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Laboratori di solidarietà sociale

23 luglio 2013 - L'esperienza partecipata del distretto di Casalecchio di Reno: innovazione per il welfare del futuro
Laboratori di solidarietà sociale

Un momento di partecipazione all'interno dei laboratori di solidarietà sociale

Quale sarà il welfare del futuro? La risposta stanno provando a darla Casalecchio di Reno, Sasso Marconi, Monte San Pietro, Zola Predosa, Crespellano, Monteveglio, Savigno, Bazzano e Castello di Serravalle. Per far fronte alla crisi e al taglio dei finanziamenti dello Stato, i nove Comuni della provincia bolognese (110mila abitanti in tutto) si sono prima uniti in distretto, hanno creato un’unica azienda di servizi alla persona e, quindi, hanno dato vita, con il sostegno della Regione, ai “Laboratori della solidarietà sociale”: un progetto di welfare partecipato, a cui collabora tutta la comunità – dal singolo cittadino alle istituzioni – per rispondere a nuovi e vecchi bisogni attraverso la realizzazione di servizi sociali innovativi.

 

“Già qualche anno fa ci siamo resi conto che c’era uno iato che stava diventando ingestibile tra la programmazione dei servizi pubblici a supporto di povertà, famiglie, disabilità e non autosufficienza e l’evoluzione dei bisogni” spiega il sindaco di Casalecchio di Reno Simone Gamberini. “D’altra parte, esisteva una rete del welfare fatta di associazioni e cooperative sociali ben attiva”. Perché non sfruttarla, allora? O, meglio, perché non fare squadra per lo stesso obiettivo, rinunciando a vecchie prerogative, rompendo gli steccati e individuando un percorso comune capace di valorizzare le competenze di tutti?

La co-progettazione

L’esperienza di co-progettazione partecipata nel distretto di Casalecchio di Reno è partita già nel 2011 chiamando Comuni, Ausl, azienda sociale, cooperative, associazioni e cittadini attivi a prefigurare nuove soluzioni per il welfare di domani. Oggi continua e si concretizza con i “Laboratori della solidarietà sociale”: sette i gruppi di lavoro attivati e altrettanti i progetti già realizzati o in fase di realizzazione. Sono rivolti a bambini, giovani e anziani, famiglie numerose e monoparentali, persone a rischio di emarginazione o non autosufficienti. A fare da coordinamento, l’Ufficio di piano del distretto.

 Video: i laboratori di solidarietà sociale del distretto di Casalecchio

“Viviamo in un contesto economico e sociale di forte cambiamento – aggiunge l’assessore alle Politiche sociali di Casalecchio Massimo Bosso –. La crisi ha fatto crescere il numero delle famiglie in difficoltà, sono emerse nuove esigenze e nuove solitudini e quindi occorre che i servizi siano in grado di riorganizzarsi e di innovare la propria capacità di intervento”. Se le istituzioni rimangono il motore del cambiamento, protagonista di questo nuovo modo di programmare e fare welfare diventa la comunità.

L'orto giardino comunitario

A Monte San Pietro, per esempio, è tutto pronto per inaugurare l’orto-giardino comunitario. Già individuato il terreno (pubblico), che sorge a ridosso di un parco e di un complesso residenziale in cui convivono vecchi abitanti e famiglie da poco arrivate. Attraverso un percorso formativo, una festa e l’animazione del Teatro dei Mignoli che ha girato per le strade e per i mercati per informare e coinvolgere i cittadini, verrà creato il “comit-orto”, un gruppo volontario che deciderà che veste dare allo spazio. “Di certo non sarà un reticolo di orticelli privati dove ognuno coltiva il suo, ma un luogo a disposizione della collettività, dove magari sperimentare metodi di coltivazione alternativi o fare didattica per le scuole” dicono gli  assessori di Monte San Pietro Barbara Fabbri all’Ambiente e Maria Cecilia Luzzi alla Cultura e la partecipazione.

Video: l'orto giardino comunitario di Monte San Pietro

 

La biblioteca vivente

A Casalecchio di Reno, invece, occorreva far convivere le diverse anime che frequentano la Casa della conoscenza, il “cuore pulsante” del sistema culturale locale: ci sono i giovani che vanno in biblioteca per il dopo-scuola o mentre aspettano l’autobus, ma anche gli anziani, che nella lettura quotidiana del giornale preferito chiedono silenzio. Per farli conoscere e dialogare è stata organizzata una “Biblioteca vivente”: in catalogo libri-persone da “chiedere in prestito, sfogliare e consultare” per capire come vive e cosa pensa una “immigrata per amore”, un giovane “lavoratore tatuato”, una “precaria soddisfatta”, ma anche il “figlio di due donne” o la “mamma di un figlio gay”.

Video: la biblioteca vivente di Casalecchio di Reno

A Zola condomini solidali

Tre sono poi i “condomini solidali” a Zola Predosa a cui stanno lavorando le associazioni Casa aperta insieme e Tuttinsieme, il Comune, il Teatro dei Mignoli e pure due gruppi musicali, la Zola Dual Band e l’Alfaband, composti anche da musicisti disabili. L’obiettivo? Più di uno: innanzitutto ricreare, attraverso la musica e la cultura, il piacere di stare insieme. Ma quello più ambizioso è arrivare a istituire in ogni palazzina almeno un assistente volontario, che sia in grado di prendersi carico delle piccole e grandi esigenze di anziani, disabili così come delle mamme sole.

Video: i condomini solidali di Zola Predosa

Cohousing a Sasso Marconi

L’abitare sostenibile è al centro anche di un progetto per il cohousing portato avanti a Sasso Marconi, mentre è già avviato un Centro risorse territoriale che mette in circolo le energie di cittadini e imprese solidali. “Con i Laboratori della solidarietà sociale stiamo portando la pianificazione e la progettazione dei servizi nei luoghi di vita, per realizzare quello che noi tecnici definiamo welfare reale” dice il responsabile dell’Ufficio di piano Massimiliano Di Toro Mammarella. Le difficoltà? “Scardinare vecchi metodi di lavoro – continua –: gli operatori pubblici devono fare un salto mentale, ma il vantaggio è che in questo modo avvengono le cosiddette gemmazioni”.

Partecipazione e  collaborazione: modelli vincenti

È un circolo virtuoso, infatti, quello che può nascere dalla collaborazione tra servizi pubblici, volontariato, terzo settore e privato. Più lavoro di comunità vuol dire più coesione sociale, più risorse e forze da innestare nel sistema del welfare. Ma quello del distretto di Casalecchio di Reno può essere un metodo che può essere replicato anche altrove? “Assolutamente sì, a patto che ci siano alcune condizioni – risponde l’assessore Bosso –. Deve esserci un legame molto stretto tra istituzioni e società civile, che deve essere caratterizzato dalla fiducia reciproca. Nel nostro territorio questo legame c’è – conclude –, ma credo che ci sia in tutta l’Emilia-Romagna”.

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Pubblicato il 23/07/2013 — ultima modifica 23/07/2013
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