martedì 22.08.2017
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Rete regionale dei Centri interculturali

Intervista all'assessore Valentina Morigi

Tra i primi atti pubblici della nuova assessora all’immigrazione Valentina Morigi c’è l’annuncio dell’hub minori a Ravenna realizzato con Anci, a costi zero per il Comune, ma che ha comunque suscitato dure polemiche ancor prima dell’apertura.

Assessore, l’hub è in funzione? Com’è la situazione?

«Sì, tutto sta andando come previsto, l’hub funziona e presto faremo una commissione in consiglio comunale per illustrare il progetto nel dettaglio anche con i responsabili Anci, perché ricordiamo che è l’Anci titolare del progetto. Come ho avuto occasione di dichiarare, credo che il nostro territorio, data l’esperienza sul campo, dovesse avere un ruolo importante perché siamo capaci di fare bene il lavoro di accoglienza e di orientamento».

 

Nell’hub i ragazzi si fermano al massimo due mesi e arrivano dal progetto Mare Nostrum. Mentre qual è la situazione nel Comune di Ravenna rispetto ai minori non accompagnati che vengono rinvenuti sul territorio?

«Simile a quella dei comuni limitrofi. In questo momento ci sono 55 minori non accompagnati in carico ai servizi sociali, 19 di questi sono in strutture fuori comune e di questi 6 sono fuori regione. L’80 percento sono albanesi».

 

Quindi anche a Ravenna esiste un problema rispetto ai ragazzi albanesi che vengono mandati, quando non accompagnati, dalle famiglie per ottenere accoglienza e, soprattutto formazione? Come si sta agendo?

«Sì. È un problema che riguarda tutto il territorio regionale, ci sono ragazzi che arrivano in aereo o vengono addirittura lasciati davanti alla Questura. Qui sul contingente si lavora innanzitutto con un approfondito colloquio con i ragazzi per capire se per caso non abbiano una rete parentale in Italia e durante l’anno ne abbiamo riassegnati ai famigliari 16. Nel caso questo non sia possibile scriviamo alle famiglie in Albania in un tentativo diciamo, di moral suasion, spiegando che potrebbe profilarsi un reato di truffa ai danni dello stato italiano. Ma diciamo che l’efficacia di questo intervento è tutta da dimostrare...».

 

Ma ci potrebbero essere in effetti famiglie che non possono permettersi di mantenere i figli, ragazzi che partono spinti da un effettivo bisogno...

«Il punto è che sicuramente questo fenomeno è la manifestazione di un bisogno: quello di una formazione di qualità che i nostri centri possono fornire. Credo allora che si debba ragionare in termine di lungo periodo e pensare di trasformarlo in un’opportunità attraverso progetti transfrontalieri che coinvolgano le istituzioni albanesi, la regione Emilia Romagna, i vari comuni coinvolti per capire se ci sono fondi a cui poter attingere, come Fondi europei, per organizzare e gestire la formazione di questi ragazzi».

 

Quindi sarebbe contraria a una proposta che chiude semplicemente le porte?

«Sono contraria a rinunciare al principio di legalità, che ci impone di accogliere i minori stranieri non accompagnati, e sono contraria alle scorciatoie della propaganda razzista e credo invece in soluzioni praticabili come appunto la ricerca di finanziamenti per promuovere progetti di formazione che possano essere anche un’occasione per i nostri centri di formazione. Noi siamo amministratori e credo che dobbiamo usare gli strumenti a nostra disposizione: la parola, il confronto, la pianificazione e la cooperazione. Sono contraria ad azioni individuali che non portano, di fatto, a nulla. Si tratta di un fenomeno che è ormai strutturale e rispetto al quale dobbiamo cominciare a fornire risposte nuove, perché i ragazzi dall’Albania, altrimenti, non smetteranno di arrivare, con un costo ormai insostenibile per le casse degli enti locali».

Federica Angelini - Città Meticcia

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Pubblicato il 23/11/2016 — ultima modifica 23/11/2016
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