mercoledì 15.08.2018
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“La riforma che non c’è”: rapporto Antigone sulle carceri

I numeri, le criticità, le condizioni di detenzione in Italia nel quattordicesimo rapporto dell’Associazione Antigone. "E' tornato il sovraffollamento, o forse non se ne è mai andato..."

“La riforma che non c’è” è il titolo del XIV Rapporto dell’Associazione Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia. L’associazione sottolinea, tra l’altro, come il sovraffollamento sia tornato, ed anzi in alcuni istituti non sia mai andato via. C’è stata una crescita di quasi 2.000 detenuti nel corso dell’ultimo anno, che sono passati dai 56.289 del marzo 2017 ai 58.223 del marzo 2018, che però non ha avuto le stesse conseguenze ovunque ed in alcuni istituti la situazione, sempre non facile, sta diventando invivibile.

Nel corso del 2017 sono state visitate 86 delle 190 carceri Italiane: 36 nel nord, dalla Valle d’Aosta alla Romagna, 20 in centro Italia e 30 tra il sud e le isole. Gli istituti più sovraffollati sono quelli di Como, con un tasso di affollamento del 200%, e Taranto, con un affollamento del 190,5%. L’inadempienza alle recenti disposizioni in materia di spazi (uso di celle da 9mq scarsi per 3 detenuti), si somma alle carenze igienico-sanitarie. 

Tra le persone detenute non tutte stanno scontando una pena. Il 34% dei detenuti è in custodia cautelare e dunque in attesa di una sentenza definitiva, e tra gli stranieri la percentuale è più alta (39%). Tra gli stranieri i reati contro la persona sono meno frequenti rispetto agli italiani, mentre lo sono di più quelli per violazione della legge sulle droghe. Il 4,9% dei detenuti è in carcere per condanne fino ad un anno, e la percentuale sale al 7,1% se si considerano i soli stranieri.

Viene ribadita la preoccupazione rispetto al taglio dell’organico degli educatori e alla mancata nomina dei vice-direttori; inoltre, è necessario favorire l’ingresso dei volontari negli istituti e stimolare le loro iniziative, oltre che assumere direttori, educatori e mediatori culturali e assicurarsi che la distribuzione dell’organico della polizia penitenziaria sia adeguato al numero dei detenuti e agli istituti.

 

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Pubblicato il 17/07/2018 — ultima modifica 17/07/2018
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