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Save the Children: ecco le tante facce dell'esclusione

Il Rapporto dell’associazione sulle cause e i fenomeni che rubano l'infanzia a molti bambini nel mondo. Raffronto su 175 Paesi. Gli Stati più a rischio e dove invece i bambini hanno le maggiori opportunità: Italia all'ottavo posto

Povertà, conflitti o discriminazioni contro bambine e ragazze minacciano l'infanzia di oltre la metà dei minori al mondo: più di 1,2 miliardi di bambini che rischiano di morire prima di aver compiuto 5 anni, di soffrire le conseguenze della malnutrizione, di non andare a scuola e ricevere un'istruzione o di essere costretti a lavorare o a sposarsi troppo presto. Circa 153 milioni di minori vivono invece in Paesi in cui tutte e tre queste gravi minacce – povertà, conflitti e discriminazioni di genere – sono purtroppo ben presenti.

È questo il dato che emerge dall'ultimo rapporto di Save the Children "Le tante facce dell'esclusione", nel quale vengono anche messi a confronto i dati relativi a 175 Paesi nel mondo e valutato dove l'infanzia dei bambini è più o meno minacciata.

Il Niger si conferma il Paese al mondo dove l'infanzia è più a rischio, seguito da Mali, Repubblica Centrafricana, Ciad e Sud Sudan.

Mentre Singapore e Slovenia condividono il primo posto della classifica, stilata per il secondo anno consecutivo da Save the Children, dei 175 Paesi dove i minori hanno maggiori opportunità di vivere a pieno la propria condizione di bambini. Seguono, tra i Paesi più a misura di bambino, gli scandinavi Norvegia, Svezia e Finlandia.

L'Italia si posiziona invece all'ottavo posto a pari merito con la Corea del Sud, guadagnando una posizione rispetto allo scorso anno, sebbene nel nostro Paese quasi 1 milione e trecentomila bambini e ragazzi vivono in condizioni di povertà assoluta. Stati Uniti, Russia e Cina (rispettivamente al 36esimo, 37esimo e 40esimo posto), infine, si trovano dietro la maggior parte dei Paesi dell'Europa occidentale.

"Benché, rispetto allo scorso anno, abbiamo riscontrato importanti passi avanti in 95 Paesi su 175, questi miglioramenti non stanno avvenendo abbastanza velocemente e, anzi, in ben 40 Paesi le condizioni di vita dei bambini sono notevolmente peggiorate. Senza sufficienti azioni urgenti, infatti, il mondo non riuscirà a raggiungere l'obiettivo di garantire, entro il 2030, salute, educazione e protezione a tutti i minori, come previsto dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile approvati dall'Onu nel 2015. I governi, pertanto, possono e devono fare di più per garantire un futuro a ogni bambino al mondo, e anche nel nostro Paese i passi da compiere sono ancora moltissimi, considerando che povertà economica ed educativa continuano a privare bambini e adolescenti delle opportunità necessarie per vivere l'infanzia che meritano e costruirsi il futuro che sognano", ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.  

Dal rapporto di Save the Children emerge inoltre come molto stretta sia la correlazione tra povertà e lavoro minorile, oltre che matrimoni e gravidanze precoci. Nei Paesi meno sviluppati, è costretto a lavorare 1 minore su 4, con Africa e Asia che presentano il maggior numero di minori al mondo in questa condizione (rispettivamente 72 e 62 milioni su un totale di 152 milioni). Ma questa piaga non risparmia nemmeno i Paesi più ricchi, con ben 2 milioni di bambini e adolescenti che lavorano nei Paesi ad alto reddito, perdendo così l'opportunità di studiare, apprendere, svilupparsi e partecipare attivamente alla vita della società.

In merito alla discriminazione di genere, il Rapporto evidenzia che in  55 Paesi sui 175 che compongono l'Indice dell'infanzia negata le discriminazioni di genere sono all'ordine del giorno. Rispetto ai loro coetanei maschi, infatti, le ragazze hanno maggiori probabilità di non mettere mai piede in classe nella loro vita. Stime recenti rivelano che circa 15 milioni di bambine in età scolare (scuola primaria) non avranno mai la possibilità di imparare a leggere e scrivere rispetto a 10 milioni di coetanei maschi. Di queste, 9 milioni vivono in Africa sub-sahariana, dove d'altra parte si trovano ¾ delle ragazze fuori dalla scuola nel mondo.

I matrimoni precoci sono tra i fattori trainanti della negazione, per le bambine e le ragazze, dell'opportunità di apprendere e ricevere un'educazione. Oggi, nel mondo, 12 milioni di ragazze si sposano ogni anno prima dei 18 anni – spesso perché le famiglie più svantaggiate credono che dare in sposa le proprie figlie sia l'unica via possibile per assicurare loro il sostentamento - e ai ritmi attuali si stima che entro il 2030 tale cifra supererà i 150 milioni. Una sposa bambina su 3, nel mondo, vive nei Paesi dell'Africa subsahariana[e circa 100 milioni di ragazze oggi vivono in Paesi dove i matrimoni precoci sono legali.

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Pubblicato il 05/06/2018 — ultima modifica 05/06/2018
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