lunedì 30.05.2016
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Buone pratiche per prevenire la delinquenza giovanile

Interventi di “Community prevention and early prevention”, evento finale del progetto europeo dell’assessorato alle Politiche sociali

Analizzare le buone pratiche in uso nel campo della prevenzione precoce, dei fattori di rischio e di protezione legati alla delinquenza giovanile. È l’obiettivo del progetto europeo “Community prevention and early prevention” promosso dall’assessorato alle Politiche sociali in collaborazione con il Servizio politiche per la sicurezza e la Polizia locale e di cui fanno parte anche il Consorzio Open, Inghilterra, Spagna e Lettonia. Finanziato dalla Commissione Europea Giustizia e Affari interni, il progetto è iniziato il 15 gennaio 2013 e si concluderà il 15 gennaio 2015. Ciò a cui mira è consentire a operatori ed esperti che operano nel settore di progettare programmi sperimentali incentrati sui fattori di rischio, adattati alle esigenze e alle realtà locali, diffondendoli nello stesso modo alle istituzioni competenti e permettendo che la sperimentazione di programmi di prevenzione si basi su dati affidabili e reali e promuova in questo modo politiche più efficienti ed efficaci nella prevenzione della criminalità. 

Scarica gli interventi

 

Obiettivi del progetto. Il progetto prevede l’identificazione nei Paesi partner del progetto, da un lato, dei fattori che favoriscono lo sviluppo di una carriera criminale e, dall’altro, di quelli protettivi al fine di promuovere, se possibile, una individuazione precoce dei fattori di rischio e vulnerabilità sociale. Inoltre, mira a consentire agli esperti di pianificare programmi sperimentali nel campo delle politiche di prevenzione precoce sulla base di dati affidabili provenienti dalla definizione dei fattori di rischio ed esclusione sociale. Obiettivi specifici del progetto, sono il riconoscimento dei principali modelli già in uso sui temi della prevenzione precoce e comunitaria dei comportamenti a rischio di delinquenza, la progettazione e la sperimentazione di un modello orientato alla prevenzione della criminalità precoce, la formazione dei soggetti interessati (ricercatore sociale, operatori sociali, operatori giudiziari, poliziotti, operatori della giustizia civile/amministrativa, psicologo, ecc) sul nuovo modello progettato, miglioramento delle politiche di intervento nel campo della prevenzione di comportamenti criminali con il sostegno delle amministrazioni pubbliche partner del progetto. Il progetto si articola in riunioni interne del gruppo direttivo, ricerca, formazione e sensibilizzazione e attività sperimentale. I risultati che ci si attende sono l’individuazione di indicatori condivisi e comuni relativi ai modelli di intervento giuridici e operativi indirizzati a giovani che promuovano politiche integrate (a livello nazionale), la creazione di un sistema di intervento globale e multisettoriale sulle questioni di interesse (a livello nazionale), la creazione e l’implementazione di una rete europea che promuova una riflessione sia sulla ricerca azione sia sulle strategie di prevenzione e interventi volti ad analizzare i comportamenti a rischio nel campo della criminalità minorile in giovani che vivono in aree urbane a rischio (a livello europeo), la ridefinizione e la rimodulazione di sinergie tra strategie di prevenzione e riabilitazione indirizzate a beneficiari individuati (a livello nazionale). I prodotti finali sono un report nazionale di ogni Paese e un rapporto finale in inglese da diffondere tra i soggetti interessati e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e nei Paesi partner.

Cosa è stato fatto. Sono già state realizzate sia la ricerca regionale/nazionale che quella internazionale. Dall’indagine effettuata in Emilia-Romagna, a Torino e a Termini Imerese (territori partner del progetto si nota che la definizione di ‘Community prevention and early prevention’ data dai Paesi del Nord Europa (Inghilterra e Lettonia) è molto diversa dall’approccio dato dai Paesi del Sud Europa (Italia e Spagna). In ogni caso, ciò che emerge è che vi sono politiche e interventi di prevenzione consolidati sul territorio che però quasi mai vengono declinati, salvo poche eccezioni, sulle categorie tipiche della prevenzione precoce della criminalità. Inoltre, in Italia sono poco diffusi gli studi longitudinali che, invece, negli altri Paesi sono il punto di partenza di ogni intervento di prevenzione precoce. Le politiche e gli interventi che potrebbero rientrare nei percorsi di prevenzione precoce sono attualmente collocati in area minori, infanzia, adolescenza, sostegno alla genitorialità, sanità e sicurezza. In sostanza, risulta poco sviluppata (in termini di politiche, risorse, progettualità, ricerca e analisi dei dati dal punto di vista longitudinale) una cultura rispetto ai programmi di prevenzione precoce del comportamento deviante (early prevention). Al contrario sono diverse le esperienze presenti e portate avanti in tema di ‘community prevention’.

 La formazione degli stakeholder locali. Tra febbraio e marzo 2014 è stato realizzato un percorso formativo a cui hanno partecipato sia operatori sociali che della Polizia municipale. Gli obiettivi generali del percorso sono stati: la condivisione dei concetti di ‘early prevention’ e di ‘risk factors’ con particolare riferimento a contesti europei dove tali concetti sono sviluppati in modo integrato e approfondito, cogliere attraverso una ricostruzione dei casi studio quali sono gli elementi determinanti delle politiche di prevenzione di criminalità e devianza giovanile e in che cosa queste pratiche si differenziano da quelle più strettamente definite ‘early prevention’, individuazione dei risk factor che vengono presi in considerazione, in ogni realtà territoriale e strettamente connesse alle caratteristiche locali, che si tenta di ridurre e/o eliminare attraverso l’intervento/servizio, sensibilizzare gli stakeholder locali e gli operatori su un aggiornamento sulle culture e pratiche di intervento in riferimento alla prevenzione che possa riorientare l’approccio metodologico in una prospettiva di integrazione tra prevenzione precoce e prevenzione comunitaria.

Tra gli obiettivi specifici della formazione c’è quella di offrire un’occasione di apprendimento e aggiornamento agli operatori locali, per poter esplorare le potenzialità dei concetti di ‘early prevention’ e di ‘risk factor’ per allargare il loro approccio professionale a una prospettiva di integrazione tra prevenzione precoce e comunitaria per apprendere un nuovo possibile ‘metodo osservativo’, approfondire il tema della prevenzione che sappia coinvolgere famiglie a rischio e minori in età precoce, individuare i punti di forza e di debolezza negli interventi di mentoring che vengono realizzati nei contesti locali e quegli elementi che possano riorientare e/rilanciare politiche, programmi e progetti di prevenzione a livello locale.

 

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Pubblicato il 15/12/2014 — ultima modifica 16/12/2014
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