Migranti e informazione, è nata l’associazione “Carta di Roma”
20 dicembre 2011 – Obiettivo far sì che i media trattino in modo corretto temi quali immigrazione e rifugiati
Roma, 20 dicembre 2011 - È nata l'associazione “Carta di Roma”, realtà che mira a dare concreta attuazione all'omonimo protocollo deontologico della professione giornalistica su richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, sottoscritto dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa italiana.
Fanno parte della associazione Acli, Amnesty International, Arci, Archivio immigrazione, Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione), Capodarco, Centro Astalli, Cestim (Centro Studi immigrazione), Cnog (Consiglio nazionale ordine dei giornalisti), Cospe, Fcei (Federazione delle Chiese evangeliche in Italia), Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), Istituto Paralleli, Lunaria, Rete G2 - Seconde generazioni. Inoltre, l'Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) è invitato permanente mentre l'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) è osservatore permanente. L'associazione ha eletto presidente Tiziana Ferrario, giornalista del Tg1 e rappresentante dell'Ordine nazionale dei giornalisti.
L’associazione Carta di Roma intende promuovere iniziative per assicurare una responsabilità sociale dell'informazione sui temi dell'immigrazione e dell'asilo e, in generale, per garantire il rispetto delle minoranze, la correttezza dell'informazione e il superamento degli stereotipi. Si propone inoltre come occasione d'incontro tra le espressioni della società civile, le rappresentanze professionali giornalistiche e del mondo della ricerca, un segnale tanto più importante alla luce dei recenti episodi di Torino e Firenze, caratterizzati da violenza di stampo razzista e xenofobo.
“Su alcuni giornali - scrive Tiziana Ferrario - capita di leggere la parola clandestino usata sbrigativamente per definire un’intera categoria di persone entrate senza documenti nel nostro paese. Clandestino è un termine ormai negativo che viene sempre associato all'idea di insicurezza, di emergenza, di allarme sociale. Ma dietro a un clandestino, ci può essere un uomo o una donna che scappa da una guerra o da una persecuzione politica . Una persona che ha bisogno di chiedere asilo e ha il diritto di riceverlo, come stabilito dalla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, firmata da 143 paesi, compresa l'Italia”. “I giornalisti – prosegue Ferrario - hanno una responsabilità enorme nel misurare il linguaggio che usano per non alimentare razzismo e stereotipi”.
