venerdì 20.04.2018
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Rete regionale dei Centri interculturali

Esprimersi e raccontarsi: i laboratori creativi nell'educazione interculturale

Quando si parla di laboratori creativi ed espressivi, si fa riferimento ad un ventaglio piuttosto ampio e diversificato di proposte ed esperienze, che va dai percorsi teatrali, ai laboratori artistici, dalla scrittura creativa alla musica.

Noi qui vogliamo parlare, in particolare, dei laboratori rivolti a ragazzi italiani e stranieri, sia in ambito scolastico che extrascolastico.

Ma perchè i laboratori creativo-espressivi?

Il desiderio ed il bisogno di esprimersi, dando libero spazio al proprio mondo, alle proprie emozioni e ai propri pensieri, rappresenta per gli adolescenti un momento fondamentale nel percorso di crescita personale e di comunicazione con gli altri.

Si tratta di un protagonismo costruttivo dei ragazzi, di un bisogno di espressione creativa che difficilmente la scuola, nella sua quotidianità, fatta di una relazione didattica prevalentemente frontale, unidirezionale e valutatoria, riesce a promuovere o almeno a non mortificare.

I laboratori creativo-espressivi hanno, sotto questo aspetto, grandi valenze formative ed educative, perchè offrono ai ragazzi un contesto non valutativo in cui potersi sperimentare in ruoli ed atteggiamenti diversi, in cui potersi confrontare, ma anche collaborare con gli altri e mettere in gioco le proprie capacità espressive ed autorali. Ed è bene non dimenticarlo, sono attività che sanno catturare l'attenzione dei ragazzi, con proposte stimolanti e coinvolgenti, vicine al mondo e agli interessi delle diverse fasce d'età.

Quello che i laboratori fanno, è fornire ai ragazzi i rudimenti e la possibilità di sperimentare le diverse tecniche espressive, anche se di fatto non è l'acquisizione della tecnica o la realizzazione di qualcosa lo scopo del percorso. Al di là di quello che i ragazzi saranno o meno in grado di produrre alla fine dell'esperienza, il percorso laboriatoriale ha come obiettivo principale quello di utilizzare linguaggi non solo verbali per favorire e potenziare le capacità cognitive, comunicative e relazionali.

In quest'ottica, risultano immediatamente evidenti le potenzialità delle attività laboratoriali e creative con ragazzi che, per la loro storia migratoria, hanno ancora difficoltà linguistiche, di inserimento e di relazione.

Al di là del linguaggio espressivo scelto (manipolazione, pittura, drammatizzazione, musica,   video, poesia), infatti, il tratto comune dei laboratori creativo-espressivi è il coinvolgimento attivo dei partecipanti. Si tratta però sempre di un coinvolgimento che parte e tiene conto delle possibilità, capacità e particolarità di ciascuno. Gli esperti chiamati a condurre i laboratori, infatti, oltre alle conoscenze tecniche sulle diverse forme espressive, devono dimostrare la capacità di adeguare le proprie proposte al contesto e ai partecipanti, riuscendo così a far comprendere le consegne, a comunicare efficacemente e a coinvolgere  tutti, a calibrare le richieste in base all'età e alle caratteristiche del gruppo. Per questo, quando parliamo di laboratori espressivi, stiamo parlando di percorsi costruiti principalmente sul campo e che trovano  nella dimensione del gruppo e della collaborazione la massima espressione.

E' allora in un contesto multiculturale, con il coinvolgimento di ragazzi stranieri ed italiani, che emergono tutte le potenzialità di queste proposte in termini di:

  • valorizzazione delle competenze e delle diverse abilità di ciascuno
  • aiuto all'apprendimento linguistico
  • socializzazione e promozione di dinamiche relazionali positive
  • coinvolgimento e partecipazione di tutti
  • efficacia nel passare messaggi educativi e nel facilitare l'acquisizione di conoscenze teoriche tramite l'attivita pratica.
  • valorizzazione dei tanti e diversi bagagli culturali
  • accoglienza di domande, desideri,  incertezze, frustrazioni e timori
  • racconto della propria storia 

 

I ragazzi di origine straniera a seguito delle loro difficoltà linguistiche, ma non solo, si trovano a volte costretti ad un ridotto grado di partecipazione e coinvolgimento nelle attività dei loro coetanei. Se il sostegno linguistico, con attività mirate di insegnamento e rafforzamento dell'italiano, solitamente a questi ragazzi non manca, spesso è proprio la dimensione della socializzazione e della relazione con i compagni che viene trascurata.

I laboratori ludico-espressivi creano per i ragazzi migranti occasioni per mettersi in gioco, sollecitano rapporti informali e di cooperazione con compagni e adulti, permettono di lavorare su conoscenze ed esprimere competenze che vanno oltre quelle squisitamente linguistiche o scolastiche, favorendo la partecipazione attiva e proficua di tutti. 

Il prodotto finale dei laboratori – produrre qualcosa, lo abbiamo già detto, in realtà non è mai lo scopo principale del laboratorio - è di fatto un lavoro di tutti, frutto della creatività di ognuno, ma anche dell'impegno e del modo in cui si è lavorato insieme.

Da queste premesse, ha preso avvio l'esperienza della Summer School, promossa e realizzata dal CDLEI-Centro RiESco di Bologna con il contributo della Fondazione del Monte, giunta quest'anno alla sua settima edizione.

Nata dall’esigenza di colmare, almeno in parte, il “vuoto” che si registra abitualmente dopo la chiusura delle scuole, la Summer School, coinvolge ogni anno fra i 60 e gli 80 ragazzi stranieri del primo e del secondo biennio degli Istituti superiori e, nelle ultime edizioni, si è attivata una e vera propria collaborazione anche  con  enti  del  privato  sociale/terzo settore che operano nei servizi destinati a minori stranieri non accompagnati inseriti nella comunità educative del territorio.

La Summer School è aperta anche a ragazzi italiani, la cui partecipazione, inizialmente molto ridotta, nel corso degli anni è cresciuta arrivando a circa un 10%. Le nazionalità dei partecipanti sono sempre molto diversificate, creando così negli spazi della Summer le condizioni per un incontro davvero ricco di storie, lingue e culture.

La proposta della scuola estiva prevede, al mattino, insegnamento della lingua italiana e, al pomeriggio, laboratori espressivo-creativi.

I laboratori di italiano sono divisi per livelli di competenze e prevedono metodologie didattiche ludiche basate su un coinvolgimento attivo e propositivo dei ragazzi, tenendo conto del taglio non scolastico che caratterizza la scuola estiva. Evidentemente anche la Summer School ha delle regole e ai partecipanti viene richiesto rispetto ed impegno, ma fin da subito si cerca di comunicare che l'intenzione è quella di promuovere i processi di socializzazione, l'espressione personale e creativa, valorizzando le capacità e aiutando a rafforzare le competenze linguistiche, ma in modo ludico e cooperativo. Significativamente “Cool Summer, Free Style” è lo slogan che ha accompagnato negli anni la Summer School

La scelta dei laboratori espressivi-creativi da proporre ogni anno viene fatta a partire da quelli che sono gli interessi e i linguaggi che più facilmente potrebbero attrarre i ragazzi: video, teatro, musical, fotografia, radio, fumetto, hip hop, writing & street art.

Al momento dell'iscrizione, ciascun ragazzo sceglie il laboratorio più vicino ai propri interessi e alla propria sensibilità, senza tener conto di nessun altro aspetto legato alle conoscenze linguistiche o tecniche. In questo modo i laboratori vedono la partecipazione di ragazzi con competenze, atteggiamenti e vissuti differenti che, dopo essersi impadroniti dei rudimenti delle diverse tecniche espressive, vengono chiamati a collaborare per creare un prodotto da presentare alla Festa finale che chiude le due settimane di Summer School. Queste premesse portano allo svilupparsi di rapporti di sostegno fra pari e dinamiche di cooperazione molto interessanti.

I diversi gruppi, composti da 15-20 ragazzi, lavorano alla ideazione, progettazione e realizzazione di canzoni, coreografie, video, disegni, mostre, ecc. Spesso per i contenuti  vengono scelti temi o argomenti legati ai vissuti e alle storie dei ragazzi, cercando di far emergere la pluralità di voci e culture presenti: solitamente è il conduttore del laboratorio a fare una prima proposta, lasciando che sia poi il lavoro del gruppo a determinare lo sviluppo del percorso.

Durante la giornata sono previsti anche momenti collettivi di condivisione dell'esperienza, che diventano l'occasione per comunicazioni organizzative e proposte integrative. Fra gli altri, il momento DoPaCi (DopoPaninoCinema), subito dopo la pausa per il pranzo,, che si fa tutti insieme, propone spezzoni di film, videoclip, musiche, cortometraggi che promuovono l'incontro con la diversità, l'ampliamento degli orizzonti culturali e della sensibilità artistica ed estetica.

Nel corso delle due settimane di svolgimento, la Summer School coinvolge i ragazzi anche in uscite a scopo didattico, per favorire la socializzazione e la conoscenza del territorio. Nelle scorse edizioni, ad esempio, ci sono state le gite con laboratori educativi al parco storico di  Monte Sole e  al parco di Villa Ghigi, le visite alla biblioteca Salaborsa ed incontri con gli operatori dello Spazio Giovani dell'AUSL.

La festa finale, oltre ad essere una grande occasione ludico-ricreativa, rappresenta il momento in cui la Summer School saluta e si saluta, visto che durante tutto il periodo dell'attività i ragazzi vengono incoraggiati a vivere e a sentire la Summer come qualcosa di proprio, stimolando il senso di appartenenza a quella che è una, seppur breve, comunità educativa. Sono i ragazzi a fare la Summer School, sono loro a portarla in scena con le esibizioni e i prodotti della loro creatività e sono sempre loro a raccontarla attraverso una attività giornaliera di storytelling che raccoglie e restituisce in tempo reale ciò che succede e quali sono i pensieri, le emozioni, i desideri dei partecipanti.

link di approfondimento oppure sulla pagina Facebook 

Lamberto Solmi - CD>>LEI, Bologna

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Pubblicato il 28/07/2016 — ultima modifica 29/07/2016
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