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Il lavoro nella moda come risposta alle sfide delle migrazioni

Una tavola rotonda a Bruxelles su di un progetto di sviluppo e integrazione a partire dal settore della moda realizzato da “Ethical Fashion Initiative”, che per l’Italia viene portato avanti dalla coop bolognese Lai-momo. Obiettivo: la formazione e l’integrazione lavorativa o il rientro volontario assistito per fare impresa nel proprio Paese

“Una straordinaria storia di integrazione sociale e lavorativa di richiedenti asilo presenti sul nostro territorio”. Così ha definito la vice-presidente della Regione Elisabetta Gualmini il progetto “Creazione di lavoro e sviluppo sostenibile di micro-imprese attraverso la gestione delle catene di valore di moda etica, lifestyle e design di interni in Burkina Faso e Mali”, finanziato dal Trust Fund per l’Africa della Commissione Europea e realizzato da “Ethical Fashion Initiative” dell’International Trade Center delle Nazioni Unite, in partnership con la cooperativa Lai-momo. Di questa iniziativa, unica nel suo genere, si è parlato giovedì 7 giugno nella tavola rotonda “Lavoro e impresa sociale nel settore moda: una possibile risposta alle sfide delle migrazioni” che si è svolta a Bruxelles con i protagonisti del progetto nella sede della delegazione dell’Emilia-Romagna presso l’Unione Europea, moderata dalla referente della delegazione Lorenza Badiello.

Moda etica e design anche nei Paesi d’origine

Punto di riferimento è l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvata dalle Nazioni Unite nel 2015, nella quale si sottolinea la necessità di coinvolgere il settore privato nelle attività di cooperazione nei Paesi emergenti, con l’obiettivo di trasferire cultura e capacità imprenditoriali, innovazione organizzativa e tecnologica, attenzione all’ambiente, sostenibilità sociale e condizioni di lavoro dignitoso. È quanto sta facendo la cooperativa Lai-momo impegnata nella formazione di 250 migranti/richiedenti asilo attualmente accolti su territorio italiano, al fine di supportare l’inserimento lavorativo nei Paesi di origine (Mali e Burkina Faso) o in Italia/Europa. Infatti, durante il percorso migratorio la creazione di competenze artigianali d’alto livello non facilita soltanto l’integrazione nel Paese ospitante, ma potrebbe trasformarsi in una leva per lo sviluppo anche nei Paesi di provenienza, disincentivando a sua volta l’emigrazione ad ogni costo.

Gualmini, nel saluto introduttivo inviato alla tavola rotonda di Bruxelles, ha sottolineato l’elemento di forte innovazione di questo progetto, “perché lavora sui cosiddetti rientri volontari assistiti dei migranti da una prospettiva diversa, intendendo questi percorsi non come un 'tragico fallimento' del percorso migratorio, ma come volano di sviluppo per il paese d’origine”.

A sua volta, la direttrice esecutiva dell’International Trade Centre, Arancha González, ha sottolineato l’importanza delle imprese partner di questi laboratori che riescono a mettere in connessione in maniera intelligente cause sociali e attori privati. La moda – realizzata in maniera etica, nel rispetto dell’ambiente e delle conoscenze tradizionali – diventa così la chiave di volta per dare un futuro imprenditoriale a una popolazione molto giovane come quella africana. Il tema dei ritorni al centro anche dell’intervento del direttore dell’Ufficio regionale dell’OIM per l’UE, la Norvegia e la Svizzera, Eugenio Ambrosi, che ha spiegato come non si debba vederli solo come un modo per diminuire i numeri e la pressione delle migrazioni, ma come un elemento che contribuisce allo sviluppo della comunità in cui il migrante ritorna. L’obiettivo, dunque, non è che le persone non vengano più in Europa, ma che possano decidere liberamente se spostarsi, a parità di condizioni economiche e lavorative.

Il progetto EFI Italia

Facendo riferimento alla visione dell’Ethical Fashion Initiative e del suo fondatore Simone Cipriani, il presidente della cooperativa sociale Lai-momo, Andrea Marchesini Reggiani, ha illustrato con l’aiuto di immagini scattate nei laboratori bolognesi ciò che, ispirato da quella visione, concretamente si realizza dal settembre 2017, quando Lai-momo ha selezionato i primi due gruppi di corsisti: un gruppo da formare nel settore della pelletteria e della sartoria, un altro da formare nel settore del management di piccola impresa. Il primo corso ha sede presso il Polo formativo di Lama di Reno, mentre il secondo si svolge nella sede delle cooperative sociali Lai-momo e Abantu, a Bologna. Al termine di ogni ciclo di lezioni vengono fatte nuove selezioni per ulteriori edizioni di entrambi i corsi, fino al 2020. L’obiettivo è fornire una formazione completa nel settore scelto, supportare l’inserimento lavorativo dei migranti anche attraverso progetti specifici di migrazione circolare o il rientro volontario assistito, per chi è interessato, garantendo un inserimento lavorativo nelle filiere create dal programma EFI.

Il percorso formativo laboratoriale (pelletteria con competenze sartoriali) nel Polo è curato da un artigiano di lunga esperienza. Le attività giornaliere sono incentrate su percorsi di formazione intensiva nel trattamento, taglio e cucito della pelle e del tessuto, che comprendono sia lezioni teoriche sia esercitazioni pratiche sui macchinari utilizzati. Sono inoltre previsti corsi specifici dedicati all’apprendimento e al rafforzamento di competenze di matematica e geometria, strettamente connesse con le attività̀ sartoriali e di lavorazione della pelle.

Il corso di gestione di piccola impresa organizzato a Bologna ha l’obiettivo di fornire la formazione teorica e pratica di base necessaria all’organizzazione e al presidio dei processi aziendali nei diversi aspetti tecnici, organizzativi e tecnologici.

Il direttore generale della Cooperazione Internazionale e dello Sviluppo della Commissione europea, Stefano Manservisi, ha commentato che spesso queste tematiche vengono discusse in astratto, mentre le immagini dei laboratori, con la loro concretezza, rendono comprensibili i progetti e le politiche che li sottendono. Come possiamo valorizzare una tradizione, una cultura fatta di cotone, sapere e tessuti in una filiera economica in grado di portare benessere là dove povertà e insicurezza spingono all’emigrazione? Secondo Manservisi è questo il problema cui si stanno cercando risposte innovative; risposte che siano strutturate, che siano in grado di attrarre investimenti privati e di mettere a sistema un potenziale culturale dentro al settore moda. “A Bologna, Lai-momo non fa solo integrazione, ma attraverso il lavoro riconnette portatori di una cultura al loro luogo di origine. Un progetto, quello dell’Ethical Fashion Initiative, che non fa assistenza ma che crea connessioni”, ha dichiarato Manservisi. Dal canto suo, Miriam Salussolia, presidente della cooperativa sociale Cartiera, ha evidenziato come questo esperimento di impresa sociale nato all’interno di un Polo di formazione si ponga tra le altre cose il problema di portare nuove energie in un’area industrialmente dismessa come quella di Lama di Reno, mettendo insieme due temi cruciali come quelli della migrazione e del lavoro.

Del resto, in seguito ai reportage effettuati da Agence France Press e da BBC Newsil progetto bolognese ha avuto una notevole risonanza mediatica a livello internazionale. Il resoconto di Agence France Press è stato ripreso da più di ottanta testate on line, tra cui France Soir, Daily mail, Forbes Afrique, Arab News. Il video che BBC news ha realizzato ha avuto più di 800 condivisioni e più di 700mila visualizzazioni sulla sola pagina Facebook dell’emittente britannica.

Nel suo messaggio iniziale la vice presidente della Regione Gualmini aveva rilevato: “Non credo sia un caso che questa esperienza nasca in Emilia-Romagna, perché in questi anni non ci siamo adattati a una logica meramente emergenziale, bensì abbiamo affrontato la sfida dei 'flussi non programmati' mettendo a valore gli interventi e i servizi di integrazione per i migranti che sono presenti nei comuni della regione”. A chiusura dell’incontro la parlamentare europea Silvia Costa ha sottolineato quanto siano importanti il ruolo dell’educazione, della creatività, della cultura e dell’industria nelle relazioni e nella costruzione delle identità.

 

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Pubblicato il 12/06/2018 — ultima modifica 13/06/2018
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