lunedì 18.12.2017
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Caregiver in Emilia-Romagna, un modello da esportare

Le buone pratiche attuate in molte realtà della regione al centro del convegno sul riconoscimento e la valorizzazione del caregiver durante il quale sono state esposte le linee guida della legge regionale 2/14 a sostegno di chi svolge lavoro di cura in famiglia

Gestione integrata del lavoro del caregiver e dei servizi sociale e sanitario resi disponibili per sostenere le persone in condizione di fragilità o malate. Presa in carico della persona da parte di una equipe multiprofessionale che predisponga un programma personalizzato d'interventi, ne rilevi e verifichi gli effetti, provvedendo, qualora necessario, a ridefinire il programma su misura finalizzato all’inclusione sociale delle persone fragili. Riconoscimento da parte dei servizi sociali dei Comuni e dei servizi delle Aziende sanitarie del caregiver familiare come un elemento della rete del welfare locale a cui assicurare il sostegno e l'affiancamento necessari a sostenerne la qualità dell'opera di assistenza prestata.   Riconoscimento dell'esperienza maturata nell'attività di assistenza e cura prestata in qualità di caregiver familiare  come credito formativo per accedere ai percorsi per l'acquisizione della qualifica di operatore socio-sanitario.  Sostegno economico fornito dalla Regione attraverso l’erogazione dell’assegno di cura e di interventi economici per l’adattamento domestico e ricerca di intese ed accordi con le associazioni datoriali volti a una maggior flessibilità oraria che permetta di conciliare la vita lavorativa con le esigenze di cura. Sono questi i punti chiave della legge regionale 2/14 di cui sono state illustrate le linee guida durante il convegno in Regione “Riconoscimento e valorizzazione del caregiver”.

L’invecchiamento della popolazione, i casi gravi di ictus che provocano situazioni invalidanti (1500 nuovi casi ogni anno di ischemie che richiedono il ricovero ospedaliero nella sola provincia di Bologna), gli ammalati di tumore che necessitano di assistenza domiciliare sono tutti elementi che contribuiscono alla necessità di avere almeno un caregiver familiare. Una figura, quella di chi si prende cura di un familiare in difficoltà, che sarà sempre più diffusa. “Perché tutti siamo stati, siamo o saremo caregiver”, ha concluso Lalla Golfarelli, presidente di CARER, l’Associazione Caregiver dell’Emilia-Romagna. “La cura è scritta nel destino umano ed è un valore – ha aggiunto – E’ sbagliata l’idea che la cura sia un dovere, di cui si fanno carico per lo più le donne. Questo è uno degli spazi che si aprono per il lavoro qualificato del futuro. Bisogna trovare il modo di aprire un mercato regolare per i servizi alla persona. Occorrerebbe anche valutare il costo di chi si occupa di un familiare anziano o malto in modo da abbassare il valore dell’Isee”.

Il convegno è stato occasione anche per illustrare buone pratiche che già vengono messe in atto da associazioni e istituzioni in Emilia-Romagna. “Esperienze importanti come quelle attuate nell’Unione delle Terre d’Argine sono da esportare in tutti territori della regione – ha commentato Loredana Ligabue, direttrice della cooperativa sociale Anziani e non solo di Carpi e segretaria di CARER – Ora il caregiver ha acquisito diritto di cittadinanza, è riconosciuto per legge in questa Regione e speriamo presto anche a livello nazionale. Si tratta di un passo importante perché dimostra la capacità di capire l’importanza di fare sistema tra persone e istituzioni”.

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Pubblicato il 19/05/2017 — ultima modifica 19/05/2017
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