Si riparte dalla famiglia

La famiglia in primo piano in questo 2019: abbiamo intenzione di sperimentare strumenti nuovi; studieremo un fattore famiglia emiliano-romagnolo, cioè un “quoziente” che consideri la composizione della famiglia e dei figli nell’erogazione dei servizi.

Ripartiamo nel 2019 mettendo al centro la famiglia. Con l’obiettivo, secondo quanto possiamo fare a livello regionale, di combattere la grave crisi della natalità di questi anni e di superare la disarticolazione delle politiche familiari, che ha contraddistinto storicamente il welfare italiano del Novecento.  

In questi quattro anni di mandato abbiamo investito fortemente sulla famiglia: dalla legge regionale 19/2016 sui servizi educativi, passando per la misura sui centri estivi che riproporremo quest’anno, fino alla recente approvazione del Piano adolescenza e ai risultati raggiunti con il Reddito di solidarietà.

Ora però vogliamo fare un salto di qualità. Perché leggere i bisogni, a partire dalla famiglia, significa  dare risposte non solo di tipo compensativo e riparatorio nei momenti di difficoltà, in questo paragonabili alle politiche in genere riservate ai singoli, siano essi di minore età, anziani o disabili.

Crediamo sia necessario rivolgersi alle famiglie con politiche affidabili e trasversali negli interventi: che dai servizi socio-sanitari alla casa, dallo sport ai trasporti e al tempo libero rimettano in moto il benessere della famiglia, attivando le risorse dei singoli proprio in qualità di componenti e membri di un nucleo familiare. Le politiche pubbliche a favore delle famiglie non possono quindi essere solo di natura assistenziali o sociale, ma devono essere specificatamente rivolte a nuclei familiari in quanto tali e secondo le loro necessità.

Per questo abbiamo intenzione di sperimentare strumenti nuovi, da mettere a disposizione degli enti locali che hanno a che fare direttamente con le due milioni di famiglie emiliano- romagnole, comprese le 170mila monogenitoriali o le quasi 350mila composte da almeno quattro persone. Intendiamo studiare un fattore famiglia emiliano-romagnolo, cioè un “quoziente” che consideri la composizione della famiglia e dei figli nell’erogazione dei servizi. Avvalendoci delle positive esperienze già avviate e consolidate in tanti Comuni, vorremmo riparametrare gli interventi pubblici a partire dal nucleo familiare e dal numero dei suoi componenti attraverso uno strumento modulabile e flessibile, adatto ai Comuni che decideranno di utilizzarlo.

Per questo chiederemo ai tanti e qualificati attori della vita sociale e amministrativa regionale di darci una mano a costruire questo strumento. Andrà sperimentato insieme ai sindaci e agli amministratori disponibili, valutandone sia l’impatto diretto sulle famiglie sia la sostenibilità sui bilanci degli enti locali. Ma l’obiettivo è chiaro: passare da un welfare “familistico”, che ha scaricato sulla famiglia enormi responsabilità di cura, a uno “familiare”, dove adulti e bambini recuperano una necessaria centralità.

Elisabetta Gualmini

Vicepresidente e assessore al welfare

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pubblicato il 2019/01/09 11:11:00 GMT+1 ultima modifica 2019-01-09T11:17:59+01:00

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