lunedì 18.12.2017
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A Bologna nasce il primo testamento pedagogico

Il progetto è stato realizzato dalle famiglie di ragazzi con deficit cognitivi per garantire la loro qualità di vita anche dopo di loro

Un testamento pedagogico depositato in Tribunale, un progetto educativo e di vita voluto dalle famiglie di ragazzi con deficit cognitivi perché il ‘durante loro’ continui anche dopo la loro morte. La prima stesura di questo ‘testamento’, unico in Italia nel suo genere, sarà opera delle famiglie coinvolte, supportate dall’equipe di pedagogia speciale dell’Università di Bologna guidata dal professor Nicola Cuomo. Questo il fondamentale elemento di nvoità rispetto alle legge 6 del 9 gennaio 2004 che istituisce la figura dell’amministratore di sostegno: grazie al testamento pedagogico, questa figura non agirà secondo azioni meramente burocratiche ed economiche ma acquisirà il compito fondamentale di assicurare alle persone con deficit uno sviluppo cognitivo e affettivo permanente. La persona con deficit sarà così in grado di portare avanti quel percorso di maturazione e potenziamento delle proprie facoltà cognitive e intenzionali – cominciato in presenza dei genitori – grazie al supporto di un amministratore di sostegno adeguatamente formato e permanentemente tutorato da un’equipe scientifica. “Gli attuali paradigmi scientifici – spiega Cuomo – hanno superato il concetto che esista un’età oltre alla quale si arrestano le possibiltià di sviluppo cognitivo: la crescita è un percorso che continua per tutto l'arco dell'esistenza, a patto che vi siano adeguati supporti pedagogici, educativi e didattici, che alla persona con deficit devono essere garantiti anche nel ‘dopo’, quando i genitori non saranno più presenti”. Il testamento pedagogico è appunto l'atto formale che garantisce alla famiglia nel ‘dopo’ una dimensione di vita per i propri figli che prosegua il progetto di sviluppo cognitivo e affettivo intrapreso dall'infanzia/adolescenza, verso una vita autonoma e indipendente.

Questo tipo di testamento si pone in alternativa alla prassi attuale che prevede che le persone con deficit, dopo la morte dei genitori, siano ricoverate in apposite strutture: “Un prassi in contrasto con gli obiettivi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità – sottolinea Cuomo – dove si legge che le persone con disabilità devono avere la possibilita' di scegliere, sulla base di eguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere senza essere obbligate a una particolare sistemazione abitativa, e devono avere accesso a una serie di servizi di sostegno per permettere loro di vivere all’interno della comunità e impedire che siano isolate o vittime di segregazione”.

Un tema, quello dell’inclusione delle persone con disabilità, sollevato di recente anche da un gruppo di 13 europarlamentari che hanno presentato al Parlamento Europeo un documento per dire ‘no’ alla segregazione delle persone con disabilità: “In tutta l’Unione – si legge – vi sono centinaia di migliaia di minori, disabili, persone affette da problemi di salute mentale, anziani e persone senza dimora che vivono segregati all'interno di istituti e subiscono per tutta la vita le conseguenze dell’istituzionalizzazione. Occorre abbandonare l’assistenza istituzionale a favore di un sistema di assistenza e sostegno basato sulla famiglia e sulla comunità”.

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Pubblicato il 29/06/2015 — ultima modifica 29/06/2015
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