La rete Ancescao nel Bolognese, struttura, attività, identità

21 maggio 2012 – Presentata la ricerca su centri sociali, orti e associazioni culturali degli anziani. Un patrimonio da rilanciare
La rete Ancescao nel Bolognese, struttura, attività, identità

L'intervento dell'assessore Marzocchi alla presentazione dell'indagine

Creare legame sociale è il compito dei centri sociali anziani, organizzazioni capaci di essere “motore di una nuova speranza” per la terza età e di aiutare a vincere la solitudine e l’emarginazione che spesso colpiscono questa fascia della popolazione. Ma per riuscirci i centri devono riflettere sui propri punti di forza e di debolezza, con la consapevolezza che il rilancio e il potenziamento passa attraverso una comunicazione sociale più efficace e capillare.

Questo il quadro che esce dalla ricerca “Struttura, attività e identità dei centri Ancescao nel territorio bolognese: quali scenari per un possibile sviluppo?”, promossa dal coordinamento provinciale Ancescao di Bologna e realizzata dai ricercatori del Dipartimento di sociologia dell’Alma Mater. L’indagine è stata presentata sabato scorso al centro sociale “Rosa Marchi” di Bologna, nel corso del convegno “35 anni di vita e di attività al servizio del bene comune” a cui hanno partecipato tra gli altri l’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi, i ricercatori Luca Martignani e Matteo Orlandini e il presidente nazionale Ancescao Lamberto Martellotti.

L’evento ha celebrato il 35° anniversario della fondazione del Centro anziani Barca, il primo in Italia a praticare l'autogestione. Oggi la rete Ancescao della Provincia di Bologna raccoglie 104 centri, con oltre 50mila tesserati e cinque aree orti. Sull’organizzazione, l'impegno e l’identità di questa rete ha indagato la ricerca, che ha definito anche alcune linee guida per il suo sviluppo e potenziamento, nell’ottica di una maggiore integrazione nel contesto territoriale nei confronti di istituzioni pubbliche, imprese, associazioni di volontariato, terzo settore e cooperazione. All’interno del lavoro è presente anche un’analisi di buone prassi legate alla propensione associativa e alla logica di collaborazione dei centri con le altre realtà locali, con un’attenzione particolare ai soggetti di società civile e alle amministrazioni pubbliche inclini a riconoscere il ruolo pro-sociale e attivo dei centri.

La ricerca

21/05/2012 < archiviato sotto: , , >
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