lunedì 18.12.2017
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Sempre più stranieri “mettono radici” e si integrano in Emilia-Romagna: i dati dell’ultimo Rapporto regionale

Pubblicata l’edizione 2017 del Rapporto sull’immigrazione straniera in Emilia-Romagna a cura dell’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio: in aumento i migranti presenti ormai da molti anni che contribuiscono al sistema economico e usufruiscono a pieno titolo del sistema di welfare regionale

La migrazione rappresenta un fenomeno complesso con riconosciuti risvolti economici e sociali e interessa la vita di un numero crescente di individui con un elevato grado di eterogeneità: nelle direzioni partenza-arrivo, nelle motivazioni e aspettative, nei riflessi macro e micro sociali dal livello globale a quello locale.

Un quadro completo e preciso del fenomeno immigrazione in Emilia-Romagna è rappresentato, con dati e tabelle, nella sua complessità e nelle sue tante sfaccettature, dal Rapporto sull’immigrazione straniera in Emilia-Romagna a cura dell’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio, giunto alla sua diciassettesima edizione.

Il Rapporto parte dall’analisi del cambiamento demografico. Sotto questo profilo l’immigrazione straniera negli ultimi venti anni ha determinato l’aumento dei residenti e un rallentamento del processo di invecchiamento della popolazione andandosi a collocare proprio nelle fasce di età più carenti: i bambini, i ragazzi e i giovani adulti. Gli immigrati stranieri hanno dunque frenato l’aumento del rapporto tra anziani e giovani. Da questo punto di vista, lo squilibrio demografico dei paesi di arrivo è stato annoverato negli anni Duemila come uno dei possibili pull factors attraendo i giovani stranieri nei territori dove la denatalità aveva lasciato un vuoto.

Le proiezioni demografiche elaborate a vari livelli, dall’Europa all’Emilia-Romagna, indicano il persistere per il futuro di alti livelli di squilibrio tra le generazioni, un deficit demografico nelle età lavorative. Questo forse continuerà a costituire un potenziale fattore di attrazione per i giovani lavoratori di altri paesi, ma potrebbe anche costituire fonte di stress per i sistemi socio-economici dei territori. Recenti studi mostrano poi che i modelli migratori stanno cambiando e risultano sempre più connessi ai fattori di spinta dalle zone di origine piuttosto che di attrazione delle aree di destinazione. Il consistente flusso di profughi, rifugiati, richiedenti asilo che interessa le aree del Mediterraneo ne è una testimonianza.

La presenza di stranieri

Il numero di permessi di soggiorno rilasciati è in lieve flessione rispetto agli anni precedenti: i cittadini non comunitari regolarmente presenti in regione all’1.1.2016 sono 461.669, mentre erano 470.663 nel 2015 e 469.910 nel 2014.

A spiegazione di questa diminuzione ci sono due ragioni principali: la diminuzione dei flussi in entrata, a seguito del calo di rilascio di nuovi permessi: infatti nel 2015 gli ingressi di cittadini non comunitari sono stati 20.219 rispetto ai 23.067 del 2014 e ai 26.736 del 2013; inoltre aumentano i flussi in uscita degli stranieri non comunitari per effetto delle acquisizioni di cittadinanza italiana (20.864 acquisizioni nel 2015, 15.701 nel 2014 e 13.626 nel 2013).

Negli anni più recenti si sono modificati i motivi che portano i flussi nel nostro paese, soprattutto a causa della contrazione del mercato del lavoro, della stabilizzazione dei nuclei famigliari che portano all'aumento dei ricongiungimenti e del fenomeno degli arrivi non programmati di migranti che hanno prodotto un flusso record di richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria.

Si nota infatti che all’1.1.2016 calano i permessi per lavoro (63.661 pari al 39,5% del totale dei permessi) rispetto all’anno precedente. La variazione percentuale dell’ultimo biennio presenta un calo del -31,4%. I permessi per motivi di famiglia sono invece in crescita (77.318 pari al 47,9%) rispetto all’anno precedente e la variazione percentuale presenta un incremento del +8,5%. E’ significativo l’aumento dei permessi per motivi di asilo e umanitari: all’1.1.2016 sono 11.291 (7%), all’1.1.2015 sono 7.724 (4,3%) con una variazione percentuale del +46,2%. Va evidenziato che se si analizza l’ultimo triennio la variazione percentuale sale al +104,3%.

L’incidenza dei minori soggiornanti è stabilizzata ad un quarto del totale (26%); quella delle donne al 50%. 

I soggiornanti di lungo periodo

 In Emilia-Romagna i soggiornanti di lungo periodo sono sempre in aumento: dai 217.495 del 2011 sono saliti ai 289.857 del 2015 e 300.384 del 2016.  In termini percentuali, rispetto al complesso dei non comunitari regolarmente presenti, i valori sono anch’essi in crescita: rispettivamente dal 49% del 2011 al 61,6% del 2015 e 65,1% del 2016.

Si può dunque dedurre che la diminuzione dei permessi di soggiorno validi è quindi determinata da quelli in scadenza, in quanto i permessi di lungo periodo aumentano in modo significativo mostrando un processo di stabilizzazione degli stranieri in Emilia-Romagna.

Secondo il Ministero dell'Interno, il protrarsi delle gravi crisi umanitarie e dei conflitti armati in Medio oriente, Asia e Africa ha fatto registrare nel 2014 il numero più alto di flussi migratori non programmati dalla fine della seconda guerra mondiale. Anche nel 2015, e nel 2016 nelle regioni italiane, la maggior parte delle persone arrivate via mare in Italia provenivano da zone di crisi.

In Emilia Romagna i rifugiati e sfollati accolti sono stati 6.493 al 31 dicembre 2015. Se si osserva il dato un anno dopo (al 31.12.2016) si nota un forte incremento, infatti si tratta di 12.259 persone. I rifugiati sono suddivisi tra CAS (11.051), ovvero strutture di accoglienza temporanee attivate dai Prefetti e appositamente allestite, e strutture per la seconda accoglienza in capo ai Comuni nell’ambito del sistema SPRAR (813). Il totale accolti rappresenta il 7% del totale nazionale.

Il dato comprende anche l'hub regionale di Bologna, attivato nel luglio 2014 per rispondere in maniera unitaria al primo arrivo dei migranti nel territorio regionale .

I residenti

Al 1° gennaio 2016 erano 534.614 gli stranieri iscritti alle anagrafi comunali dell’Emilia-Romagna. Per la prima volta da quando si rileva il dato della cittadinanza, la popolazione straniera residente diminuisce rispetto all’anno precedente di - 3.622 unità. Questo decremento deriva dall’andamento delle diverse voci del bilancio demografico ed in particolare dall’alto numero delle acquisizioni di cittadinanza italiana avvenute nel 2015 (22.514 naturalizzazioni). Si nota quindi una crescita di popolazione di cittadinanza italiana nata all’estero o con genitori stranieri.

L’incidenza dei residenti di cittadinanza straniera è il 12,0%, la più elevata tra le regioni italiane. A livello provinciale la popolazione straniera rappresenta il 14,2% dei residenti nella provincia di Piacenza, seguita da quelle di Parma (13,4%), Modena (13,1%) e Reggio Emilia (12,7%). Per la provincia di Ravenna il livello replica il 12% medio regionale, mentre si attesta a poco meno dell’11% per le province di Rimini (10,9%) e Forlì-Cesena (10,7%). La provincia di Ferrara continua a mostrare la presenza più bassa (8,5%).

Un importante cambiamento avvenuto all’interno della popolazione straniera residente riguarda la distribuzione per sesso. Nel 1997 la compagine maschile assorbiva circa il 60% degli stranieri residenti poi, nel corso degli anni, la quota di immigrazione femminile è stata in costante crescita, inizialmente ad opera soprattutto dei ricongiungimenti familiari, poi sempre di più per immigrazione finalizzata al lavoro: all’1.1.2016 la quota femminile arriva al 53,4% del totale degli stranieri residenti (285.704 femmine). 

A denotare il carattere di progressiva stabilità del fenomeno migratorio, si può osservare che risultano in costante aumento le acquisizioni di cittadinanza italiana, che passano da 1.152 del 2002 a 22.514 nel 2015. Si osservi che il dato 2015 è cresciuto rispetto all’anno precedente del +37%.

Un altro significativo cambiamento è l’aumento nel tempo della percentuale delle acquisizioni per residenza e per trasmissione dai genitori e dei ragazzi che, nati in Italia, al compimento del diciottesimo anno di età scelgono la cittadinanza italiana. Infatti nel 2012 il valore era 41,1% per residenza e 37,2% per trasmissione/elezione, mentre nel 2015 il primo dato sale al 48,1%, e il secondo al 43,2%.

Matrimoni

Continua quindi nel tempo la crescita dell’indicatore di radicamento nel territorio regionale delle coppie miste. I matrimoni con almeno uno sposo straniero sono composti per oltre il 70% da matrimoni misti. Inoltre va evidenziato che fra questi ultimi è più alto il valore delle coppie in cui la sposa è straniera (1.372 pari al 11,0% di tutti i matrimoni), mentre il valore delle coppie in cui la sposa è italiana è 405 pari al 3,3%.

Istruzione 

Come già negli anni passati, l’Emilia Romagna, con il 15,6%, si conferma la prima regione in Italia per incidenza di alunni stranieri nelle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, seguita da Lombardia (14,5%) e Umbria (13,8%), Toscana (13,1%) e Veneto (12,9%). Il dato medio italiano si attesta al 9,2%.

L’incidenza degli alunni stranieri si distribuisce, nell’ordine, a Piacenza (21,3%), Parma (16,7%), Modena (16,6%), Reggio Emilia (16,2%), Bologna (15,4%), Ravenna (14,5%), Forlì-Cesena (13,5%), Rimini (13,10%) e Ferrara (12,8%).

Sono sempre di più gli alunni stranieri nati in Italia, un indicatore di consistente radicamento nel territorio. I nati in Italia sono il 60,7% degli alunni stranieri iscritti alle scuole emiliano-romagnole di ogni ordine e grado. Si tratta di un dato in incremento rispetto al 57,8% dell’anno scolastico precedente. Da sottolineare poi, che nella scuola dell’infanzia la percentuale di bambini nati in Italia arriva all’85,9% e nella scuola primaria al 75,0%, ma vi sono anche percentuali significative nella scuola secondaria di I grado (53,0%) e di II grado (24,4%).

Si nota una maggior propensione da parte degli studenti stranieri verso i percorsi con un più rapido avviamento al lavoro. Infatti i ragazzi stranieri scelgono in prevalenza gli istituti professionali (42,2%) e quelli tecnici (37,9%) rispetto ai licei (19,9%). La differenza rispetto ai ragazzi italiani rimane significativa in quanto il 46,3% sceglie il liceo, il 33,4% l’istituto tecnico e il 20,3% l’istituto professionale.

Nell’anno scolastico 2015-16 rispetto all’anno precedente le tendenze delle iscrizioni degli stranieri fanno pensare ad un avvicinamento alle scelte dei ragazzi italiani. Infatti aumentano per gli stranieri le iscrizioni ai licei (+277) e per gli istituti tecnici (+150), mentre si evidenzia un calo degli iscritti agli istituti professionali (-342).

Il mercato del lavoro

Il tasso di disoccupazione degli stranieri risulta in netto incremento nel corso del periodo 2008-2015 e decisamente superiore a quello degli italiani: nel 2015, 17,3% contro 6,1%, differenza significativamente più marcata di quella inferiore a cinque punti percentuali rilevata a livello nazionale.

In Emilia-Romagna nel 2015 sono 1.520.477 gli occupati, di cui 313.698, pari al 20,6%, provenienti da paesi stranieri. Il primo settore di occupazione degli stranieri (comunitari ed extracomunitari) rimane l’industria con il 19,5% del totale degli occupati dipendenti stranieri; segue l’agricoltura con il 11,5%, i servizi alle imprese (11,1%), gli alberghi-ristoranti con l’10,5%, le attività svolte da famiglie (10,1%), le costruzioni (8,0%), i trasporti (7,0%) e il commercio (6,8%).

Una componente di rilievo di cittadini stranieri è occupata come lavoratore domestico. I dati Inps mostrano che nel 2015 i lavoratori domestici stranieri in Emilia-Romagna sono circa 68mila (+34,7% rispetto al 2008), pari all’84,2% del totale.

La componente femminile è prevalente non solo fra i lavoratori domestici stranieri (89,2%), ma anche – e in maniera ancora più marcata – fra quelli italiani (92,8%).

Rispetto alle aree di provenienza dei lavoratori stranieri dei servizi domestici, in Emilia-Romagna si osserva una netta prevalenza di cittadini dell’Europa Centro-orientale (oltre il 72%, dato decisamente più elevato del 60% medio nazionale).

Al 31 dicembre 2015 i cittadini stranieri titolari di impresa individuale in Emilia-Romagna sono complessivamente oltre 37mila, pari al 15,8% delle quasi 236mila imprese attive nel territorio regionale. Il tasso di incidenza regionale risulta superiore di oltre due punti percentuali a quello medio nazionale (13,5%).

La crisi non sembra dunque aver diminuito la crescita delle imprese a titolare straniero; anzi, proprio tale incremento è andato a compensare, almeno parzialmente, la riduzione del lavoro autonomo degli italiani.

Per quanto concerne i paesi di origine, a livello regionale il più rappresentato è il Marocco segue l’Albania e la Cina e la Romania

Per quanto riguarda il settore di attività, al primo posto, con quasi il 42% del totale delle imprese individuali con titolare straniero della regione, si trovano le ditte operanti nel settore delle costruzioni, a cui segue il commercio all’ingrosso e al dettaglio (25,8%).

Situazione abitativa

Dall’attività di monitoraggio condotta sul totale delle assegnazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica gestiti dalle Acer risulta che al 31.12.2015 gli alloggi occupati sono 50.575, di cui 8.024 occupati da cittadini stranieri (15,9% del totale).

Le prime tre province per incidenza di alloggi assegnati a cittadini stranieri sono: Reggio Emilia con il 29,4% degli alloggi gestiti, Piacenza con il 21,2% e Modena con il 17,3%.

Nell’anno 2015 sono stati assegnati a nuovi nuclei stranieri 827 alloggi Erp, pari al 35,7% del totale delle assegnazioni dell’anno.

Altra tipologia abitativa sono le strutture di accoglienza per immigrati. Esse sono diminuite in Emilia-Romagna dalla fine degli anni novanta ad oggi, attestandosi nel 2015 a 123 presidi, per un totale di poco più di 1.104 posti disponibili, con un decremento del 33% dei posti in sette anni.

Minori assistiti dai servizi sociali

Al 31.12.2014 i minori e le loro famiglie assistiti dai servizi sociali sono stati 55.141, di cui stranieri circa 27mila, pari al 49,1%. Tale percentuale, cresciuta rispetto al 2008 di quasi otto punti percentuali, risulta in aumento perché legata alla situazione di impoverimento generale, in primo luogo delle famiglie con figli e, fra queste, di quelle di origine straniera. Tra gli stranieri è infatti molto più alta che tra gli italiani la percentuale di coloro che sono in carico per problematiche attribuibili alla famiglia di origine (82,5% contro il 74,6% degli italiani) e, in questo gruppo, più numeroso in percentuale per gli stranieri, sono inoltre maggiormente rappresentate le situazioni di povertà economica o relativa a una situazione abitativa inadeguata; si trovano infatti in questa condizione il 69% circa degli stranieri, contro il 36% circa degli italiani.

Un’osservazione particolare va riservata, ai minori stranieri non accompagnati in carico ai servizi sociali, rilevanti sia per la complessità delle singole situazioni, che per gli interventi che è necessario garantire, ad alto impatto economico sui bilanci comunali. Al 31.12.2014 i minori stranieri non accompagnati in carico ai servizi erano 893, pari al 3,3% del totale dei minori stranieri assistiti.

Assistenza sanitaria

Nel 2015 il ricorso ai ricoveri ospedalieri da parte dei cittadini stranieri ha rappresentato l’8,3% (pari a 63.460 ricoveri) del totale degli accessi in regione, con un arresto del trend in crescita osservato a partire dal 2013.

Il 67% dei ricoveri tra gli stranieri è stato a carico delle donne a fronte del 52% relativo alle donne italiane. La maggior parte dei ricoveri delle cittadine straniere è concentrata nelle età fertili, con un uso prevalente di prestazioni sanitarie relative alla gravidanza.

Da sottolineare inoltre l’incidenza delle interruzioni volontarie di gravidanza effettuate dalle donne straniere: esse rappresentano oltre il 43,4% delle Ivg rilevate in Emilia-Romagna nell’anno 2015. Ciò si riflette sul tasso di abortività, che risulta pari al 17,5 ogni mille donne straniere, contro il 5,1 delle donne italiane. Va segnalato comunque che il tasso di abortività delle donne straniere residenti era il 40,4 per mille nel 2003 e si è quindi più che dimezzato riducendo il divario rispetto alla popolazione residente italiana.

Per quanto concerne gli accessi al pronto soccorso, si è verificato un calo rispetto all’anno precedente. Nel 2015 infatti, gli accessi dei cittadini stranieri che si recano nei centri di pronto soccorso dell’Emilia-Romagna sono diminuiti di -1.546, con un’incidenza percentuale del 14,2%, anch’essa in diminuzione rispetto al 14,3% del 2014. Analogo calo presentano gli accessi degli italiani (-3.187).

Le persone con cittadinanza straniera sono divenute una realtà significativa tra l’utenza che accede ai Servizi per le dipendenze patologiche (SerT) in regione per problematiche di droga, farmaci, alcol, tabagismo e gioco d’azzardo. Nel 2015 gli utenti non italiani dei SerT sono 4.063, in crescita rispetto ai 2.665 del 2010, mostrando con ciò un trend in aumento. Mentre l’utenza italiana che accede ai servizi nel periodo 2010-2015 è lievemente aumentata (2,4%), l’utenza straniera ha registrato un incremento del 52,5%.

Carcere

Esaminando la presenza di stranieri nelle carceri emiliano-romagnole si può notare che al 31.12.2015 erano presenti 2.911 detenuti (compresi quelli in semilibertà).

A fine 2015 gli stranieri detenuti negli Istituti di Pena regionali erano 1.347, pari al 46,3% del totale. La percentuale di detenuti stranieri rinchiusi negli Istituti di Pena italiani e regionali rimane elevata e si intreccia a temi quali la povertà e l’esclusione sociale che riguardano una parte significativa di persone straniere, in particolar modo quelle che risiedono in modo irregolare sul territorio italiano. Non a caso il tasso di criminalità degli stranieri irregolari risulta essere nettamente superiore a quello degli stranieri regolari; per questi ultimi, infatti, è sostanzialmente uguale a quello dei cittadini italiani.

 

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Pubblicato il 23/07/2017 — ultima modifica 23/07/2017
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