domenica 25.06.2017
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L’Emilia-Romagna è una delle regioni in cui è più facile essere madre in Italia

Dal Mothers’ Index italiano redatto da Save the Children emerge che la nostra regione è al terzo posto tra quelle amiche delle mamme e al primo per quanto riguarda l’aspetto della cura familiare. La presa in carico tra 0-3 anni degli asili nido e dei servizi integrativi e innovativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna è oltre il doppio della media nazionale

Il rapporto ha per titolo “Le equilibriste” e in esso sono contenuti la complessità e la fatica di essere madri oggi in Italia. Si tratta di un’analisi completa, per quanto sintetica, di come vivono le mamme oggi nel nostro Paese realizzata, come ogni anno, da Save the Children.

Per il secondo anno Save the Children ripropone poi il Mothers’ Index regionale, elaborato utilizzando la stessa metodologia utilizzata per il Mothers’ Index International, elaborato e proposto da Save the Children USA. Questo indicatore consente di valutare per i singoli territori il posizionamento competitivo rispetto alle esigenze di cura, lavorative e di servizi delle mamme. Il Mothers’ Index regionale prende a riferimento 11 indicatori, raggruppati in tre aree, quello della cura, del lavoro e dei servizi per l’infanzia, e si basa su un algoritmo che effettua una media sia parziale per gruppi di indicatori che complessiva delle varie posizioni in classifica registrate dai vari territori.

La classifica regionale per il 2017, complessivamente elaborata rispetto agli 11 indicatori presi in esame conferma le prime quattro classificate del 2016, Trentino Alto Adige (1a), Valle d’Aosta (2a), Emilia Romagna (3a) e Lombardia (4a). La classifica completa rivela un notevole squilibrio territoriale tra nord e sud confermato anche nel dettaglio di ciascuna dimensione che compone l’indice relativo a cura, lavoro e servizi per l’infanzia. Anche osservando solo l’aspetto della cura familiare, infatti, l’Emilia Romagna si colloca al 1° posto mentre all’ultimo troviamo la Calabria.

Famiglia tanta, lavoro poco

Come ben evidenziato nel rapporto di Save the Children, l’accesso al mercato del lavoro delle mamme dipende dalla possibilità di trovare un equilibrio soddisfacente tra la loro vita personale e quella lavorativa.

Se nel 2015 l’Italia si posiziona al 41° posto su 145 paesi nel rapporto globale sulle disparità di genere, segnando un miglioramento della condizione femminile rispetto a istruzione e presenza nelle istituzioni, la nostra posizione crolla al 111° posto se si prende in considerazione solo l’accesso delle donne al mercato del lavoro. Un dato particolarmente negativo che trova una spiegazione nell’impegno preponderante, in particolare delle donne madri, nel lavoro di cura familiare.

A livello regionale i dati sul lavoro delle mamme vedono l’Emilia-Romagna al terzo posto subito dopo la Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige.

Guardandosi intorno in cerca di sostegno, le mamme con un figlio dagli 0 ai 3 anni trovano per lo più l’aiuto dei nonni, nel 51,4% dei casi, quello di un asilo nido, 38,8%, di una colf, baby-sitter o badante (4,2%) o di altri familiari (2,5%), e solo nel 3,3% dei casi quello del compagno o del marito. La prevalenza dei nonni nel sostegno alle mamme, non è però risolutivo: molte sono quelle che non possono contare su di loro, e questo tipo di aiuto è destinato ad assottigliarsi sia per effetto dell’aumento dell’età media delle madri che per il prolungamento dell’età lavorativa dei nonni stessi.

Inoltre, bisogna considerare che il 29,7% delle mamme lavoratrici che hanno un figlio 0-3 anni che non frequenta l’asilo nido desidererebbero che non fosse così, e indicano come maggiori ostacoli la retta tropo cara (50,2%) o la mancanza di posti (11,8%). La presa in carico tra 0-3 anni degli asili nido e dei servizi integrativi e innovativi per la prima infanzia in Italia è infatti ferma al 13%, con il picco positivo in Emilia Romagna (26,8%) e il dato peggiore in Calabria (2,1%). Uno scenario desolante che cambia però radicalmente per i bambini dai 4 ai 5 anni, che nel 95,1% dei casi frequentano la scuola dell’infanzia.

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Pubblicato il 14/05/2017 — ultima modifica 14/05/2017
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