (Dossier IDOS). La situazione in Emilia-Romagna rispecchia quella a livello nazionale: al 1° gennaio 2015 gli stranieri erano 536.747 e rappresentavano il 12,1% della popolazione residente. La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Romania con il 15,4% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dal Marocco (12,6%) e dall’Albania (11,7%) (Statistiche Tuttitalia).

 

Altri dati confermano quanto il fenomeno migratorio sia sempre più stabile e destinato a consolidarsi nel futuro delle nostre società sempre più interculturali. Nel 2015 sono stati circa 178mila i nuovi cittadini che hanno acquisito la cittadinanza italiana, con un incremento pari al 37% rispetto al 2014 (dati ISTAT). Nel conteggio sono comprese le acquisizioni e i riconoscimenti della cittadinanza per matrimonio, naturalizzazione, trasmissione automatica al minore convivente da parte del genitore straniero divenuto cittadino italiano, per elezione da parte dei 18enni nati in Italia e regolarmente residenti ininterrottamente dalla nascita, per ius sanguinis. Ben il 12,6% delle acquisizioni di cittadinanza sono avvenute in Emilia Romagna (terza regione in Italia).

Anche la presenza di minori senza cittadinanza italiana è un indicatore significativo del consolidamento del fenomeno migratorio. Su un totale di 502.596 bambini nati nel corso del 2014, quelli con genitori entrambi stranieri sono stati 75.067, il 14,9% del totale. Complessivamente in Italia sono presenti quasi 1,1 milioni di minori stranieri. Nell’anno scolastico 2014/2015 sono stati 814.187 gli iscritti a scuola, il 9,2% di tutti gli iscritti. Oggi le seconde generazioni a scuola sono la maggioranza degli alunni stranieri: la quota dei nati in Italia è del 52% del totale e nelle scuole dell’infanzia tale percentuale ha raggiunto l’84%.

 

Una tendenza simile si registra anche in ambito economico. Sfiorano quota 600mila le persone nate al di fuori dell’Unione Europea che siedono ai vertici di una delle sei milioni di imprese italiane. Alla fine del mese di marzo scorso, i cittadini immigrati iscritti nei registri delle Camere di commercio erano 568.749, il 53,6% in più rispetto alla stessa data del 2007. La quota più rilevante (il 63%) è costituita da titolari di imprese individuali, la forma giuridica più semplice e ancora la più diffusa – anche tra gli italiani – per operare sul mercato. Quasi 142mila, cioè uno su 4, ricoprono invece una carica di amministratore. E il 25% di queste posizioni fa capo a una donna di nazionalità extracomunitaria.

 

D’altra parte la politica nazionale e locale, i media e gran parte della popolazione italiana sono concentrati su un’altra dimensione del fenomeno migratorio, che ha assunto la definizione quasi auto evidente di “crisi dei rifugiati”. Negli ultimi anni, e con un’intensità crescente a partire dal 2014, nel contesto di massicci flussi di fuga da contesti di guerra e insicurezza che hanno interessato diversi paesi europei, gli arrivi via mare nel nostro paese sono aumentati significativamente (170.100 nel 2014, 153.842 nel 2015, 112.097 nei primi 8 mesi del 2016) e in parallelo è cresciuto anche il numero di richieste di asilo (63.456 nel 2014, 86.722 nel 2015, 72.170 nei primi 8 mesi del 2016). Le comunità locali di tutta Italia sono state in qualche modo interessate dalla presenza di richiedenti asilo e rifugiati, resa più visibile non solo dall’incremento dei numeri ma anche dal coinvolgimento più capillare dei Comuni italiani: oggi sono più di 2000 quelli interessati dall’accoglienza istituzionale ordinaria o straordinaria dei migranti forzati, per un numero complessivo di 147.722 posti di accoglienza attivati a fine agosto del 2016. Presenze significative, ma allo stesso tempo certamente assorbibili in paese di 60 milioni di abitanti. Mentre creano certamente maggiore preoccupazione gli almeno 10mila richiedenti asilo e titolari di protezione che Medici Senza Frontiere ha stimato vivere “fuori campo”, ovvero all’interno insediamenti informali autogestiti, occupazioni, masserie.

A fronte di questi stimoli, si sono creati 4 gruppi che hanno provato a sviluppare piste di lavoro attorno alla domanda “Come costruire una comunità accogliente?”.  Un gruppo si è concentrato sul ruolo di formazione, comunicazione e informazione. Un secondo tavolo di lavoro ha approfondito l’importanza della socialità e dei contesti di relazione interculturale. Un terzo ha ragionato su quali reti possano contribuire alla costruzione di un nuovo patto sociale. Infine un ultimo gruppo ha tentato di declinare il tema dei servizi sia in termini di accessibilità che di reale esigibilità dei diritti a essi connessi. Ciò che è emerso trasversalmente a tutti i gruppi è l’enfasi posta sulle necessità di formazione a tutti i livelli: non solo tra gli operatori del pubblico e del privato sociale e tra i volontari, ma anche tra i cittadini comuni. Altra parola chiave è stata identificata nella partecipazione dei diretti interessati e nella legittimità da riconoscere al loro protagonismo, così da non renderli sono oggetto passivo di politiche e proposte culturali ma di permettere loro di prendere parte a pieno diritto alla definizione delle priorità della comunità in cui vivono. Infine si è voluto sottolineare come tutti questi processi richiedano un tempo e una scala adeguati: i processi partecipati e di formazione necessitano di tempo e investimento di risorse ed energia e allo stesso modo la costruzione di relazioni sociali significative può avvenire solo in contesti che favoriscano l’incrocio delle tante diversità che abitano le nostre comunità e non può essere relegata ai soli luoghi “interculturali” per vocazione, come per l’appunto i centri interculturali. Deve invece spostarsi anche nei luoghi del conflitto, dell’informalità, del vicinato più o meno diffidente/solidale.

 Scarica l’instant book dell’OST qui

Chiara Marchetti (Centro Interculturale di Parma)

< archiviato sotto: >
Azioni sul documento
Pubblicato il 28/09/2016 — ultima modifica 28/09/2016
Strumenti personali

Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271

Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it