martedì 20.11.2018
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Gioco d'azzardo, a Bologna si stimano 1.500 ludopatici

Dai dati sulle dipendenze dell’Osservatorio epidemiologico dell’Ausl di Bologna relativi al 2017 emerge che il numero delle persone con problemi legati al gioco è in costante aumento. Il direttore del Sert: “E’ un problema che va affrontato non solo dal punto di vista medico”

Mentre aumentano a Bologna i malati di gioco che si rivolgono al Sert, la maggior parte dei ludopatici rimane tuttavia sottotraccia. In tutta l'area metropolitana si stimano "tra le 1.000 e le 1.500 persone che avrebbero bisogno di essere curate per il gioco", con una prevalenza di 1,78 giocatori problematici ogni mille residenti. Lo segnala Raimondo Pavarin, direttore dell'Osservatorio epidemiologico dell'Ausl di Bologna, presentando il rapporto 2017 sulle dipendenze nel capoluogo emiliano.

L'anno scorso si sono presentate al Sert 200 persone per problemi dovuti al gioco, in costante aumento rispetto al passato (erano 32 casi nel 2009). Cresce anche l'età media di chi chiede aiuto (49,6 anni) e la percentuale di non nativi (10%). In calo la quota di femmine e quella di soggetti con scolarità medio alta. Il 65,5% ha un programma di recupero in corso (in media durano sei mesi), il 9% lo ha già completato. In aumento i casi di abbandono: dall'7,7% del 2016 all'8,5% dell'anno scorso. Nel 5% dei casi, i ludopatici arrivati al Sert avevano anche altre dipendenze, per lo più dovute all'abuso di alcol.

"Abbiamo realizzato uno studio, pubblicato sul Journal of clinical medicine - spiega Pavarin - su tutte le persone che si sono rivolte a un Sert o in ospedale o a un servizio di salute mentale con problemi legati al gioco e una diagnosi di ludopatia. Abbiamo visto che il 40% sono persone che si erano già rivolte ai servizi, negli anni precedenti, per altri problemi di salute mentale. Quindi probabilmente il target è abbastanza definito", afferma il direttore dell'Osservatorio.

Sul gioco però "bisogna affrontare bene il discorso - ammonisce Pavarin - perché un conto è giocare, un conto è rovinarsi e un conto è sviluppare dipendenza". Nel 2017 sono aumentate le persone che si sono rivolte ai servizi, ma "se ragioniamo sull'incidenza e sui nuovi casi, considerando chi è stato al Sert e in altre strutture, vediamo che c'è stato un aumento fino al 2015 e poi un calo", segnala Pavarin. Allo stesso tempo, "c'è anche una tendenza molto forte a medicalizzare il gioco - continua il direttore dell'Osservatorio - un conto è un problema sociale, ad esempio determinato dalla solitudine, e un conto è sviluppare una dipendenza. Se pensiamo che ognuno che gioca e si rovina debba essere trattato solo dal punto di vista medico-sanitario, non facciamo un buon servizio. Il problema sociale va affrontato con altri strumenti", mette in guardia Pavarin.

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Pubblicato il 04/11/2018 — ultima modifica 04/11/2018
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