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A Bologna dal 15 al 18 giugno la seconda Biennale della Prossimità

Un appuntamento dedicato alle comunità locali, alle persone e ai loro bisogni guardati in ottica di “prossimità”. A Bologna un fine settimana in cui si racconterà come andare incontro ai bisogni e mettersi insieme – dal co-housing agli empori solidali - possa coincidere con la definizione di una nuova relazione in cui il soggetto destinatario è co-protagonista della risposta

Dal 15 al 18 giugno 2017 si terrà a Bologna la seconda edizione della Biennale della Prossimità, l’incontro nazionale di persone, organizzazioni di terzo settore, imprese, amministrazioni locali che realizzano azioni di prossimità: riqualificazione di spazi pubblici, accoglienza, orti urbani, edifici in disuso portati a nuova vita, esperienze di co-housing, patti di collaborazione tra cittadini e amministrazioni locali e molto altro.

La Biennale della prossimità nasce nel 2014 dall’idea di creare un’occasione ufficiale in cui le realtà del no profit di tutto il territorio nazionale si incontrino, confrontandosi e parlando delle proprie esperienze e risultati.

Il progetto costituisce un format inedito, lontano da quello convegnistico, basato sul confronto orizzontale e sulla pluralità di linguaggi. Durante le giornate della Biennale testimonianze, laboratori, arte e convivialità convivono nell’ottica di rispondere in maniera concreta e partecipata a problemi condivisi.

L’iniziativa della Biennale si è sviluppata a partire da promotori eterogenei per territorio, estrazione culturale, tipo di organizzazione, connotandosi fin dal principio come spazio aperto a chiunque condividesse l’esigenza di ragionare sulla prossimità.

L’obiettivo è l’emersione delle prossimità, delle idee, delle persone, delle organizzazioni sociali, con particolare attenzione alle nuove generazioni di cittadini.

In quest’ottica si è individuato in Bologna il territorio ideale per il prossimo incontro. Bologna è un crocevia di esperienze diverse: grandi organizzazioni di terzo settore  e cittadini attivi che cooperano attraverso il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei i beni comuni urbani, che proprio qui è nato, una tradizione di solido welfare pubblico e le social street.

Tanti esempi di "prossimità"

La “prossimità” nasce dalla consapevolezza di un bisogno qualificato condivisa tra più persone, accomunate generalmente dalla vicinanza territoriale; un bisogno qualificato, e non dunque mera aspirazione al consumo voluttuario, uno di quei bisogni su cui misuriamo il grado di civiltà e di progresso di una società: da quelli primari, come mangiare, vestirsi, avere una casa, a quelli relativi al decoro del luogo in cui si vive, ai bisogni relazionali. Prossimità, quindi, come disposizione a sentire anche come propri i problemi di chi è accanto; e da cui nasce una risposta basata sull’impegno attivo di coloro che esprimono il bisogno e che quindi non sono meri fruitori di un servizio o prestazione, ma anche, almeno in parte, produttori dello stesso.

Gli esempi sono moltissimi: esperienze di co-housing, e in generale forme di solidarietà condominiale, con il reciproco sostegno tra gli abitanti rispetto a bisogni quali la cura dei figli, la vicinanza a persone anziane o comunque in condizioni di fragilità; supermercati solidali in cui chi è in difficoltà può trovare generi alimentari e sostegno per percorsi di reinserimento; gruppi di acquisto autogestiti; comitati di cittadini che prendono in carico la porzione di territorio in cui risiedono, ne ristabiliscono il decoro, la abbelliscono e stabiliscono tra loro nuove forme di socialità e di mutuo aiuto; immobili destinati a degrado, che vengono ristrutturati e diventano la casa di molteplici attività aggregative e di servizio alla cittadinanza, gestite con l’impegno diffuso di cittadini e loro associazioni; pedibus per accompagnare i bambini a scuola; orti urbani in cui i cittadini soddisfano una parte del proprio bisogno alimentare e instaurano nuove relazioni; e molto altro.

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Pubblicato il 30/05/2017 — ultima modifica 30/05/2017
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