Anziani, l’allarme della Cisl: sempre più soli, poveri e vulnerabili
Bologna, 27 febbraio 2012 - Sono 33.264 a Bologna gli over 65 che vivono completamente soli, 22.317 gli over 75 nella stessa condizione. Una situazione che mette a rischio la loro autonomia e che in futuro renderà queste persone maggiormente bisognose di servizi di assistenza mirata. Ma oltre ad essere sempre più soli, con una pensione che quasi nel 40% dei casi è inferiore ai 500 euro al mese, gli anziani sono anche sempre più poveri. A farne le spese sono anche figli e nipoti, che non possono più fare affidamento su quel “tesoretto” di risorse per far fronte alle spese famigliari che da soli non riescono ad affrontare.
Questa il quadro che emerge dalla ricerca promossa dal sindacato pensionati Fnp – Cisl di Bologna e Ferrara e coordinata da Elisa Badiali, collaboratrice del Dipartimento di Sociologia dell'Università di Bologna, di cui si parlerà nel corso del convegno Anziani e nuove povertà, in programma mercoledì 29 febbraio alle 9 nel salone Bondioli della sede Cisl di Bologna (via Milazzo 16).
Al centro dell’analisi proprio quel processo di impoverimento di anziani e famiglie innescato dopo la crisi economica iniziata negli anni 2007/2008 e le ricadute sul territorio. Con la ricerca il sindacato vuole mettere in luce, attraverso testimonianze privilegiate, la percezione delle rispettive realtà territoriali, dove gli anziani risultano protagonisti di un processo di vulnerabilizzazione che si aggrava di giorno in giorno, accompagnato da una “costante dilatazione delle situazioni di povertà ed emarginazione”, dovuta alla crisi e ai tagli al sociale, fenomeno che riguarda sempre di più anche i giovani.
I dati raccolti provengono dagli uffici statistici dei Comuni di Bologna e Ferrara oltre che da une serie di interviste. Emerge così, spiega Badiali, una terza età che “necessita di soluzioni non più congiunturali. Non si tratta più di mettere una toppa a un vestito che andrebbe completamente rifatto. Servono riforme di sistema per rispondere alle nuove povertà che sono molto diverse da quelle estreme conosciute finora”. E dunque riforme di un welfare che, così com’è, tutto in capo agli enti pubblici, non è più sufficiente.
