venerdì 22.06.2018
caricamento meteo
Sections
E-R | Sociale |

Primo piano

Lotta alla povertà, partito il Reddito di solidarietà. Domande da presentare ai Comuni

Dalla Regione fino a 400 euro al mese ai nuclei famigliari in forte difficoltà economica. Si possono già fare le domande ai Comuni di residenza. Il presidente Bonaccini: "Non una misura assistenzialista, ma un atto di giustizia sociale". La vice presidente Gualmini: "Con questo Patto, unico in Italia, disegniamo un nuovo modello di welfare"

Un sostegno concreto per persone e famiglie in grande difficoltà economica. Da lunedì 18 settembre al via ufficialmente in Emilia-Romagna il Res, il Reddito di solidarietà. La misura di contrasto alla povertà voluta, ideata e introdotta dalla Regione, che per realizzarla stanzia 35 milioni di euro all’anno di risorse proprie.

E circa 20.000 sono le famiglie che potrebbero potenzialmente beneficiare del sussidio. In una prima fase sperimentale, nei giorni scorsi, tutto ha funzionato bene, a partire dal sistema elettronico per l’inserimento delle domande. Sono già state inviate e accolte le prime richieste di accesso: si tratta di persone sole che non lavorano - “categoria” finora poco nota ai servizi sociali - e famiglie con bambini.

Dal 18 settembre, quindi, si può procedere con le domande, che i cittadini dovranno presentare al Comune territorialmente competente tramite l’apposito modello. Il contributo - che prevede un massimo di 400 euro mensili per nucleo familiare, per non più di 12 mesi -  sarà erogato dai servizi sociali all’interno di un percorso concordato e personalizzato, finalizzato a superare le condizioni di difficoltà dei beneficiari e a favorirne l’inserimento lavorativo.

L’annuncio è stato dato sabato 16 settembre in Regione a Bologna, alla presenza del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in occasione della firma del Protocollo regionale sull’impegno comune contro la povertà.

“Per noi, che l’abbiamo fortemente voluto, il Res è un atto di giustizia sociale, perché tutti devono poter tagliare il traguardo- ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. È una risposta concreta e dignitosa a chi si trova in grande difficoltà economica, e non una misura assistenzialista”. Il contributo viene dato, infatti, a fronte di un progetto personalizzato di attivazione sociale e inserimento lavorativo. “Siamo davvero orgogliosi di questa scelta- ha aggiunto Bonaccini- perché crediamo profondamente nel valore della solidarietà”.

“Un dovere farsi carico di coloro che rappresentano l’anello più debole della nostra catena sociale, ma che a nessun titolo possono essere lasciati indietro. Questo per noi è il Res- ha commentato la vicepresidente della Regione ed assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini-. E con questo Patto, che rimane aperto alla firma di eventuali ulteriori soggetti ed è il primo del genere in Italia, disegniamo un nuovo modello di welfare”.

La povertà in Emilia-Romagna: i numeri

Nonostante la “tenuta complessiva” e la ripresa, produttiva e occupazionale, in Emilia-Romagna in questi anni il tasso di povertà relativa è passato dal 2,2% del 2009 al 4,5% nel 2016, il che significa che circa 200.000 persone hanno difficoltà economiche a procurarsi beni e servizi. Sono invece oltre 65.000 le famiglie (3,3% in Emilia-Romagna, 6% in Italia) al di sotto della soglia di povertà assoluta, ovvero che non hanno reddito sufficiente a soddisfare i bisogni ritenuti essenziali (perlopiù giovani, cioè sotto i 35 anni o tra i 35 e i 49 anni con minori a carico). A questo si assomma il dato della emarginazione adulta che, secondo le stime ufficiali, riguarda oltre 4.000 persone senza dimora (Fonte: dati Istat rielaborati dal Servizio statistico regionale; Università di Modena).  

Le risorse: disponibili più di 90 milioni

Al Reddito di solidarietà la Giunta regionale destina 35 milioni di euro l’anno, che si sommano ai 37 milioni erogati dallo Stato all’Emilia-Romagna per il Sostegno all’inclusione attiva (Sia), misura attiva di contrasto alla povertà che la legge di Stabilità 2016 ha esteso a tutto il territorio nazionale e che il Res affiancherà e integrerà. A ciò si aggiungono 20 milioni dal Fondo sociale europeo per i tirocini formativi. Va sottolineato come il Res “allarghi” la platea dei potenziali fruitori: nel Sia, infatti, è richiesta la presenza all’interno del nucleo familiare di un minore, o di un figlio disabile, o di una donna in stato di gravidanza. Condizioni, queste, non richieste invece dal Res, pensato per qualsiasi tipo di nucleo familiare, anche composto da una sola persona. 

La sigla del Protocollo regionale

L’obiettivo del “Protocollo per l’attuazione del Reddito di solidarietà (Res) e delle misure a contrasto di povertà ed esclusione sociale in Emilia-Romagna” è favorire, a livello locale, le sinergie tra soggetti pubblici deputati all’applicazione delle misure e Terzo settore, che in Emilia-Romagna rappresenta una considerevole risorsa in termini di esperienza, competenza e capillarità.

Firmatari del protocollo, oltre alla Regione, sono l’Anci; Cgil, Cisl e Uil, che impegnano la propria rete associativa in attività di informazione, sensibilizzazione, orientamento sull’accesso alle misure a contrasto delle povertà a livello territoriale; il Forum del Terzo settore, a cui aderiscono 26 organizzazioni regionali appartenenti al mondo del volontariato, della promozione sociale e della cooperazione sociale e internazionale (in Emilia-Romagna ci sono 11.083 organizzazioni di base, oltre 1 milione e cinquecentomila soci e 51.279 lavoratori sociali); la Delegazione regionale Caritas Emilia-Romagna che, attraverso i suoi centri d’ascolto presenti nelle 400 parrocchie distribuite su tutto il territorio, ha incontrato nel 2015 quasi 66.000 persone; la Fondazione Banco Alimentare Emilia-Romagna Onlus che nel 2016 ha raccolto attraverso differenti canali 7.500 tonnellate di beni alimentari ridistribuite a 806 strutture caritative che a loro volta hanno potuto raggiungere oltre 140.000 persone; la FioPSD, Federazione italiana organismi per le Persone Senza Dimora, cui aderiscono enti pubblici del privato sociale che si occupano di grave emarginazione adulta e di persone senza dimora (in Emilia-Romagna ha una propria “articolazione” con 13 soggetti iscritti).

Obiettivi del Protocollo

Attraverso il Protocollo i firmatari condividono la necessità di mettere al centro la persona e il suo nucleo familiare secondo i principi della responsabilizzazione e dell’attivazione delle risorse di ciascuno. Al tempo stesso, l’obiettivo è costruire insieme, enti pubblici e Terzo settore, risposte e percorsi che rendano più efficace l’azione dei diversi soggetti e più equo e razionale l’uso delle risorse. In quest’ottica l’integrazione del ruolo e delle specificità del Terzo settore rappresenta un importantissimo elemento di qualificazione del sistema territoriale: svolgendo, ad esempio, funzioni di “antenna” nei confronti delle persone o famiglie in difficoltà che possono essere informate e orientate per favorirne l’accesso alle prestazioni di sostegno al reddito e di inclusione attiva e, in generale, collaborando all’analisi dei bisogni e della loro evoluzione nel tempo, allo scambio di dati e informazioni, alla progettazione degli interventi e alla verifica dei risultati.

Azioni sul documento
Pubblicato il 17/09/2017 — ultima modifica 18/09/2017

Adolescenti: 1 milione e 133 progetti contro disagio, abbandono scolastico e web-dipendenza

Dalla Regione fondi e opportunità per prevenire il disagio, l’isolamento, l’abbandono scolastico, la dipendenza dai social network nei ragazzi tra gli 11 e i 24 anni. Gualmini: “Il futuro dell'Emilia-Romagna si gioca anche sulla capacità dei nostri giovani di disegnare un progetto autonomo di vita”

Sono 133 i progetti entrati nella graduatoria approvata dalla Giunta regionale a seguito dei bandi indetti dalla Regione Emilia-Romagna nell’aprile scorso. Si tratta di due bandi-  l’uno riguardante il Progetto “I grandi assenti del welfare”, destinato alla Città Metropolitana di Bologna e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e l’altro, il progetto “Giovani generazioni” - finalizzati a sostenere attività scolastiche, extrascolastiche, ricreative e per il tempo libero rivolte a ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 24 anni.

Per finanziare i progetti selezionati, la Regione mette a disposizione per il 2017/2018 quasi un milione di euro. Le proposte riguardano per la maggior parte iniziative per educare i ragazzi a un utilizzo consapevole dei social network e della rete in generale, attività per aiutarli a conquistare una maggiore autostima e prevenirne il disagio sociale, percorsi personalizzati di orientamento scolastico. Tra i progetti presentati dalle associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, parrocchie ed enti locali della città metropolitana di Bologna, ci sono anche laboratori, teatro, musica, sport.

“Come Regione, siamo molto soddisfatti degli esiti dei bandi che, anche grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, consentiranno di intervenire concretamente a favore degli adolescenti- ha sottolineato la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini- L’alto numero dei progetti ricevuti dimostra un rinnovato interesse da parte di associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, parrocchie ed enti locali per i più giovani, gli adolescenti, i ragazzi che vivono un periodo di cambiamento e di metamorfosi. Il futuro di questa regione- aggiunge la vicepresidente- si gioca anche sulla capacità dei nostri giovani di disegnare un progetto autonomo di vita, di scoprire e valorizzare le proprie inclinazioni, di creare relazioni di reciproco sostegno”.  

Gli esiti dei bandi in dettaglio

A seguito dei bandi indetti dalla Regione nell’aprile scorso  la Regione ha ritenuto finanziabili 133 progetti. Di questi, 14, per i quali è previsto un finanziamento di 200mila euro, hanno una valenza regionale; 119, finanziati con 728mila euro, hanno valenza territoriale. Di questi ultimi, 44 si realizzeranno nell’ ambito metropolitano di Bologna e 75 in tutte le province della regione.

Deliberazione di Giunta regionale n. 1242/2017

Deliberazione di Giunta regionale n. 1243/2017

Azioni sul documento
Pubblicato il 29/08/2017 — ultima modifica 11/09/2017

Fondo sociale per l'affitto, dalla Regione 3,7 milioni alle famiglie in difficoltà

Destinato alle famiglie economicamente svantaggiate. Quelle che, per una grave malattia, la perdita o l’improvvisa riduzione dell’orario di lavoro, i debiti contratti nel tempo, non riescono a sostenere la spesa per pagare l’affitto di casa. Gualmini: "Uno dei finanziamenti più efficaci"

Dalla Regione Emilia-Romagna 3 milioni e 700 mila euro per rifinanziare, nel 2017, il Fondo sociale per l’affitto destinato alle famiglie economicamente svantaggiate. Quelle che, per una grave malattia, la perdita o l’improvvisa riduzione dell’orario di lavoro, i debiti contratti nel tempo, non riescono a sostenere la spesa per pagare l’affitto di casa. Si tratta di una voce che ha un peso rilevante nel bilancio domestico: quasi il 40% della spesa media mensile di ogni famiglia, infatti, viene assorbito dai costi relativi a canone e utenze. Lo rivela una recente indagine sui consumi dei cittadini emiliano-romagnoli condotta, sulla base dei dati diffusi dall’Istat, dal Servizio statistica della Regione.

Il Fondo, attivato dalla legge nazionale 431/1998, prevede un contributo alle famiglie in possesso dei requisiti necessari (risiedere in Emilia-Romagna e dichiarare un reddito Isee massimo di 17.504 mila euro all’anno). Dal 2016 lo Stato ha sospeso il co-finanziamento dell’intervento, pertanto la Regione ha deciso di provvedere autonomamente.  

Sono molto soddisfatta per essere riuscita assieme all’assessorato al Bilancio e all’Assemblea legislativa a ripristinare il Fondo affitti- sottolinea la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini-. Uno dei finanziamenti più graditi e attesi dai nostri Comuni e tra i più efficaci sul piano dei risultati raggiunti. Ho sempre detto- conclude Gualmini- che avrei fatto di tutto per poter riattivare tale misura e in questo sono stata sostenuta anche dal sindacato, che ringrazio”.  

"Si tratta di un’ulteriore risposta della Regione a un'esigenza reale di tanti cittadini che stanno attraversando un momento di difficoltà- afferma l’assessore regionale al Bilancio, Emma Petitti-. Tra le priorità del nostro mandato non ci sono solo la crescita e l'occupazione, ma anche un sostegno tangibile alle fasce più deboli. Abbiamo sempre detto- aggiunge Petitti- che non vogliamo lasciare nessuno solo e lo stiamo facendo".  

Come funziona il Fondo affitti

Il sostegno può variare da un minimo di 3 ad un massimo di 6 mensilità di affitto e comunque entro un tetto di 3.000 euro l’anno.
Nel 2015 per il Fondo affitti la Regione ha messo a disposizione quasi 11 milioni di euro, di cui 2,2 di risorse proprie e8,5 di provenienza statale. Sono state oltre 25mila le famiglie che ne hanno beneficiato. Nello stesso anno, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia del contributo - che nel 2014 è stato mediamente di 500 euro per ogni nucleo famigliare - sono stati individuati nuovi criteri e regole per la gestione del fondo.
Il riparto delle risorse avviene per distretto socio sanitario (precedentemente avveniva per Comune), sulla base di alcuni parametri quali il numero delle famiglie residenti nei singoli territori e i nuclei in lista d’attesa nelle graduatorie delle case di Edilizia residenziale popolare (Erp). Spetta invece ai Comuni stilare una graduatoria delle domande presentate dalle famiglie.

Azioni sul documento
Pubblicato il 20/07/2017 — ultima modifica 20/07/2017

Giovani protagonisti nell'aiuto a poveri ed emarginati, dalla Regione 600mila euro per il Terzo Settore

Entro il 9 agosto le associazioni di volontariato e promozione sociale possono presentare domanda per il bando della Regione da 600mila euro valido per il biennio 2017-2018 volto a incentivare la partecipazione dei ragazzi alle attività di aiuto a poveri ed emarginati

Più giovani coinvolti nelle attività di aiuto ai poveri e maggiore supporto alle realtà associative minori che operano su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna. Con questi obiettivi la Regione ha aperto un bando da 600mila euro, valido per il biennio 2017-2018 e rivolto alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale (queste ultime di rilevanza regionale, cioè operative in più ambiti territoriali), iscritte negli appositi Registri.

Parte delle risorse, 112mila euro, finanzierà nove progetti, uno per ambito provinciale, che vedono i giovani protagonisti delle attività di sostegno concreto alle persone più disagiate. Ad esempio, tra le iniziative già sostenute in passato figurano la distribuzione di pasti e indumenti, la gestione dei dormitori per i senza fissa dimora, la raccolta e la consegna del cibo in eccesso alle famiglie in difficoltà economica. I restanti 486mila euro sono destinati alla sperimentazione di interventi - presentati dalle associazioni a rilevanza regionale e gestiti in rete - per qualificare e supportare l’organizzazione delle associazioni di promozione sociale più piccole, che quindi possono aver bisogno di formazione e consulenza.

“Contribuire alla progettazione e alle attività del volontariato e dell'associazionismo- sottolinea la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini- è un obiettivo importante in una regione in cui il welfare comprende non solo le istituzioni pubbliche, ma anche i tantissimi volontari che offrono disponibilità e impegno. Chi presta gratuitamente il proprio tempo libero per la cura e il benessere degli altri ha tutto il nostro incoraggiamento e la nostra gratitudine”.   

Il bando, consultabile on line sul portale Sociale della Regione, è contenuto nel “Piano per gli interventi economici destinati al sostegno e alla qualificazione delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale di rilevanza regionale”, approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale. 

Come presentare domanda

Le associazioni hanno tempo fino al 9 agosto per presentare la domanda, con la relativa documentazione, alla Regione Emilia-Romagna - Servizio Politiche per l’integrazione sociale, contrasto alla povertà e Terzo settore. É possibile farlo in due modi: attraverso posta PEC all’indirizzo segrspa@postacert.regione.emilia-romagna.it e via mail all’indirizzo mario.ansaloni@regione.emilia-romagna.it  

Le associazioni no profit dell’Emilia-Romagna

Il Terzo Settore in Emilia-Romagna conta oltre 7.000 realtà, che la collocano tra i primi posti in Italia per numero di istituzioni no profit: 3.993 associazioni di promozione sociale, 3.000 organizzazioni di volontariato e 729 cooperative sociali. Molteplici i settori di attività: sociale, in cui prevalgono l’assistenza ad anziani e famiglie; ricreativo; di sostegno ai disabili; di recupero sociale e lavorativo delle persone detenute; di aiuto alle persone povere e senza fissa dimora (mense e ricoveri); di supporto legale e psicologico alle donne vittime di violenza domestica. Nel settore sanitario le attività più diffuse riguardano la donazione di sangue e l’emergenza sanitaria (pronto soccorso). Tra le attività di volontariato preferite dai giovani, figurano quelle culturali e ambientali.

Azioni sul documento
Pubblicato il 14/07/2017 — ultima modifica 14/07/2017

Volontariato e associazioni, oltre 7000 realtà in Emilia-Romagna. Terzo Settore, legge e Osservatorio

Emilia-Romagna tra le regioni in Italia con il maggior numero di istituzioni no profit, oltre 7.000. Al via il disegno di legge della Regione per valorizzare questo patrimonio e semplificare il sistema: meno burocrazia e nasce l’Osservatorio del Terzo Settore. Gualmini: "Un nuovo sistema di rappresentanza"

3.993 associazioni, oltre 3.000 organizzazioni di volontariato e 729 cooperative sociali. Questa la fotografia del Terzo Settore in Emilia-Romagna, tra le regioni in Italia con il maggior numero di istituzioni no profit, che sono quindi oltre 7.000. Un universo composito, formato da cooperative sociali, associazioni di volontariato, promozione sociale, protezione civile, sportive dilettantistiche o dei consumatori impegnate in attività di utilità sociale e solidaristica senza scopo di lucro.

Ed è proprio per valorizzare questo patrimonio che la Giunta regionale ha approvato un nuovo progetto di legge che anticipa alcuni aspetti contenuti nella riforma nazionale del settore, come la semplificazione delle forme di rappresentanza e la razionalizzazione delle sedi, degli strumenti e delle modalità di confronto, che porteranno a una più agevole interlocuzione tra Enti locali e associazioni di volontariato, no profit e di promozione sociale. Si tratta di un secondo tassello nella riforma del sistema, avviata nel 2014 con la legge regionale n. 8che riuniva in un unico registro regionale tutti i registri provinciali; con il provvedimento approvato dalla Giunta,vengono unificati gli Osservatori del volontariato e delle associazioni di promozione sociale, che faranno capo all’Osservatorio del Terzo Settore. 

Gualmini: "Raggiunto un obiettivo importante"

"Si tratta di un esempio concreto di semplificazione e razionalizzazione degli organismi di interlocuzione con la Regione. Un obiettivo che la Giunta, assieme ai soggetti coinvolti e al Forum del Terzo Settore, persegue sin dall’inizio del mandato- sottolinea la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini-. Nasce l'Osservatorio del Terzo Settore, in sintonia con quel sistema unitario e quella visione di insieme che la riforma nazionale fortemente caldeggia e, soprattutto, nasce un nuovo sistema di rappresentanza dei territori più adeguato alle trasformazioni degli ultimi anni e più efficace nel suo complesso. Ringrazio moltissimo- conclude la vicepresidente-  tutti i soggetti del mondo del volontariato e delle associazioni di promozione sociale, nonché del Forum del Terzo settore, che assieme a noi sono costantemente interessati a cambiare e a migliorare i modi di relazionarsi con gli enti pubblici e di dare voce ai territori”.  

Le principali novità

Il testo, che contiene le “Disposizioni per la ridefinizione, semplificazione e armonizzazione delle forme di partecipazione dei soggetti del terzo settore alla concertazione regionale e locale” interviene sull’attuale organizzazione del sistema del Terzo settore in Emilia-Romagna- regolamentato dalle leggi regionali attualmente in vigore (leggi regionali n.34/2002 e n. 12/2005)- abrogando, relativamente al volontariato e all’associazionismo sociale, i rispettivi Osservatori, Conferenze regionali e i Comitati paritetici provinciali del volontariato.  

Le principali novità introdotte dal progetto di legge riguardano la riorganizzazione di tre Organismi: Osservatori, Conferenze regionali e Organismi di rappresentanza territoriale.

Vengono unificati l’Osservatorio regionale dell'associazionismo di promozione sociale e l'Osservatorio regionale del volontariato in un unico Osservatorio regionale del Terzo settore. Le funzioni rimangono sostanzialmente invariate e riguardano: la raccolta di dati, documenti e testimonianze; la promozione di attività di studio, ricerca e approfondimento a favore delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale iscritte nel registro regionale.

Le Conferenze regionali, che costituiscono uno strumento di confronto e riflessione periodica sulle politiche riguardanti la promozione dell’associazionismo e del volontariato, vengono ricondotte ad un unico organismo, l’Assemblea regionale del Terzo settore.

Con il nuovo provvedimento, infine, vengono abrogati i Comitati paritetici provinciali - composti da rappresentanti degli enti locali e delle organizzazioni di volontariato iscritte e non iscritte nel registro regionale - che sono sedi di confronto, proposta e verifica a livello locale. A seguito del superamento delle province si è reso necessario superare questi organismi a favore di altre forme di rappresentanza unitarie (quindi valide per tutto il Terzo settore) autonomamente costituite, che diventeranno l’interlocutore degli Enti locali sui temi della programmazione delle politiche di interesse del Terzo settore, in particolare in ambito sociale.

Con questa proposta di legge la Regione interviene definendo, nel pieno rispetto delle autonome prerogative dei soggetti del Terzo settore, criteri minimi a garanzia dei principi irrinunciabili di democraticità, responsabilità, rappresentatività, trasparenza e si impegna a promuoverne la costituzione sull’intero territorio regionale. La modifica è finalizzata a rafforzare gli organismi di rappresentanza, per favorire la massima partecipazione del Terzo settore nella programmazione.  

Il Terzo Settore in Emilia-Romagna

Questa la fotografia del Terzo settore in Emilia-Romagna fornita dall’Osservatorio regionale sull’Economia sociale.

Cooperative sociali: 729 cooperative iscritte all’albo, di cui 399 di tipo A (che si occupano della gestione dei servizi socio-sanitari e formativi), 142 di tipo B (dedicate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate nei settori: industria, commercio, servizi e agricoltura), 138 di tipo misto (A+B). I principali settori di attività sono l’assistenza domiciliare e residenziale; 50mila occupati; 881 milioni di euro il valore medio annuo della produzione, 835 milioni di euro i ricavi, 852 milioni i costi. Quasi 1.800 i lavoratori svantaggiati inseriti nelle Coop B.

Associazioni di promozione sociale: 3.993 le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri; 1,12 milioni le persone coinvolte; 248,9 milioni di euro le entrate. I principali settori di attività sono cultura, sport e attività ricreative.

Organizzazioni di volontariato: 3.077. 40mila i volontari saltuari, 940mila i cittadini volontari iscritti, 90mila i volontari soci attivi. I settori più rilevanti in cui operano sono sanità e assistenza. 250 milioni di euro la movimentazione finanziaria, 100 milioni la dotazione finanziaria, 2mila le persone retribuite.

Azioni sul documento
Pubblicato il 06/07/2017 — ultima modifica 06/07/2017

Terzo Settore, il governo ha approvato i decreti: via libera alla riforma

Tre sono i decreti legislativi approvati dal governo e riguardano le misure per il Codice del Terzo Settore, quelle sulla disciplina del 5X1000 e delle norme per l'aggiornamento della normativa sull'impresa sociale. Messe in campo risorse pari a 190 milioni di euro

A circa tre anni dal lancio delle linee guida di Riforma Terzo Settore, i provvedimenti attuativi giungono al traguardo. Codice del Terzo Settore, impresa sociale e cinque per mille sono stati varati in via definitiva dal Consiglio dei Ministri, dopo un confronto costruttivo con le Commissioni delle due Camere che ha consentito di migliorare il testo e rispondere ad alcune esigenze largamente diffuse.

Una riforma importante che riguarda più di 300.000 organizzazioni associative, cooperative e di volontariato e che coinvolge più di 6 milioni di cittadini che dedicano tempo all'impegno volontario.

Una riforma impegnativa per le Istituzioni, che mediante norme di sostegno fiscale e di sviluppo di progetti innovativi, vogliono dare impulso alla crescita di un Terzo Settore trasparente, efficace, radicato nelle comunità e capace di affrontare sfide ambiziose.

La nuova normativa mette a disposizione del Terzo Settore risorse pari a 190 milioni che saranno investite in nuovi incentivi fiscali, nella nascita di un Fondo progetti innovativi, nello sviluppo del Social bonus, nel lancio dei Titoli di solidarietà, oltreché in un incremento della dotazione del Fondo per il Servizio Civile in modo da accrescere, anche per il 2018, i posti disponibili per i giovani che lo vogliono fare.

L'introduzione del Registro Unico del Terzo Settore

Un ruolo essenziale nella nuova regolazione sarà incentrato sul Registro Unico del Terzo Settore: uno strumento che sarà avviato, gestito e aggiornato dalle Regioni ma che utilizzerà un'unica piattaforma nazionale.

L'obiettivo è il superamento della frammentazione e dell'opacità dei troppi registri oggi esistenti: l'accesso al Fondo progetti, al cinque per mille, agli incentivi fiscali sarà possibile solo attraverso l'iscrizione al Registro.

Con il decreto sull'impresa sociale, l'Italia si dota di una normativa particolarmente innovativa: ampliamento dei campi di attività (commercio equo, alloggio sociale, nuovo credito, agricoltura sociale, ecc.); possibile, seppur parziale, distribuzione degli utili e soprattutto incentivi all'investimento di capitale per le nuove imprese sociali: il 30% dell'investimento potrà essere fiscalmente deducibile o detraibile analogamente a come avviene oggi per le startup innovative tecnologiche. Nel mese di luglio prenderà altresì avvio il Fondo di garanzia e per il credito agevolato dedicato proprio alle imprese sociali. Il Fondo ha una dotazione di 200 milioni.

Il Governo con questo provvedimento intende investire sull'innovazione sociale, in modo da rispondere a tanti i nuovi bisogni legati all'invecchiamento della popolazione, all'integrazione dei migranti, allo sviluppo della formazione permanente e all'inclusione dei cittadini più vulnerabili. 

Infine il cinque per mille. Il decreto porta a compimento la riforma strutturale iniziata con la Legge di Bilancio 2015, che ha attribuito risorse in modo stabile per 500 milioni all'anno. Ora si tratta di accelerare i tempi di erogazione, introdurre criteri innovativi nel riparto delle risorse e rendere del tutto trasparente l'utilizzo delle risorse da parte dei beneficiari.

  • Le slides che illustrano la riforma
Azioni sul documento
Pubblicato il 29/06/2017 — ultima modifica 30/06/2017

Stop dalla Regione alle sale da gioco vicino a scuole e luoghi di ritrovo di giovani

Approvate dalla Giunta dell'Emilia-Romagna le modalità applicative della legge regionale sul gioco d'azzardo: niente più sale gioco e sale scommesse nel raggio di 500 metri da scuole e luoghi di aggregazione giovanili, oratori, impianti sportivi, comunità protette e luoghi di culto

Niente più sale da gioco vicine alle scuole. Diventa operativo il divieto di apertura e di esercizio delle sale gioco e delle sale scommesse, ma anche la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito entro una distanza di 500 metri da scuole, luoghi di aggregazione giovanili e di culto. La Giunta della Regione Emilia-Romagna ha infatti approvato, con una specifica delibera, le modalità applicative previste dalla legge regionale sul gioco d’azzardo patologico del 2013, riprese e ulteriormente rafforzate dal Testo unico per la promozione della legalità che ha visto la luce alla fine del 2016.   

Nel testo della delibera vengono definite le sale gioco e le sale scommesse come i punti di raccolta delle scommesse e i punti di vendita con attività di gioco esclusiva o assimilabile, mentre gli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito sono quelli previsti dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, per la cui installazione è necessario il possesso di una specifica licenza. Il divieto previsto si applica sia alla nuova apertura che alle sale giochi e sale scommesse già in esercizio, oltre che alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito presso esercizi commerciali, di somministrazione di alimenti e bevande, nelle aree aperte al pubblico, nei circoli privati ed associazioni. Per nuova installazione, come specifica il documento, si intende il collegamento degli apparecchi alle reti telematiche dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. 

I luoghi sensibili sono gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, i luoghi di culto, gli impianti sportivi, le strutture residenziali o semiresidenziali in ambito sanitario o sociosanitario, le strutture ricettive per categorie protette, i luoghi di aggregazione giovanile e gli oratori. Libertà viene lasciata ai Comuni per individuare altri luoghi sensibili ai quali applicare le disposizioni, ma viene indicato come criterio l'impatto sul contesto e sulla sicurezza urbana, oltre ai problemi connessi con la viabilità, l'inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica. Ogni Comune dovrà svolgere questa valutazione tenendo conto delle caratteristiche sociali ed economiche della popolazione del proprio territorio, e può pertanto portare a classificare come sensibili dei luoghi che in altre realtà non lo sono.

Modalità di calcolo dei 500 metri

La legge regionale prevede che la distanza sia calcolata secondo il percorso pedonale più breve. La misurazione va effettuata dall’ingresso considerato come principale - della sala giochi, della sala scommesse o dell’esercizio in cui l’apparecchio è installato - e quello del luogo sensibile. In occasione di autorizzazione o in sede di applicazione del divieto, nel calcolo della distanza minima vanno tenuti in considerazione anche i luoghi sensibili posti fuori dal territorio comunale.

Mappatura dei luoghi sensibili e tempi per mettersi in regola

Il Comune deve provvedere ad individuare i luoghi sensibili sul proprio territorio entro sei mesi dalla pubblicazione della delibera sul Bollettino ufficiale della Regione Emilia-Romagna e deve individuare le sale giochi e le sale scommesse e tutti gli esercizi autorizzati che ospitano apparecchi per il gioco d’azzardo lecito situati a meno di 500 metri. 

Nella mappatura vanno considerati anche i luoghi sensibili situati nei Comuni del territorio regionale confinanti, acquisendo le relative mappature. Sulla base di questa analisi, il Comune comunicherà ai titolari delle sale gioco e delle sale scommesse ricadenti nel divieto di esercizio l’adozione nei successivi sei mesi dei relativi provvedimenti di chiusura e ai titolari degli altri esercizi con apparecchi per il gioco d’azzardo che si trovano a meno di 500 metri dai luoghi sensibili, il divieto di installazione di nuovi apparecchi e il divieto di rinnovo dei contratti tra esercente e concessionario alla loro scadenza. Su ogni apparecchio installato nei locali mappati il titolare dell’esercizio dovrà indicare in modo chiaramente leggibile la data del collegamento alle reti telematiche e la data di scadenza del contratto stipulato con il concessionario per l’utilizzo degli apparecchi.

Il periodo di sei mesi tra la fine della mappatura e l’adozione dei provvedimenti di chiusura è previsto per contemperare la tutela della salute con l’esigenza di tutela della continuità occupazionale di chi è impiegato negli esercizi soggetti a chiusura.

Per consentire la progressiva delocalizzazione delle sale gioco e delle sale scommesse, agli esercenti che intendano proseguire la propria attività spostandola in zona non soggetta a divieto è concessa una proroga al massimo di sei mesi rispetto al termine. Per beneficiare di questa proroga, i titolari delle attività soggette a chiusura devono presentare entro i sei mesi successivi alla fine della mappatura domanda al Comune competente. 

Nuove autorizzazioni

L’autorizzazione per l’esercizio di sale gioco e sale scommesse non può essere rilasciata se le stesse sono ubicate ad una distanza inferiore a 500 metri dai luoghi sensibili individuati nella mappa del Comune interessato. Analogamente non sarà autorizzata l’installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito.

Autorizzazioni in corso

Per le autorizzazioni già richieste, e non ancora rilasciate alla data di pubblicazione della delibera della Giunta, l’iter sarà sospeso fino alla fine della mappatura, esclusi i casi in cui fosse immediatamente verificabile che la sala gioco o sala scommesse o il locale che chiede l’installazione dell’apparecchio sono ubicati a più di 500 metri dai luoghi sensibili.

Sanzioni

Le funzioni di vigilanza e di controllo sull'osservanza del divieto sono esercitate dal Comune attraverso la Polizia locale. Ferma restando la chiusura delle sale gioco e delle sale scommesse, i Comuni nei rispettivi regolamenti possono prevedere l’applicazione di sanzioni pecuniarie, in caso di accertamento della violazione del divieto di prosecuzione dell’attività. L’accertamento di nuova installazione di apparecchi o di rinnovo dei contratti di utilizzo, in violazione della distanza dai luoghi sensibili, comporta la chiusura dell’apparecchio con i sigilli, oltre che l’applicazione di sanzione amministrative pecuniarie. 

Obblighi di comunicazione

I Comuni, entro diciotto mesi dalla data di pubblicazione della delibera della Giunta regionale, devono trasmettere all’Osservatorio regionale sul Gioco d’azzardo patologico i dati relativi alla chiusura delle sale gioco e delle sale scommesse disposta in applicazione del divieto in oggetto e il numero degli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito sigillati. 

Azioni sul documento
Pubblicato il 29/06/2017 — ultima modifica 29/06/2017

Servizio civile: bandi aperti, la "fotografia" dei partecipanti, le novità

"Una palestra di vita per i giovani". Tutto quello che c'è da sapere e le informazioni suI servizio civile nel focus di approfondimento di Socialzoom. Ecco cosa fa la Regione Emilia-Romagna per promuovere il senso civico. Un video con tutti i dati

E'dedicato al Servizio civile regionale e nazionale il nuovoSocialzoom, lo spazio di approfondimento sul portale della Regione Emilia-Romagna focalizzato di volta in volta su un tema specifico di cui propone dati, spunti, informazioni utili e curiosità.

Dopo lo speciale su biblioteche digitali e fattorie aperte, è la volta, dunque, del Servizio civile, che interessa i giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, ma anche adulti e minori.

Tutti coloro, cioè, che per un periodo della propria vita - alcuni mesi, in relazione al tipo di progetto scelto - desiderano impegnarsi in modo volontario in esperienze di solidarietà e aiuto verso gli altri: dalla protezione civile all’assistenza agli anziani, dalla promozione culturale alla tutela ambientale, solo per citare qualche esempio.

E c’è tempo fino al 26 giugno per presentare domanda di partecipazione al bando del Servizio civile nazionale, che mette a disposizione 47.529 posti, 2.990 dei quali in Emilia-Romagna e 788 all'estero. Su Socialzoom tutte le informazioni utili.

Lo spazio di approfondimento offre poi una dettagliata descrizione di come funziona il Servizio civile nazionale -che in futuro sarà sostituito da quello universale -  e regionale; e proprio sull’esito del recente bando regionale, che ha visto un’ampia partecipazione, vengono forniti i numeri: al momento sono in corso di assegnazione 201 posti in tutta l’Emilia-Romagna e le attività per i primi 41 giovani selezionati prenderanno il via il 19 giugno, mentre gli altri 160 inizieranno il 1° settembre.

Completano lo speciale un video sul servizio civile e un intervento della vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini.

“Lo spirito civico e la coesione sociale- sottolinea Gualmini- sono al tempo stesso il punto di partenza e il risultato finale del servizio civile in Emilia-Romagna, da sempre caratterizzato, per tradizione e cultura, dai valori della partecipazione attiva e dell'impegno disinteressato. Dedicare un periodo della propria vita alla realtà delle istituzioni e delle associazioni sociali, nella fase incerta del passaggio dagli studi al lavoro, è il modo migliore per acquisire una maggiore consapevolezza di sé e dei propri progetti futuri. Abbiamo fatta nostra- prosegue la vicepresidente- la sfida lanciata dal Governo nell'ambito della riforma del Terzo Settore, che mira a rafforzare e rilanciare il Servizio civile, fino ad istituire entro il 2018 il Servizio civile universale. Auspichiamo- conclude Gualmini- di riuscire a fare sempre più del servizio civile un potente antidoto al disinteresse per il bene comune”.

Azioni sul documento
Pubblicato il 13/06/2017 — ultima modifica 14/06/2017

Stop dalla Regione alle sale da gioco vicino a scuole e luoghi di ritrovo di giovani

Approvate dalla Giunta dell'Emilia-Romagna le modalità applicative della legge regionale sul gioco d'azzardo: niente più sale gioco e sale scommesse nel raggio di 500 metri da scuole e luoghi di aggregazione giovanili, oratori, impianti sportivi, comunità protette e luoghi di culto

Niente più sale da gioco vicine alle scuole. Diventa operativo il divieto di apertura e di esercizio delle sale gioco e delle sale scommesse, ma anche la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito entro una distanza di 500 metri da scuole, luoghi di aggregazione giovanili e di culto. La Giunta della Regione Emilia-Romagna ha infatti approvato, con una specifica delibera, le modalità applicative previste dalla legge regionale sul gioco d’azzardo patologico del 2013, riprese e ulteriormente rafforzate dal Testo unico per la promozione della legalità che ha visto la luce alla fine del 2016.   

Nel testo della delibera vengono definite le sale gioco e le sale scommesse come i punti di raccolta delle scommesse e i punti di vendita con attività di gioco esclusiva o assimilabile, mentre gli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito sono quelli previsti dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, per la cui installazione è necessario il possesso di una specifica licenza. Il divieto previsto si applica sia alla nuova apertura che alle sale giochi e sale scommesse già in esercizio, oltre che alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito presso esercizi commerciali, di somministrazione di alimenti e bevande, nelle aree aperte al pubblico, nei circoli privati ed associazioni. Per nuova installazione, come specifica il documento, si intende il collegamento degli apparecchi alle reti telematiche dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. 

I luoghi sensibili sono gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, i luoghi di culto, gli impianti sportivi, le strutture residenziali o semiresidenziali in ambito sanitario o sociosanitario, le strutture ricettive per categorie protette, i luoghi di aggregazione giovanile e gli oratori. Libertà viene lasciata ai Comuni per individuare altri luoghi sensibili ai quali applicare le disposizioni, ma viene indicato come criterio l'impatto sul contesto e sulla sicurezza urbana, oltre ai problemi connessi con la viabilità, l'inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica. Ogni Comune dovrà svolgere questa valutazione tenendo conto delle caratteristiche sociali ed economiche della popolazione del proprio territorio, e può pertanto portare a classificare come sensibili dei luoghi che in altre realtà non lo sono.

Modalità di calcolo dei 500 metri

La legge regionale prevede che la distanza sia calcolata secondo il percorso pedonale più breve. La misurazione va effettuata dall’ingresso considerato come principale - della sala giochi, della sala scommesse o dell’esercizio in cui l’apparecchio è installato - e quello del luogo sensibile. In occasione di autorizzazione o in sede di applicazione del divieto, nel calcolo della distanza minima vanno tenuti in considerazione anche i luoghi sensibili posti fuori dal territorio comunale.

Mappatura dei luoghi sensibili e tempi per mettersi in regola

Il Comune deve provvedere ad individuare i luoghi sensibili sul proprio territorio entro sei mesi dalla pubblicazione della delibera sul Bollettino ufficiale della Regione Emilia-Romagna e deve individuare le sale giochi e le sale scommesse e tutti gli esercizi autorizzati che ospitano apparecchi per il gioco d’azzardo lecito situati a meno di 500 metri. 

Nella mappatura vanno considerati anche i luoghi sensibili situati nei Comuni del territorio regionale confinanti, acquisendo le relative mappature. Sulla base di questa analisi, il Comune comunicherà ai titolari delle sale gioco e delle sale scommesse ricadenti nel divieto di esercizio l’adozione nei successivi sei mesi dei relativi provvedimenti di chiusura e ai titolari degli altri esercizi con apparecchi per il gioco d’azzardo che si trovano a meno di 500 metri dai luoghi sensibili, il divieto di installazione di nuovi apparecchi e il divieto di rinnovo dei contratti tra esercente e concessionario alla loro scadenza. Su ogni apparecchio installato nei locali mappati il titolare dell’esercizio dovrà indicare in modo chiaramente leggibile la data del collegamento alle reti telematiche e la data di scadenza del contratto stipulato con il concessionario per l’utilizzo degli apparecchi.

Il periodo di sei mesi tra la fine della mappatura e l’adozione dei provvedimenti di chiusura è previsto per contemperare la tutela della salute con l’esigenza di tutela della continuità occupazionale di chi è impiegato negli esercizi soggetti a chiusura.

Per consentire la progressiva delocalizzazione delle sale gioco e delle sale scommesse, agli esercenti che intendano proseguire la propria attività spostandola in zona non soggetta a divieto è concessa una proroga al massimo di sei mesi rispetto al termine. Per beneficiare di questa proroga, i titolari delle attività soggette a chiusura devono presentare entro i sei mesi successivi alla fine della mappatura domanda al Comune competente. 

Nuove autorizzazioni

L’autorizzazione per l’esercizio di sale gioco e sale scommesse non può essere rilasciata se le stesse sono ubicate ad una distanza inferiore a 500 metri dai luoghi sensibili individuati nella mappa del Comune interessato. Analogamente non sarà autorizzata l’installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito.

Autorizzazioni in corso

Per le autorizzazioni già richieste, e non ancora rilasciate alla data di pubblicazione della delibera della Giunta, l’iter sarà sospeso fino alla fine della mappatura, esclusi i casi in cui fosse immediatamente verificabile che la sala gioco o sala scommesse o il locale che chiede l’installazione dell’apparecchio sono ubicati a più di 500 metri dai luoghi sensibili.

Sanzioni

Le funzioni di vigilanza e di controllo sull'osservanza del divieto sono esercitate dal Comune attraverso la Polizia locale. Ferma restando la chiusura delle sale gioco e delle sale scommesse, i Comuni nei rispettivi regolamenti possono prevedere l’applicazione di sanzioni pecuniarie, in caso di accertamento della violazione del divieto di prosecuzione dell’attività. L’accertamento di nuova installazione di apparecchi o di rinnovo dei contratti di utilizzo, in violazione della distanza dai luoghi sensibili, comporta la chiusura dell’apparecchio con i sigilli, oltre che l’applicazione di sanzione amministrative pecuniarie. 

Obblighi di comunicazione

I Comuni, entro diciotto mesi dalla data di pubblicazione della delibera della Giunta regionale, devono trasmettere all’Osservatorio regionale sul Gioco d’azzardo patologico i dati relativi alla chiusura delle sale gioco e delle sale scommesse disposta in applicazione del divieto in oggetto e il numero degli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito sigillati. 

Azioni sul documento
Pubblicato il 12/06/2017 — ultima modifica 12/06/2017

Giovani, stop a disagio e bullismo: 2 milioni dalla Regione. Aperti i primi bandi

Dalla Regione 2 milioni di euro per prevenire abbandono scolastico, isolamento, disagio, dipendenza dai social e ludopatia. Finanzieranno progetti realizzati da associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, coop sociali, oratori e parrocchie. Al via le consultazioni nel territorio

Prevenire il disagio, l’abbandono scolastico, l’isolamento, la dipendenza dai social network, la ludopatia. Promuovere l’offerta di opportunità educative per il tempo libero e le diverse forme di aggregazione.

Dalla Regione Emilia-Romagna arrivano nuove risorse per gli adolescenti e i giovani: 1 milione e 950 mila euro, tra 2017 e 2018, che saranno destinati, attraverso quattro distinti bandi, a finanziare su tutto il territorio regionale progetti di sostegno ai ragazzi tra gli 11 e i 24 anni di età. Fondi a cui va aggiunta la compartecipazione finanziaria, circa il 30% dell’importo complessivo, da parte delle realtà coinvolte nella promozione e realizzazione dei progetti: organizzazioni di volontariato, coop sociali, associazioni di promozione sociale, oratori e parrocchie.

Tra le tante iniziative che potranno essere messe in campo, rientrano ad esempio i “Doposcuola”, spesso organizzati dagli oratori parrocchiali, gestiti da volontari (insegnanti in pensione, studenti universitari) per aiutare i bambini a svolgere i compiti; laboratori artistici o musicali, oppure campi formativi sulla protezione civile, con lezioni ed esercitazioni di antincendio boschivo, radiocomunicazioni, soccorso sanitario.

Tour della vicepresidente Gualmini nei territori

Parte intanto da Forlì venerdì 12 maggio, il percorso di partecipazione e confronto condotto dalla vicepresidente della Regione e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini, con tutti i soggetti - istituzionali e non, pubblici e privati - che in Emilia-Romagna si occupano di adolescenza in molteplici ambiti: educativo, formativo, sociale, sanitario, aggregativo, ricreativo, sportivo e culturale.

Il percorso porterà alla definizione di un Piano di azione regionale sull’adolescenza - a partire dall’attuale legge regionale 14 del 2008 - in grado di realizzare interventi e progetti calibrati a favore dei ragazzi più vulnerabili.

Prima tappa, quindi, nella sede del Comune di Forlì di via Ginnasi 15 - Sala blu alle ore 17. Il secondo incontro si svolgerà a Reggio Emilia venerdì 26 maggio alle ore 15 all’Oratorio Don Bosco (via Adua 79).

Progetto “I grandi assenti del welfare” destinato alla Città Metropolitana di Bologna: due bandi in due anni per 750 mila euro

Si chiama “I grandi assenti del welfare. Nuove politiche per i giovani e gli adolescenti in provincia di Bologna” ed è un progetto da 750mila euro che la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna ha assegnato alla Regione per avviare due nuovi bandi, di cui uno prossimo al via e l’altro in programma per la primavera del 2018.

Destinatari sono i soggetti che, nella Città Metropolitana di Bologna, si occupano appunto dei più giovani e degli adolescenti (che nel territorio provinciale sono oltre 116.000): Enti locali, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, oratori e parrocchie. Le risorse, che servono a realizzare progetti educativi e sociali, copriranno due anni: la prima tranche, di 375 mila euro, finanzierà un bando al via nelle prossime settimane; con la seconda, di pari importo, nel 2018 sarà finanziato il secondo bando.

Bando “Giovani generazioni”: 600 mila euro per tutte le altre province

Non solo Bologna. Perché a tutte le altre province emiliano-romagnole è destinato un terzo bando della Regione, “Giovani generazioni”, al via anch’esso in aprile di quest’anno. Vengono sostenuti con 600 mila euro progetti realizzati da soggetti privati (associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, oratori e Enti ecclesiastici) a favore della fascia di età 11-24 anni.

Si tratta di un bando che la Regione aveva già finanziato per sette anni consecutivi (2009-2015) e che ora ripropone, con maggiori risorse del passato, riservandolo a tutte le province con esclusione di Bologna, in quanto beneficiaria dei fondi provenienti dalla Fondazione. Sono oltre 580 i progetti sostenuti nelle edizioni precedenti, che hanno consentito di avviare o rafforzare le attività nell’ambito dell’offerta educativa per il tempo libero: si va dalla promozione di forme di aggregazione (scoutismo e oratori) a iniziative di sensibilizzazione per l’educazione tra pari, che incentivano i ragazzi a interagire e a sostenersi tra loro. Il bando “Giovani generazioni” è confermato anche per la primavera 2018 con un finanziamento di ulteriori 600 mila euro.

I progetti dovranno riguardare azioni di carattere socio-educativo per: migliorare i contesti e gli stili di vita dei ragazzi e il sistema delle loro relazioni con i coetanei e familiari; sviluppare le loro potenzialità; educarli alla legalità, al rispetto per l’altro, ad essere aperti alla diversità e ad esercitare i diritti di cittadinanza.

Primi due bandi: già aperte le domande

Sono  intanto già aperte le domande per i due bandi del 2017 (come detto, altri due ne usciranno nel 2018) relativi ai "Contributi a sostegno di interventi rivolti a preadolescenti, adolescenti e giovani" . Il primo bando, finanziato con i contributi della Fondazione Cassa di risparmio di Bologna, si rivolge in particolare ai giovani e adolescenti (11-24 anni) del territorio della Città metropolitana di Bologna.

Il secondo bando, invece, finanziato direttamente dalla Regione, riguarda gli ambiti territoriali delle altre province, e prevede finanziamenti sia per la progettazione territoriale che per quella di livello regionale-interprovinciale.

Le domande dovranno essere presentate alla Regione Emilia-Romagna entro le ore 13.00 del 7 giugno 2017 (trentesimo giorno successivo alla pubblicazione sul B.U.R.E.R.T. dei bandi).

Qui tutte le informazioni utili per partecipare

PER APPROFONDIMENTI


Azioni sul documento
Pubblicato il 11/05/2017 — ultima modifica 18/05/2017

Giovani, 2 milioni di euro per prevenire abbandono scolastico, isolamento, disagio, dipendenza dai social e ludopatia

Le risorse finanzieranno per il 2017 e 2018 progetti realizzati da associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, coop sociali, oratori e parrocchie. Al via anche consultazioni sul territorio per definire nuove norme contro il disagio giovanile

Prevenire il disagio, l’abbandono scolastico, l’isolamento, la dipendenza dai social network, la ludopatia. Promuovere l’offerta di opportunità educative per il tempo libero e le diverse forme di aggregazione.

Dalla Regione Emilia-Romagna arrivano nuove risorse per gli adolescenti e i giovani: 1 milione e 950 mila euro, tra 2017 e 2018, che saranno destinati, attraverso quattro distinti bandi, a finanziare su tutto il territorio regionale progetti di sostegno ai ragazzi tra gli 11 e i 24 anni di età. Fondi a cui va aggiunta la compartecipazione finanziaria, circa il 30% dell’importo complessivo, da parte delle realtà coinvolte nella promozione e realizzazione dei progetti: organizzazioni di volontariato, coop sociali, associazioni di promozione sociale, oratori e parrocchie.

Tra le tante iniziative che potranno essere messe in campo, rientrano ad esempio i “Doposcuola”, spesso organizzati dagli oratori parrocchiali, gestiti da volontari (insegnanti in pensione, studenti universitari) per aiutare i bambini a svolgere i compiti; laboratori artistici o musicali, oppure campi formativi sulla protezione civile, con lezioni ed esercitazioni di antincendio boschivo, radiocomunicazioni, soccorso sanitario.

Al via anche una consultazione, condotta dalla vicepresidente della Regione e assessore al Welfare Elisabetta Gualmini, per raccogliere proposte ed esperienze utili a definire nuovi interventi normativi contro il disagio giovanile.

Progetto “I grandi assenti del welfare” destinato alla Città Metropolitana di Bologna: due bandi in due anni per 750 mila euro

Si chiama “I grandi assenti del welfare. Nuove politiche per i giovani e gli adolescenti in provincia di Bologna” ed è un progetto da 750mila euro che la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna ha assegnato alla Regione per avviare due nuovi bandi, di cui uno prossimo al via e l’altro in programma per la primavera del 2018.

Destinatari sono i soggetti che, nella Città Metropolitana di Bologna, si occupano appunto dei più giovani e degli adolescenti (che nel territorio provinciale sono oltre 116.000): Enti locali, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, oratori e parrocchie. Le risorse, che servono a realizzare progetti educativi e sociali, copriranno due anni: la prima tranche, di 375 mila euro, finanzierà un bando al via nelle prossime settimane; con la seconda, di pari importo, nel 2018 sarà finanziato il secondo bando.

Bando “Giovani generazioni”: 600 mila euro per tutte le altre province

Non solo Bologna. Perché a tutte le altre province emiliano-romagnole è destinato un terzo bando della Regione, “Giovani generazioni”, al via anch’esso in aprile di quest’anno. Vengono sostenuti con 600 mila euro progetti realizzati da soggetti privati (associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, oratori e Enti ecclesiastici) a favore della fascia di età 11-24 anni.

Si tratta di un bando che la Regione aveva già finanziato per sette anni consecutivi (2009-2015) e che ora ripropone, con maggiori risorse del passato, riservandolo a tutte le province con esclusione di Bologna, in quanto beneficiaria dei fondi provenienti dalla Fondazione. Sono oltre 580 i progetti sostenuti nelle edizioni precedenti, che hanno consentito di avviare o rafforzare le attività nell’ambito dell’offerta educativa per il tempo libero: si va dalla promozione di forme di aggregazione (scoutismo e oratori) a iniziative di sensibilizzazione per l’educazione tra pari, che incentivano i ragazzi a interagire e a sostenersi tra loro. Il bando “Giovani generazioni” è confermato anche per la primavera 2018 con un finanziamento di ulteriori 600 mila euro.

I progetti dovranno riguardare azioni di carattere socio-educativo per: migliorare i contesti e gli stili di vita dei ragazzi e il sistema delle loro relazioni con i coetanei e familiari; sviluppare le loro potenzialità; educarli alla legalità, al rispetto per l’altro, ad essere aperti alla diversità e ad esercitare i diritti di cittadinanza.

Al via un percorso di consultazioni per definire nuovi provvedimenti sul tema adolescenza-disagio

Per sostenere i giovani, le loro famiglie e i servizi nell’affrontare la complessità sociale che caratterizza la vita quotidiana dei ragazzi di questa fascia d’età, la Regione ha deciso di intervenire anche sul piano normativo. È in programma un giro di consultazioni sul territorio che la vicepresidente Elisabetta Gualmini vuole avviare con gli amministratori locali, le associazioni e gruppi di ragazzi in vista di un nuovo provvedimento sul tema adolescenza-disagio.

Il percorso - prime tappe a Forlì 12 maggio, e a Reggio Emilia il 26 maggio - prevede il confronto sulle nuove forme di dipendenza e disagio, in aumento anche in Emilia-Romagna tra i preadolescenti e gli adolescenti: bullismo e cyberbullismo, autolesionismo e abbandono scolastico, accanto a iniziative che valorizzino e promuovano lo sviluppo delle competenze degli adolescenti.


Azioni sul documento
Pubblicato il 13/04/2017 — ultima modifica 08/05/2017

Dalla Regione sblocco di oltre 21 milioni di euro per lo scorrimento dei bandi sulle giovani coppie e l’efficienza energetica degli edifici pubblici di uso sociale

Si esaurisce anche la graduatoria 2010 del bando di edilizia residenziale. Si tratta di fondi provenienti dall’avanzo di Bilancio del 2016

10,4 milioni di euro per il programma che consente alle giovani coppie l’acquisto della prima casa, 6 milioni, invece, per liquidare i contributi assegnati nell’ambito del programma di edilizia residenziale sociale 2010. E, ancora, gli interventi per aumentare l’efficienza energetica e per l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili in strutture pubbliche assistenziali come le case di riposo, i centri di riabilitazione e accoglienza per disabili, le case famiglia: 5 milioni di euro. In tutto 21,4 milioni di euro di fondi statali vincolati che lo Stato ha sbloccato a favore delle Regioni e che la Giunta ha deciso di destinare alle politiche abitative. Le nuove risorse, approvate dalla Giunta regionale nell’ultima seduta, consentiranno di dare continuità agli impegni assunti dalla Regione Emilia-Romagna, fin dai primi mesi di questa legislatura, in merito al problema della vulnerabilità e dell’emergenza abitativa, al sostegno alle giovani coppie per l’acquisto della casa, ai nuclei familiari che hanno difficoltà a ottenere in locazione alloggi a canoni più bassi rispetto quelli di mercato e alla riqualificazione del patrimonio residenziale pubblico.

“Sono estremamente soddisfatta di questo importante risultato della giunta- dichiara la vicepresidente con delega alle politiche abitative, Elisabetta Gualmini-. Siamo riusciti a sbloccare oltre 20 milioni di euro che andranno tutti alle politiche abitative per liquidare i contributi per il bando giovani coppie e per quello sulla povertà energetica, e per rendere finalmente attivabili tutti i progetti. Non era un risultato scontato- sottolinea la vicepresidente-. La Regione Emilia-Romagna ha dimostrato ancora una volta di essere pronta ad agire muovendosi dentro a vincoli non facili di finanza pubblica. Se non fossimo stati efficienti- conclude Gualmini- avremmo perso questa importante opportunità. Ringrazio sia la giunta che i tecnici che lavorano con me”.

Programma di edilizia residenziale sociale

Nel 2010 la Regione Emilia-Romagna ha varato un bando per l’edilizia residenziale sociale, mettendo a disposizione circa 60 milioni di euro con l’obiettivo di finanziare la costruzione di alloggi di edilizia convenzionata-agevolata da assegnare in locazione o godimento permanente, a termine di medio periodo (10 anni) e a termine di lungo periodo (25 anni) a favore di nuclei familiari, in possesso di specifici requisiti soggettivi, che hanno difficoltà a reperire alloggi per uso abitativo primario a canoni accessibili. Circa il 70% delle risorse è destinato alla realizzazione di alloggi da assegnare in locazione o godimento permanente.

Programma per l’acquisto della prima casa da parte di giovani coppie

Si tratta di un programma promosso dall’amministrazione regionale a partire dal 2009 che ha come obiettivo soddisfare più celermente e a condizioni più agevoli di quelle di mercato la domanda di servizi abitativi da parte delle giovani coppie e di altri nuclei familiari che non riescono a trovare una casa adeguata alle proprie condizioni e di sostenere gli operatori economici del settore edilizio particolarmente colpito dalla difficile situazione economica generale che ha manifestato i suoi effetti negativi in questo settore.

Con il decimo bando “Una casa per le giovani coppie e altri nuclei famigliari “ (pubblicato nel mese di novembre 2015), la Regione Emilia-Romagna ha messo a disposizione di giovani coppie e altri nuclei familiari un bonus di 25 mila euro (30 mila per i residenti nei Comuni colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012) per l’acquisto di uno tra i 4.405 alloggi disponibili su tutto il territorio regionale. Lo stanziamento complessivo per finanziare gli interventi del programma tra il 2015 e il 2016 è stato di 13 milioni di euro.

Dal 2009, primo anno di attuazione del programma a tutt’oggi, con l’emanazione di 10 bandi, sono stati investiti 51 milioni di euro che hanno permesso di finanziare l’acquisto di 2.160 alloggi ubicati su tutto il territorio regionale

Programma per migliorare l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili di edifici pubblici di carattere sociale

Nel  luglio 2015, la Giunta regionale dell’Emilia Romagna ha approvato il bando  avente la finalità di ridurre i costi delle fornitura energetica per scopi sociali, attraverso interventi volti a favorire l’ efficientamento energetico e l’ utilizzo di fonti energetiche rinnovabili in edifici di titolarità pubblica pubblici a carattere sociale come Edifici di Edilizia residenziale pubblica, Centri di riabilitazione per anziani e disabili, le Case di riposo, i Centri di accoglienza e le case famiglia.

Si tratta di interventi che riguardano opere di manutenzione straordinaria degli edifici (coibentazione degli edifici, sostituzione degli infissi) e dei relativi impianti di riscaldamento (sostituzione dei generatori con nuovi più efficienti e l’adozione della valvole termostatiche, sistemi di regolazione automatica della temperatura all’interno degli alloggi in relazione agli sbalzi di temperatura esterna), finalizzati  alla riduzione dei costi energetici di gestione a carico degli utenti. Tra le varie tipologie di intervento sono  considerate di particolare interesse  quelle che associano all’intervento di efficientamento l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, sia per la fornitura di energia termica che per la fornitura di energia elettrica (pompe di calore geotermiche, utilizzo dell’energia solare per la produzione di acqua calda ad uso sanitario, utilizzo di energia solare fotovoltaica per la produzione di energia elettrica per l’illuminazione degli spazi comuni ed il funzionamento degli impianti termici). L’agevolazione consiste in un contributo massimo di 25.000,00 euro per alloggio o 350,00 euro per mq di Su (superficie utile). A tale programma la Regione ha destinato,nel 2015, 5 milioni di euro.

Azioni sul documento
Pubblicato il 02/04/2017 — ultima modifica 05/04/2017

Reddito di solidarietà, via libera al regolamento attuativo

Via libera dell’Assemblea legislativa al parere di congruità, a breve il passaggio definitivo in Giunta. Bonaccini: "Siamo impegnati sul fronte della crescita ma nessuno deve essere lasciato indietro". Gualmini: “Superare la condizione di povertà per riconquistare, passo dopo passo, la propria autonomia”

Battute finali per il Reddito di solidarietà. Via libera, in Assemblea legislativa, al parere di congruità tra il regolamento attuativo della legge e lo Statuto regionale: un passo necessario per rendere operativa la misura di contrasto alla povertà assoluta e di sostegno al reddito. 

Un aiuto che la Regione ha voluto introdurre, subordinandolo al possesso di due requisiti: il reddito Isee inferiore ai 3.000 euro e la residenza in regione da almeno 24 mesi. Contemporaneamente, però, il capofamiglia dovrà aderire ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e inserimento lavorativo. Un percorso obbligatorio, da seguire per ottenere, e soprattutto mantenere, il contributo economico - erogato tramite carta prepagata -  fissato da un minimo di 80 euro per i nuclei composti da una sola persona, a un massimo di 400 euro al mese per quelli composti da 5 o più membri.

“Quello di ogg è un passaggio importante nella storia della nostra regione- sottolinea il presidente della Giunta regionale, Stefano Bonaccini-. Siamo impegnati sul fronte della crescita ma nessuno deve essere lasciato indietro. E il reddito di solidarietà va in questa direzione, perché rappresenta uno strumento concreto per combattere la povertà e l’esclusione sociale, recuperando alla piena cittadinanza fasce di popolazione che altrimenti rischierebbero di vivere ai margini della società. È il segno di un nuovo approccio alle politiche sociali, che si fonda sul principio dell’inclusione attiva, ovvero sul vincolo di affiancare al sussidio economico misure di accompagnamento capaci di promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono esclusi”.

“Quando anche la Giunta avrà approvato il regolamento attuativo e avremo concluso la realizzazione del sistema informativo regionale per la gestione e la rendicontazione della misura, potremo rendere operativo, a tutti gli effetti, il reddito di solidarietà nella nostra regione- dichiara la vicepresidente e assessore al welfare, Elisabetta Gualmini-. Desidero ancora una volta sottolineare che quella del Res non è una semplice misura assistenzialistica, che prevede solo la concessione di un contributo in denaro, ma richiede anche l’accettazione e il coinvolgimento della famiglia in un progetto personalizzato e finalizzato a superare la condizione di povertà per riconquistare, passo dopo passo, la propria autonomia”.

Impegni da sottoscrivere

Nello specifico, l’impegno che i beneficiari dovranno sottoscrivere con i Servizi sociali territoriali e, nel caso dell’avvio lavorativo, con i Centri per l’impiego, è quello di svolgere determinate attività, quali: mantenere i contatti con i servizi sociali; dedicarsi in modo assiduo alla ricerca del lavoro e accettare eventuali offerte; partecipare a corsi di formazione o riqualificazione professionale; mandare i figli a scuola, tutelare la propria salute e quella degli altri componenti della famiglia (azioni di prevenzione e cura).
Gli impegni che i destinatari dovranno assumere saranno esplicitati nei singoli progetti che le équipe multidisciplinari dei Servizi sociali elaboreranno sulla base dei bisogni e delle potenzialità di ciascuna famiglia.

Regole per l’accesso, controlli e incompatibilità

Il regolamento stabilisce le modalità per accedere al Res: la domanda deve essere presentata da uno dei componenti il nucleo familiare presso gli sportelli sociali del Comune di residenza, tramite apposito modello corredato da tutte le dichiarazioni individuate nel Regolamento attuativo.

Al momento della domanda, i richiedenti dichiarano i propri dati attraverso documenti ufficiali (ad esempio la dichiarazione Isee) o con l’autocertificazione. Per quanto riguarda i controlli, tutti i dati vengono verificati attraverso le banche dati in possesso dell’Inps o attraverso i dati dei Comuni. La Regione intende attivare un protocollo di collaborazione con la Guardia di Finanza per individuare e punire eventuali false dichiarazioni da parte dei richiedenti il beneficio.
Altre regole riguardano le condizioni di incompatibilità da parte del nucleo familiare per l’accesso alla misura: godimento della nuova prestazione di Assicurazione sociale per l’Impiego (NASpI), l’Assegno di disoccupazione (Asdi), o altro ammortizzatore sociale con riferimento agli strumenti di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria. È inoltre incompatibile la fruizione del Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) da parte del nucleo familiare beneficiario. Nel caso in cui alcuni componenti il nucleo familiare usufruiscano di altri trattamenti economici, anche fiscalmente esenti, di natura previdenziale, assistenziale e indennitaria, per poter accedere al Res il valore massimo di tali trattamenti non potrà superare i 600 euro mensili.

Il reddito di solidarietà dura al massimo un anno; per poterne farne nuovamente richiesta, dovranno passare almeno 6 mesi.
Si incorre nella decadenza dal beneficio in caso di mancata sottoscrizione del patto o degli obblighi previsti dal progetto di attivazione sociale e inserimento lavorativo; oppure in presenza di comportamenti incompatibili con il progetto da parte dei componenti il nucleo familiare (ad esempio non partecipare a corsi di riqualificazione proposti, non garantire la frequenza scolastica dei minori). A tale proposito, il regolamento specifica che saranno i Servizi sociali territoriali, in collaborazione con i Centri per l’impiego, a monitorare il rispetto degli impegni presi dai beneficiari, proponendo se necessaria, la decadenza dal beneficio.

Spetterà ora alla Giunta regionale approvare il Regolamento ed emanare ulteriori provvedimenti attuativi, come i modelli per la presentazione della domanda e per i progetti di attivazione sociale e inserimento lavorativo, oltre alle indicazioni operative di gestione e rendicontazione della misura elaborate dal sistema informativo, ora in via di realizzazione.

Azioni sul documento
Pubblicato il 21/03/2017 — ultima modifica 22/03/2017

Reddito di solidarietà, come ottenerlo. Fino a 400 euro al mese su Carta acquisti prepagata

Il Regolamento attuativo ottiene l’ok in Commissione. Fino a un massimo di 400 euro al mese su un’apposita Carta acquisti prepagata. La vicepresidente Gualmini: “Un altro importante tassello nella lotta della Regione contro la povertà”

Il Reddito di solidarietà fa un altro passo avanti. Dopo l’approvazione della legge regionale 19 dicembre 2016 n. 24 (“Misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito”), ecco che le misure contenute nel Regolamento attuativo messo a punto dall’assessorato  sono state  presentate in Commissione assembleare Politiche per la salute e politiche sociali, che ha espresso parere positivo sul documento.

Andrà da un minimo di 80 euro, per i nuclei composti da una sola persona, a un massimo di 400 euro al mese, per quelli composti da e 5 o più membri, il contributo economico previsto dal Reddito di solidarietà (Res) per le famiglie in condizione di povertà assoluta in Emilia-Romagna. Nuclei familiari di cui almeno un componente sia residente in regione da almeno 24 mesi, con indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) inferiore o uguale a 3mila euro.

Per finanziarlo la Giunta regionale ha stanziato 35 milioni di euro. Il Res potrebbe interessare 80 mila persone che oggi vivono in condizioni di estrema povertà. Soprattutto famiglie composte da giovani coppie con tre o più figli a carico, single, anziani con bassissimo reddito.

I beneficiari della misura saranno coinvolti in un “Progetto di attivazione sociale e di inserimento lavorativo”, con l’obiettivo di favorire l’occupazione delle persone in età da lavoro e di combattere l’esclusione sociale per coloro che non sono nelle condizioni di poter lavorare. L’erogazione del Reddito di solidarietà ai nuclei che l’avranno ottenuto avverrà, bimestralmente, attraverso accredito su un’apposita Carta acquisti prepagata. Il Reddito di solidarietà allarga così la platea di coloro che possono beneficiare del Sostegno all’inclusione attiva (Sia), la misura messa in campo dal governo a livello nazionale e già attiva da alcuni mesi.

Gualmini: “Una strategia che delinea il welfare del futuro”

“Il Regolamento sul Reddito di solidarietà presentato in Commissione è un altro importante tassello dell’ampio pacchetto regionale di politiche per il contrasto alla povertà- afferma la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini-. La misura regionale che l’Emilia-Romagna mette in campo, estende infatti il sostegno al reddito a tutti i nuclei familiari, anche senza minori, o non in grado di accedere alla misura nazionale, ovvero il Sostegno all’inclusione attiva. Quest’ultimo provvedimento- prosegue la vicepresidente- per le famiglie con minori è già partito da alcuni mesi e proprio in questi giorni sono state apportate dal governo importanti modifiche che semplificano i criteri di attribuzione e permettono una più estesa distribuzione. C’è poi la legge 14 della Regione sull’inserimento sociale e lavorativo per le categorie fragili, che sta accendendo i motori dopo il bando che si è recentemente chiuso e che mette a disposizione risorse per 20 milioni di euro, e ora, finalmente, il Regolamento che attua la legge regionale sul reddito di solidarietà. Stanno attivando arrivando ai Comuni finanziamenti europei straordinari del Piano operativo nazionale per personale a tempo determinato e servizi esterni per il sostegno dell’attuazione delle misure contro la povertà. Siamo dunque di fronte a una strategia complessa e articolata- conclude Gualmini- che caratterizzerà il welfare del futuro, tanto più se la legge delega sulla povertà inserisce le politiche contro l’indigenza nei livelli essenziali delle prestazioni”.

Il Regolamento

Nel dettaglio, il provvedimento specifica che l’adesione dei componenti del nucleo beneficiario del Reddito di solidarietà (Res) è condizionato all’accettazione di un progetto di reinserimento sociale o lavorativo. Dura al massimo 12 mesi, superati i quali il Res potrà essere richiesto solo trascorsi almeno altri 6 mesi. Si incorre nella decadenza dal beneficio in caso di mancata sottoscrizione del patto, oppure di mancato rispetto degli obblighi previsti dal progetto di attivazione sociale e inserimento lavorativo, o comunque in presenza di comportamenti incompatibili con il progetto da parte dei componenti il nucleo familiare (esempio: non partecipare a corsi di riqualificazione proposti, non garantire la frequenza scolastica dei minori, ecc.). A tale proposito, viene specificato che spetterà ai servizi sociali territoriali, in collaborazione con i Centri per l’Impiego, monitorare il rispetto degli impegni presi dai beneficiari, proponendo se necessaria, la decadenza dal beneficio in caso di mancato rispetto degli stessi.

Il regolamento, inoltre, stabilisce le modalità di presentazione della domanda per l’accesso: la domanda per ottenere il Res deve essere presentata da uno dei componenti il nucleo familiare presso gli sportelli sociali del Comune di residenza, tramite apposito modello corredato da tutte le dichiarazioni individuate nel regolamento attuativo. Quanto alle modalità di controllo, al momento della domanda i richiedenti dichiarano i propri dati attraverso documenti ufficiali (ad esempio la dichiarazione ISEE) o attraverso autocertificazione. Tutti i dati vengono verificati attraverso le banche dati in possesso di INPS, o attraverso i dati in possesso dei Comuni.

La Regione intende attivare un protocollo di collaborazione con la Guardia di Finanza per individuare e punire eventuali false dichiarazioni da parte dei richiedenti il beneficio.

Altre regole riguardano le condizioni di incompatibilità da parte del nucleo familiare per l’accesso alla misura. Infatti, il Res non potrà andare a chi gode già della nuova prestazione di Assicurazione sociale per l’impiego (NASpI), l’Assegno di disoccupazione (ASDI), o altro ammortizzatore sociale con riferimento agli strumenti di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria. È inoltre incompatibile la fruizione del SIA (Sostegno per l’inclusione attiva) da parte del nucleo familiare beneficiario. Nel caso in cui alcuni componenti il nucleo familiare usufruiscano di altri trattamenti economici, anche fiscalmente esenti, di natura previdenziale, assistenziale e indennitaria, il valore massimo di tali trattamenti non può superare i 600 euro mensili.

 Per approfondimenti

Azioni sul documento
Pubblicato il 21/02/2017 — ultima modifica 21/02/2017

Reddito di solidarietà: fino a 400 euro al mese per 35.000 nuclei familiari. Video di presentazione

In Emilia-Romagna il Reddito di solidarietà è legge: un sostegno concreto per persone e famiglie in gravi difficoltà economiche. Fino a 400 euro al mese per circa 35.000 nuclei familiari. Principi, valori, obiettivi del Res in un primo video. Presto un sito dedicato con tutti gli approfondimenti e le informazioni utili

Il Reddito di solidarietà è legge. L’Assemblea legislativa ha dato il via libera alla legge per il contrasto alla povertà: 72 milioni per la sua applicazione, di cui 35 stanziati dalla Giunta. Si tratta di una misura strutturale, un sostegno concreto per persone e famiglie in gravi difficoltà economiche.  Potrà essere richiesto da nuclei famigliari, anche unipersonali, con ISEE pari o inferiore a 3.000 euro, durerà un anno e bisognerà partecipare a progetti di impegno sociale o di inserimento lavorativo. Si calcola che potrebbero essere circa 80.000 i cittadini ad esserne interessati. Entro 60 giorni il regolamento attuativo.

L. R. n. 24/2016 «Misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito» Bollettino ufficiale n. 378 del 19 dicembre 2016

Ma vediamo i dettagli del RES.

400 euro al mese per circa 35.000 nuclei familiari

Il Reddito di solidarietà introdotto in Emilia-Romagna dopo l’approvazione, in Assemblea legislativa, della legge regionale “Misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito”, proposta dalla maggioranza, Sel e Pd, e passata con i sì di Pd e Sel, l’astensione del M5s, il voto contrario di Ln e Fi (Fdi e AltraEr assenti). Prevede fino a un massimo di 400 euro al mese per un anno, sostegno concreto a chi sta peggio per superare le difficoltà economiche personali e del proprio nucleo familiare. Potrebbe interessare attorno alle 80 mila persone, corrispondenti a circa 35 mila nuclei familiari residenti in Emilia-Romagna in condizione di grave povertà. Famiglie composte soprattutto da giovani coppie con tre o più figli a carico, single, anziani con bassissimo reddito e che nel complesso rappresentano quasi il 2% dei nuclei residenti in regione.

Al Reddito di solidarietà sono stati destinati 35 milioni di euro stanziati dalla Giunta regionale che si aggiungo ai 37 milioni che lo Stato ha erogato all’Emilia-Romagna per il Sostegno all'inclusione attiva (Sia), misura attiva di contrasto alla povertà che la legge di Stabilità 2016 ha esteso a tutto il territorio nazionale e che il Res affiancherà e integrerà.

Sostegno anche a nuclei di una sola persona

Il Reddito di solidarietà regionale amplia però la platea dei potenziali fruitori: nel Sia, infatti, si richiede la presenza all'interno del nucleo familiare di un minore, o di un figlio disabile, o di una donna in stato di gravidanza, condizioni non richieste dal Res, destinato a qualsiasi tipo di nucleo familiare, anche composto da una sola persona, per rispetto del principio universalistico.

Un patto tra Regione e beneficiari

L'accesso al Res dovrà essere accompagnato da un progetto di attivazione sociale e inserimento lavorativo, concordato e sottoscritto dai componenti maggiorenni del nucleo familiare, dal referente del Servizio sociale territoriale del Comune competente e, in caso di proposte per l'inserimento lavorativo, dal Centro per l'impiego. La misura dà quindi luogo a un vero e proprio patto tra erogatori e beneficiari: a fronte della corresponsione del contributo economico, ci deve essere uno specifico impegno del nucleo familiare a perseguire progetti di inclusione sociale e lavorativa. 

I criteri di accesso: Isee pari o inferiore ai 3.000 euro

Possono accedere al Reddito di solidarietà i nuclei familiari, anche unipersonali, di cui almeno un componente sia residente in Emilia-Romagna da almeno 24 mesi, con Isee corrente inferiore o uguale a 3mila euro. Nel caso componenti il nucleo familiare percepiscano altri trattamenti economici di natura previdenziale, indennitaria e assistenziale (pensione, accompagnamento, ecc.), il valore complessivo per il nucleo familiare dei medesimi trattamenti nel mese antecedente la richiesta deve essere inferiore a 600 euro mensili. L'accesso al Reddito di solidarietà è incompatibile con la fruizione da parte di ciascun membro del nucleo familiare della Naspi (nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego) o dell'assegno di disoccupazione (Asdi), o di altro ammortizzatore sociale con riferimento agli strumenti di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria. L'ammontare massimo mensile, come detto, è pari a 400 euro per nucleo familiare. L'intervento sarà concesso per non più di 12 mesi, superati i quali il sostegno potrà essere richiesto solo trascorsi almeno altri 6 mesi. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, la Giunta regionale emanerà un regolamento attuativo della norma.

Come presentare domanda

La domanda per ottenere il Res deve essere presentata da uno dei componenti il nucleo familiare al Comune territorialmente competente, tramite apposito modello corredato dà tutte le dichiarazioni individuate nel regolamento attuativo. Il Res sarà erogato dai Servizi sociali dei Comuni nell'ambito di un percorso concordato, finalizzato a superare le condizioni di difficoltà del un nucleo familiare. All'interno delle misure del progetto di attivazione sociale assumono rilievo: incontri con il servizio sociale; frequenza scolastica; progetti di ricerca attiva del lavoro e di accettazione di offerte di lavoro; iniziative di prevenzione e cura della salute; sostegno dei minori; cura del proprio alloggio. Nel caso di mancata sottoscrizione del patto, di mancato rispetto degli obblighi previsti dal progetto di attivazione sociale e inserimento lavorativo, o comunque di comportamenti, da parte dei componenti il nucleo familiare, incompatibili con il progetto, si incorre in decadenza dal beneficio. Per rendere efficace il nuovo sistema, sono previsti il monitoraggio e un'attenta valutazione degli effetti, in modo da introdurre eventuali correttivi e indirizzare sempre le risorse a disposizione a chi ne ha veramente bisogno.

Bonaccini: “Rimettiamo in circolo la giustizia sociale”  

“Non dimenticare nessuno, guardare a chi ha più bisogno anche solo per aiutarlo a uscire da un periodo di difficoltà: credo che oggi la nostra comunità regionale abbia un’ulteriore, importante ragione per sentirsi orgogliosa e coesa- afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. Con l’istituzione del Reddito di solidarietà centriamo uno dei principali obiettivi e diamo seguito a un altro degli impegni prioritari che avevamo preso, per rimettere in circolo quella giustizia sociale e redistributiva che gli anni della recessione hanno fortemente indebolito, anche in Emilia-Romagna. Stiamo cercando di coniugare sviluppo ed equità, creando occupazione e crescita, come dimostrano gli ultimi dati economici che ci pongono ai vertici nazionali, ma allo stesso tempo investiamo fortemente nella sanità, rinnovando spazi e strutture, strumenti di diagnosi e cura e assumendo oltre 2.500 professionisti e operatori, e nel welfare, e penso ai 30 milioni di euro sbloccati pochi giorni fa per garantire la continuità dei servizi sociali nei territori, aiutare gli inquilini morosi e favorire l’abbattimento delle barriere architettoniche. Investimenti che mettiamo in campo pur in un quadro di finanza pubblica difficile, grazie ai tagli ai costi della politica che abbiamo fatto, alla riorganizzazione interna e ai risparmi attuati con la centrale unica per gli acquisti nella pubblica amministrazione. Una razionalizzazione della spesa che ci ha permesso anche di stanziare i 35 milioni di euro per il Reddito di solidarietà, portando a 72 milioni le risorse complessive disponibili. Uno strumento per contrastare l’emarginazione sociale e recuperare alla piena cittadinanza fasce di popolazione che altrimenti rischiano di vivere ai margini della società, un rischio- chiude Bonaccini- che vogliamo fare di tutto per scongiurare”.

Guarda l'intervista del presidente Bonaccini

Gualmini: “Una risposta anche ad anziani soli e famiglie senza figli” 

“È una legge di equità sociale sostenuta fortemente da questa Giunta, che guarda alla dignità delle persone e al loro reinserimento sociale e lavorativo- spiega la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini-. Una misura a cui ho personalmente lavorato appena entrata in Giunta, affidando subito uno studio serio e approfondito sulle condizioni di disagio diffuse nella nostra regione. Rivendico con forza l'impegno che la Giunta e il Consiglio regionale hanno messo nel capire prima e nel rispondere poi ai bisogni di chi sta peggio. Qui non parliamo di povertà relativa o di fragilità in senso lato, qui parliamo di deprivazione e di povertà estrema, una condizione che non dovrebbe esistere nella nostra regione. Con la destinazione di 35 milioni, così come promesso, nel bilancio regionale- sottolinea Gualmini- riusciamo a fare quello che altre Regioni non riescono a fare e cioè ad estendere le politiche attive contro la povertà anche agli anziani soli e ai nuclei familiari senza figli che altrimenti sarebbero stati esclusi. Si tratta di una vera e propria rivoluzione. Una politica pubblica completamente nuova, anche in Emilia-Romagna, lontana da una logica assistenziale e di mero risarcimento, bensì basata su politiche di reinserimento attivo nel mercato del lavoro o nel mondo della formazione e dell'impegno sociale. Controlleremo da vicino come lo strumento verrà utilizzato e quale sarà la sua efficacia- chiude la vicepresidente della Regione- ma essere arrivati sino a qui è un traguardo di cui essere molto orgogliosi”.

Azioni sul documento
Pubblicato il 25/01/2017 — ultima modifica 25/01/2017

Stanziati dalla Regione oltre 30 milioni di euro per sostenere le fasce sociali più deboli

Sono destinati ad abbattere le barriere architettoniche nelle abitazioni e nei condomini, ad aiutare gli indigenti nel pagamento dell'affitto e ad azioni per contrastare la povertà e l'esclusione. Gualmini: "Vogliamo consolidare una strategia di welfare e protezione sociale certa e priva di interruzioni, cosi come l'Emilia-Romagna da sempre ha fatto”.

Fondi per abbattere le barriere architettoniche presenti in abitazioni e condomini, con l’accoglimento di tutte le richieste arrivate; aiuti alle famiglie - fino a un massimo di 12 mila euro pro capite - per saldare le rate scadute dell’affitto e, ancora, il sostegno ai servizi sociali e sociosanitari sul territorio, a partire da quelli per l’infanzia e i nuclei famigliari, per contrastare la povertà e l’emarginazione. Il tutto grazie allo stanziamento di oltre 30 milioni di euro destinati a misure per le fasce sociali più deboli.

Nella seduta di ieri, infatti, la Giunta regionale ha approvato tre atti che per il 2016 assegnano ai Comuni e alle loro forme associate rispettivamente 1,6 milioni di euro del Fondo regionale per la concessione di contributi a fondo perduto destinati all’eliminazione di barriere architettoniche in edifici privati, 23 milioni del Fondo sociale regionale per evitare l’esclusione sociale e i quasi 6 milioni di euro del Fondo nazionale per la morosità incolpevole stanziati dallo Stato e messi a disposizione dell’Emilia-Romagna per quest’anno.

"Liberiamo oltre 30 milioni di risorse per interventi nel sociale. Risorse fresche che rispondono ad esigenze concrete- afferma la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con delega al Welfare, Elisabetta Gualmini-. In primo luogo, per il secondo anno consecutivo finanziamo tutte le richieste di interventi sulle barriere architettoniche raccolte dai Comuni dell'Emilia-Romagna, con 1,6 milioni, visto che questa Giunta ha deciso di ripristinare dopo anni di silenzio il fondo regionale per un obiettivo così importante a favore di categorie disagiate. Poi- prosegue- trasferiamo ai Comuni la seconda parte dei finanziamenti legati al fondo sociale per tutte le politiche e i servizi sociali dei territori e, infine, licenziamo le risorse per la morosità incolpevole, cioè per le famiglie che rischiano uno sfratto, purtroppo ancora molto numerose in regione. In questo modo- sottolinea Gualmini- speriamo, in un momento in cui i bisogni sociali delle nostre comunità continuano ad essere tanti, di dare continuità agli interventi dei Comuni e di consolidare una strategia di welfare e protezione sociale certa e priva di interruzioni, cosi come l'Emilia-Romagna da sempre ha fatto”.

Fondo regionale per l’eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche

Un milione e seicento euro in più che va ad aggiungersi a quelli già previsti dal Piano casa (2 milioni di euro). Aumentano in questo modo le risorse contenute nel Fondo regionale, che dispone la concessione di contributi a fondo perduto per abbattere le barriere architettoniche in edifici privati.

L’intervento consente di far fronte alla totalità dei contributi richiesti dalle 516 famiglie che hanno diritto a un contributo in base al fondo regionale istituito con la legge regionale del 2013. Tra le richieste, 394 riguardano persone totalmente invalide, 122 si riferiscono a forme di invalidità parziale.

In Emilia-Romagna, su un totale di 334 Comuni sono 167 a concorrere a determinare il fabbisogno per gli interventi. Rispetto alle singole province, le richieste di contributo arrivano: 19 da Piacenza, 52 da Parma, 65 da Reggio Emilia, 63 da Modena, 127 da Bologna, 27 da Ferrara, 60 da Ravenna, 58 da Forlì-Cesena e 45 da Rimini.

Fondo nazionale per la morosità incolpevole

Quasi 6 milioni di euro stanziati dallo Stato (59,7 milioni di euro ripartiti per il 70% tra le Regioni in proporzione al numero dei provvedimenti di sfratto emessi dell’autorità giudiziaria al 31 dicembre 2015) e messi a disposizione dell’Emilia-Romagna per il 2016 per aiutare i cosiddetti inquilini morosi incolpevoli, ovvero persone non più in grado di pagare l’affitto di casa. Le ragioni possono essere diverse: perché hanno perso il lavoro, perché colpite da una grave malattia oppure perché vittime di un infortunio.

L’aiuto consiste in un contributo pro capite, fino a un massimo di 12 mila euro, che può essere utilizzato sia per saldare le rate scadute dell’affitto sia per far fronte ad alcune mensilità future, in modo da non mettere la famiglia nelle condizioni di ricadere nella morosità. Con il provvedimento approvato dalla Giunta, le risorse vengono distribuite tra 100 Comuni emiliano-romagnoli, 39 dei quali (compresi i capoluoghi di provincia) definiti ad alta tensione abitativa e i restanti 61 ad alto disagio abitativo con più di 10 mila cittadini residenti. Ai Comuni ad alta tensione abitativa, dove nel 2015 sono stati decretati 4.377 sfratti, andranno 4,445 milioni di euro (75% delle risorse previste per il 2016). L’altro 25%, pari a 1,5 milioni di euro, andrà invece assegnato ai Comuni ad alto disagio abitativo con popolazione superiore ai 10 mila residenti dove sono stati emessi 1.168 provvedimenti di sfratto.

Fondo sociale regionale

È di 23 milioni di euro la somma stanziata dalla Regione a favore dei Comuni e loro unioni per i servizi sociali del territorio. Di questi, 7,5 milioni integrano la programmazione 2016 e i rimanenti 15,5 faranno parte della programmazione 2017. L’obiettivo è sostenere in particolare i progetti di contrasto alla povertà estrema e all’impoverimento generato dalla crisi economica, contrastare l’esclusione sociale, favorire l’integrazione sociale degli immigrati, offrire sostegno alle famiglie.

Azioni sul documento
Pubblicato il 06/12/2016 — ultima modifica 06/12/2016

Bimbi al nido solo se vaccinati e servizi educativi più flessibili: adesso c’è la legge

L’Emilia-Romagna è la prima Regione italiana a rendere obbligatorie le vaccinazioni per accedere agli asili. La legge ridefinisce anche il sistema educativo integrato dei servizi per la prima infanzia, rendendoli diversificati e più vicini ai bisogni delle famiglie

Adesso è legge, ed è la prima varata da una Regione italiana: per poter frequentare gli asili nido dell’Emilia-Romagna i bambini dovranno essere vaccinati. Lo prevede il progetto di legge della Giunta regionale di riforma dei servizi educativi per la prima infanzia e approvato oggi dall’Assemblea legislativa con 27 voti favorevoli (Pd), 5 no (M5s) e 10 astenuti (Sel, Ln, Fdi, Fi). L’articolo 6, quello che introduce l’obbligatorietà dei vaccini, è stato votato da Pd, Sel, Fdi, Fi; contrario il M5s, astenuta la Ln. Nel ridisegnare i servizi 0-3 anni, la norma introduce come requisito d’accesso a quegli stessi servizi, pubblici e privati, “l’avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente”, e quindi aver somministrato ai minori l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B.

“Anche in questi giorni abbiamo letto di un contatto col batterio della difterite in Italia e sentito il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, ipotizzare il ritorno della poliomelite, malattie che sembravano sconfitte- afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. La nostra legge è dunque a tutela della salute pubblica, cioè delle nostre comunità, e soprattutto dei bambini più deboli, quelli che per motivi di salute, immunodepressi o con gravi patologie croniche, non possono essere vaccinati e che sono quindi più esposti a contagi. Siamo i primi in Italia ad adottare questa misura, aprendo la strada, visto che altre Regioni intendono fare lo stesso e che se ne parli come di un provvedimento di interesse nazionale. In Emilia-Romagna la percentuale di bambini vaccinati è notevolmente diminuita negli ultimi anni- prosegue Bonaccini-, dal 2014 è scesa al di sotto del livello di sicurezza del 95% e nel 2015 la copertura per le quattro vaccinazioni obbligatorie ha raggiunto il 93,4% rappresentando un potenziale rischio per la salute della collettività. I genitori hanno cambiato atteggiamento verso le vaccinazioni pediatriche, soprattutto per via di informazioni non corrette e prive di basi scientifiche che vengono diffuse in particolare online. Viceversa, noi abbiamo deciso che la salute delle persone va garantita e protetta, non lasciata a improbabili convinzioni o, per usare le recenti parole sui vaccini del presidente Repubblica, Mattarella, a sconsiderate affermazioni prive di fondamento”.

Percentuali scese sotto i livelli di sicurezza

La percentuale di vaccinati che garantisce la migliore protezione a tutta la popolazione deve essere superiore al 95%, limite indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). In Emilia-Romagna tale copertura è stata del 93,4% nel 2015 dopo essere scesa al di sotto di quella richiesta nel 2014, quando arrivò al 94,5%. Nel 2010 era al 96,5%. L’anno scorso solo i territori di tre Ausl sono risultati al di sopra del 95%: Imola, la più alta, con il 95,8% (rispetto al 95,3% del 2014), Parma con il 95,6% (95% l’anno precedente) e Piacenza sempre con il 95,6% (95,7%). Al di sotto tutte le altre: Modena col 94,1% (dal 94,7% del 2015), Reggio Emilia col 93,7% (95,2%), Ferrara col 93,6% (96,1%) e Bologna col 93,5% (95,2%). Dati ancor più negativi per la Ausl unica della Romagna, che sempre nel 2015 ha fatto registrare una copertura pari al 92,3% rispetto al 91,1% dell’anno precedente. Prendendo le singole aree, si ha Rimini con l’87,5%, in leggera salita rispetto all’87,3% del 2014, poi Cesena con l’89,4% (92,5%), Forlì con il 93% (94,5%) e Ravenna con il 94,3% (95,2%) (in allegato l’andamento della copertura vaccinale nelle singole Ausl nei singoli anni a partire dal 2010).

“Non ci stancheremo mai di ribadirlo: i vaccini sono una delle più importanti scoperte scientifiche nella storia della medicina e rappresentano lo strumento più efficace e sicuro, a livello individuale e collettivo, per proteggere le persone, in particolare i bambini- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi-. La globalizzazione ha determinato l’emergere o il riemergere di malattie infettive importanti e i confini nazionali non sono più una barriera per la loro diffusione. Per questo la battaglia per le vaccinazioni deve continuare, per non perdere quello che si è conquistato in questi decenni. Come Regione crediamo fortemente, e quindi investiamo costantemente, nella prevenzione: in quest’ottica i vaccini costituiscono indubbiamente gli interventi di maggiore efficacia”.

Gualmini: "Ammodernato il sistema di welfare per i bambini"

Per quanto riguarda più in generale i servizi educativi per la fascia di età da 0 a 3 anni, la riforma tocca un sistema regionale fatto di 1.199 servizi per oltre 32.500 bimbi iscritti. Punti cardine della nuova legge sono più garanzia dell’equità e della qualità dei servizi, peraltro sottoposti a processi di valutazione; l’accreditamento delle strutture private, sinora mai attuato, che viene semplificato ma reso più efficace e che si aggiungerà all’autorizzazione, per un’offerta educativa più trasparente; la formazione del personale e la nuova collocazione dei coordinamenti pedagogici presso i Comuni capoluogo a seguito del superamento del ruolo delle Province.

“Nello scrivere questa legge- spiega la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini- ci siamo messi dalla parte degli amministratori dei Comuni dell’Emilia-Romagna, degli operatori e degli educatori del sistema integrato. Li abbiamo incontrati e ascoltati perché volevamo metterci in discussione, ammodernando il nostro sistema di welfare per i bambini e rispondendo a nuove sfide senza dar nulla di scontato. Con questo intervento- prosegue la vicepresidente- manteniamo ciò che di buono è stato fatto in passato e confermiamo il valore del nido classico. In più, diamo valore anche a soluzioni diverse sempre incentrate sul progetto pedagogico. Il nostro obiettivo è mettere al centro le relazioni e la cura dei bambini creando comunità, dando forza alla formazione e garantendo condizioni di lavoro dignitose. Approvata la legge- conclude- deriveranno poi i regolamenti attuativi e il nostro impegno continua nella stessa direzione”.

La riforma dei servizi educativi per la fascia da zero a tre anni

Nella legge si ridefinisce il sistema educativo integrato dei servizi per la prima infanzia, flessibile e diversificato, con al centro il nido classico, con orari part-time e tempo lungo, inteso come principale servizio educativo con la doppia funzione formativa e di cura per i bambini e di sostegno delle famiglie. Intorno al nido, una rete di servizi più flessibili (sperimentali, domiciliari, integrativi, spazi genitori-bambini) e più diversificati nelle proprie modalità organizzative per andare incontro a nuovi bisogni e alle scelte educative delle famiglie. Il provvedimento riafferma la responsabilità degli Enti pubblici, nelle loro funzioni di controllo e regolazione dei servizi educativi, per avere elementi minimi comuni rispetto alla qualità pedagogica, alla tutela sanitaria, alle modalità di accesso e ai criteri di contribuzione, e introduce:

- processi di valutazione della qualità dei servizi e la valorizzazione del ruolo dei coordinamenti pedagogici territoriali, ora collocati presso i Comuni capoluogo;

- formazione del personale, ancor più importante per coloro che esercitano professioni di grande responsabilità dovendo interagire con i bambini;

- semplificazione e accelerazione delle procedure per l'assegnazione dei finanziamenti regionali ai servizi;

- riferimento alla legge 107/2015, che inserisce i servizi 0/3 a tutti gli effetti all'interno del percorso di istruzione: questo significa valorizzare dell'esperienza dei servizi educativi e rafforzare i collegamenti con le scuole dell'infanzia;

- accreditamento dei servizi. Già previsto dalla legge del 2000 e mai realizzato, diventa ora condizione essenziale per poter usufruire dei finanziamenti regionali da parte di chi gestisce servizi privati. Fulcro dell'accreditamento, concesso dal Comune, è la valutazione della qualità del servizio in base a una serie di requisiti che verranno esplicitati nella direttiva sull'accreditamento quali il progetto pedagogico, la presenza del coordinatore pedagogico e l'adozione di strumenti di auto-valutazione del servizio oltre a un adeguato numero di ore di formazione del personale.

Il sistema educativo in Emilia-Romagna

Il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna è rappresentato da nidi d’infanzia che possono accogliere bambini in età 3-36 mesi, sia a tempo pieno che a tempo parziale, organizzati con modalità diversificate in riferimento sia ai tempi di apertura (tempo pieno e part-time) sia alla loro ricettività; dai servizi domiciliari organizzati in piccoli gruppi educativi; da quelli integrativi, come lo Spazio bambini e i Centri per bambini e genitori.

Secondo i dati regionali riferiti all’anno educativo 2015-2016, in Emilia-Romagna sono 1.199 i servizi per la prima infanzia, 32.532 bambini iscritti. La scelta delle famiglie attualmente si è orientata per il 91,9% sul nido d'infanzia e per il restante 8,1% sui servizi integrativi (2,7% Spazio bambini; 2,8% Centro bambini e genitori; 1,5% domiciliari; 1,2% sperimentali).

Vaccini: entro un mese le regole attuative, fino a maggio-giugno 2017 per mettersi in regola

Oggi in Italia l’obbligo riguarda 4 vaccinazioni, e precisamente contro la poliomielite, la difterite, il tetano e l’epatite B. Per preservare lo stato di salute “sia del minore sia della collettività” con cui il minore stesso viene a contatto, “costituisce requisito di accesso ai servizi educativi e ricreativi pubblici e privati l’avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente”. E’ quanto sancisce l’articolo 6, comma 2, della nuova legge regionale dell’Emilia-Romagna, specificando che, ai fini dell’accesso, la vaccinazione deve essere omessa e differita solo in caso di pericoli concreti accertati per il bimbo, “in relazione a specifiche condizioni cliniche”. Entro un mese dall’entrata in vigore della legge la Giunta regionale, attraverso un provvedimento apposito, specificherà “le forme concrete di attuazione” del comma sui vaccini. Per l’accesso al nido, i genitori dei bimbi non ancora vaccinati avranno tempo per presentare il certificato di avvenuta vaccinazione fino a quando non sarà accettata la domanda d’iscrizione (maggio-giugno 2017, data che varia a seconda del Comune di appartenenza). Parallelamente, la Regione si impegna a rafforzare azioni, interventi di comunicazione e informazione sull’importanza delle vaccinazioni.

Tale requisito d’accesso per i nidi è appunto stato introdotto perché i bimbi che frequentano delle comunità hanno un maggior rischio di contrarre malattie infettive, rischio che aumenta notevolmente in presenza di basse coperture vaccinali, dal momento che virus e batteri circolano maggiormente. Dunque, è importante vaccinare per proteggere tutti i bambini (in forza della cosiddetta “immunità di gregge”, o herd immunity), a maggior ragione i più deboli (immunodepressi, con gravi patologie croniche, affetti da tumori): per loro l’unica possibilità di frequentare la collettività è che tutti gli altri siano vaccinati.

PER APPROFONDIMENTI


Una nuova legge per i nidi dell'Emilia-Romagna

Azioni sul documento
Pubblicato il 22/11/2016 — ultima modifica 23/11/2016

Adolescenti, “occorre mettere insieme gli sguardi per averne una visione completa”

Intervista a Mariateresa Paladino del Servizio Politiche familiari, infanzia e adolescenza della Regione sul rapporto di monitoraggio che compone il ritratto degli under 20 in Emilia-Romagna: “Deve essere la base per un confronto tra istituzioni, ragazzi e famiglie”

“Progetto Adolescenza”:  se ne è discusso nei giorni scorsi durante un convegno in Regione per fare il punto sui primi 1000 giorni di attività. A tre anni dall’approvazione delle Linee guida sulla promozione del be­nessere e la prevenzione del rischio in adolescenza, la Regione ha fatto una prima valutazione sullo stato di attuazione del progetto e costruito un profilo degli adolescenti che vivono sul territorio regionale. Di grande interesse, la presentazione del rapporto di monitoraggio che compone il ritratto degli under 20 in Emilia-Romagna. Sul tema abbiamo intervistato Mariateresa Paladino del Servizio Politiche familiari, infanzia e adolescenza della Regione:“Deve essere la base per un confronto tra istituzioni, ragazzi e famiglie”.

La visualizzazione del mondo giovanile nelle “Mappe degli adolescenti in Emilia-Romagna” fornisce un’immagine composita e offre molti spunti di riflessione sugli stili di vita degli under 20. Quale utilizzo si deve fare di queste mappe?

“Lo scopo di questa proposta operativa è di costruire un terreno di confronto tra operatori, famiglie e adolescenti. In particolare, vuole offrire una bussola ai Progetti Adolescenza territoriali affinché la costruzione di un profilo adolescenti in ambito locale possa divenire un valido strumento da condividere con tutti i soggetti che lavorano con e per gli adolescenti. E’ inevitabile che ciascuno si soffermi sugli aspetti più vicini alle proprie competenze. Per questo è fondamentale mettere insieme tutti gli sguardi per avere una visione il più possibile completa”.

Quali fonti sono state utilizzate per la ricerca?

“Le mappe sono state costruite attingendo a fonti molto diverse di tipo qualitativo e quantitativo, di livello nazionale, regionale e locale. E’ importante sottolinearlo per capire che i dati vanno considerati uno per uno e che le fonti non sono omogenee. Per esempio, il dato che mostra come più dell’80 per cento degli adolescenti sia disponibile ad andare all’estero per lavorare non fa riferimento ai giovani dell’Emilia-Romagna in particolare, ma è un dato nazionale derivato da un sondaggio Doxa. Sono tutti spunti importanti da cui partire per adeguare i servizi o fornirne nuovi. Il quadro che emerge dalla lettura delle mappe non ha la pretesa di fornire un’analisi puntuale del mondo adolescenziale ma di aprire una riflessione e un confronto che comprenda tutte le dimensioni di vita dell’adolescente in Emilia-Romagna”.

Gli spunti su cui fare un approfondimento sono tanti, dai comportamenti sessuali all’uso di farmaci e sostanze, alle abitudini alimentari, all’interazione con gli adulti e la comunità dei pari. Quali ritiene più significativi?

“Le piste importanti sono diverse. Sulla sessualità, colpisce non solo che sia in calo l’uso del preservativo (-15%), ma anche che molti ragazzi lamentino le scarse conoscenze in materia: il 15% delle femmine e il 10% dei maschi non si considera sufficientemente informato rispetto alla sessualità. Su questo aspetto i servizi possono certamente lavorare oltre quanto già fanno con il programma “W  l’amore”, per esempio. Fa riflettere anche il numero di 194 interruzioni di gravidanza nel 2014 tra le adolescenti in Emilia-Romagna che, sommato ai 93 parti registrati tra le under 20, dimostra quanto ancora ci sia da lavorare sull’informazione sessuale”.

Anche sull’alimentazione corretta occorre continuare a lavorare…

“Sì, non bisogna sottovalutare che solo il 17% dei ragazzi consuma in maniera sufficiente frutta e verdura, mentre il 23% mangia dolci tutti i giorni. Tipica dell’età è invece la percezione non corretta del proprio corpo: sentirsi 'grassi' aumenta con la crescita, specie tra le ragazze, tanto che il 42% delle adolescenti è a dieta contro il 14% dei maschi. Con l’età aumenta anche il consumo di alcol ed è da tenere in attenzione il fatto che il 32% dei giovani nell’ultimo mese abbia almeno una volta consumato cinque unità alcoliche in una sola occasione”.

Altre indicazioni importanti vengono dall’andamento scolastico.

“La scuola è fonte di sostegno sociale e influenza fortemente il livello d’autostima. Da tenere in considerazione è l’abbandono scolastico che vede il suo picco nei primi due anni della scuola superiore, con un 11% nel primo anno. Il ritardo scolastico, dovuto alla perdita di anni per bocciature o altro, raggiunge il 35% negli istituti professionali, e l’attenzione deve rivolgersi anche ai ragazzi stranieri, che frequentano in prevalenza proprio i professionali. Senza dubbio c’è bisogno di un maggiore accompagnamento scolastico, occorre sostenere la scuola nel lavoro di formazione”.

Di solito si pensa che ci sia spesso commistione per i ragazzi tra mondo reale e mondo virtuale. E’ così?

“Tutti i dati vanno letti nel giusto contesto d’appartenenza. Dalla ricerca emerge che le modalità per contattare gli amici sono quasi sempre virtuali, però gli amici veri sono quelli che i ragazzi frequentano di persona. Hanno chiaro il confine tra conoscenza sui social e amicizia che viene coltivata nella vita reale. Nell’uso del tempo libero internet e i social media aumentano con l’età. Quello che conta è che lo strumento non diventi esclusivo o offensivo come nelle forme di cyber bullismo, che colpisce più le ragazze dei maschi. Insomma, questi sono tutti spunti su cui vale la pena di soffermarsi e di unire le risorse per una programmazione pubblica sui bisogni e le risorse di tutti gli adolescenti del territorio”.

 

Azioni sul documento
Pubblicato il 21/11/2016 — ultima modifica 21/11/2016

Studiosi, solidali ma anche bullismo e psicofarmaci: ritratto degli under 20

Un’indagine promossa dalla Regione traccia un profilo degli adolescenti emiliano-romagnoli. La vicepresidente Gualmini: “Sostenere le associazioni, gli oratori e tutte le realtà che lavorano per l'adolescenza”

Luci e ombre nel ritratto degli adolescenti dell’Emilia-Romagna. La fotografia degli under 20 è stata tracciata dal rapporto di monitoraggio sul “Progetto adolescenza”, presentato nel corso di un convegno in Regione per fare il punto sui primi 1000 giorni di attività del Progetto. A tre anni dall’approvazione delle Linee guida sulla promozione del be­nessere e la prevenzione del rischio in adolescenza, la Regione ha dunque fatto una prima valutazione sullo stato di attuazione del progetto stesso e costruito un profilo degli adolescenti che vivono sul territorio regionale.

Durante il convegno sono stati presentati due diversi documenti: il rapporto di monitoraggio sul Progetto adolescenza, finalizzato a sviluppare interventi di promozione e prevenzione nei vari contesti di vita degli adolescenti, in continuità, ove necessario, con i percorsi di cura, e uno studio della popolazione adolescenziale emiliano- romagnola.

I dati

I ragazzi e le ragazze tra gli 11 e i 19 anni che vivono in regione sono 381mila e rappresentano l’8,5% del totale della popolazione. Per il 51,7% sono maschi,  per il 48,3 % femmine, per il 13% stranieri.

Nel 2015/2016 il tasso di scolarità, si attesta su una media regionale del 95,9%.

Psicofarmaci e bullismo, problemi da affrontare

Diversi sono gli aspetti che destano preoccupazione riportati dal monitoraggio. A cominciare dal dato che  il 45% degli adolescenti assume farmaci, perlopiù autoprescritti,  almeno una volta alla settimana. Il 13% delle ragazze e il 6% dei ragazzi assume inoltre psicofarmaci non prescritti. Sono 404 i minori in carico ai Servizi per le dipendenze patologiche e l’uso di sostanze stupefacenti è variegato (25% cannabis; 4% cocaina; 4% allucinogeni; 4% stimolanti; 1,5% eroina). Tra le dipendenze patologiche rientra anche il gioco d’azzardo. In crescita soprattutto la percentuale di rischio tra i quindicenni  maschi (4,4%), 0,9% nelle femmine.  Molti adolescenti sono anche vittime di bullismo (il 20% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni ha subito episodi di sopraffazione) e, soprattutto, del non meno insidioso cyberbullismo: il 35% delle ragazze e il 22% dei ragazzi dichiara: “Qualcuno ha raccontato cose spiacevoli sul mio conto”; il 34% delle femmine e il 28% dei maschi segnala che “Qualcuno mi ha detto cose spiacevoli”. Attenzione merita anche l’educazione alimentare, che non sembra così diffusa tra gli under 20: solo il 17% consuma frutta e verdura a sufficienza. I ragazzi in carico al sistema sanitario nazionale per disturbi alimentari (DCA) sono raddoppiati nel giro di due anni: nel 2014 erano 219.

Vita sociale e partecipazione

Note più positive vengono dai dati sulla qualità della vita sociale e sull’impegno sociale e la partecipazione. L’83% degli adolescenti dichiara di poter contare sugli amici e di potersi confrontare anche sulle cose più intime. L’11% delle ragazze e il 10% dei ragazzi fanno attività di volontariato, preferibilmente con gruppi organizzati. Al Servizio Civile, tra il 2004 e il 2016, hanno partecipato 15.400 ragazzi e ragazze.

Gualmini: “Dalla Regione un sostegno a tutto il mondo che si occupa dell’adolescenza”

“La mappa degli adolescenti dell'Emilia Romagna ci racconta cose molto importanti: sta aumentando la dispersione scolastica, il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. Ma sta anche crescendo la conflittualità familiare che si ripercuote direttamente sui minori e c'è bisogno di maggiore integrazione- sottolinea la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al welfare, Elisabetta Gualmini-. Dall'altro lato, osserviamo anche segnali molto positivi come la  maggiore voglia di impegnarsi nel servizio civile e nelle iniziative di solidarietà. Come Regione- ha dichiarato la vicepresidente-  vorremmo da un lato aiutare e sostenere, seppure con i vincoli nell'ambito dei quali dobbiamo muoverci, il variegato mondo delle associazioni, degli oratori e delle diverse realtà pubbliche e private che lavorano a favore dell'adolescenza. Dall’altro- prosegue-  rivedere il quadro delle norme regionali entro cui si sviluppano le politiche per le giovani generazioni in modo da creare un ambiente il più possibile semplice e accogliente per chi vuole operare nel settore.”

Azioni sul documento
Pubblicato il 11/11/2016 — ultima modifica 15/11/2016

Nidi d'infanzia, si cambia: più flessibilità nei servizi alle famiglie e vaccinazioni obbligatorie

Sarà inoltre più semplice il sistema di accreditamento delle strutture. Alla base della riforma che la Regione si appresta a varare le trasformazioni sociodemografiche degli ultimi decenni evidenziate da due ricerche presentate al convegno sui nuovi servizi per l'infanzia: meno nati, meno donne al lavoro, l'aumento della povertà infantile

Nidi d'infanzia, si cambia: una maggiore flessibilità organizzativa dei servizi, un sistema di accreditamento delle strutture educative più semplice, l’introduzione della obbligatorietà delle vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B per l’iscrizione. A determinare la necessità di mettere mano a una legge del 2000, che regola il sistema regionale dei servizi educativi per la prima infanzia, alcune importanti trasformazioni quali la limitata crescita della natalità, l’aumento del tasso di disoccupazione femminile, la crescita dell’incidenza della popolazione straniera, l’incremento della povertà infantile.

Una riforma, quella che la Regione Emilia-Romagna si appresta a varare, che nasce dai territori, al termine del ‘Giro’, il tour attraverso le tante esperienze, spesso positive, dei nidi d’infanzia dell’Emilia-Romagna, compiuto dalla vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini.

Questi, in sintesi, i temi al centro del convegno “I bambini dell'Emilia-Romagna: ne parliamo tutti insieme” che si tenuto in Regione, nel corso del quale si sono confrontati  alcuni tra i più rappresentativi soggetti pubblici e privati attivi nel campo dei servizi per la fascia di età tra 0 e 6 anni, in considerazione dei nuovi scenari demografici e sociali e dei nuovi bisogni delle famiglie.

“Le ricerche che abbiamo presentato oggi hanno confermato le ipotesi e le intuizioni che avevamo avuto come amministratori a inizio mandato – ha dichiarato la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al welfare, Elisabetta Gualmini, a margine del convegno- ci spingono ad andare avanti nella direzione già tracciata. I cambiamenti della nostra società sono stati negli ultimi anni e sono ancora radicali e il sistema dei servizi deve essere in grado di adeguarsi. Da un lato- spiega la vicepresidente- la  maternità, come ci ha illustrato il prof. Dalla Zuanna, non è più una scelta "fatale e ineludibile" e aumentano le donne che volontariamente o involontariamente non hanno figli, contribuendo al calo significativo del tasso di natalità e all'invecchiamento galoppante della popolazione, cosa che richiede un completo ripensamento del sistema dei servizi di welfare. Dall'altro- prosegue Gualmini-  chi sceglie di avere dei figli, e magari più di uno o più di due  si trova, nel caso in cui la situazione occupazionale e reddituale non sia stabile, sempre più a rischio di scivolare nella povertà. La scelta dell'asilo nido infatti, soprattutto sotto ai due anni, continua a rimanere strettamente correlata al reddito familiare, alla presenza o meno di una madre che lavora e al titolo di studio della madre. Questo significa che occorre lavorare sulle tariffe, cercando di contenerle, e su strumenti innovativi che prevengano le condizioni di esclusione  e di povertà dei minori. Ed è proprio questa- conclude- la strada che stiamo scegliendo: in primo luogo lavorare a servizi per la prima infanzia di alta qualità e quanto più possibile aperti a tutti, valorizzando quelle formule  innovative che già sono in essere e che si possono ulteriormente sperimentare per andare incontro alle esigenze di tutte le giovani famiglie, in secondo luogo introdurre alcuni strumenti nuovi per il contrasto alla povertà minorile come il sostegno all'inclusione attiva e il reddito di solidarietà con l'obiettivo specifico di dare una risposta a chi vuole uscire da condizioni di marginalità". 

Una riforma, quella proposta dalla Regione Emilia-Romagna, che riguarda un sistema educativo dai numeri importanti. Sono infatti 232 mila i bambini  emiliano-romagnoli tra zero e cinque anni di età registrati all’anagrafe al 1° gennaio 2016, il 5,20% della popolazione totale dell’Emilia-Romagna (4.448.146). Tra questi, nella fascia 0-3 anni, oltre 30 mila sono iscritti nelle 1.214 strutture educative (nidi, nidi aziendali, micro-nidi e sezioni primavera).

Parte da questi numeri l’analisi a 360° affidata a due ricerche condotte dalle Università di Padova e Modena, i cui risultati sono stati presentati al convegno, che  riguardano, rispettivamente, la  condizione socio-demografica dei bambini di età 0-5 in Italia e in Emilia-Romagna e la relazione tra domanda e offerta dei nidi per l’infanzia nella nostra regione e i fattori che influenzano la scelta dei genitori di iscrivere i propri figli ai servizi educativi. ‘Il Giro’  è anche il titolo del videoracconto sul confronto con gli amministratori locali che raccoglie alcune osservazioni risultate significative per l’elaborazione del progetto di legge.

“Sono fortemente convinto, come amministratore e come medico, dell'opportunità di rendere obbligatorie le vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B come condizione necessaria per l’iscrizione dei bambini ai nidi d'infanzia. Si tratta- ha dichiarato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi-  di una misura di tutela importantissima per i bambini che vivono in comunità, un luogo delicatissimo di incontro dei più piccoli, alcuni dei quali possono essere affetti anche da patologie croniche o immunodepressi. Sono bambini, quindi, particolarmente vulnerabili, che possono subire seri danni se dovessero venire in contatto con patologie che potrebbero essere evitate grazie ad una corretta profilassi vaccinale. In  Emilia-Romagna- precisa l’assessore- l''obbligo della vaccinazione partirà entro l'autunno, ma è ovvio che i bambini non ancora vaccinati non saranno allontanati dai nidi e dalle altre strutture educative. Le famiglie avranno tempo, tutto il prossimo anno scolastico, per adeguarsi. Con questo provvedimento- spiega Venturi-  abbiamo scelto  di responsabilizzare le famiglie nel momento in cui decidono di affidare i loro bambini alle comunità. Voglio infine sottolineare l’importanza di intervenire sulle politiche per l’infanzia senza le quali il saldo, già oggi negativo tra anziani e giovani generazioni, non farà che acuirsi ulteriormente. Una società che non investe nei giovani sarà una società priva di creatività.”

Azioni sul documento
Pubblicato il 30/09/2016 — ultima modifica 02/10/2016

ULTIMOinvito_bambini_ER_r05.pdf — PDF document, 69Kb

Azioni sul documento
ultima modifica 30/09/2016

I servizi educativi che verranno: un convegno e il film "Bambini si diventa"

Intervista a Cristiano Governa, autore del documentario sugli asili bolognesi che verrà presentato al convegno organizzato dalla Regione per il 30 settembre sui nuovi scenari demografici e sociali e i nuovi bisogni delle famiglie: "Il nido è il primo luogo in cui tuo figlio è felice anche senza di te"

"Dall'ascolto dei territori alla condivisione di una riforma" è il sottotitolo del convegno "I bambini dell'Emilia-Romagna: ne parliamo tutti insieme" organizzato dalla Regione nel pomeriggio di venerdì 30 settembre nella sede dell'Assemblea legislativa, Sala Guido Fanti di viale Aldo Moro 50. L'obiettivo è un confronto reciproco con tutti i soggetti pubblici e privati attivi nel campo dei servizi per la fascia di età tra 0 e 6 anni in considerazione dei nuovi scenari demografici e sociali e dei nuovi bisogni delle famiglie. Ne abbiamo parlato con Cristiano Governa, autore del documentario "Bambini si diventa" sui servizi per l'infanzia a Bologna, che verrà proiettato nel corso del convegno.

Come è nata l'idea di questo documentario?
"Da una serie d'incontri, come quello con la neuropsichiatra Marilisa Martelli dell'Ausl di Bologna, attraverso i quali ho scoperto un mondo invisibile, che pure è tutto intorno a noi: quello del supporto che viene dato ai nostri figli negli anni chiave della loro formazione, quando frequentano i servizi per l'infanzia, che in questa città funzionano a dovere. Non mi ero mai fermato a pensare, ad esempio, che il nido è il primo luogo in cui tuo figlio è felice anche senza di te. E' chiaro che per ottenere questo c'è bisogno di una rete educativa - che riguarda anche la salute e il welfare - di supporto alle famiglie".
E' in questo senso che "bambini si diventa", come recita il titolo del suo film? Cioè, attraverso il patto educativo che si crea tra le famiglie e i servizi?
"Sì, credo di avere fatto un gesto anarchico mettendo in luce qualcosa che funziona, e bene, nel nostro territorio, invece di puntare il dito su ciò che non va. L'attenzione e il supporto all'infanzia in una città come Bologna sono di assoluta qualità. E parlo di attenzione e non di eccellenza perché l'attenzione è qualcosa che coinvolge anche noi come genitori, non è solo un servizio erogato con puntualità. Il mio lavoro è stato quello del giornalista, dello sceneggiatore e del documentarista che voleva rendere conto di una realtà di cui spesso non siamo del tutto consapevoli. In questo ho poi trovato l'interesse e l'empatia della vice presidente della Regione Elisabetta Gualmini e della vice sindaco del Comune di Bologna Marilena Pillati".
Il punto di vista è quello del bambino...
"Sì, il documentario comincia prima della nascita quando il bimbo, ancora nella pancia della mamma, si chiede che cosa lo aspetterà fuori. E io credo che a Bologna lo aspetti una città accogliente, dove c'è una forte tradizione di servizi come nidi e asili, ma anche di letteratura e di teatro per l'infanzia, come in poche altre. Questa è una città che permette ai più piccoli di sviluppare la propria identità, di far diventare il bambino un bambino a tutti gli effetti".
Oggi però il mondo cambia rapidamente e anche le esigenze delle famiglie sono cambiate
"Certo, ma mentre tutto cambia intorno a noi bisognerebbe che cambiasse qualcosa anche dentro di noi. Se si trovano accordi, tutti lavorano meglio. Se il percorso è condiviso, si superano gli sbarramenti e si adeguano le situazioni alle nuove esigenze. Non si può pretendere cambiamento senza accordo e condivisione".

 

  MATERIALI DEL CONVEGNO

PER APPROFONDIMENTI

Azioni
Azioni sul documento
Pubblicato il 26/09/2016 — ultima modifica 30/09/2016

Focus sui bambini: un convegno per parlare dei servizi educativi che verranno

I nuovi scenari demografici e sociali e i nuovi bisogni delle famiglie saranno al centro del confronto tra esperti organizzato dalla Regione per il 30 settembre nella sede dell'Assemblea legislativa. Gualmini: “Il nostro pallino, nei territori per ascoltare amministratori e operatori”

"Dall'ascolto dei territori alla condivisione di una riforma" è il sottotitolo del convegno "I bambini dell'Emilia-Romagna: ne parliamo tutti insieme" organizzato dalla Regione nel pomeriggio di venerdì 30 settembre nella sede dell'Assemblea legislativa, Sala Guido Fanti di viale Aldo Moro 50. L'obiettivo è un confronto reciproco con tutti i soggetti pubblici e privati attivi nel campo dei servizi per la fascia di età tra 0 e 6 anni in considerazione dei nuovi scenari demografici e sociali e dei nuovi bisogni delle famiglie.

Dopo l'apertura dei valori da parte del presidente Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e della vice sindaco Comune di Bologna Marilena Pillati, verrà proiettato il film di Cristiano Governa "Bambini si diventa. Gli anni che contano,  quando Bologna eccelleva negli asili... e non solo", regia di Riccardo Marchesini, in parte finanziato dalla Regione, presentato in una conferenza stampa a Bologna dalla vicepresidente della Giunta regionale e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini, e dallo stesso autore.

Un viaggio per Bologna (e non solo) sulle tracce delle energie e delle professionalità del mondo dell'infanzia e, in particolare, dei nidi e delle altre strutture educative dedicate ai bambini più piccoli, da zero a tre anni.

“Questo lavoro è un piccolo viaggio all'interno dell'attenzione e della fatica che in questa regione  è dedicata all'infanzia. Per una volta allora parleremo di  quelli che, in diversi modi e in diverse fasi, si occupano dei nostri figli assieme a noi. Il fatto è che sono bravi. Che fanno fatica. E che in pochi dicono loro grazie, anche senza dirlo, magari semplicemente lasciandoli lavorare in pace”. Con queste parole Cristiano Governa, giornalista, sintetizza il senso del documentario. “Da genitori, e quindi da (involontari) aspiranti nevrotizzatori dei nostri bambini - prosegue - non siamo capaci di ammettere che la crescita e la felicità di nostro figlio non dipende solo da noi, che non siamo soli (o da soli) ad occuparci di chi abbiamo messo al mondo. La felicità dei nostri figli è una forma di pazienza e di fiducia, ma soprattutto non dipende unicamente da noi. Una città che te lo insegna ha fatto tanto per te”.

In Emilia-Romagna sono oltre 30 mila i bambini iscritti nelle 1.214 strutture educative (nidi, nidi aziendali, micro-nidi e sezioni primavera) - dati ufficiali anno 2015 – ed è sempre a loro che si rivolge il progetto di legge regionale della Giunta, il cui iter di approvazione si concluderà presumibilmente entro il mese di ottobre. Una legge-cornice, che recepisce le novità introdotte dalla riforma nazionale (legge 107/2015) e che, insieme alla direttiva sull’organizzazione e il funzionamento che la completerà, punta ad andare incontro anche alle esigenze di un mondo del lavoro diverso dal passato, senza arretrare in nessun modo sulla qualità dei servizi erogati.

Una necessità, quella di intervenire sull’attuale normativa regionale, del 2000, dettata dalla consapevolezza di quanto siano cambiate in questi ultimi anni le esigenze delle famiglie nelle loro molteplici variabili: da quelle con molti figli a quelle mono-genitoriali, a quelle di immigrati, e alle esigenze dei bambini stessi. Problematiche che le amministrazioni locali hanno esplicitato alla Regione negli incontri sul territorio con i sindaci e gli assessori con delega all’infanzia organizzati dalla vicepresidente Gualmini nell’arco di quest’anno.

“L'infanzia è il nostro pallino: anche per questo abbiamo fatto un viaggio per tutta la regione per ascoltare gli amministratori locali e i tanti soggetti che si occupano di questo tema  prima di arrivare all'approvazione della nuova legge regionale per i servizi 0-3 anni- ha dichiarato Elisabetta Gualmini-. Nel lavorare alla legge, abbiamo tenuto conto del mondo che cambia e delle esigenze molto differenziate dei giovani genitori, tenendo in considerazione anche la sostenibilità del sistema. Il progetto di legge regionale- ha spiegato la vicepresidente della Regione- si orienta verso una maggiore flessibilità nel funzionamento dei nidi e dei servizi educativi integrativi, proponendo un modello organizzativo del tipo ‘hub and spoke’:  al centro il nido classico, full time o part time, con orario tradizionale, e intorno una rete di servizi più flessibili (sperimentali, domiciliari, integrativi, spazi genitori-bambini) con orari più elastici”.

Marilena Pillati, vicesindaco del Comune di Bologna con delega all’educazione e alla scuola: “Apprezzo veramente l’attenzione che Elisabetta Gualmini ha posto alle esigenze dei vari territori in materia di servizi educativi, parlando con tutti gli amministratori. Ogni territorio presenta esigenze diverse e si fa portatore di bisogni delle famiglie che non sono uguali per tutti. Riconosco che Bologna è un caso che si differenzia dagli altri. Noi continuiamo ad avere molte richieste per l’accesso ai nidi, anche da parte delle famiglie straniere ma, non è così altrove. Giusto quindi pensare in termini di flessibilità pur nella massima garanzia di qualità dei servizi”. 

Tre sono gli assi di intervento del provvedimento: maggiore flessibilità organizzativa dei servizi, un sistema di accreditamento delle strutture educative semplice, introduzione della obbligatorietà delle vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B per l’iscrizione.

Al centro del convegno “I bambini dell’Emilia-Romagna: parliamone tutti insieme”, in programma per il prossimo 30 settembre a Bologna, ci sarà proprio l’attuale condizione socio-demografica dei bambini 0-6 anni in Italia e in Emilia-Romagna e le conseguenti ripercussioni sui nuovi bisogni e sulle scelte delle famiglie in ordine alla fruizione dei servizi per l’infanzia. A tale proposito, verranno presentati i risultati di due ricerche commissionate dalla Regione rispettivamente all’Università di Padova e a quella di Modena.

Azioni sul documento
Pubblicato il 09/09/2016 — ultima modifica 28/09/2016

"Oltre la strada" contro tratta e sfruttamento premiato da Presidenza del Consiglio

Si è qualificato al primo posto nella competitiva graduatoria nazionale. Dal Dipartimento Pari Opportunità arriveranno 1,3 milioni di euro per finanziare le attività di assistenza e integrazione sociale alle vittime di grave sfruttamento e tratta di esseri umani messe in campo dalla Regione

Dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri arriveranno 1.300.000 euro per finanziare le attività del progetto "Oltre la strada" nei prossimi 15 mesi (valore totale del progetto approvato 1.472.000 euro). Si tratta dell'insieme di iniziative proposte dal Servizio Politiche per l'accoglienza e l'integrazione sociale dell'assessorato alle Politiche di welfare della Regione Emilia-Romagna per contrastare la tratta di esseri umani e agevolare l'integrazione sociale delle vittime di sfruttamento. Il progetto dell'Emilia-Romagna (che vede come partner Comune di Piacenza, di Parma, di Reggio nell'Emilia, di Modena, di Bologna, di Ferrara, di Ravenna, Unione Comuni Valle del Savio, Azienda USL della Romagna, Ervet) si è classificato al primo posto con 95 punti su 100 nella graduatoria nazionale delle 15 realtà territoriali a cui stato concesso il finanziamento.

Nell'ambito del progetto "Oltre la strada", che viene portato avanti dal 1996, la Regione Emilia-Romagna ha programmato per quest’anno e per il prossimo azioni sperimentali e innovative in particolare per la tutela delle donne migranti di origine nigeriana che arrivano nei nostri centri di accoglienza e che sono le principali vittime di tratta e sfruttamento.

Il progetto prevede attività di primo contatto con le popolazioni a rischio di sfruttamento volte alla tutela della salute e all‭’‬emersione delle potenziali vittime di tratta e/o grave sfruttamento sessuale,‭ ‬lavorativo,‭ ‬accattonaggio,‭ ‬economie illegali e matrimoni forzati/combinati con particolare attenzione alle persone richiedenti protezione internazionale o rifugiate.

Inoltre azioni di identificazione dello stato di vittima per il riconoscimento della protezione internazionale e dell’accertamento della sussistenza dei requisiti per l’ingresso nei percorsi di protezione dedicati; azioni di immediata assistenza sanitaria e consulenza legale, di‭ ‬accoglienza residenziale o semi-residenziale; di‭ ‬protezione sociale,‭ ‬assistenza socio-sanitaria,‭ ‬psicologica,‭ ‬legale e consulenze varie con particolare attenzione alla specificità dei minori non accompagnati; di orientamento, alfabetizzazione, formazione e‭ ‬attività mirate all’inserimento socio-lavorativo.

Azioni sul documento
Pubblicato il 18/08/2016 — ultima modifica 18/10/2016

Azioni innovative della Regione contro la tratta e per la tutela delle donne migranti

Nell'ambito del sistema di accoglienza dei profughi in Emilia-Romagna verranno attuate politiche specifiche per proteggere le donne immigrate dai ricatti, dagli abusi, dalle vessazioni e dallo sfruttamento sessuale

 

È attraverso il "Progetto Oltre la Strada" che la Regione andrà in aiuto alle potenziali vittime di tratta presenti all'interno del sistema di accoglienza profughi della nostra regione. Un progetto portato avanti dal 1996 in collaborazione con le Amministrazioni locali e soggetti qualificati del Terzo settore, nell’ambito del quale, in considerazione delle novità normative relative al raccordo tra le Amministrazioni che intervengono in materia di tratta e in materia di asilo, la Regione Emilia-Romagna ha programmato per quest’anno e per il prossimo, azioni sperimentali e innovative per la tutela delle donne migranti di origine nigeriana che arrivano nei nostri centri di accoglienza. 

Lo sfruttamento delle donne nigeriane

Provengono da villaggi poverissimi della Nigeria, in particolare quelli intorno a Benin City, come poverissime sono le loro famiglie. Vendute ai trafficanti dai loro parenti, che vedono in loro una possibilità di riscatto sociale ed economico o in alcuni casi di mera sopravvivenza. Ci sono anche loro tra le migliaia di migranti che ogni anno sbarcano sulle nostre coste e che le reti criminali agganciano al loro arrivo in Italia e seguono nei centri di accoglienza per poi avviarle alla prostituzione. È un altro aspetto, drammatico, dei flussi migratori affrontato a Bologna, nella sede della Regione, nella riunione del Tavolo di coordinamento dell'emergenza profughi che, oltre all’Amministrazione regionale, raccoglie al suo interno anche i 38 principali Comuni emiliano-romagnoli e i rappresentanti del Ministero. Presente anche la Prefettura di Bologna, a cui compete istituzionalmente il coordinamento dell’accoglienza dei profughi. 

Il fenomeno delle ragazze nigeriane (spesso minorenni) vittime di tratta presenti all'interno dei flussi migratori non programmati è divenuto dal 2015 oggetto di forte attenzione a livello europeo, e ha assunto rilevanza nazionale anche mediatica grazie ai report di Enti specializzati e alle operazioni di forze dell'ordine e autorità giudiziaria. Secondo i dati disponibili, il numero delle donne nigeriane arrivate in Italia via mare ha registrato un sensibile incremento rispetto agli anni precedenti: 433 nel 2013, 1.450 nel 2014, più di 5.000 nel 2015; secondo l'organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), almeno l'80% sono destinate allo sfruttamento sessuale. Oggetto di reclutamento tra i migranti da parte di sfruttatori (spesso proprio di origine nigeriana) ci sono anche uomini provenienti dal Pakistan e Bangladesh destinati a forme di sfruttamento lavorativo. 

Le politiche di welfare e accoglienza

“Sono molto soddisfatta dell'incontro di oggi che ha visto ancora una volta Regione, Comuni, Anci, prefettura, protezione civile e sistema sanitario lavorare insieme sul tema dei richiedenti asilo.- ha commentato Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al Welfare e alle Politiche abitative - L'unico modo per affrontare una sfida globale e complessa come quella degli sbarchi è lavorare insieme con molta serietà e senza farsi prendere da insicurezze e paure. I numeri- spiega Gualmini- sono in linea con quelli dello scorso anno, per ora lievemente inferiori, ma per assicurare una accoglienza responsabile e civile, ribadiamo con forza che non possiamo ospitare tutti e buttare sulle spalle dei sindaci dell'Emilia-Romagna impegni a cui non riescono a rispondere. Dunque vigileremo con attenzione affinché il principio dell'equa distribuzione tra le regioni italiane sia sempre rispettato. Oggi - prosegue la vicepresidente - abbiamo anche parlato dell'aumento tra i flussi migratori delle donne vittime di tratta, un vero e proprio sfruttamento di giovani donne a cui viene fatta la promessa di salvarsi arrivando in Europa per poi essere immediatamente inserite in giri criminali di tratta. Ogni donna, ogni ragazza, ogni essere umano che riusciamo a sottrarre a pratiche disumane di sfruttamento, abuso e vessazione è per noi motivo di orgoglio e di successo.” 

I profughi accolti in Emilia-Romagna

Durante l’incontro si è poi fatto il punto sul numero dei migranti accolti dall’Emilia-Romagna, sulle misure da attuare in relazione ai nuovi arrivi a seguito degli sbarchi previsti nel periodo estivo, sulle criticità del sistema di accoglienza nella nostra regione e sui minori non accompagnati.

Secondo gli ultimi dati (20 luglio scorso) messi a disposizione dalle prefetture, dal primo gennaio 2016 ad oggi in Emilia-Romagna sono stati infatti accolti più di 9 mila richiedenti o titolari di protezione internazionale o umanitaria: circa il 7% degli oltre 130 mila sbarcati nel nostra Paese. 8.110 le persone presenti nei Centri di accoglienza straordinaria. Al 31 maggio 2016 (fonte SIM / Ministero Lavoro DG Immigrazione) i minori non accompagnati presenti in Emilia-Romagna e ospitati nelle diverse comunità di accoglienza erano 820, prevalentemente di età compresa tra i 16 e i 17 anni. Le nazionalità più rappresentate sono quella albanese (458 minori), pakistana (52), marocchina (50), nigeriana (30). Oltre a questi vanno considerati i 53 ragazzi temporaneamente ospitati nell’Hub (struttura di prima accoglienza) di via Mattei a Bologna e i 50 nell’Hub minori creato, sempre a Bologna, nelle ex Scuole Merlani in via Siepelunga (dati al 25 luglio 2016).

Sul piano sanitario, la Regione interviene direttamente negli ambulatori presenti nel centro di primissima accoglienza con una prima visita di screening dei profughi, e successivamente, mediante le strutture sanitarie del territorio, alla profilassi vaccinale. Ad oggi sono stati assistiti circa 2.300 profughi, in maggioranza di sesso maschile (90%), con un’età media di 21 anni. Le donne sono in maggioranza nigeriane. 27 quelle in stato di gravidanza.

 

Azioni sul documento
Pubblicato il 26/07/2016 — ultima modifica 26/07/2016

Quasi-amici, il progetto prende il volo e diventa un modello da replicare

La Neuropsichiatria pediatrica dell'ospedale di Carpi e l'Università di Modena e Reggio analizzeranno la sperimentazione con metodo scientifico. L'obiettivo è quello di esportare il modello in altre città e di applicarlo ad altre tipologie di utenti

Dopo i primi sei mesi di sperimentazione, il progetto Quasi-amici nato a Carpi dall'idea del presidente dell'associazione di genitori di ragazzi disabili "Il tesoro nascosto" Nelson Bova e coordinato dal servizio di Neuropsichiatria dell'Asl e dalla cattedra di Psicologia sociale dell'Università di Modena e Reggio Emilia ha fatto il punto con tutti gli attori coinvolti per esaminare i punti di forza e le eventuali criticità. 

Al di là delle più rosee previsioni, il progetto ha dato risultati lusinghieri e si appresta a diventare un progetto scientifico a tutti gli effetti perché gli specialisti dell'Asl e dell'Università individueranno indicatori che serviranno per realizzare scale di valutazione in grado di dare risultati precisi. L'esito verrà illustrato nel corso di un convegno che la dottoressa Emma Avanzi, psicologa dell'Asl di Carpi che segue il progetto, intende organizzare nell'ambito della Settimana della salute mentale a fine ottobre.

Inoltre in autunno l'iniziativa verrà illustrata a Bologna, a Milano e a Roma alla Camera dei deputati con l'intento di esportarla e replicarla. "E' un modello che può essere applicato a qualunque 'diversità', penso agli immigrati o agli anziani o ai senza dimora o alle persone in stato di indigenza", spiega Bova.

In questi primi mesi alcuni genitori delle associazioni coinvolte (oltre a "Il tesoro nascosto", il "Progetto per la vita"), insieme alla psicologa e al docente di Psicologia sociale dell'UniMoRE Loris Vezzali, hanno prima fatto uno screening tra i potenziali quasi-amici normodotati per accoppiarli con ragazzi con disabilità lieve, più o meno coetanei e con affinità di interessi. I giovani volontari provengono dai gruppi scout o sono studenti universitari che maturano anche, in questo modo, crediti formativi. In rete hanno pubblicato i video-diari della loro esperienza di quasi-amici e ai genitori e agli specialisti che li seguono mandano selfie che racccontano i loro momenti di socialità.

Non sempre le coppie sono entrate subito in sintonia, in alcuni casi è stato necessario cambiare il quasi-amico ma, una volta superata l'iniziale diffidenza, molte coppie hanno cominciato a frequentarsi con cadenza settimanale e a comunicare anche quotidianamente con sms, social e chat. Qualcuno ha compiuto il piccolo miracolo di trascinare il ragazzo disabile fuori dal tunnel della depressione facendogli riassaporare il piacere dei rapporti sociali.

In ogni caso si è centrato l'obiettivo di portare i ragazzi con piccole disabilità fuori dalle proprie camerette per una passeggiata nel parco, un cinema o un gelato in compagnia.  E forse per qualcuno di loro si potrà togliere il quasi e definirli, semplicemente, amici.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/07/2016 — ultima modifica 15/07/2016

Sostenere e qualificare i servizi educativi 0-3 anni: ecco i nuovi indirizzi

Approvati in Assemblea i nuovi indirizzi di programmazione per sostenere e qualificare i servizi educativi 0-3 anni. Gualmini: "Contenti di confermare valori e obiettivi da sempre alla base delle nostre politiche per l'infanzia: qualità dei servizi, formazione del personale, centralità dei coordinamenti pedagogici"

Mentre si attende che la riforma sui servizi educativi per la fascia di età 0-3 anni diventi legge, la Regione Emilia-Romagna pensa a garantire il sostegno economico e la qualità dell’offerta educativa in regione. Via libera, quindi,  oggi da parte dell’Assemblea legislativa agli “Indirizzi di programmazione degli interventi per la qualificazione e il consolidamento del sistema integrato dei servizi socio-educativi per i bambini in età 0-3 anni e le famiglie  per l’ anno 2016”, che consentiranno alla Giunta di procedere, semplificando procedure e tempi di assegnazione dei finanziamenti per i servizi pubblici e privati, al riparto delle risorse direttamente ai Comuni e loro forme associative e a modalità di qualificazione del sistema dei servizi attraverso la funzione del coordinamento pedagogico e la promozione di iniziative di formazione.

"Approviamo gli indirizzi 0-3  in attesa che la nuova legge sui servizi alla prima infanzia venga approvata in via definitiva. Siamo contenti di confermare i valori e gli obiettivi che da sempre sono alla base delle politiche per l'infanzia della nostra regione: qualità dei servizi, formazione del personale, centralità dei coordinamenti pedagogici- ha dichiarato Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al Welfare-. I nidi d’infanzia rappresentano il primo esempio nella vita dei nostri cittadini di comunità, in cui si cresce, si impara, ci si relaziona, si sviluppano le proprie potenzialità. Speriamo con la nuova legge di andare con ancora più forza in questa direzione”.

Il documento approvato è valido solo per la programmazione 2016, in attesa che si completi il processo complessivo di revisione organica della normativa nazionale di riferimento per il sistema dei servizi per l’infanzia (sul piano regionale, il riordino istituzionale per la ridefinizione dei nuovi assetti territoriali e, a livello nazionale, l’emanazione dei decreti attuativi della legge n. 107/2015, la cosiddetta legge sulla “Buona scuola”).

L’Atto, gli obiettivi e i contenuti in sintesi

L’impegno della Regione Emilia-Romagna per il 2016, è garantire un sostegno economico alla gestione dei servizi educativi per la prima infanzia. La Regione ripartirà le risorse tra gli Enti locali e loro forme associative in base al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi e, limitatamente ai centri per bambini e genitori, presenti nei singoli territori tenendo conto delle differenti situazioni territoriali, sociali e organizzative. Parallelamente gli "Indirizzi di programmazione", introducono alcune novità sul piano della qualificazione dei servizi educativi che riguardano la nuova collocazione dei coordinamenti pedagogici territoriali, prima in capo alle province e, a seguito del riordino istituzionale, nel Comune capoluogo di provincia (fino al complessivo riordino delle aree vaste) e la formazione permanente degli operatori dei servizi educativi.

Il sistema educativo in Emilia-Romagna
Il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna è rappresentato da nidi d’infanzia che  possono accogliere bambini in età 3 - 36 mesi, sia a tempo pieno che a tempo parziale, organizzati con modalità diversificate in riferimento sia ai tempi di apertura (tempo pieno e part-time) sia alla loro ricettività; dai servizi domiciliari organizzati in piccoli gruppi educativi; da quelli integrativi, come lo Spazio bambini e i Centri per bambini e genitori.

Secondo i dati regionali riferiti all’anno educativo 2014-2015 in Emilia-Romagna i bambini iscritti nei 1.214 servizi educativi della regione sono 33.140, di cui l’82% frequenta i 997 nidi, nidi aziendali, micronidi e sezioni primavera e il restante 7% frequenta i 137 servizi integrativi e gli 80 servizi domiciliari e sperimentali.

Azioni sul documento
Pubblicato il 13/07/2016 — ultima modifica 14/07/2016

Riforma dei servizi educativi 0-3 anni: flessibilità, qualità e vaccini obbligatori

Al via la riforma dei servizi educativi da 0 a 3 anni. Punti di forza: maggiore flessibilità dei servizi, più qualità e obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione. La vice presidente Gualmini: “L’Emilia- Romagna è la terra degli asili nido e questo continuerà ad essere"

Cambia il mondo del lavoro, cambiano le famiglie, che chiedono una maggiore flessibilità nei servizi educativi per la prima infanzia. Va in questa direzione il progetto di legge che la Giunta esaminerà lunedì prossimo, e che riforma il sistema educativo emiliano-romagnolo per la fascia di età da 0 a 3 anni, superando l’attuale normativa, del 2000, nata in un contesto economico e sociale assai diverso da quello di oggi.
Tre sono gli assi di intervento del provvedimento: maggiore flessibilità organizzativa dei servizi, un sistema di accreditamento delle strutture educative semplice, introduzione della obbligatorietà delle vaccinazioni contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B per l’iscrizione.  

Il progetto disegna una legge-cornice, che recepisce le novità introdotte dalla riforma nazionale (legge 107/2015) e che, insieme alla direttiva sull’organizzazione e il funzionamento che la completerà, punta ad andare incontro alle esigenze di un mondo del lavoro diverso dal passato, senza arretrare in nessun modo sulla qualità dei servizi erogati.

Flessibilità degli orari mantenendo alta la qualità dei servizi

“L’Emilia- Romagna è la terra degli asili nido e questo continuerà ad essere anche se- ha detto Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione e assessore al welfare- occorre avere il coraggio di adeguarsi al mondo che cambia e alle esigenze molto differenziate dei giovani genitori, tenendo in considerazione anche la sostenibilità del sistema. Il progetto di legge regionale- ha spiegato la vicepresidente- si orienta verso una maggiore flessibilità nel funzionamento dei nidi e dei servizi educativi integrativi, proponendo un modello organizzativo del tipo ‘hub and spoke’:  al centro il nido classico, full time o part time, con orario tradizionale, e intorno una rete di servizi più flessibili (sperimentali, domiciliari, integrativi, spazi genitori-bambini) con orari più elastici”.

“Fatemi esprimere la mia gratitudine- ha concluso Gualmini-  in primo luogo verso tutti gli educatori che svolgono un lavoro appassionato e rilevantissimo per i nostri bambini più piccoli e, poi a tutti coloro che partecipano alla rete dei servizi”.

La prima Regione a rendere obbligatoria la vaccinazione

“Con questo provvedimento- ha dichiarato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini- teniamo fede a un’altra promessa che avevamo fatto a inizio legislatura: presentiamo un progetto di legge che garantisce e accresce l’altissima qualità del servizio educativo 0/3 anni, che è un nostro fiore all’occhiello, da sempre". Spiegando le ragioni che hanno ispirato il provvedimento, il presidente ha sottolineato che “nella nostra regione vi sono due aspetti rilevanti: l’alta percentuale di accoglienza dei bimbi nei nidi e l’occupazione femminile. Credo che questo provvedimento vada nella direzione di rispondere positivamente a questi temi, rafforzando le opportunità e rispondendo alle esigenze di una società che è profondamente cambiata negli ultimi anni. Allo stesso tempo, manteniamo molto alta la qualità dei servizi e diamo la possibilità di creare nuovi posti di lavoro”.

Per quanto riguarda l’obbligatorietà delle vaccinazioni, previste nel progetto di legge per accedere ai servizi educativi 0-3, Bonaccini ha detto che “il presupposto è chiaro: abbiamo a cuore la salute dei bambini, a partire dai più deboli e dai più fragili. Dobbiamo tutelare, è nostro dovere, i bambini immunodepressi, affetti da gravi patologie, malati di tumore: vaccinando tutti proteggiamo anche loro, che ne hanno ancora più bisogno. Non vogliamo mettere vincoli inutili ma, al contrario- ha concluso Bonaccini-, garantire il massimo della salute alla nostra comunità. Siamo la prima Regione e farlo e lo facciamo con convinzione”.

La riforma istituisce anche un  sistema di accreditamento per i servizi educativi: chi vorrà ricevere finanziamenti pubblici  potrà contare su un percorso più snello, assai diverso da quello vigente nel sistema socio-sanitario. Alle strutture che vogliono accreditarsi sarà infatti richiesto soltanto il progetto pedagogico,  la presenza di un coordinatore pedagogico  di riferimento e uno strumento di autovalutazione della propria attività. Dal punto di vista della salute, il progetto di legge introduce il rispetto degli obblighi vaccinali per difterite, tetano, poliomielite ed epatite B. E questo sarà un vincolo per l’ammissione ai servizi educativi per la fascia di età 0-3 anni.

“I vaccini, come ha detto recentemente  il presidente dell’Istituto superiore di sanità, sono la tecnologia sanitaria più sicura che l’uomo abbia mai inventato- ha sottolineato Sergio Venturi, assessore regionale alle Politiche per la salute-. Da parte nostra, abbiamo già avuto un incontro con i gestori dei servizi educativi, pubblici e privati: hanno espresso soddisfazione per questo provvedimento, lo considerano una salvaguardia importante per la comunità. La settimana prossima incontriamo i responsabili delle società scientifiche. E’ importante che la copertura vaccinale torni ad essere superiore al 95%, è il segnale che non ci saranno nuovi malati. Sia chiaro, non vogliamo mettere in difficoltà nessuno, né i servizi né tantomeno i genitori: ci sarà tempo tutto l’anno prossimo per adeguarsi. Vogliamo evitare intoppi burocratici, per cui la trasmissione dei documenti che attestano le avvenute vaccinazioni potrà essere gestita direttamente dal Servizio sanitario regionale con i nidi. Sono sicuro- ha concluso Venturi- che questa sia una battaglia di civiltà e che altre Regioni seguiranno il nostro esempio”.

Il sistema educativo in Emilia-Romagna

Il sistema dei servizi educativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna è rappresentato da nidi d’infanzia che  possono accogliere bambini in età 3 - 36 mesi, sia a tempo pieno che a tempo parziale, organizzati con modalità diversificate in riferimento sia ai tempi di apertura (tempo pieno e part-time) sia alla loro ricettività; dai servizi domiciliari organizzati in piccoli gruppi educativi; da quelli integrativi, come lo Spazio bambini e  i Centri per bambini e genitori.

Secondo i dati regionali riferiti all’anno educativo 2014-2015 in Emilia-Romagna i bambini iscritti nei 1.214 servizi educativi della regione sono 33.140, di cui l’82% frequenta i 997 nidi, nidi aziendali, micronidi e sezioni primavera e il restante 7% frequenta i 137 servizi integrativi e gli 80 servizi domiciliari e sperimentali.

Vaccini: una tutela per il singolo e per la comunità
Il progetto di legge - all’articolo 6, comma 2 – introduce quindi il rispetto degli obblighi vaccinali per quelli già considerati obbligatori. Un apposito provvedimento della Giunta regionale darà attuazione a quanto disposto dal progetto di legge. 
Perché questa scelta? Perché i bimbi che vivono in comunità dove il tasso di vaccinazione è basso corrono un rischio ancora più elevato di contrarre le malattie, dal momento che vi è una maggiore circolazione dell’agente infettivo. Alla luce di tutto questo è importante vaccinare per proteggere tutti i bimbi, e a maggior ragione i più deboli (immunodepressi, con gravi patologie croniche, affetti da tumori): per loro l’unica possibilità di frequentare la collettività è che tutti gli altri siano vaccinati, per evitare che le malattie circolino e possano raggiungerli.

La copertura in Emilia-Romagna: un calo di oltre due punti percentuali in due anni
La percentuale di vaccinati che garantisce la miglior protezione a tutta la popolazione deve attestarsi al di sopra del 95%.
In Emilia-Romagna la copertura, per tutte le vaccinazioni, è sempre stata molto buona, una delle migliori in Italia. In particolare per le obbligatorie le coperture, fino agli inizi degli anni 2000, superavano il 98%. Fra il 2009 e il 2010 è iniziata una graduale diminuzione, che si è accentuata particolarmente dal 2013 a oggi, passando dal 95,7% (nel 2013) al 93,4% nel 2015, con una perdita di oltre due punti percentuali in soli due anni. In alcune aree della regione poi, in particolare nel riminese, le coperture sono al di sotto del 90% (87,5% nel 2015).

Azioni sul documento
Pubblicato il 24/06/2016 — ultima modifica 04/07/2016

Empori solidali: convegno in diretta streaming e twitter e un video

Povertà alimentare ed Empori solidali sono al centro del convegno organizzato dalla Regione per oggi, 24 giugno. Ad aprire i lavori l'arcivescovo di Bologna, monsignor Zuppi. Un video sulla realtà dei venti Empori solidali in Emilia-Romagna

Sarà l'arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Maria Zuppi, da sempre attento alle tematiche dell'inclusione sociale e della ridistribuzione dei beni, ad aprire il convegno "Azzerare gli sprechi: povertà alimentare e nuove risorse" organizzato dall'assessorato al Welfare e alle Politiche abitative della Regione Emilia-Romagna venerdì 24 giugno nella sala polivalente Guido Fanti in viale Aldo Moro 50.

Si tratta di un appuntamento importante per presentare un quadro conoscitivo approfondito e dettagliato delle realtà degli empori solidali già attive o in fase di progettazione/apertura sul territorio regionale. La perdurante crisi economica ha costretto in condizioni di povertà nuove fasce di popolazione: per questo è necessario lo sviluppo della rete per la raccolta e la distribuzione di generi alimentari di prima necessità come intervento di emergenza a bassa soglia e come risorsa da attivare per sostenere le situazioni “a rischio”.

Sul tema delle politiche di welfare per contrastare la povertà sul territorio regionale interverrà la vice presidente e assessore al Welfare Elisabetta Gualmini. Sullo  "Spreco alimentare: cause, impatti e proposte" parlerà Andrea Segrè del dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna, mentre sulle risposte del secondo welfare al problema della povertà alimentare in Italia sarà l'intervento di Chiara Lodi Rizzini. del Laboratorio Percorsi di secondo welfare.

La deputata del Pd Maria Chiara Gadda, relatrice della proposta di legge "Disposizioni concernenti la donazione  e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici  a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi" in attesa dell'approvazione definitiva al Senato, illustrerà il composito quadro normativo di riferimento che ricomprende le competenze di tre Ministeri (Agricoltura, Ambiente e Salute) e una parte fiscale molto dettagliata.

Il convegno si concluderà con una tavola rotonda tra amministratori e associazioni sull'esperienza degli empori solidali e altre possibili risposte al disagio alimentare.

Il programma

Iscrizioni on line 

Azioni sul documento
Pubblicato il 16/06/2016 — ultima modifica 24/06/2016

Regione, così cambiano i criteri Erp: più equità, giustizia sociale e rotazioni

No agli alloggi pubblici assegnati a vita, Si alza la soglia Isee per mantenere il diritto alla permanenza e novità anche nel calcolo del canone d’affitto

No agli alloggi pubblici assegnati a vita, per evitare che continui ad abitarvi chi ha maturato redditi superiori o patrimoni ingenti e garantire invece l’ingresso a chi davvero ne ha bisogno, e magari è da tempo in lista d’attesa. Per questo la Regione Emilia-Romagna mette mano, modificandoli, ai criteri per l’assegnazione e la permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) a favore di chi si trova in particolari situazioni economiche.

Una riforma che riguarda soprattutto le condizioni necessarie a mantenere il diritto a risiedere nell’alloggio pubblico assegnato e che punta a creare le condizioni per un’equa rotazione degli ingressi, anche di fronte a casi limite: secondo una stima effettuata da Acer (Azienda casa Emilia-Romagna) attraverso le certificazioni Isee, negli alloggi pubblici si contano 126 nuclei con un valore della situazione patrimoniale superiore a 100mila euro, con i primi 15 che superano i 300mila euro.

Gualmini: "Regole chiare e trasparenti"Gualmini Rossi

“Finalmente dopo tanti anni in cui se ne parla, arriva al termine a una riforma completa e generale dei requisiti di entrata e uscita dalle case popolari. Un nuovo insieme di regole molto chiare e trasparenti che nel medio-lungo periodo creeranno maggiore equità sociale e andranno incontro a chi ha veramente bisogno - afferma la vicepresidente della Giunta e assessore al Welfare e alle politiche abitative, Elisabetta Gualmini -. Si va nella direzione, che da sempre proponiamo, di un welfare temporaneo, dinamico e non per tutta la vita. Confermiamo  che le case popolari sono occupate per il 95% da famiglie che ne hanno tutto il diritto e che  dunque non ci sarà nessun trauma per chi presenta condizioni di difficoltà. Le  persone molto anziane o con disabilità non verranno in nessun modo cacciate. I Comuni gestiranno la fase di transizione con scivoli e mitigazioni ad hoc. Ma, in prospettiva, il segnale che la Regione vuole dare è chiaro: chi oggi entra in una casa popolare non vi rimarrà per tutta la vita ma solo per il tempo corrispondente ad una situazione reddituale e patrimoniale che non può crescere oltre alcuni limiti precisi. In questo modo, forse, i 35mila nuclei familiari in graduatoria potranno avere qualche speranza in più.  Mi fa poi molto piacere- conclude la vicepresidente - che la riforma sia stata discussa e condivisa con tutti i soggetti del settore e firmata anche dalle organizzazioni sindacali e dai Comuni”.

Il sottosegretario Rossi: stop a discriminazioni

"Il provvedimento, che riporta la casa al centro delle politiche regionali, si basa su principi imprescindibili quali quello dell’equità e della giustizia sociale”, sottolinea il sottosegretario alla Presidenza della Giunta, Andrea Rossi, con Gualmini alla conferenza stampa di presentazione della riforma. “I dati presentati ci confermano quanto sia stato necessario intervenire sui requisiti di accesso e di decadenza dalle case popolari proprio per garantire il diritto alla casa a tutti coloro che realmente ne hanno bisogno. Andremo a correggere - conclude Rossi-  situazioni di discriminazione, come nel caso, ad esempio, di quelle giovani coppie con figli che a causa della crisi spesso non possono permettersi di andare sul mercato”.

Permanenza, si abbassa la soglia IseeIsee

Si abbassa la soglia per mantenere il diritto di permanenza nell’alloggio: viene fissata a 24.016 euro di reddito Iseee a 49.000 euro di reddito patrimoniale (rispetto all’attuale limite Isee di 34.308 euro, mentre non esistono limiti al patrimonio mobiliare). Naturalmente, chi supererà queste soglie non potrà più abitare negli alloggi Erp.

Si introduce quindi il tema della rotazione degli alloggi. Perché la casa pubblica non può essere, secondo la Regione, un diritto acquisito per tutta la vita, ma, invece, occorre sempre verificare il mantenimento dei requisiti. Anche perché i numeri dicono che sono 35mila in Emilia-Romagna le persone in lista d’attesa per una casa popolare, e il tasso di rotazione oggi è fermo allo 0,2%.

In ogni caso, spetterà poi ai Comuni individuare nel proprio regolamento i casi per i quali è prevista la sospensione della decadenza del diritto di permanere nell’alloggio pubblico. La deroga potrà riguardare i nuclei ritenuti vulnerabili o fragili, a condizione che non superino di oltre il 20% (28.820 euro) il limite Isee o che non posseggano un patrimonio mobiliare superiore a 58.800 euro.

La sospensione potrà essere estesa anche ai nuclei che superano di poco (10%) il nuovo valore Isee di 24.016 e a quelli il cui patrimonio mobiliare, al netto della scala di equivalenza (parametro che fa riferimento al numeri dei componenti del nucleo familiare) supera per un massimo del 10% il limite di 49.000 euro.

Canone oggettivoCanone oggettivo

Si cambia anche per quanto riguarda il canone d’affitto. Per stabilirne l’entità, viene introdotto il canone oggettivo, che corrisponde a un sistema di calcolo più semplice, oggettivo  e omogeneo fra tutti i territori regionali.

Il canone oggettivo tiene conto di una serie di indicatori, quali la superficie netta dell’alloggio, alcune delle sue caratteristiche qualitative (livello del piano, dotazione di ascensore, cortile, giardino, terrazzo e anno di costruzione), l’ampiezza demografica del Comune di ubicazione dell’alloggio (fino a 10.000 abitanti, oltre 10.000, capoluogo di Provincia) e la zona (rurale o urbana) , che determinano tre distinte fasce di canone (bassa, medio, alta).

Si conferma una “fascia di protezione” (7.500 euro) per le famiglie a basso reddito che potranno usufruire di una sorta di canone sociale determinato in base al solo reddito del nucleo.

Al 31 dicembre 2014 i nuclei in tale fascia erano il 58% dei 51.258  che alloggiano nelle case popolari.  Sono previste anche alcune agevolazioni per i nuclei familiari che, pur non rientrando nella fascia di protezione, hanno un reddito inferiore ai 17.154 euro, ai quali potrà essere concesso uno sconto sul canone di affitto fino al 35%.

Resta invece invariata la soglia per accedere agli alloggi pubblici (17.154 euro di Isee e 35.000 euro di patrimonio mobiliare). I nuovi limiti di reddito entreranno in vigore dopo l’approvazione da parte della Giunta regionale e  la pubblicazione del provvedimento sul Bollettino ufficiale telematico della Regione Emilia-Romagna (Burert), mentre le nuove modalità di calcolo del canone di affitto verranno applicate a partire dal 1° gennaio 2017.

La situazione dell’Edilizia residenziale pubblica In Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna  il patrimonio di edilizia residenziale pubblica (Erp), gestito perlopiù dall’Acer, comprende attualmente oltre 55.000 alloggi, il 97% dei quali di proprietà dei Comuni. Le case occupate sono 51mila  (92% del totale) e 2mila (3,6%)  quelle che pronte per essere assegnate perché non necessitano di alcun intervento di ristrutturazione. I nuclei familiari composti da una o più persone in lista di attesa per l’assegnazione di un alloggio Erp sono 35mila e ogni  anno vengono assegnati meno di  3mila appartamenti.

Attualmente nelle case popolari vivono 120mila persone, delle quali 87mila (73%) sono italiane, 2.446 comunitarie (2%), 30.200 extracomunitarie (25%); Marocco, Albania e Tunisia le cittadinanze più rappresentate. La classe di età più presente è quella degli ultra 65enni, circa il 25% (30mila); 24mila  (20%) sono minorenni. I nuclei familiari sono 51.258, 19mila dei quali (37%) sono composti da una sola persona e 15mila (30%) da due persone.

(Elaborazione RER- Osservatorio del sistema abitativo su dati fonte ACER al 31.12.2014)

 

 

 

Azioni sul documento
Pubblicato il 10/06/2016 — ultima modifica 21/06/2016

Caregiver familiari, un aiuto in più a chi soffre

In Emilia-Romagna circa un sesto della popolazione ultra 65enne non è autonomo nello svolgimento di una o più delle attività funzionali della vita quotidiana. Il ruolo delle donne nell’ambito dell’assistenza familiare è stato uno dei più temi dibattuti

Possono essere figli, mogli, mariti, genitori o semplicemente amici. Sono i caregiver, persone che aiutano con continuità e nel lungo termine i propri familiari malati, anziani, disabili gravi o gravissimi  non autosufficienti.

Di questa figura, che diventa nei fatti una risorsa che si integra con i servizi sanitari, socio-sanitari e sociali, si è discusso oggi a Bologna, nel convegno conclusivo della sesta edizione del Caregiver Day, rassegna a valenza regionale promossa dalla Regione, dalla Cooperativa Anziani e Non solo e dall'Unione Terre d'Argine.

L'evento è stato l'occasione non solo per valorizzare il ruolo del familiare che si prende cura di una persona non autosufficiente, ma  anche per verificare lo stato di attuazione della Legge regionale del 2014 che ne ha riconosciuto formalmente la centralità nel welfare e nell'assistenza e del progetto di legge nazionale che guarda la normativa dell’Emilia-Romagna come a un modello.

Secondo i risultati dell’indagine “Passi d’Argento” (anni 2012-2013), si stima che in Emilia-Romagna circa un sesto della popolazione ultra 65enne (circa 124.000 persone) presenti qualche forma di disabilità,  ovvero non sia autonomo nello svolgimento di una o più delle attività funzionali della vita quotidiana.  Non esiste invece un dato ufficiale su quanti siano oggi i caregiver familiari presenti in Italia e in Emilia-Romagna. Soltanto un’indagine multiscopo dell’Istat (2011) ha fornito informazioni precise contando in Emilia-Romagna 289mila (in Italia 3.329mila) caregiver.

A richiedere assistenza da parte dei caregiver sono anche le persone cosiddette “fragili”, autonome cioè nelle attività di base, ma che hanno bisogno di aiuto in almeno un’attività strumentale della vita quotidiana (come prendersi cura della casa, spostarsi fuori casa, fare la spesa, fare il bucato). 

Il ruolo delle donne nell’ambito dell’assistenza familiare è stato uno dei  più temi  dibattuti tanto che la vicepresidente della Regione ha sottolineato come in un contesto di welfare ancora prevalentemente “familista”, in Italia sia riscontrabile una tendenza significativa alla “femminilizzazione” della cura.  In particolare, è la categoria delle “figlie femminine”, la più rappresentata tra i caregiver,  a dover sostenere il carico fisico e emozionale più gravoso,  con la conseguenza, secondo alcuni dati dell’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) del 2001, che queste donne presentano una probabilità più alta dell’8% di soffrire di disturbi mentali. 

All'evento organizzato a Bologna si aggiungono sul territorio dell’Emilia-Romagna altri momenti di riflessione sul tema dei caregiver: Carpi, Modena, Bologna, Porretta, Rimini, Savignano e altri,  hanno aderito alla rassegna valorizzando i servizi/interventi attivati a sostegno dei caregiver a livello locale e promuovendo l’apporto dell’associazionismo e del volontariato.

Da quest’anno partirà in Regione un gruppo di lavoro per la stesura di linee guida attuative della Legge regionale per definire una serie di interventi a supporto del caregiver.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Volantinoa5CONVEGNO_REGIONE.pdf — PDF document, 449Kb

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Caregiver Day: legge, diritti, servizi. Il 27 maggio convegno in Regione

L'Emilia-Romagna, la prima Regione in Italia ad aver riconosciuto per legge la figura del caregiver, ha in programma un ricco calendario di appuntamenti dedicati alla figura di chi si occupa di prendersi cura dei propri cari anziani o disabili che culminerà il 27 maggio con un grande convegno

La legge sul caregiver familiare, approvata per prima dall'Emilia-Romagna, è diventata ormai un modello per le altre regioni e per il governo nazionale. Un ricco calendario di eventi è in programma in queste settimane per la sesta edizione del Caregiver Day  - rassegna promossa dalla Regione, dalla Cooperativa Anziani e Non solo e dall'Unione Terre d'argine - che culminerà con un grande convegno il 27 maggio presso la sede della Regione Emilia Romagna.

L'obiettivo è quello di offrire a caregiver, terzo settore, Istituzioni e operatori dei servizi, occasioni di incontro, di ascolto, di approfondimento, di confronto, di individuazione dei bisogni e di possibili percorsi da porre in atto per dare concrete risposte ai caregiver familiari.

Saranno tre i fili conduttori di questa sesta edizione del Caregiver Day: la narrazione, intesa come racconto e condivisione del proprio vissuto; i servizi e la riflessione sulla loro innovazione a fronte dei grandissimi cambiamenti demografici e sociali che stiamo attraversando; e i diritti con particolare attenzione al riconoscimento del ruolo del caregiver familiare, alla normativa dell'Emilia-Romagna e all'evoluzione normativa nazionale.

L'ultimo evento è in programma domenica 29 maggio al Cassero di via Don Minzoni a Bologna sul tema "Uguaglianza e diversità nella cura: essere un caregiver LGBT". Si parlerà, in particolare, di che cosa significa invecchiare o diventare disabili quando si è omosessuali, bisessuali o transessuali.

Tutti gli appuntamenti del Caregiver Day 2016 sul territorio regionale si trovano qui

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

"Così ridisegneremo i servizi per anziani": a Bologna la quinta conferenza sul Par

Sono oltre un milione in Emilia-Romagna, tra vent’anni gli over65 aumenteranno del 22%. Sono i connettori sociali della nostra comunità. Partecipato confronto in Regione

Invecchiamento attivo, non autosufficienza, casa, rapporto tra le generazioni, sono alcuni temi  al centro delle politiche regionali destinate a oltre un milione di anziani residenti  in Emilia-Romagna. Se ne è parlato in Regione nella quinta Conferenza del Piano d’azione regionale per la popolazione anziana (PAR), rivolta principalmente ad amministratori, operatori sociali, sindacalisti, organizzazioni del Terzo settore e del volontariato. Da quanto è emerso nel “Rapporto sociale anziani”, presentato nel corso del convegno, grazie a una maggiore aspettativa di vita aumenterà il numero delle persone anziane della nostra regione. Una percentuale di popolazione consistente e con caratteristiche diversificate, della quale la Regione intende farsi carico attuando politiche adeguate.

In Emilia- Romagna infatti, da un lato esiste una quota importante di anziani in buona salute e a basso rischio di malattia, le cui abitudini rispetto alla pratica sportiva, ai media e ai consumi culturali li rende più attivi della media dei loro coetanei nel resto del Paese; dall’altro, insieme a questi ultimi, che rappresentano una preziosa risorsa familiare e per la comunità, convivono  186.379 anziani non autosufficienti,  cioè (dati 2014)  il 18% della popolazione ultra 65enne (4% della popolazione totale)  e quelli a basso reddito, per i quali l’invecchiamento diventa motivo di esclusione sociale e isolamento.

La Regione per la Terza Età

Uno scenario complesso che la Regione Emilia-Romagna intende governare rafforzando le proprie politiche a favore degli anziani in grado di promuovere stili di vita sani, più impegno civico, meno isolamento e, soprattutto, attuando interventi concreti quali la misura regionale di contrasto alla povertà integrativa rispetto alla misura nazionale (SIA), l’abbattimento delle barriere architettoniche, il fondo affitti, l’ housing sociale e il co-housing, il trasporto pubblico agevolato.

Cogliendo l’occasione del nuovo piano socio-sanitario, che verrà adottato entro l’autunno, verranno anche ridisegnati alcuni dei principali servizi rivolti agli anziani che riguardano, in primo luogo, la domiciliarità, la prevenzione, la non autosufficienza.  Tra gli interventi di prevenzione previsti dalle politiche regionali in grado di minimizzare i principali fattori di rischio per la salute degli anziani, significativi quelli finalizzati a migliorare l’accessibilità e la sicurezza in ambito urbano, la presenza capillare di spazi e servizi che permettano e incoraggino il movimento all’aria e la socialità. A tale proposito, è stata sottolineata la necessità di prevedere nei futuri processi di progettazione urbana una maggiore integrazione tra urbanisti, progettisti, pianificatori, medici, operatori del settore socio- assistenziale, per rispondere con efficacia alle esigenze delle persone anziane.  

Cos’è il Par

Il Piano è uno strumento integrato che non appartiene ad alcuna area specifica della programmazione regionale (per esempio, il Piano sociale e sanitario o i Piani di zona), ma delinea obiettivi e sinergie per lo sviluppo integrato di tutte le politiche. E’ stato concepito come una novità d’approccio intersettoriale che aiuti tutti gli attori (istituzioni, organizzazioni sindacali e terzo settore) a comprendere come migliorare le politiche pubbliche e del privato sociale verso la popolazione anziana e garantire a tutti la fruizione dei propri diritti nelle diverse fasi della vita.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

2Programma V Conferenza PAR.pdf — PDF document, 342Kb

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Programma 5 Conferenza PAR.pdf — PDF document, 343Kb

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Conferenza PAR: politiche per anziani e nuove sfide sociali in primo piano

Le politiche regionali per le persone anziane e le sfide legate ai nuovi bisogni sociali al centro della quinta Conferenza Regionale PAR, in calendario venerdì 29 aprile. E' prevista la diretta streaming

Saranno il confronto e la sensibilizzazione sui temi dell’innovazione e dell’integrazione delle politiche regionali per le persone anziane e le sfide legate ai nuovi bisogni sociali in Emilia-Romagna, in considerazione delle evoluzioni demografiche, gli argomenti clou della quinta Conferenza Regionale PAR in programma venerdì 29 aprile. E' prevista la diretta streaming dal Portale ErSociale.

L’appuntamento (ore 9.30-13) è presso la Sala “20 maggio 2012”, Terza Torre della Regione (via della Fiera, 8). La riflessione partirà dai risultati dei lavori che si sono svolti nel corso del 2015 dopo la ripresa dei vari tavoli tecnici e del tavolo politico; le innovazioni relative alle politiche della Regione per la Terza Età e le nuove sfide del welfare saranno presentate dalla Vicepresidente e assessore Elisabetta Gualmini e dal Responsabile del Servizio Statistica Stefano Michelini. 

La Conferenza vedrà  inoltre la partecipazione, accanto al Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, all'Assessore  alle Politiche  per la Salute Sergio Venturi, della Responsabile del Servizio Coordinamento delle politiche sociali Maura Forni, del Responsabile del Servizio Assistenza Territoriale Antonio Brambilla, dei rappresentanti dei Sindacati Pensionati, del CUPLA, del Terzo Settore  e degli Enti Locali con l’obiettivo di dar vita a una riflessione e a un confronto comune e partecipato. 

PAR: uno strumento integrato

Il PAR - Piano di azione Regionale per la popolazione anziana - è uno strumento integrato che non appartiene ad alcuna area specifica della programmazione regionale (ad esempio il Piano sociale e sanitario o i Piani di zona) ma delinea obiettivi e sinergie per lo sviluppo integrato di tutte le politiche. E’ stato concepito come una novità d’approccio intersettoriale che aiutasse tutti gli attori (Istituzioni, OO.SS. e 3° Settore) a comprendere meglio come migliorare le politiche pubbliche e del privato sociale verso la popolazione anziana e garantire a tutti la fruizione dei diritti in tutte le fasi della vita..

La V Conferenza regionale del PAR si pone, dunque,  come punto di condivisione e ripartenza per una nuova stagione di progettualità e di realizzazione di interventi sociali e sanitari che vedrà sempre più gli anziani - e comunque le frange più deboli dell’intera popolazione regionale – esserne i destinatari privilegiati e i protagonisti di una nuova e innovativa “società per tutte le età".   

I dati

Gli ultrasessantacinquenni attualmente residenti in regione sono circa 1 milione 43 mila, il 23,4% dei residenti complessivi. Oltre 300 mila sono ultra ottantenni con una netta prevalenza di donne (circa 64%). 

Da decenni si assiste ad una continua crescita della popolazione anziana che non si arresterà nel futuro: fra 20 anni gli anziani potrebbero sfiorare il milione e 300 mila residenti e rappresentare oltre il 28% della popolazione.

In Emilia-Romagna oltre una famiglia su tre , il 38% dei quasi due milioni di famiglie,  ospita almeno un ultrasessantacinquenne.
Costantemente in crescita la quota degli anziani soli: circa il 28% delle persone con 65 anni o più vive da solo a fronte del 12% che si rilevava nei primi anni 2000. Notevole il divario di genere: la percentuale di uomini anziani soli è del 17% contro il 37% delle donne.

Per approfondimenti

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/04/2016 — ultima modifica 22/11/2016

Jerreh: una storia d'accoglienza e integrazione

Quella di Jerreh è l'avventura di un sedicenne che è partito da solo dal Gambia e, dopo aver risalito l'Africa attraversando quattro Stati, è approdato con un barcone in Italia. Poi è arrivato in Emilia-Romagna e qui finalmente ha trovato la sua "casa"
Il suo desiderio ora è uno solo: andare a scuola, imparare, conoscere tutto ciò che c'è da conoscere della terra che l'ha accolto e gli ha dato una vita nuova. La storia di Jerreh, ragazzino analfabeta partito da solo dal più piccolo paese dell'Africa, il Gambia, in cerca di fortuna e oggi accolto e integrato in Emilia-Romagna, è emblematica perché dimostra che il destino dei profughi arrivati nel nostro Paese non è fatto solo di filo spinato, centri d'accoglienza precari e lunghe giornate davanti riempite di nulla. La sua, come quella del senegalese Bouly e di tanti altri minori giunti in Italia sui barconi della disperazione, è una storia a lieto fine perché qui ha trovato una rete di welfare fatta di istituzioni regionali e locali, case famiglia, associazioni no profit, integrazione scolastica, avviamento al lavoro che gli hanno riacceso il sorriso e la speranza in un futuro migliore. 

Il viaggio della speranza

Soltanto due anni fa Jerreh, allora sedicenne, non era mai uscito dalla sua terra. Fino al giorno in cui decide di partire per un mondo sconosciuto, lasciando la mamma e i troppi fratelli. Alla ricerca di una vita migliore, di un luogo dove imparare e crescere. Uno zainetto sulle spalle, tutti i risparmi nelle mutande, Jerreh si mette in viaggio inseguendo il suo sogno: frequentare una scuola, imparare tante cose, fuggire dalla fame.

Punto di partenza: il parcheggio degli autobus dove, insieme all'amico Alì incontrato per strada,  sale su di un pullman pieno di giovani, tutti maschi, che va in Senegal. La polizia di frontiera non è tenera. Vuole soldi per lasciarli passare. Ma le tasche sono vuote e li lasciano andare. Altro pullman, altro viaggio: verso il Mali questa volta. Alla frontiera la scena si ripete, ma Jerreh riesce a passare perché vedono che è ancora un bambino.
Il nuovo viaggio è più lungo: tre interminabili giorni su di una strada piena di sassi e buche che rende impossibile dormire. Fuori dal finestrino sfilano strane scene, sembrano incubi ma sono vere. Fanno paura perché sono immagini mai viste dal ragazzino, talvolta piene di violenza come l'uccisione di un cavallo lungo la via.

L'odissea di Jerreh

La capitale Ouagadougou è il primo accenno di modernità con tanti palazzi, automobili, negozi... Ma bisogna subito ripartire. E il prossimo autobus porta in Niger. Non c'è più niente da mangiare e neanche da bere. Bisogna arrivare a Niemey, la capitale, nella casa diroccata di un amico di Alì, per consumare un pasto frugale e dormire sulla terra ferma senza scossoni. Ma il giorno dopo si riparte: direzione Agadez, nel Niger centrale. Qui la sosta è lunghissima: un mese intero in attesa che ci siano abbastanza persone da riempire il pick up che li porterà in Libia. Un lungo mese nascosto in una casa con altri cinque compagni d'avventura, a fare i conti con la fame, la scarsa igiene e i cattivi pensieri.
Finalmente arriva il giorno della partenza e anche la traversata del deserto, con i disagi che comporta, sembra quasi un sollievo perché è un altro passo verso il mondo sognato da Jerreh. Dopo una breve sosta in una città di confine si riparte verso la Libia. Passare la frontiera non è una passeggiata: il pick up non può fermarsi e i soldati gli sparano dietro. Sdraiati sul fondo, trattenendo il fiato, i ragazzi riescono a passare indenni ai posti di blocco.
Ed ecco Tripoli con il suo traffico, il fumo, i rumori. I soldi sono finiti, bisogna cercare qualche lavoro per poter mangiare. Non è facile essere neri in Libia. Jerreh incontra ragazzini che lo picchiano, lo rapinano, gli raccontano storie incredibili come quella della signora senza marito che compera i giovani disperati come lui. Ma arriva finalmente il giorno di partire per l'Europa. 

L'Europa non è più un miraggio

Dopo una notte trascorsa in una casa diroccata in un angolo di deserto insieme a decine di uomini in attesa come lui di un imbarco, Jerreh e i suoi compagni salgono su di un taxi per andare al porto. Ma incappano in un posto di blocco e vengono sbattuti in prigione per tre giorni dopo essere stati massacrati di botte dai poliziotti. Il quarto giorno vengono portati in un cantiere dove devono spostare blocchi di cemento e il giorno successivo grazie a un militare impietosito riescono a scappare. 
Non è ancora finita perché dopo aver percorso chilometri e chilometri vengono presi di mira da un uomo che spara loro contro con un fucile, per fortuna mancandoli. Jerreh resta a terra nascosto tutta la notte, ma nella fuga ha perso l'amico Alì. Quando si rimette in cammino incontra un ragazzo ghanese che lo ospita a casa sua e lo rifocilla. Quindi contatta un amico a Tripoli che lo accoglie e dopo parecchi giorni di attesa arriva il momento di imbarcarsi.
Appena scende la notte, sono un centinaio a salire su di un gommone che non si sa come possa accoglierli tutti. Due giorni e una notte di navigazione senza cibo né acqua, con la paura di non toccare mai terra. Al largo della Sicilia vengono soccorsi da una nave militare e il viaggio di Jerreh è ormai finito. L'ultima paura è sull'aereo che lo porta a Bologna

Finalmente "a casa"

Il resto è storia di oggi. Jerreh vive in una comunità d'accoglienza in provincia di Parma, impara l'italiano e finalmente realizza il suo sogno: studiare e vivere come gli altri ragazzi della sua età. Scrive anche la sua storia in un piccolo libro, realizzato dall'Associazione Agevolando Onlus che lo segue. L'Emilia-Romagna ormai è la sua casa, ma la voglia di imparare lo porterà lontano.
Azioni sul documento
Pubblicato il 14/04/2016 — ultima modifica 22/11/2016

"Una Fondazione che dà aiuti concreti alle vittime di reati"

Intervista alla giudice onoraria del Tribunale per i minori di Bologna Elena Buccoliero, direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, che dal 2004 ad oggi è intervenuta a favore di oltre 400 tra persone offese e familiari perché potessero superare le conseguenze del trauma subìto

Sono oltre 400 in Emilia-Romagna le vittime di reati che hanno ricevuto, dal 2004 a oggi, un contributo concreto per attuare azioni che permettessero loro di riparare almeno in parte il danno subìto e superarne il conseguente trauma psicofisico. Ciò è avvenuto grazie alla Fondazione emiliano-romagnola per le vittime di reati, un progetto che ha come peculiarità la concretezza degli interventi e l'assenza di vincoli burocratici che ne garantiscono la rapida fruizione.

 

Ne abbiamo parlato con la giudice onoraria del Tribunale per i minori di Bologna Elena Buccoliero, che ricopre attualmente il ruolo di direttrice di questa Fondazione.

Come è nata e che cosa fa per le vittime di reati questa Fondazione?

"Non è l'unica di questo genere in Italia, ma certo è l'unica ad avere un'impronta tanto istituzionale. La Fondazione è stata infatti prevista dall'art. 7 della legge regionale n. 24 del 2003 'Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza' e fondata nell'ottobre del 2004. Lo spunto venne dalla constatazione, in seguito a un brutto omicidio accaduto in Emilia-Romagna, che occorrevano aiuti materiali, concreti, per la vedova e i figli minorenni della vittima. Lo statuto fu firmato dalla Regione, da tutte le Province e dai nove Comuni capoluogo: tutti questi soggetti misero a disposizione una somma di partenza e poi contribuiscono di anno in anno con altri versamenti. Il presidente è il senatore Sergio Zavoli affiancato da due garanti: sono queste tre figure a prendere decisioni sugli aiuti da erogare. Poi c'è la direttrice - in questo momento sono io - che mantiene i rapporti con gli Enti, e c'è una funzionaria messa a disposizione dalla Regione, che offre anche gli spazi e gli strumenti per operare.

Come si fa a richiedere aiuto?

"A presentare la richiesta d'intervento deve essere il sindaco del Comune dell'Emilia-Romagna in cui si è verificato il fatto oppure dove risiede la vittima. La Fondazione si occupa solo di reati gravissimi: omicidi, tentati omicidi, violenze sessuali, prostituzione minorile, rapine efferate che comportano gravi traumi psicofisici alle persone. Il sindaco compie un'istruttoria su quanto accaduto, valuta che cosa già possono offrire i servizi sociali del suo Comune e poi individua il tipo d'intervento necessario quantificandone il costo. L'aiuto che possiamo dare, infatti, è sempre e solo di tipo economico, ovviamente finalizzato a un progetto".

Mi faccia qualche esempio di interventi finanziati dalla Fondazione

"C'è stato il caso di un'anziana che, in seguito a una rapina cruenta, aveva riportato la frattura del bacino e doveva essere assistita per alcuni mesi in una casa di riposo. Il figlio era un esodato e non poteva permettersi la spesa, così la Fondazione ha pagato l'assistenza in clinica della signora. Un'altra vittima era una ragazzina che aveva subito violenza sessuale in famiglia e necessitava di un percorso psicoterapeutico molto più intenso di quello già reso disponibile dai servizi sociali: la Fondazione ha pagato le ulteriori sedute con un terapeuta privato. Una donna maltrattata dal partner aveva dovuto lasciare la sua casa ed era stata accolta provvisoriamente in un centro antiviolenza: la Fondazione ha contribuito al suo mantenimento e l'ha aiutata a rendersi indipendente. Gli aiuti possono essere anche molto finalizzati: un uomo aveva picchiato la moglie rompendole tutti i denti, noi siamo intervenuti per pagare le spese dentistiche necessarie a riparare il danno, almeno quello fisico, subìto da quella donna". 

A quanti case fate fronte ogni anno?

"Le richieste sono in continua crescita. Il primo anno, nel 2005, ci siamo occupati solo di cinque casi, dal 2011 in poi sono stati oltre trenta l'anno, nel 2015 abbiamo attuato 37 interventi. La maggior parte dei contributi sono in favore di vittime di violenze familiari, soprattutto donne. A volte siamo noi della Fondazione a scrivere al sindaco dopo aver letto sui giornali una vicenda bisognosa del nostro intervento".

Quali sono le esigenze future?

"Soprattutto risorse per far fronte alle richieste in forte aumento. Purtroppo la cancellazione delle Province ha pesato anche sul bilancio della Fondazione. Il presidente Zavoli ha scritto a tutti i sindaci dei comuni non capoluogo proponendo loro di diventare soci versando una cifra minima di 500 euro l'anno. L'unico Comune che ha risposto subito è stato quello di Imola, altri hanno dato una donazione una tantum di entità inferiore. L'auspicio è che altri aiuti arrivino dalle aziende e dai privati, che già possono donare il 5x1000".

Per il 23 febbraio avete organizzato, insieme alla Regione, un convegno dal tema impegnativo: "Vittime e autori di reato: un incontro possibile? L’esperienza della Fondazione per le vittime dei reati e del Garante dei detenuti in Emilia-Romagna". Come mai questa scelta?

"Ho trovato grande sintonia con la Garante delle personde detenute, Desi Bruno, e insieme ci siamo poste il problema di come mettere in contatto due realtà tanto lontane quali le vittime e gli autori di reato. E' un processo lungo e difficile perché, da una parte, l'autore del crimine deve confrontarsi con il dolore che ha provocato e, dall'altra, la vittima deve prendere consapevolezza di ciò che le è accaduto. Cosa che non significa perdonare, ma è una forma di riconoscimento di umanità. Solo così la giustizia può dirsi completa".

 

 

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Cinevasioni: alla Dozza il primo festival del cinema in carcere

Per la prima volta un Festival del Cinema organizzato e proiettato all'interno della casa circondariale della Dozza di Bologna. Si tratta di un festival in carcere, non di un festival sul carcere con l'obiettivo di aprire il penitenziario ad autori e studiosi del cinema

La D.E-R, Associazione Documentaristi Emilia-Romagna, con la direzione operativa di Angelita Fiore e quella artistica di Filippo Vendemmiati,  in collaborazione con il Ministero della Giustizia – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e con il patrocinio della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e della Regione Emilia-Romagna, organizza dal 9 al 14 maggio nel carcere  della Dozza di Bologna Cinevasioni, un evento unico nel suo genere, dove per la prima volta i detenuti sono sia giuria che spettatori di un festival del cinema.

L'obiettivo è quello di portare il linguaggio e la cultura cinematografica all'interno della realtà carceraria e di aprire il carcere ad autori e studiosi del cinema. La manifestazione si può considerare l'epilogo fortunato di "Ciak in Carcere" il laboratorio attualmente in corso che ha coinvolto 20 detenuti di sesso maschile tra i 20 e i 70 anni.

Possono partecipare al festival lungometraggi (durata superiore 50 minuti) nazionali ed internazionali sia di finzione che documentari la cui prima proiezione pubblica (sala o festival) sia avvenuta nel 2015.
È richiesto come requisito obbligatorio all'ammissione al festival la presenza di un rappresentante dell'opera alla presentazione del film stesso durante la proiezione (regista, attore principale, sceneggiatore, direttore fotografia, montatore, autore colonna sonora, produttore). Le spese di viaggio e soggiorno degli autori o rappresentanti dei film sono sostenute dal festival.

Il festival si articola su di un’'unica sezione e sarà premiato il miglior film. La cerimonia di premiazione è prevista l’'ultimo giorno del festival.
La giuria è formata dai partecipanti al corso laboratorio “Ciak in carcere”. Il presidente della giuria sarà invece nominato dal direttore artistico del festival e sarà un nome di spicco del mondo del cinema. Il tema delle opere sarà libero, con un solo limite: non si dovrà parlare di carcere!

L’iscrizione alla selezione è gratuita e deve essere inviata tramite apposito modulo entro e non oltre il 30 marzo 2016.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

L'ascolto dei minori: un diritto difficile da applicare

Al convegno regionale organizzato dall'Associazione italiana magistrati minorili e della famiglia a Sant'Agata Bolognese - presente anche il presidente del Tribunale per i minori di Bologna Spadaro - si è parlato del diritto all'ascolto dei minori mettendo a confronto le prassi nei diversi ambiti giuridici e non

Nel diritto nazionale e internazionale è ormai riconosciuta l’importanza del diritto del fanciullo capace di discernimento di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa e a tal fine si ritiene di dover dare al minore la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne. Anche se dal punto di vista giuridico il diritto del minore all’ascolto può contare su norme consolidate, dal punto di vista pratico però appare sempre più evidente la diversità e la multiformità delle prassi e delle tecniche che concernono l’ascolto del minore.

Sul bisogno di ascolto dei bambini e degli adolescenti si era parlato con il presidente del Tribunale per i minori di Bologna, Giuseppe Spadaro, che aveva fatto il punto sulla complessa attività del suo ufficio.

Dottor Spadaro, da poco è stato varato uno Sportello d'ascolto per i minori proprio nella sede di via del Pratello.

"Sì, si tratta di un'iniziativa del Garante per i minori della quale non posso che compiacermi. E' uno spazio d'ascolto gestito dal Garante e dai suoi collaboratori in cui, una volta al mese, i ragazzi potranno recarsi per rappresentare tutti i loro problemi".

E poi che cosa succede?

"Se vengono esposti problemi gravi, se il minore racconta di vivere in una condizione non serena in famiglia o in altri contesti, se subisce situazioni pesanti o se è vittima di condotte irregolari, allora mi viene inviata una segnalazione affinché ci si faccia subito carico della vicenda".

Di che cosa si lamentano di più i minori che voi seguite?

"In realtà si lamentano soprattutto delle decisioni prese per il loro bene, come l'affidamento a una comunità o l'allontanamento da situazioni di pericolo che loro non percepiscono come tali. I casi seri sono, per fortuna, più rari".

A proposito di ascolto, è proprio questo il tema del convegno regionale a Sant'Agata Bolognese.

"Sì, è stato organizzato dall'Associazione italiana magistrati minorili e della famiglia ed è dimostrazione dell'attivismo del Tribunale di Bologna si queste tematiche. E' un'irripetibile occasione per fare conoscere e mettere in contatto tra di loro i soggetti che quotidianamente operano a tutela dei minorenni nella nostra regione".

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Servizio civile, la Giunta approva il Piano triennale regionale

Prevede un finanziamento di 600.000 Euro all’anno. Gualmini: “Un altro obiettivo del primo anno di mandato è stato realizzato: abbiamo approvato in Giunta il primo Piano di programmazione triennale del servizio civile, un documento atteso sin dalla legge regionale del 2003”

Promuovere l’impegno civico lungo tutto l'arco della vita, aumentare le risorse attraverso un’adeguata pianificazione regionale, semplificare e snellire le procedure relative al Servizio civile regionale, sono, in estrema sintesi, alcuni degli obiettivi del primo Piano di Programmazione Triennale del Servizio Civile in Emilia - Romagna, approvato dalla Giunta regionale valido per il triennio 2016-2018, e che, a breve, andrà al vaglio dell’Assemblea legislativa. Con la stesura del Piano di programmazione triennale la Regione vuole offrire una visione di medio-lungo periodo sull’intero panorama delle iniziative di Servizio civile, sulle sue caratteristiche, i suoi destinatari e le sue potenzialità di ulteriore sviluppo.

Il documento, oltre a presentare il quadro di insieme sull’andamento dei posti finanziati e delle domande presentate e accolte, fissa le linee guida per la formulazione e gestione dei progetti, pur lasciando elevata autonomia agli enti promotori, e per il monitoraggio e la valutazione delle attività in termini di efficacia e capacità di incidere e di includere rispetto all’universo giovanile coinvolto.

“Un altro obiettivo del primo anno di mandato è stato finalmente realizzato: abbiamo approvato in Giunta il primo Piano di programmazione triennale del servizio civile in Emilia-Romagna, un documento atteso sin dalla legge regionale del 2003 – commenta così Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore al Welfare e alle Politiche abitative, il provvedimento varato dalla Giunta regionale l'11 gennaio scorso. “Si tratta – spiega la vicepresidente - di un importante obiettivo per almeno tre motivi: primo, da qui in avanti presenteremo con molta trasparenza e massima chiarezza le priorità annuali del servizio civile e le risorse dedicate; secondo, intendiamo promuovere con iniziative periodiche e il “Celebration day”, istituito ogni anno nel mese di dicembre, una grande partecipazione dei giovani e dei minori a queste esperienze di solidarietà e di cittadinanza civile. Terzo - conclude Elisabetta Gualmini - desideriamo estendere maggiormente il numero dei settori coinvolti nelle iniziative di servizio civile, oggi in particolare l'assistenza sociale e la promozione culturale, domani, speriamo, in ambiti ancora più variegati".

L'attestato consegnato durante il "Celebration Day"

Tanti sono i ragazzi e le ragazze della nostra regione che desiderano mettersi in gioco grazie a un’esperienza di solidarietà, servizio e aiuto nel campo della protezione civile e ambientale, della difesa del patrimonio artistico e culturale, dell’ aiuto agli anziani e ai non autosufficienti, dell’accoglienza dei migranti e, più in generale, del vasto insieme di attività di pubblico interesse. L’opportunità riguarda sia il servizio civile regionale, per giovani dai 18 ai 29 anni, ai quali verrà chiesto un impegno che potrà variare in base al progetto scelto tra i 6 e gli 11 mesi e per 15/20/25 ore settimanali, con il riconoscimento di un assegno, rispettivamente di 217, 288 e 360 Euro mensili, sia il servizio civile nazionale, per giovani dai 18 ai 28 anni (impegno chiesto, nell’arco di 12 mesi, di 1.400 ore complessive con il riconoscimento di un assegno mensile di 433, 80 Euro ). Oltre a queste misure, ai giovani impegnati nel Servizio civile regionale che abbiano svolto almeno la metà del progetto e comunque cinque mesi di attività, è stato riconosciuto l’attestato di partecipazione, consegnato in occasione del recente “Celebration Day”.

I dati degli ultimi dieci anni

Dal 2005 al 2015, i giovani dell’Emilia-Romagna impegnati nel servizio civile sono stati 15.448, a fronte delle 42.366 domande presentate nei periodi di apertura dei bandi nazionali e degli avvisi provinciali. 13.715 sono i giovani che hanno svolto attività di servizio civile nazionale e 1.733 quelli destinati al servizio civile regionale, 405 dei quali nell’ambito del programma dell’Unione europea Garanzia Giovani. I posti finanziati per esperienze di servizio civile all’estero gestiti da enti dell’Emilia-Romagna sono stati 378.

I finanziamenti della Regione per il Servizio civile regionale, fino al 2013 per i giovani stranieri e poi aperto a tutti nel 2014 e 2015, ha avuto un andamento costante e un significativo incremento nel 2015 (+20%). Risorse aggiuntive a quelle della Regione sono state quelle del programma europeo di Garanzia Giovani, pari a 2.095.161,75 Euro , tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. Per il prossimo triennio le risorse del Fondo regionale del servizio civile sono confermate in 600.000 Euro annui.

Il sistema regionale del Servizio civile in Emilia-Romagna

Il sistema regionale del Servizio civile è composto dal Servizio civile nazionale che comprende le attività di Servizio civile all’estero, nell'ambito del quale la Regione svolge le competenze gestionali attribuite dalla legislazione nazionale, quali la tenuta dell'albo degli enti accreditati, la verifica e l'attuazione dei progetti, e il Servizio civile regionale, un programma parallelo a quello nazionale organizzato esclusivamente all'interno dei confini regionali. Quest’ ultimo riguarda i giovani, italiani e stranieri, tra i 18 e i 29 anni, gli adulti e i minori che vogliono prestare servizio gratuitamente, e infine le attività di Garanzia Giovani, il programma dell'Unione europea contro la disoccupazione giovanile, per il quale nel 2015 le attività di Servizio civile regionale sono state considerate eleggibili. All'interno del sistema regionale del Servizio civile un ruolo fondamentale è svolto dai Coordinamenti Provinciali degli Enti di Servizio Civile (Co.Pr.E.S.C), istituiti dalla Legge regionale del Servizio civile, n.20 del 2003: si tratta di associazioni di natura mista, composte da soggetti pubblici e privati, interessate a promuovere il Servizio civile e orientare i giovani nelle loro scelte, senza sostituirsi agli enti che direttamente promuovono i progetti di volontariato, i quali rimangono titolari e responsabili della gestione.

Azioni sul documento
Pubblicato il 20/04/2016 — ultima modifica 22/11/2016

Una casa alle giovani coppie, pubblicate le graduatorie dei finanziamenti

Sono 439 le richieste di contributo ammesse a finanziamento. Un milione di euro in più dalla Regione nel bilancio 2016

Sono 535 le richieste di contributo presentate nell’ambito del bando "Accasiamoci - Una casa alle giovani coppie ed altri nuclei familiari", 439 sono quelle ammesse a finanziamento.

La pubblicazione sul sito regionale http://territorio.regione.emilia-romagna.it/notizie/casagiov  dell’elenco delle richieste ammesse a contributo ha valore di comunicazione e notifica agli interessati di ammissione al finanziamento, pertanto il Servizio Qualità Urbana e politiche Abitative non provvederà ad inviare la “Comunicazione di ammissione a finanziamento” prevista al punto 4.2 del bando.

Dopo il “click day” del 1 dicembre, data in cui i nuclei hanno potuto presentare online la domanda di contributo, la Giunta dell'Emilia-Romagna ha deciso di assegnare, con il bilancio 2016, un ulteriore milione di euro, che va a sommarsi ai 12 milioni precedentemente stanziati per finanziare gli interventi del programma, accogliendo in tal modo il maggior numero di richieste possibile.

“Il fatto che la Regione dia una mano a giovani coppie per l’acquisto della prima casa ci rende orgogliosi  – ha dichiarato Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e Assessore al Welfare e alle Politiche abitative - Acquistare la prima casa significa poter realizzare progetti di vita, avere la possibilità di costruirsi una famiglia, sentirsi meno addosso un senso di precarietà e incertezza”.

Con il decimo bando “Una casa per le giovani coppie e altri nuclei famigliari “ (pubblicato nel mese di novembre 2015), la Regione Emilia-Romagna ha messo a disposizione di giovani coppie e altri nuclei familiari un bonus di 25 mila euro - che salgono a 30 mila per i residenti nei Comuni colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 - per l’acquisto di uno tra i 4.405 alloggi disponibili su tutto il territorio regionale.

Sino a oggi il programma “Una casa alle giovani coppie e altri nuclei familiari”, avviato nel 2009, ha permesso a 1142 nuclei di diventare proprietari della prima casa, messa a disposizione da cooperative e imprese, con un contributo complessivo della Regione di 24 milioni euro.

“Non abbiamo solo lo scopo di aiutare i giovani ad acquistare un appartamento- prosegue la vicepresidente - vogliamo anche dare uno stimolo ad un settore, quello della casa, particolarmente colpito dalla crisi e che ha bisogno di rimettersi in moto e di tornare dinamico, essendo uno dei settori economici più rilevanti del nostro paese. Ecco perché c’è stato un impegno aggiuntivo della Giunta. Stanziare un altro milione di euro rispetto ai 12 inizialmente messi a bando - conclude Gualmini - significa ancora di più credere in questo progetto e dare una boccata di ossigeno a tutta la filiera dell’abitare.

Gli alloggi messi a disposizione verranno venduti con la formula del “patto di futura vendita”:  le giovani coppie diventeranno effettivamente proprietarie dell’immobile  dopo un periodo di locazione o assegnazione in godimento di massimo 4 anni. Le parti possono concordare la compravendita dell'alloggio anche prima della scadenza dei 4 anni di locazione o di assegnazione.

Vai all’elenco delle richieste ammesse e ai dettagli del bando

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Servizio civile, la festa della Regione per il “Celebration day” 2015

Una suggestiva giornata di festa in Regione per ringraziare i tanti giovani impegnati nei progetti di servizio civile e della “youngERcard”. Gualmini: "Ora avanti col Piano triennale"

“Metti l’accento su di te” è stato lo slogan della prima edizione del “Celebration day", la giornata organizzata dalla Regione e dedicata ai giovani dell’Emilia-Romagna, che si sono messi in gioco grazie a un’esperienza di solidarietà, partecipazione e aiuto verso gli altri. Giovani impegnati nel servizio civile regionale e nello svolgimento delle attività di volontariato previste dal progetto “Giovani protagonisti”.

Un’occasione per festeggiare e ringraziare, nella cornice istituzionale dell’ Aula dell’Assemblea legislativa, i 2.743 giovani e ragazzi che nel 2015 hanno svolto il servizio civile nella nostra regione, rappresentati dai 100 del servizio civile regionale presenti oggi in Regione e dai tantissimi giovani volontari iscritti alla “YoungERcard” (circa 25.000 quelle consegnate in Emilia-Romagna) che hanno completato l’intero percorso di 80 ore e molti dei loro compagni, che hanno dedicato un periodo della propria vita ad attività solidali.

Ad accogliere i 160 giovani che hanno occupato i banchi dell’aula, il presidente della Regione Stefano Bonaccini, la vice presidente Elisabetta Gualmini, l'assessore alle Politiche giovanili Massimo Mezzetti e il consigliere Stefano Caliandro.

Il presidente Bonaccini: "I giovani non sono tutti fannulloni"

"Noi crediamo molto in questo progetto - ha detto il presidente Stefano Bonaccini - e lo finanziamo con risorse importanti perché abbiamo la certezza che chi partecipa a un servizio per gli altri fa molto anche per se stesso. L'idea che i ragazzi sono tutti fannulloni è sbagliata e lo dimostrano le tante esperienze belle che vediamo anche in questa regione. Sono di ritorno da un viaggio nella Silicon Valley e con noi c'erano 10 giovani startupper che stanno dando vita a incubatori di idee e che abbiamo voluto premiare portandoli dove queste esperienze sono al top. Nel campo del volontariato incontriamo tutti i giorni ragazzi che dedicano parte del loro tempo gratuitamente in favore degli altri. Quello che avete fatto - ha concluso il Presidente rivolgendosi alla platea dei giovani volontari - è soprattutto merito vostro, ma è stato possibile grazie alla Regione che ha creduto in questo progetto e ha messo a disposizione importanti risorse"

Il racconto della giornata

Sono state poi le voci di alcuni di loro, ragazzi e ragazze di età compresa tra i 14 e i 29 anni, italiani e stranieri, a testimoniare le molte esperienze svolte nel campo della protezione civile e ambientale, dell’aiuto agli anziani e ai non auto-sufficienti, dell’accoglienza dei migranti, dello sport e, più in generale, del vasto insieme di attività di pubblico interesse.

Anche l’assessore alla Cultura, giovani, legalità, Massimo Mezzetti, ha voluto sottolineare il valore della celebrazione dell’11 dicembre: "Come Assessorato alle Politiche giovanili promuoviamo la partecipazione attiva e responsabile dei giovani, ad esempio tramite la legge regionale 14/2008 con cui quest'anno abbiamo finanziato, con un contributo di 400.000 euro, numerosi progetti presentati dagli Enti Locali. Altre azioni di sostegno e promozione del protagonismo giovanile le stiamo portando avanti anche con la legge regionale 3/2011 per la diffusione di una cultura della legalità. Investendo sui giovani investiamo nel futuro di tutti".

Gualmini: “Ora avanti col Piano triennale del servizio civile”

L’evento si è concluso con l’intervento di Elisabetta Gualmini vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e Assessore al welfare che ha sottolineato come “l’esperienza positiva di questi ultimi anni, anche in seguito a eventi drammatici quali il terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2012, ha reso esplicito come il servizio civile possa concretamente offrire un campo infinito di occasioni per entrare in contatto con bisogni e situazioni che non dovrebbero mancare nel bagaglio di cultura civica di nessun cittadino e che possono lasciare un segno positivo nello sviluppo sia dell’individuo che della comunità. Con la stesura del primo Piano triennale del servizio civile – ha proseguito la vicepresidente - auspichiamo di riuscire a concepire e organizzare nella nostra Regione il servizio civile come un potente antidoto al disinteresse per il bene comune. Nella stesura del Programma del prossimo triennio – ha aggiunto Elisabetta Gualmini - siamo stati guidati dalla consapevolezza che lo spirito civico e la coesione sociale siano nello stesso tempo il punto di partenza base e il risultato finale del successo del servizio civile nella nostra regione, da sempre caratterizzata, per tradizione e cultura, dai valori della partecipazione attiva e dell’impegno volontario. Dedicare un periodo della propria vita – ha concluso  Gualmini rivolta alla folta platea di giovani e giovanissimi - dentro alla realtà delle istituzioni e delle associazioni sociali, nella fase incerta del passaggio dagli studi al lavoro, è il modo migliore per acquisire una maggiore consapevolezza di sé e dei propri progetti futuri. Il mio augurio è che ci rottamiate quanto prima e che abbiate la determinazione e il coraggio di rischiare. Parafrasando quanto disse il nostro ex presidente della Repubblica Napolitano vi dico: la Regione vi è molto grata, la Regione riconoscerà i vostri sforzi”.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Servizio civile, la Regione oggi festeggia il “Celebration day”

“Celebration day 2015”: dalle 15 nell'Aula dell'Assemblea legislativa la Regione festeggia i suoi giovani impegnati nei progetti di servizio civile e della “youngERcard”

L’appuntamento è per oggi, venerdì 11 dicembre (ore 15-17.30) nell’Aula dell’Assemblea Legislativa di via Aldo Moro 50. La Regione festeggia il “Celebration day 2015” e i tanti giovani impegnati nei progetti del servizio civile  e della “youngERcard”. Nel corso dell’evento verranno consegnati gli attestati di partecipazione a ragazzi e giovani impegnati nei progetti di servizio civile regionale e i premi ai ragazzi che hanno svolto le 80 ore di volontariato nell’ambito, appunto, di “youngERcard”.

Il programma prevede i saluti di Stefano Bonaccini, presidente della Giunta; Simonetta Saliera, Presidente dell’Assemblea; Massimo Mezzetti, Assessore alla cultura e alle politiche giovanili. Seguiranno le testimonianze di: Stefano Caliandro (Presidente Gruppo Pd in Assemblea), Glenda Cinotti (Rappresentante dei giovani in Servizio civile nazionale), di numerosi ragazzi impegnati in progetti di Servizio civile regionale per minori; dei “volontari youngERcard” Rachele Monti - Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese;  Marcello Mirfakhraie - Unione Terre d’Acqua; Barbara Chianese - Comune di Modena. Conclusioni della Vicepresidente e Assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini.

Servizio civile: progetti nazionali e regionaliServizio civile

La giornata regionale, oltre che di riconoscimento e di festa, punterà l’attenzione sull’appuntamento della primavera 2016, quando ancora una volta i giovani cittadini dell’Unione europea o cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti, potranno scegliere un progetto di servizio civile nazionale o regionale nel quale impegnarsi in un’esperienza di cittadinanza attiva, acquisendo conoscenze in vari settori: assistenza, ambiente, educazione, beni culturali, protezione. L’opportunità riguarda sia il servizio civile regionale, per giovani dai 18 ai 29 anni ai quali verrà chiesto un impegno che potrà variare in base al progetto scelto tra i 6 e gli 11 mesi e per 15/20/25 ore settimanali, sia il servizio civile nazionale, per giovani dai 18 ai 28 anni, ai quali verrà chiesto un impegno, nell’arco di 12 mesi, per 1400 ore complessive.

Una realtà, quella del servizio civile, in cui la Regione Emilia-Romagna è già oggi protagonista e che intende potenziare.  Tanti sono i giovani che si sono messi in gioco grazie a un’esperienza di solidarietà, servizio e aiuto nel campo della protezione civile e ambientale, dell’aiuto agli anziani e ai non auto-sufficienti, dell’accoglienza dei migranti e, più in generale, del vasto insieme di attività di pubblico interesse.

Gualmini:  “Gli obiettivi del Piano triennale”

La Regione ha quindi promosso il primo Piano triennale del servizio civile, attorno al quale intende far convergere istituzioni pubbliche e organizzazioni private, e le relative risorse, per offrire ai ragazzi uno strumento in più “per impegnarsi a livello sociale e riappropriarsi di beni e valori che meritano di essere tutelati”.

“Nella stesura del Programma del servizio civile in Emilia-Romagna del prossimo triennio siamo stati guidati dalla consapevolezza che lo spirito civico e la coesione sociale siano nello stesso tempo il punto di partenza base e il risultato finale del successo del servizio civile nella nostra regione, da sempre caratterizzata, per tradizione e cultura, dai valori della partecipazione attiva e dell’impegno volontario - sottolinea la Vicepresidente, Elisabetta Gualmini -. Dedicare un periodo della propria vita dentro alla realtà delle istituzioni e delle associazioni sociali, nella fase incerta del passaggio dagli studi al lavoro, è il modo migliore per acquisire una maggiore consapevolezza di sé e dei propri progetti futuri.

Mezzetti: “Promuoviamo la partecipazione attiva e responsabile dei giovani”

Anche l’assessore a Cultura, Giovani, Legalità, Massimo Mezzetti, sottolinea il valore della celebrazione dell’11 dicembre: "Come Assessorato alle Politiche Giovanili promuoviamo la partecipazione attiva e responsabile dei giovani, ad esempio tramite la legge regionale 14/2008 con cui quest'anno abbiamo finanziato, con un contributo di 400.000 euro, numerosi progetti presentati dagli Enti Locali. Altre azioni di sostegno e promozione del protagonismo giovanile le stiamo portando avanti anche con la legge regionale 3/2011 per la diffusione di una cultura della legalità. Investendo sui giovani investiamo nel futuro di tutti".

“youngERcard: cos’è e come funzionayoungercard 3

“youngERcard” è la nuova carta ideata dalla Regione Emilia-Romagna per i giovani di età compresa tra i 14 e i 29 anni residenti, studenti o lavoratori in Emilia-Romagna. La carta è distribuita gratuitamente presso i punti locali individuati dagli Enti Locali, e riserva ai titolari una serie di agevolazioni per la fruizione di servizi culturali e sportivi (come teatri, cinema e palestre) e sconti presso numerosi esercizi commerciali.

Le convenzioni messe a disposizione sono sia locali che regionali, riguardano quindi sia piccoli negozi e ristoranti che catene e grande distribuzione. “youngERcard inoltre invita i suoi possessori a diventare Giovani Protagonisti, ovvero a investire parte del proprio tempo e del proprio impegno in interessanti progetti di cittadinanza attiva.

I progetti vengono organizzati in collaborazione con enti locali, associazioni, università, scuole, polisportive, circoli, cooperative sociali. Le attività proposte possono riguardare i seguenti ambiti: educativo, artistico, ricreativo, sociale, sportivo, culturale, ambientale.

“youngERCard” è distribuita localmente dalle amministrazioni comunali, tramite Informagiovani, biblioteche, centri di aggregazione ed uffici comunali. Il suo obiettivo è favorire tra i giovani relazioni e atteggiamenti improntati all’attenzione e alla solidarietà, consumi responsabili, senso di comunità e appartenenza. progetti hanno una durata compresa tra le 20 e le 80 ore e possono riguardare diversi ambiti: sociale, educativo, artistico, culturale, informatico, linguistico, ambientale. Ogni ora di volontariato svolto vale un punto e al raggiungimento di 20 e 80 punti si ha diritto a dei premi. I punti accumulati vengono caricati direttamente sulla "youngERcard" personale.

Iscritti, volontari, "Giovani Protagonisti"

Alcuni dati, infine, riassumono la valenza e la portata dell'insieme dei progetti in campo. I giovani iscritti a "youngERcard", su tutto il territorio regionale, sono 24.102. I volontari coinvolti 2200 circa. Trecentoquaranta gli operatori dei territori abilitati.  

Riguardo i progetti attivi di "Giovani Protagonisti", nel complesso sono 254, così suddivisi: 15 ambientali, 5 artistici, 60 culturali, 69 educativi, 10 informatici, 77 sociali, 18 sportivi.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

"A braccia aperte", Gualmini: “Dare la spinta all’affido". Il 28 flash mob a Bologna

La promozione dell'affidamento familiare sempre in primo piano: dopo il convegno in Regione, manifestazione in Piazza Santo Stefano sabato 28 alle 10.30

Nel sottolineare le aspettative riguardo la campagna “A braccia aperte” ("produrrà ottimi risultati"), la vicepresidente e assessore al welfare, Elisabetta Gualmini, nelle conclusioni del convegno svoltosi venerdì 20 novembre in Regione, ha dichiarato: “In Emilia Romagna abbiamo un numero di affidi familiari inferiore rispetto ad altre regioni, prevalgono gli affidi in comunità. Questo – prosegue la vicepresidente - ci mette su un piano di diversità rispetto alla legge nazionale, che invece prevede di privilegiare in primis l'affido in famiglie, possibilmente con minori, in in secondo luogo a persone singole, e solo in terzo luogo alle strutture residenziali. La nostra proposta- aggiunge Elisabetta Gualmini- anche sostenuta da molti parlamentari PD , è  quella di rivedere le norme regionali e di armonizzarle con quelle nazionali e di altre regioni, ovviamente dopo esserci confrontati con i soggetti interessati. In questo modo e anche tramite altre iniziative – conclude- vogliamo dare la spinta all’ affido familiare, senza continuare a promuoverlo solo a parole".

Il dibattito al convegno

Condivisione è stata una delle parole chiave del Convegno. Condivisione che significa messa in rete delle esperienze tra enti locali, Servizi per le famiglie sul territorio, Tribunale per i Minorenni, associazioni di famiglie affidatarie. "E' importante non illudere - ha ammonito il presidente del Tribunale per i Minorenni della Regione Emilia-Romagna Giuseppe Spadaro - ma promuovere la vera solidarietà in chi accoglie un bambino o un adolescente in una situazione di disagio". Perché oggi "l'affido è sempre più su misura", ha detto Alessandro Finelli del Servizio Politiche familiari della Regione, ricordando che in Emilia-Romagna dall'anno 2000 vengono effettuati in media 1500 affidi l'anno.

La psicologa Daria Vettori, esperta nel campo dell'affidamento familiare e dell'adozione, ha preso in considerazione il ruolo dei figli naturali delle famiglie affidatarie sottolineando che «per questi ragazzi non si è fratelli part time, si è fratelli per sempre» e mostrando i loro punti di vista raccolti nel video "Fratelli nell'affido". Inoltre, ha detto, "quando una famiglia affidataria si trova in difficoltà è perché sta vivendo l'affido a tutti gli effetti, non deve essere considerato un fallimento". E questo perché - ha aggiunto la portavoce del Coordinamento delle associazioni affidatarie in Emilia-Romagna "le famiglie affidatarie non vengono scelte tra le super famiglie, sono invece famiglie normali".

Un dato preoccupante è emerso dall'intervento dell'Amministratore Unico dell'Asp Città di Bologna Gianluca Borghi: "Bologna, tra le città della regione, è quella con il più basso numero di affidi. Sappiamo, quindi, di dover fare molto". Per questo, gli ha fatto eco il Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza Luigi Fadiga, "bisogna incrementare l'affido familiare rispetto al collocamento in comunità". Il Garante ha ricordato anche il recentissimo varo della legge 173 che garantisce il rispetto del legame familiare che si viene a creare tra i minori e gli affidatari. Tuttavia, ha poi precisato il portavoce del Tavolo Nazionale Affido, Valter Martini, "questa legge non deve essere considerata una scorciatoia per passare dall'affido all'adozione".

Nel sottolineare le aspettative riguardo la campagna "A braccia aperte" ("produrrà ottimi risultati"), la vicepresidente e assessore al welfare Elisabetta Gualmini, nelle conclusioni del convegno, ha sottolineato principalmente tre aspetti: "La differenza tra la normativa nazionale e quella regionale del 2008, che dà pari dignità all'affido familiare e alle strutture residenziali; il dato, su cui occorre avviare una riflessione, del calo del 7 per cento degli affidi in Emilia-Romagna negli ultimi quattro anni e della prevalenza in regione (più del 52%), oltre la media nazionale , degli affidamenti presso comunità o strutture residenziali; l'allarmante fenomeno degli abbandoni dei minori che riguarda in particolare i bambini albanesi, che risultano senza famiglia quando in realtà non lo sono affatto. E' un problema da affrontare - ha concluso Gualmini - e non sarebbe responsabile fare finta di niente".

I numeri dell'Osservatorio regionale per l'infanzia e l'adolescenza

Sono 3.372, su una popolazione di  712.298 minori residenti sul territorio regionale, i bambini e i ragazzi che nel 2014 si sono trovati, per condizioni diverse, a vivere al di fuori delle loro famiglie di origine.  Tra questi, 1.519 (l’82%), di cui 106 di origine straniera e non accompagnati,  sono stati accolti da famiglie che si sono rese disponibili ad accoglierli a tempo pieno  o  parziale. Altri 1.853, di cui 362 minori stranieri non accompagnati,  sono stati invece affidati a comunità. Questi alcuni dei dati resi noti dall’ Osservatorio regionale  per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito del  Convegno  “ A braccia aperte”. Promosso dall’assessorato al Welfare,  si colloca tra le iniziative della campagna di comunicazione regionale, che porta lo stesso titolo,  e richiama il gesto dell’abbraccio come  scambio, umano ed empatico, di conforto reciproco. Così, infatti,  vuole essere l’affidamento familiare:  un intervento temporaneo di aiuto e sostegno a un minore e alla sua famiglia.  Secondo gli ultimi dati - disponibili al 1° gennaio 2014 – il tasso d’affido registrato è di circa 2 bambini e ragazzi ogni 1.000 minori residenti e i minori accolti a tempo pieno rappresentano una quota molto rilevante degli affidi in regione: sono infatti 1.247. Di questi, il 71,7% sono in affido su decreto del Tribunale dei minorenni (giudiziale). Il 66,9% di loro rimane in affido più di due anni. Le province che accolgono il maggior numero di bambini sono Reggio Emilia (258), Modena (231) e Bologna (171). L’età dei ragazzi affidati a tempo pieno alle famiglie varia da zero (168) a 15 anni e più (377).

Flash mob il 28 novembre in Piazza Santo Stefano

Si svolgerà infine sabato 28 novembre alle ore 10, 30 in Piazza Santo Stefano a Bologna, il flash mob “A braccia aperte”, in programma sabato 14 e sospeso in segno di rispetto verso le vittime del tremendo massacro di Parigi e in segno di solidarietà per la Francia.

Per approfondimenti

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Affido, "A braccia aperte": live twitting del convegno in Regione

"A braccia aperte", campagna per sensibilizzare e promuovere l'affido familiare entra nel vivo: convegno in Regione, live twitting in diretta

In occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Regione Emilia-Romagna, insieme al Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, organizza un seminario dedicato all’affidamento familiare quale forma di aiuto ai bambini e ai ragazzi le cui famiglie vivono momenti di criticità.

Appuntamento venerdì 20 novembre, in Regione, alla Terza Torre (viale della Fiera 8). La giornata sarà dedicata anche alla presentazione ufficiale della campagna di comunicazione “A braccia aperte”, realizzata dall’Agenzia di informazione e comunicazione della giunta regionale per garantire il diritto fondamentale dei bambini e dei ragazzi a crescere in famiglia,  sostenere le loro famiglie d’origine in difficoltà e per sensibilizzare e informare i singoli cittadini e i nuclei familiari sulla possibilità di candidarsi all’affidamento e ad altre forme di solidarietà.

Il programma del seminario

Il programma della giornata, a partire dalle 9.30 prevede i saluti di Kyriakoula Petropulacos, Direttore Generale Sanità e Politiche Sociali e per l’Integrazione Regione Emilia-Romagna; Ugo Pastore, Procuratore della Repubblica, Tribunale per i Minorenni dell’Emilia-Romagna; Giuseppe Spadaro, Presidente Tribunale per i Minorenni della Emilia-Romagna. Coordinamento dei lavori a cura di Gino Passarini, Responsabile Servizio Politiche familiari, infanzia e adolescenza Regione Emilia-Romagna. A seguire, relazioni di Alessandro Finelli, Servizio Politiche familiari, infanzia e adolescenza, Regione Emilia-Romagna, sul tema “A braccia aperte”: progetti e iniziative per l’affidamento familiare in Emilia-Romagna"; Daria Vettori, Psicologa e psicoterapeuta esperta nel campo dell’affidamento familiare e dell’adozione: "Le storie dei bambini e delle famiglie ci insegnano... Presentazione del video I fratelli nell’affido”; Rita Lacetera, Portavoce del Coordinamento delle associazioni affidatarie in Emilia-Romagna: “Le braccia delle famiglie”.

Alle 11.45 tavola rotonda coordinata da Antonio Farnè, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna. Interventi di: Francesca Puglisi, Senatrice; Luigi Fadiga, Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Emilia-Romagna; Gianluca Borghi, Amministratore Unico dell’Asp Città di Bologna; Marco Giordano, Presidente di Progetto Famiglia Onlus; Valter Martini, Papa Giovanni XXIII - portavoce del Tavolo Nazionale Affido; Liana Burlando, Responsabile innovazione e regolazione dei servizi, Comune di Genova. Conclusione del Vicepresidente e Assessore al welfare e politiche abitative, Regione Emilia-Romagna, Elisabetta Gualmini.

Gualmini: "Slancio e coraggio da parte delle famiglie"

“Abbiamo bisogno di più coraggio e più slancio da parte di tutti – è il commento di Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Giunta e assessore al Welfare – . Le famiglie si facciano avanti per sperimentare l’affido: ne potranno essere umanamente arricchite, oltre ad avere il privilegio di aiutare un bambino in difficoltà. Abbandoniamo la paura, il timore di essere inadeguati e la difficoltà che deriva dalla  mole di impegni quotidiani. Molti bambini – prosegue la vicepresidente – hanno bisogno di famiglie e molte famiglie possono offrire molto ai bambini, anche solo per periodi temporanei. La Regione promuove l’affido familiare, che è sottodimensionato in Emilia-Romagna rispetto all’affido in comunità: a braccia aperte proviamo a ribilanciare le cose”.

I dati dell'affidamento

Lo slogan scelto per la campagna – “A braccia aperte”richiama il gesto dell’abbraccio, che presuppone uno scambio, umano ed empatico, di conforto reciproco. Così vuole essere l’affidamento familiare, un intervento temporaneo di aiuto e sostegno a un minore e alla sua famiglia. In Emilia-Romagna i bambini e i ragazzi in affidamento familiare presi in carico dai servizi – secondo gli ultimi dati disponibili al 1° gennaio 2014 – sono 1.519, in leggero calo rispetto agli anni precedenti. Il dato comprende sia l’affido a tempo pieno (l’82,1%) che a tempo parziale (detto anche part-time). I minori residenti sul territorio regionale sono 712.298 e il tasso d’affido registrato è di circa 2 bambini e ragazzi ogni 1.000 minori residenti. I bambini e i ragazzi accolti a tempo pieno rappresentano una quota molto rilevante degli affidi in regione: sono infatti 1.247. Di questi, il 71,7% sono in affido su decreto del Tribunale dei minorenni (giudiziale). Il 66,9% di loro rimane in affido più di due anni. Le province che accolgono il maggior numero di bambini sono Reggio Emilia (258), Modena (231) e Bologna (171). L’età dei ragazzi affidati a tempo pieno alle famiglie varia da zero (168)  a 15 anni e più (377).

La campagna informativa

La campagna regionale, che si avvale di un sito web dedicato, di materiali informativi e di un’infografica contente tutti i dati sull’affido in Emilia-Romagna, dedica un’attenzione particolare anche all’affiancamento familiare: tutte forme di solidarietà tra famiglie  che, per le loro caratteristiche di affettività e naturalezza, sono da considerare strumenti importanti all’interno del sistema di accoglienza a protezione di bambini e adolescenti.

Flash mob il 28 novembre in Piazza Santo Stefano

Si svolgerà sabato 28 novembre alle ore 10, 30 in Piazza Santo Stefano a Bologna, il flash mob “A braccia aperte”, in programma sabato 14 e sospeso in segno di rispetto verso le vittime del tremendo massacro di Parigi e in segno di solidarietà per la Francia.

Per approfondimenti

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Affido, "A braccia aperte": convegno il 20 novembre in Regione

Convegno dedicato alla presentazione ufficiale della campagna "A braccia aperte" per sensibilizzare e promuovere l'affido familiare

In occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Regione Emilia-Romagna, insieme al Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, ha organizzato  un seminario dedicato all’affidamento familiare quale forma di aiuto ai bambini e ai ragazzi le cui famiglie vivono momenti di criticità.

Appuntamento venerdì 20 novembre, in Regione, alla Terza Torre (viale della Fiera 8). La giornata è stata dedicata anche alla presentazione ufficiale della campagna di comunicazione “A braccia aperte”, realizzata dall’Agenzia di informazione e comunicazione della giunta regionale,  Per garantire il diritto fondamentale dei bambini e dei ragazzi a crescere in famiglia,  sostenere le loro famiglie d’origine in difficoltà e per sensibilizzare e informare i singoli cittadini e i nuclei familiari sulla possibilità di candidarsi all’affidamento e ad altre forme di solidarietà.

Nel sottolineare le aspettative riguardo la campagna “A braccia aperte” ("produrrà ottimi risultati"), la vicepresidente e assessore al welfare, Elisabetta Gualmini, nelle conclusioni del convegno svoltosi venerdì 20 novembre in Regione, ha dichiarato: “In Emilia Romagna abbiamo un numero di affidi familiari inferiore rispetto ad altre regioni, prevalgono gli affidi in comunità. Questo – prosegue la vicepresidente - ci mette su un piano di diversità rispetto alla legge nazionale, che invece prevede di privilegiare in primis l'affido in famiglie, possibilmente con minori, in in secondo luogo a persone singole, e solo in terzo luogo alle strutture residenziali. La nostra proposta- aggiunge Elisabetta Gualmini- anche sostenuta da molti parlamentari PD , è  quella di rivedere le norme regionali e di armonizzarle con quelle nazionali e di altre regioni, ovviamente dopo esserci confrontati con i soggetti interessati. In questo modo e anche tramite altre iniziative – conclude- vogliamo dare la spinta all’ affido familiare, senza continuare a promuoverlo solo a parole".

Il dibattito

Condivisione è stata una delle parole chiave del Convegno. Condivisione che significa messa in rete delle esperienze tra enti locali, Servizi per le famiglie sul territorio, Tribunale per i Minorenni, associazioni di famiglie affidatarie. "E' importante non illudere - ha ammonito il presidente del Tribunale per i Minorenni della Regione Emilia-Romagna Giuseppe Spadaro - ma promuovere la vera solidarietà in chi accoglie un bambino o un adolescente in una situazione di disagio". Perché oggi "l'affido è sempre più su misura", ha detto Alessandro Finelli del Servizio Politiche familiari della Regione, ricordando che in Emilia-Romagna dall'anno 2000 vengono effettuati in media 1500 affidi l'anno.

La psicologa Daria Vettori, esperta nel campo dell'affidamento familiare e dell'adozione, ha preso in considerazione il ruolo dei figli naturali delle famiglie affidatarie sottolineando che «per questi ragazzi non si è fratelli part time, si è fratelli per sempre» e mostrando i loro punti di vista raccolti nel video "Fratelli nell'affido". Inoltre, ha detto, "quando una famiglia affidataria si trova in difficoltà è perché sta vivendo l'affido a tutti gli effetti, non deve essere considerato un fallimento". E questo perché - ha aggiunto la portavoce del Coordinamento delle associazioni affidatarie in Emilia-Romagna "le famiglie affidatarie non vengono scelte tra le super famiglie, sono invece famiglie normali".

Un dato preoccupante è emerso dall'intervento dell'Amministratore Unico dell'Asp Città di Bologna Gianluca Borghi: "Bologna, tra le città della regione, è quella con il più basso numero di affidi. Sappiamo, quindi, di dover fare molto". Per questo, gli ha fatto eco il Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza Luigi Fadiga, "bisogna incrementare l'affido familiare rispetto al collocamento in comunità". Il Garante ha ricordato anche il recentissimo varo della legge 173 che garantisce il rispetto del legame familiare che si viene a creare tra i minori e gli affidatari. Tuttavia, ha poi precisato il portavoce del Tavolo Nazionale Affido, Valter Martini, "questa legge non deve essere considerata una scorciatoia per passare dall'affido all'adozione".

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Affido familiare, “A braccia aperte”: una manifestazione e un convegno a Bologna

Parte la campagna comunicativa regionale: tutti in P.zza Santo Stefano il 14 novembre e un convegno il 20 novembre a Bologna. La vicepresidente Gualmini: “Le famiglie si facciano avanti”

 

Abbracciare qualcuno significa accoglierlo, prendersene cura, ma anche affidarsi. E’ un gesto che presuppone uno scambio, umano e empatico, di reciproco conforto. È  in questa immagine il senso della campagna informativa dal titolo "A braccia aperte" , realizzata dall’Agenzia di informazione e comunicazione della Regione Emilia-Romagna, che l’Assessorato al welfare e politiche abitative lancerà in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, venerdì 20 novembre.

L’affidamento familiare è un intervento temporaneo di aiuto e sostegno a un minorenne e alla sua famiglia. Garantire il diritto fondamentale dei bambini e dei ragazzi a crescere in famiglia, sostenere le loro famiglie di origine in difficoltà, sensibilizzare e informare i singoli cittadini  e  le famiglie sulla possibilità  a candidarsi all’affidamento familiare e a altre forme di solidarietà sono tra gli obiettivi della campagna.  Sempre il 20 novembre si terrà in Regione, alla Terza Torre di Viale  della Fiera 8, anche un Convegno dedicato al tema dell’affido mentre sabato 14 novembre in piazza Santo Stefano alle 10,30 verrà allestito un flash-mob per sostenere la campagna e  sottolineare il carattere di reciproca accoglienza che sperimentano coloro che decidono di vivere l’esperienza dell’affido.

La campagna informativa

La campagna regionale, che si avvale di un sito web dedicato  di materiali informativi e di un’infografica contente tutti i dati sull’affido in Emilia-Romagna, dedica una attenzione particolare anche all’affiancamento familiare, tutte  forme di solidarietà tra famiglie  che, per le loro caratteristiche di affettività e naturalezza, sono da considerare come strumenti importanti all’interno del sistema di accoglienza nell’intervenire a protezione di bambini e adolescenti.

L’affidamento familiare in Emilia-Romagna 

In Emilia-Romagna i bambini e i ragazzi in affidamento familiare presi in carico dai servizi - secondo gli ultimi dati disponibili al 1° gennaio 2014 - sono 1.519, in leggero calo rispetto agli anni precedenti. Il dato comprende sia l'affido a tempo pieno (l'82,1 per cento) che a tempo parziale (detto anche part-time).I minorenni residenti sul territorio regionale sono 712.298 e il tasso d'affido registrato è di circa 2 bambini e ragazzi ogni 1.000 minorenni residenti. I bambini e i ragazzi accolti a tempo pieno rappresentano una quota molto rilevante degli affidi in Emilia-Romagna: sono infatti 1.247 quelli inseriti all'interno di nuclei familiari. Di questi, il 71,7 per cento sono in affido su decreto del Tribunale dei minorenni (giudiziale). Il 66,9 per cento di loro rimane in affido più di due anni. Le province che accolgono il maggior numero di bambini sono Reggio Emilia (258), Modena (231) e Bologna (171). L’età dei ragazzi affidati a tempo pieno alle famiglie varia da zero (168)  a 15 anni e più (377). 

 

 

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

“A braccia aperte", una campagna informativa e un convegno per promuovere l’affidamento familiare

La Regione promuove l’affido familiare e altre forme di solidarietà tra le famiglie

Abbracciare qualcuno significa accoglierlo, prendersene cura, ma anche affidarsi. E’ un gesto che presuppone uno scambio, umano e empatico, di reciproco conforto.  È  in questa immagine il senso della campagna informativa  dal titolo "A braccia aperte", che partirà a breve,  e del seminario,  con lo stesso titolo,  sul tema dell’affidamento familiare che  si terrà a Bologna il prossimo 20 novembre, giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.  . 

Sensibilizzare e informare le persone, la società civile, le organizzazioni del territorio e le famiglie che possono dare un contributo fondamentale, oltre il concetto giuridico di tutela dei bambini e dei ragazzi, al benessere e all’aiuto concreto ai bambini e ai ragazzi in difficoltà e alle loro famiglie. Con la campagna si vuol far passare anche il concetto che attraverso l’affido si possano creare reti di solidarietà tra le persone e tra le famiglie garantendo, al contempo, il diritto fondamentale dei bambini e dei ragazzi a crescere in ambienti sereni senza perdere il rapporto con le rispettive famiglie di origine.

La protezione dell'infanzia, l’accompagnamento delle famiglie in difficoltà, la promozione delle reti di famiglie e una particolare attenzione alle comunità per minori che accompagnano i ragazzi verso l’autonomia e la vita adulta sono temi particolarmente sentiti nella nostra Regione e molte le attività realizzate in questi ultimi anni.

 

Per iscriversi al seminario

Gli interventi e i progetti della Regione Emilia-Romagna per la tutela e l'accoglienza dei bambini e dei ragazzi

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

L'affido può diventare adozione, le nuove regole

La continuità affettiva è legge: le famiglie affidatarie potranno concorrere nell'adozione del minore che hanno accolto

Un via libera quasi all’unanimità alla legge sul diritto alla continuità affettiva che prevede una «corsia preferenziale» nell’adozione di un minorenne  per le famiglie affidatarie se sia stato dichiarato abbandonato e non sia possibile ricostituirne il rapporto con la famiglia d’origine. Così ieri alla Camera la proposta di legge già approvata dal Senato che ridefinisce il rapporto tra procedimento di adozione e istituto dell'affidamento garantendo il diritto alla continuità affettiva dei minori. La nuova legge modica l'attuale disciplina che vieta l'adozione da parte degli affidatari, evitando ai bambini già provati dal distacco dalla loro famiglia d'origine di subire un ulteriore trauma. La famiglia che ha un minore in affido ora potrà chiederne l'adozione godendo di una corsia preferenziale. In sintesi, le novità introdotte dalla nuova norma prevedono che in caso di adozione siano appunto privilegiate le famiglie già affidatarie. Il tribunale dei minori dovrà infatti tener conto, nel decidere sull'adozione, dei 'legami affettivi significativi' e del 'rapporto stabile e duraturo' che si è instaurato tra il bambino o il ragazzo e la famiglia affidataria. Novità anche in merito ai procedimenti di adozione degli orfani, infatti, accanto ai parenti (fino al sesto grado) e alle persone legate da un rapporto stabile preesistente alla perdita dei genitori, anche l'affidatario potrà ora chiedere l'adozione di un orfano. In tal caso l'adozione è consentita anche alle coppie di fatto e alle persone singole.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Nuove regole per l'affido

Una «corsia preferenziale» nell’adozione di un minore per le famiglie affidatarie

Alla Camera via libera alla pdl gia' approvata dal Senato che ridefinisce il rapporto tra procedimento di adozione e istituto dell'affidamento garantendo il diritto alla continuita' affettiva dei minori. La nuova legge modica l'attuale disciplina che vieta l'adozione da parte degli affidatari, evitando ai bambini già provati dal distacco dalla loro famiglia d'origine di subire un ulteriore trauma.  La famiglia che ha un minore in affido ora potrà chiederne l'adozione godendo di una corsia preferenziale. In sintesi, le novita' introdotte dalla nuova norma prevedono  che in caso di adozione siano appunto privilegiate le famiglie già affidatarie. Il tribunale dei minori dovra' infatti tener conto, nel decidere sull'adozione, dei 'legami affettivi significativi' e del 'rapporto stabile e duraturo' che si è instaurato tra il bambino o il ragazzo e la famiglia affidataria. Novità anche in merito ai procedimenti di adozione degli orfani, infatti, accanto ai parenti (fino al sesto grado) e alle persone legate da un rapporto stabile preesistente alla perdita dei genitori, anche l'affidatario potra' ora chiedere l'adozione di un orfano. In tal caso l'adozione e' consentita anche alle coppie di fatto e alle persone singole.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Nuove regole per l'affido

Una «corsia preferenziale» nell’adozione di un minore per le famiglie affidatarie

Alla Camera via libera alla pdl gia' approvata dal Senato che ridefinisce il rapporto tra procedimento di adozione e istituto dell'affidamento garantendo il diritto alla continuita' affettiva dei minori. La nuova legge modica l'attuale disciplina che vieta l'adozione da parte degli affidatari, evitando ai bambini già provati dal distacco dalla loro famiglia d'origine di subire un ulteriore trauma.  La famiglia che ha un minore in affido ora potrà chiederne l'adozione godendo di una corsia preferenziale. In sintesi, le novita' introdotte dalla nuova norma prevedono  che in caso di adozione siano appunto privilegiate le famiglie già affidatarie. Il tribunale dei minori dovra' infatti tener conto, nel decidere sull'adozione, dei 'legami affettivi significativi' e del 'rapporto stabile e duraturo' che si è instaurato tra il bambino o il ragazzo e la famiglia affidataria. Novità anche in merito ai procedimenti di adozione degli orfani, infatti, accanto ai parenti (fino al sesto grado) e alle persone legate da un rapporto stabile preesistente alla perdita dei genitori, anche l'affidatario potra' ora chiedere l'adozione di un orfano. In tal caso l'adozione e' consentita anche alle coppie di fatto e alle persone singole.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Arrivederci a settembre

Nel mese di agosto, per questioni tecniche, il portale ERSociale non sarà aggiornato quotidianamente. L'aggiornamento e la pubblicazione della newsletter riprenderanno con regolarità dal 2 settembre. Potrete comunque scrivere alla redazione per segnalazioni relative all'appropriatezza, correttezza e aggiornamento dei contenuti del portale all'indirizzo mail infosociale@regione.emilia-romagna.it

La redazione augura a tutti una buona estate e vi da appuntamento a settembre.  

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Emergenza casa, parte il bando per il risanamento delle case popolari. Gualmini: "Gestire con emotività le politiche pubbliche non funziona"

Quaranta milioni di euro per il recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica

Al via il bando rivolto ai Comuni e alle Unioni di comuni per risanare le  case popolari. La Regione Emilia-Romagna ha infatti ricevuto dal Ministero, nell’ambito del Programma di recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Decreto Interministeriale del 16 marzo 2015), circa 40 milioni di Euro
Questo importante ammontare di risorse permetterà non solo di aumentare la quota di alloggi da destinare alle famiglie, ma anche di fornire immobili con ridotti consumi energetici che purtroppo sono un'altra fonte di spesa elevata per le famiglie. 
In Emilia-Romagna gli alloggi Erp  sono 56.282 (dato 21 maggio 2015)  e il numero dei nuclei familiari iscritti nelle graduatorie di edilizia residenziale pubblica sono 34.251 (dato al 31 dicembre 2014).
Il bando mette a disposizione dei Comuni ad alta tensione abitativa, a quelli con più di 10.000 abitanti  o che hanno subito gravi danni alle strutture abitative a causa del  terremoto  del maggio 2012,  35.173.991 euro  per recuperare gli edifici o per svolgere interventi di manutenzione e bonifica.
A questi si aggiungono  altri 5 milioni di euro che saranno esclusivamente destinati a interventi di efficientamento energetico e utilizzo di fonti energetiche rinnovabili in strutture pubbliche assistenziali come le case di riposo, centri di riabilitazione per anziani, centri di accoglienza per anziani e disabili  e case famiglia,  con l’obiettivo di ridurre di almeno il 30% i consumi. 

"In questo modo – spiega la vicepresidente Elisabetta Gualmini, rivendicando tre dei maggiori provvedimenti nell'agenda di giunta – la Regione mette a disposizione risorse vere, 40 milioni, per il recupero e il miglioramento dell'ERP. Oltre a questi vi sono i 12 milioni del Bando Giovani Coppie e gli 11 milioni del Fondo Affitti. Sono tre atti di straordinaria importanza e valore economico che danno una risposta concreta ed efficace sul tema delle politiche abitative a soli sei mesi dall'insediamento della nuova Giunta''.
Anche il tema del coordimento degli interventi sulla casa è al centro del programma di lavoro della Regione.
''Non ci siamo fermati a questo - prosegue Gualmini – abbiamo costituito lo scorso 1° Luglio un tavolo tecnico e politico per coordinare gli interventi sulla casa, a cui partecipano tutti gli assessori dei distretti, con la finalità di dare avvio ad iniziative strategiche, razionali e di lungo periodo, il più possibile condivise, su una delle questioni più rilevanti in agenda''.

''Personalmente - conclude la vicepresidente - sono molto preoccupata dalla estemporaneità e dalla faciloneria con cui chiunque si sente titolato a proporre ricette e soluzioni per tamponare qua e là il problema dell'emergenza abitativa. E' proprio questo il segnale di  una incapacità diffusa di affrontare problemi complessi  e della mancanza di una qualsiasi visione orientata all'interesse generale. Occorre puntare su regole, processi e attività coerenti tra di loro, che formino una base solida di interventi certi e duraturi. Anche se questo richiede tempo.  La gestione improvvisata ed  emotiva delle politiche pubbliche, le dichiarazioni in ordine sparso, le proposte occasionali sono il segnale di una società in profondo declino. Speriamo che la tendenza si inverta''.

I contributi concessi potranno variare da un minino di 4.000,00 euro a un massimo di 50.000,00 per ogni alloggio, a seconda del tipo di intervento. 

Le proposte dovranno arrivare in Regione entro il 9 agosto ed entro  il 18 settembre la Regione stessa renderà nota l’ammissibilità al finanziamento delle proposte di intervento ricevute.

 

Maggiori informazioni, il bando completo e la modulistica per presentare domanda  

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Bando adolescenti 2015, la Regione stanzia 600 mila euro

La vice presidente: “Qualsiasi iniziativa volta a ridurre il disagio o migliorare le competenze per noi è rilevantissima”

Un nuovo bando regionale da 600 mila euro (100 mila in più rispetto al 2014) per interventi e attività a favore di adolescenti e preadolescenti. È il Bando adolescenti 2015 a cui possono partecipare associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, cooperative sociali, oratori, parrocchie. Sullo stanziamento complessivo, 150 mila euro vanno a sostegno di progetti di valenza regionale e 450 mila euro per quelli di valenza territoriale. La cifra è stata articolata su base distrettuale, in rapporto alla popolazione 11-17 destinataria delle attività. “Gli adolescenti sono il nostro futuro, una generazione di mezzo spesso lasciata nell’ombra rispetto all’infanzia e all’età adulta – ha detto Elisabetta Gualmini, vice presidente della Regione – Noi invece puntiamo su di loro perché saranno loro a disegnare e a progettare la società di domani. Qualsiasi iniziativa tesa a ridurre il disagio oppure a migliorare le competenze e la formazione per noi è rilevantissima”. Ci sono 30 giorni a partire dal 29 giugno (data di pubblicazione del bando sl Burert) per inviare la domanda di ammissione ai contrbuti.

Obiettivi. Tra quelli indicati nel bando c’è la promozione dell’offerta di opportunità educative per il tempo libero e delle diverse forme di aggregazione, valorizzando gli interventi già esistenti e tenendo conto della realtà scolastica e comunitaria, in modo da ottimizzare e sviluppare risorse e opportunità presenti sul territorio. Altro obiettivo è il sostegno ad attività di carattere educativo e sociale (di oratorio o simili, di scoutismo) e di attività di sostegno a favore di adolescenti preadolescenti con difficoltà. Infine, c’è la promozione dell’educazione tra pari, in modo da valorizzare il protagonismo dei ragazzi e sviluppare la loro capacità di aiutarsi tra coetanei. Rispetto agli anni scorsi ci sono alcune novità, a partire dalla valutazione di merito dei progetti territoriali, che sarà realizzata dagli uffici di piano competenti sulla base di criteri di valutazione indicati nel bando stesso. Tra questi criteri è attribuita una rilevanza particolare all’attivazione di reti, sia tra i vari soggetti privati, sia per sinergie e collaborazioni con i soggetti pubblici.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

pieghevole30giugnocittadinisempre.pdf — PDF document, 970Kb

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Essere cittadini sempre, riflessioni sull'esecuzione penale

Il 30 giugno in Regione una giornata formativa sul carcere, un'occasione di confronto su riforma, volontari e istituzioni

Si chiama "Essere cittadini sempre - riflessioni ed esperienze sulla (nuova) esecuzione penale" ed è il convegno che si tiene il 30 giugno in Regione (Sala Polivalente, viale Aldo Moro, 50 - dalle 9.30 alle 16.30) e rivolta a volontari, amministratori, dirigenti e operatori dei servizi territoriali attivi nell'area dell'esecuzione penale in Emilia-Romagna. La giornata vuole essere un'occasione di riflessione, approfondimento e confronto sulla riforma dell'esecuzione penale in essere, sul ruolo nuovo del volontariato e delle istituzioni, sulle collaborazioni che è utile e opportuno attivare, anche considerando le sollecitazioni emerse nella realizzazione del progetto regionale "Cittadini sempre".

Il programma. Dopo i saluti di Monica Raciti, responsabile del servizio politiche per l'accoglienza della Regione Emilia-Romagna, i lavori sono aperti da Mauro Palma, consigliere del ministro della Giustizia per le tematiche sociali e della devianza, sulla riforma dell'esecuzione penale, e da Elena Innocenti, ricercatrice della Fondazione Zancan, sul tema "Amministrazione penietnziaria, enti locali e volontariato per promuovere la generatività nell'esecuzione penale". Alle 10.45 è prevista una tavola rotonda, coordinata da Carla Chiappini, sul nuovo modello di esecuzione penale. Intervengono Francesco Maisto, presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna, Pietro Buffa, Provveditore dell'Amministrazione penitenziaria per l'Emilia-Romagna, Desi Bruno, garante della Regione Emilia-Romagna per le persone private della libertà personale, Stefano Rimini, referente della vicepresidenza della Regione Emilia-Romagna, Paola Cigarini, referente della conferenza regionale volontariato e giustizia dell'Emilia-Romagna, Cinzia Migani, coordinatrice di Volabo. Alle 14 Rita Paradisi, responsabile dell'unità operativa di contrasto all'esclusione sociale della Città Metropolitana di Bologna interviene sul tema "Buone prassi, criticità e sollecitazioni dal progetto Cittadini sempre". Seguono interventi sul sostegno alla genitorialità in carcere con Giuseppina Campanile e Laura De Marsilis della conferenza regionale volontariato e giustizia dell'Emilia-Romagna, e sull'esecuzione penale esterna, messa alla prova, società civile e istituzioni con Maria Paola Schiaffelli, direttore dell'Ufficio per l'esecuzione penale esterna Emilia-Romagna, Giuliana Urbelli, presidente del comitato locale per l'esecuzione penale adulti di Modena, Elisabetta D'Errico, avvocato della Camera penale di Bologna.

Pieghevole

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

pieghevole.pdf — PDF document, 970Kb

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

pieghevole.pdf — PDF document, 970Kb

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Approvate le nuove regole per le case popolari

L’Assemblea legislativa ha approvato il provvedimento che introduce nuovi requisiti per accesso e permanenza nell’Erp

L’Assemblea legislativa ha approvato il provvedimento che aggiorna i requisiti necessari per avere diritto a concorrere all'assegnazione di una casa di Edilizia residenziale pubblica (sulla base di una graduatoria comunale). Una delle novità introdotte riguarda la residenzialità storica. D’ora in poi, può accedere alle graduatorie per le case popolari chi risiede in regione da almeno tre anni. “Un cambiamento ragionevole”. Come lo ha definito la vice presidente della Regione Elisabetta Gualmini nel suo intervento prima della votazione in aula del provvedimento. “Noi lo difendiamo con orgoglio perché è più volte ragionevole”, ha detto Gualmini. Innanzitutto, l’Emilia-Romagna armonizza così la sua legislazione con quella delle Regioni del nord a lei vicine, come la Toscana e la Lombardia dove si richiedono cinque anni di residenza, lega un bene durevole come la casa all’idea di un radicamento sul territorio, di maggiore stabilità, dà all’Edilizia residenziale pubblica catteristiche di maggiore efficienza ed efficacia, sbloccando i meccanismi in entrata e in uscita, rende credibili le graduatorie invece di dare improbabili aspettative a chi vi entra (tra l’altro i Comuni hanno già la residenzialità storica nei loro regolamenti), vale per tutti allo stesso modo, risponde a bisogni complessi con soluzioni complesse.

Semplificazione. Per quanto riguarda gli indicatori del reddito familiare, viene abolito l’Ise (somma dei redditi e del 20% dei patrimoni mobiliari e immobiliari, dei componenti di tutto il nucleo) e mantenuto l’Isee (che tiene conto del reddito, del patrimonio e delle caratteristiche del nucleo, per numerosità e tipologia) come unico parametro di riferimento. Il valore per accedere all’alloggio Erp che oggi non deve superare i 17.154,30 euro di Isee, potrà essere rideterminato in un momento successivo, e comunque entro un anno quando la Regione acquisirà le informazioni sui redditi dei cittadini provenienti dalle nuove modalità di calcolo dell’Isee stesso. Si semplificano anche i requisiti relativi alla titolarità di proprietà ed usufrutto di un alloggio (impossidenza) il cui raggio è allargato a tutto il territorio nazionale.

Rotazione. Il provvedimento approvato dall’Assemblea favorisce il turnover, attraverso la modifica dei requisiti economici necessari per il diritto all'Erp : si abbassa la distanza tra il limite di reddito per l’accesso e quello per la permanenza, con una ‘forbice’ tra i due compresa tra il 20% e il 60% (prima il limite di reddito per la permanenza era il doppio di quello per l’accesso), su cui sarà la Giunta a stabilire il valore assoluto entro lo stesso termine di un anno necessario a monitorare gli effetti delle nuove dichiarazioni Isee . “Fino a oggi per la rotazione ci siamo affidati alla straordinarietà, ad esempio persone che lasciano la casa perché si trasferiscono – ha detto Gualmini – ma la casa popolare non è una regalia a vita, non si passa ai figli. Il welfare state deve essere una seconda opportunità non una scelta di vita. La rotazione ci permette di andare incontro alle esigenze di un mondo che cambia”.

Dati. In Emilia-Romagna il patrimonio di edilizia residenziale pubblica comprende attualmente 55.628 alloggi, di cui il 93% (51.455) occupati con 119 mila abitanti. Gli assegnatari italiani sono l’86,5%, i cittadini originari di Paesi extra Ue il 12,2%, mentre i comunitari l’1,3%. Tra i residenti di origine straniera i primi 15 Paesi rappresentati sono Marocco (2.303 assegnatari), Albania (750), Tunisia (653), Nigeria (285), Ghana (204), Serbia-Montenegro (199), Ucraina (183, Bangladesh (165), Pakistan (148), Moldavia (141), Senegal (119), Egitto (118), Filippine (100), Algeria (91), Costa d’Avorio (89). Per quanto riguarda le liste d’attesa per l’assegnazione di una casa popolare, le famiglie in graduatoria Erp sono 34.251 (dati al 31 dicembre 2014) in tutta la regione.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Marchio Family Audit, al via il secondo bando

L’avviso si rivolge a 50 organizzazioni interessate a politiche certificabili di conciliazione vita-lavoro. Scade il 31 maggio

Approvato il secondo bando nazionale a favore di 50 organizzazioni pubbliche e private italiane (non profit, aziende, enti pubblici) che intendono attivare il percorso di certificazione Family Audit. Un traguardo che apre scenari e prospettive di diffusione del marchio in Italia a imprese o enti interessati a sperimentare politiche certificabili per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Il bando è stato approvato dalla Giunta della Provincia autonoma di Trento e il termine per presentare le domande è il 31 maggio.

Il marchio Family Audit. Lo standard promuove e introduce politiche di conciliazione vita e lavoro, oltre che un ‘cambiamento culturale’ all’interno dell’organizzazione che, dopo essere stata sensibilizzata e informata sulle potenzialità della certificazione, e alla luce delle necessità dei suoi lavoratori, introduce misure più attente volte ad armonizzare i tempi dedicati al lavoro con quelli dedicati alla famiglia e alle pari opportunità. Il marchio viene rilasciato dall’Agenzia per la famiglia, natalità e politiche giovanili della Provincia autonoma di Trento in accordo con il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri. I risultati in termini di miglioramento del clima aziendale, riduzione dei costi del personale (ad esempio, minor assenteismo, diminuzione richieste permessi e giornate di malattia) e maggior fidelizzazione dei dipendenti sono tangibili nelle 121 organizzazioni che hanno già ottenuto o sono in corso di acquisizione del marchio. Ora altre 50 hanno l’occasione di iniziare il percorso di certificazione.

Il bando. Il protocollo sul percorso di certificazione Family Audit era stato sottoscritto nel dicembre 2014 in occasione del Festival della famiglia dal Presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, con Franca Biondelli, sottosegretaria di Stato del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle politiche familiari. L’avviso ribadisce l’interesse delle istituzioni verso lo standard Family Audit sia per potenziare il processo di diffusione a livello nazionale dei sistemi di certificazione aziendale e familiare, in conformità con quanto stabilito dal Piano nazionale per la famiglia, sia per promuovere il benessere familiare attraverso la realizzazione concreta e partecipata delle misure di conciliazione famiglia e lavoro all’interno delle organizzazioni pubbliche e private. In tempi di calo delle risorse si è voluto lanciare anche un segnal importante per incentivare le organizzazioni: sono stati ridotti del 20% i costi della certificazione. L’assegnazione a sostegno del progetto, nonostante la spending review, dimostra come il tema della conciliazione vita e lavoro stia entrando nella sensibilità politica.

 Per informazioni: http://www.familyaudit.org/?q=node/886

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Servizio civile nazionale, 2.029 posti in regione

In totale a disposizione a livello nazionale ci sono quasi 30 mila posti, c’è tempo fino al 23 aprile per fare domanda

Il 16 marzo il dipartimento della Gioventù e del Servizio civile ha emanato il bando nazionale di servizio civile da 29.972 volontari per un totale di 3.062 progetti. L’impegno complessivo dello Stato è di oltre 200 milioni grazie ai fondi residui del 2014, ai finanziamenti dell’ultima Legge di stabilità e ai fondi aggiuntivi recuperati dal ministero del Lavoro e del Welfare. Per il ministro del Lavoro e del Welfare, Giuliano Poletti: “Finalmente non si parla più di quello che potremo fare per il futuro: dopo anni di ridimensionamento possiamo affermare che oggi il servizio civile nazionale è su una rampa di lancio per raggiungere obiettivi che mai erano stati raggiunti”. In Emilia-Romagna a disposizione ci sono 2.029 posti per 331 progetti di cui 770 per progetti (170) presentati da enti iscritti all’albo regionale e 1.259 per progetti (161) presentati da enti iscritti all’albo nazionale con sede di attuazione in regione.

Destinatari. Il bando di Servizio civile nazionale si rivolge a giovani tra 18 e 28 anni che siano cittadini Ue, familiari di cittadini Ue non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, titolari del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo, titolari di permesso di soggiorno per asilo, titolari di permesso per protezione sussidiaria.

Suddivisione territoriale. A Bologna ci sono a disposizione 489 posti, a Ferrara 161, a Forlì-Cesena 357, a Modena 281, a Parma 178, a Piacenza 111, a Ravenna 98, a Reggio Emilia 205 e a Rimini 149. Tra i 170 progetti presentati da enti iscritti nell’albo regionale, i 2/3 provengono da enti pubblici, mentre tra i 161 progetti presentati da enti iscritti nell’albo nazionale prevalgono quelli presentati da privati come, ad esempio, Acli, Anpas, Aism, Arci, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, Unitalsi, Uildm ecc.

Scarica i bandi

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

20 marzo, iniziativa contro il bullismo razzista in Regione

Promossa dal Servizio per l’accoglienza e l’integrazione è rivolta alle scuole per sensibilizzare gli adolescenti sulle diversità

Sensibilizzare gli adolescenti rispetto al modo in cui vediamo, interpretiamo e ci rapportiamo con la diversità. È uno degli obiettivi dell’iniziativa contro il bullismo a sfondo xenofobo promossa dal Servizio Politiche per l’accoglienza e l’integrazione sociale della Regione Emilia-Romagna per il 20 marzo, Giornata mondiale contro il razzismo. Focalizzata, in particolare, su una manifestazione discriminatoria quotidiana e molto diffusa nelle scuole, il bullismo razzista, l’iniziativa mira a far comprendere ai ragazzi le dinamiche di prevaricazione che accompagnano e permeano il bullismo, motivare i partecipanti a non assistere passivamente a episodi di bullismo, sperimentare e sviluppare strumenti di intervento tra pari che permettano loro di intervenire quando sono testimoni di episodi di bullismo, in modo da innescare un circolo virtuoso che renda la loro scuola un posto più accogliente e sicuro. L’iniziativa si tiene il 20 marzo dalle 10 alle 13 presso la Sala Polivalente della Regione Emilia-Romagna (viale Aldo Moro, 50).

Bullismo. Si tratta di una forma di prevaricazione e violenza psicologica, verbale o fisica molto diffusa nelle scuole, una forma di discriminazione tra pari, spesso motivata da razzismo, xenofobia, misoginia, omofobia e pregiudizi verso le persone con disabilità. Moltissime ricerche mostrano come episodi di bullismo si concentrano in luoghi e tempi fuori dalla supervisione del personale scolastico, ma alla presenza di numerosi pari. Importante, quindi, sensibilizzare gli studenti e dare loro gli strumenti per contrastare il bullismo.

L’iniziativa. Completamente gratuita, si rivolge alle classi delle scuole superiori di secondo grado, è interamente esperienzale e, tramite le tecniche del teatro dell’oppresso, mira a sensibilzzae gli studenti e a far loro maturare la consapevolezza che possono passare dal ruolo di testimoni passivi a quello di attori chiave per rendere la loro scuola più accogliente e sicura per tutti.

La Giornata mondiale contro il razzismo. Il 21 marzo 1960 gli abitanti di Sharpeville, in Sud Africa, si sollevarono in protesta contro il regime dell’apartheid, subendo la repressione della polizia. In loro memoria e per condannare ogni regime razzista, le Nazioni Unite hanno istituito 7 anni dopo la Giornata mondiale contro il razzismo. Da allora,  in tutto il mondo si celebra la settimana di lotta al razzismo, al fine di sensibilizzare e informare sui temi del razzismo e della discriminazione.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Arriva un ‘celebration day’ per il servizio civile

Proposta approvata dalla giunta riunita a Piacenza. Cerimonia in Assemblea legislativa. In bilancio previsti 100 mila euro in più
Arriva un ‘celebration day’ per il servizio civile

Foto Roberto Brancolini

Un anno speso al servizio del bene comune e delle fasce più deboli. Dell’assistenza alle persone, della tutela dell’ambiente, del patrimonio artistico e culturale. Un’esperienza straordinaria, dunque, che merita un “Celebration day”. È la proposta, approvata dalla giunta riunita oggi a Piacenza in vista dell’Expo, della vicepresidente e assessore al Welfare Elisabetta Gualmini per valorizzare il servizio civile regionale. “Sarà un momento di festa per i giovani e di vicinanza da parte delle istituzioni per chi sceglie quest’impegno”, ha spiegato Gualmini. Un’occasione per premiare un’esperienza importante, degna di una cerimonia ufficiale che verrà ospitata nell’Aula dell’Assemblea legislativa, con la consegna degli attestati di partecipazione al servizio. Non solo: insieme verrà distribuita anche la YoungER Card, la tessera personale ideata dalla Regione che consente di usufruire di agevolazioni, offerte, sconti e opportunità in diversi settori convenzionati ai giovani dai 14 ai 29 anni.

Le risorse.
“Con l’approvazione del bilancio – prosegue la vicepresidente – vogliamo destinare 100 mila euro in più per il servizio civile regionale. Un incremento del 20%, quindi, sulla quota annuale di 500 mila euro, in modo da aumentare il numero dei posti disponibili e portarli a più di 200”. Nel 2014 la Regione – con i 500 mila euro annuali – è riuscita a “coprire” 168 posti a fronte di ben 1.714 domande per il servizio civile regionale. “I giovani rappresentano per noi una priorità – sottolinea la vicepresidente – , ed è il motivo per cui, aumentando le risorse, vogliamo offrire l’opportunità a un numero ancora maggiore di ragazze e ragazzi di poter fare un’esperienza straordinaria, nella sua quotidianità. Un’esperienza che permette di consolidare e incoraggiare lo spirito civico e il capitale sociale già così diffusi nella nostra regione”.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Riforma del Terzo settore, sfide e opportunità

Se ne è parlato il 20 febbraio a Bologna, nella sede della Regione, in un convegno promosso dal Forum del Terzo settore Emilia-Romagna

Distinguere la riforma del Terzo settore da quella del welfare, razionalizzare una legislazione eccessivamente frazionata, semplificare la vita delle organizzazioni e omogeneizzare diritti e doveri. Sono alcune delle indicazioni fornite dal Forum Terzo settore dell’Emilia-Romagna come contributo alle Linee guida per la riforma del Terzo settore promossa dal governo. Una riforma che, come scrive il Forum, “coinvolge centinaia di migliaia di organizzazioni, milioni di volontari e un numero rilevanti di lavoratori, oltre a essere un tema che riguarda la maggioranza della popolazione per la funzione di coesione sociale svolta”. Per promuovere un confronto sul percorso di riforma e sulle sue possibili ricadute a livello nazionale e locale, il Forum Terzo settore dell’Emilia-Romagna ha promosso per il 20 febbraio il convegno “Riforma del Terzo settore: sfide e opportunità” (dalle 9.30 alle 13.30 – Sala Guido Fanti della Regione Emilia-Romagna, via Aldo Moro, 50).

Il convegno. Dopo i saluti del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, la giornata si è aperta con un focus sui dati del Terzo settore in Emilia-Romagna e sulle opportunità offerte dalla nuova legislazione. A seguire la relazione di Donata Lenzi, relatrice della legge in commissione Affari sociali della Camera, sul dibattito parlamentare sulla proposta di legge. Al termine si sono susseguiti gli interventi dei rappresentati del Terzo settore, come stimolo per l’ultima parte dell’incontro, incentrata sulle potenzialità della legge per far crescere la partecipazione dei cittadini e valorizzare il Terzo settore nel rapporto con gli enti pubblici. Sono intervenuti, tra gli altri, Luca Rizzo Nervo, assessore alla Sanità del Comune di Bologna ed Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione con delega al Welfare e alle Politiche abitative.

Si è reso possibile seguire l'incontro in diretta Twitter sul canale del Forum @ForumTS_ER hashtag #3settoreriforma

Il programma

Per scaricare i materiali del Convegno

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Il 14 febbraio dona un farmaco a chi ne ha bisogno

Quindicesima edizione della Giornata di raccolta del farmaco: coinvolte 3.600 farmacie in Italia e oltre 14 mila volontari

Nel 2014 è cresciuta del 3,8% la richiesta di farmaci da parte della fascia di popolazione che non è in grado di acquistare farmaci, nemmeno con ricetta medica. In particolare, si è passati dai 2,9 milioni di confezioni di medicinali richiesti nel 2013 da parte degli enti caritativi convenzionati con il Banco farmaceutico agli oltre 3 milioni del 2014. Il dato è stato diffuso dall’Osservatorio sulla donazione di farmaci del Banco farmaceutico in occasione della XV Giornata nazionale di raccolta del farmaco che si terrà, in tutta Italia, il 14 febbraio. In quell’occasione, recandosi in una delle farmacie che aderiscono all’iniziativa, sarà possibile acquistare e donare farmaci da automedicazione per le persone in condizioni di povertà. “La giornata è un momento importante dell’anno che mi auguro incontri la generosità di tutti gli italiani per poter rispondere con maggiore efficiacia all’aumento costante della povertà sanitaria”, ha detto Paolo Gradnik, presidente della Fondazione Banco farmaceutico onlus che ha ringraziato farmacisti e volontari che hanno aderito all’iniziativa dando un segno di “civiltà e solidarietà”.

La Giornata di raccolta del farmaco 2015. Realizzata dalla Fondazione Banco farmaceutico onlus in collaborazione con Federfarma e Cdo Opere sociali, la giornata si svolgerà in oltre 3.600 farmacie in 97 province, in più di 1.200 comuni e nella Repubblica di San Marino. Quest’anno, per la prima volta, la raccolta coinvolgerà anche le città di Campobasso, Rieti e Pistoia. Sono oltre 14 mila i volontari che, il 14 febbraio, accoglieranno nelle farmacie aderenti (che esporranno una locandina dell’iniziativa) i cittadini che vorranno aderire alla raccolta. A beneficiarne saranno le oltre 400 mila persone che quotidianamente vengono assistite dai 1.576 enti caritativi che collaborano con la Fondazione Banco farmaceutico in tutta Italia. In 14 anni, durante la Giornata di raccolta del farmaco, sono stati raccolti oltre 3 milioni e 400 mila medicinali per un controvalore commerciale superiore ai 20 milioni di euro. “Occorre fare rete perché il Banco farmaceutico ha aderito all’Alleanza contro la povertà e abbiamo realizzato con le Acli e Unitalsi nazionale un progetto che prevede l’apertura di ambulatori solidali su tutto il territorio italiano – ha concluso Gradnik – Le prime esperienze sono già partite a Frosinone, Catania e, prossimamente, partiranno a Potenza”.

La Giornata nazionale di raccolta del farmaco si svolge sotto l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e Pubblicità progresso e grazie al sostegno di Assosalute (Associazione nazionale delle industrie farmaceutiche dell’automedicazione), Fofi (Federazione ordini farmacisti italiani), Fondazione Telecom Italia, Eg EuroGenerici, Teva Italia e Alliance Healthcare per l’assistenza logistica, e grazie al supporto dei media partner di Avvenire e Tv2000 e alla collaborazione della testata nazionale della Tgr e del Segretariato sociale Rai. A San Marino si svolge sotto l’Alto Patrocinio degli Eccellentissimi Capitani Reggenti e il patrocinio del Congresso di Stato e dell’Istituto per la sicurezza sociale.

Elenco delle farmacie aderenti in Emilia-Romagna

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

La manovra finanziaria è SOCIALMENTE INIQUA!

Tasse alle famiglie, nessuna riforma, distruzione dell'assistenza sociale e sanitaria

OSPITIAMO E DIFFONDIAMO QUESTA PRESA DI POSIZIONE SULLA MANOVRA FINANZIARIA DA PARTE DEL PRESIDENTE VASCO ERRANI

 “La manovra presentata dal Governo dovrebbe servire a salvare i conti dei Paese  ma in realtà fa tre operazioni molto chiare. Assieme ad una buona dose di confusione questa manovra: opera una stretta pesantissima sui servizi, in primis sanità e sociale; colpisce in via diretta il risparmio e dunque il portafoglio dei cittadini; dà una botta mortale all`autonomia di Regioni e Comuni, virtuosi o meno. Certo, si dice l`esatto contrario e lavorando di bisturi sulle pieghe del provvedimento si arriva a dire, come ha fatto il Tg1 l`altra sera, che si difende l`occupazione e si premiano le buone amministrazioni. Ma la distanza di questa finzione dalla realtà del Paese è ormai drammatica. Solo qualche parola per chiarire. Sul sociale dal 2008 ad oggi si è passati da 2.400 milioni a 500, poi a 300 ed ora di fatto a zero. Sulla sanità si operano 8 miliardi di ulteriori tagli e si prefigura un pesante ticket per le prestazioni più diffuse. Si triplica il bollo che colpisce i piccoli risparmi, al punto che si allarma anche il Sole 24 Ore. E poi zero politiche industriali, tagli degli incentivi, blocco del turnover: orizzonti chiusi per il lavoro, per la ripresa, per le entrate dello Stato (e dunque si opera solo tagliando la spesa pubblica). Nel mirino sono i più deboli, una vera e propria lotta di classe alla rovescia contro chi ha bisogno di lavoro e di servizi sociali. Ci aspettano ancora campagne mediatiche sotto la voce sprechi delle amministrazioni, mentre la Commissione contro gli sprechi chiesta dalle Regioni, che aveva avuto l`assenso dal Presidente del Consiglio, non è stata neppure istituita. Sia chiaro, è giusto lavorare per contrastare tutti gli sprechi ovunque essi siano, ma azzerare il fondo della non autosufficìenza e pensare che si risolva il problema facendo propaganda non è giusto e credibile. E il federalismo? Questa manovra chiude una storica esperienza delle Autonomie, con grave danno per il Paese, ed è un colpo di spugna sul federalismo. Dopo i tagli di Tremonti del luglio scorso e di quelli ora in discussione non c`è rimasto nulla da fiscalizzare e niente da devolvere. Il centro si è preso tutto, lasciando alla periferia il piacere di aumentare a dismisura le tasse locali. Dov`è finita la Lega? La retorica sul federalismo non ha più ossigeno: i conti non tornano e i cittadini se ne rendono ben conto. Oggi i sindaci sono al verde e non riusciranno più a dare risposte adeguate ai propri cittadini. Nidi, scuole, manutenzione, e poi sostegno alle piccole imprese, nuovo welfare: si fa deragliare un autonomismo che nel nostro Paese ha una grande tradizione e viene da lontano. Quanto sono lontani i decreti del federalismo amministrativo, il clima di innovazione e di nuovi spazi per le politiche locali e territoriali, la spinta contro un centralismo che ha dato ripetute prove di inefficienza e inefficacia. Quanto è lontana la spinta verso nuove più forti responsabilità affidate alle comunità locali. Quanto ha contribuito (molto secondo la Corte dei conti) il Patto per la salute a mettere sotto controllo ì conti sanitari (quel Patto ora violato dalla manovra). Per questo dico che la manovra non guarda avanti, ma guarda indietro, ci fa tornare tutti indietro. Altro che federalismo! La risposta è una sola. Sono gli amministratori locali e regionali che possono rilanciare un`idea di nuove e serie relazioni fra le istituzioni, per un federalismo solidale e cooperativo che aiuti l`Italia a fare le cose utili riducendo gli sprechi. Ed è solo con un nuovo rigoroso patto fra le forze del lavoro e dello sviluppo che si può dare un futuro a questo paese. Servono risposte urgenti, questa manovra va cambiata radicalmente rimettendo al centro ciò che oggi non c`e. La crescita”. (pubblicato su L'Unità l'8 luglio 2011)

< archiviato sotto: >
Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

La lezione della filosofa Martha C.Nussbaum il 7 giugno in Regione

Cura, educazione e cittadinanza: il 7 giugno 2011 in Regione (via della Fiera 8), lectio magistralis della studiosa americana.

Cura, educazione e cittadinanza: il 7 giugno 2011 in Regione (via della Fiera 8), lectio magistralis della studiosa americana, tra i 100 intellettuali più influenti al mondo.

Durante la conferenza, in programma a partire dalle ore 10.00 presso la sala convegni della Terza torre (via della Fiera 8), organizzata dall’Agenzia sanitaria e sociale regionale e dalla Regione Emilia-Romagna, Martha C. Nussbaum presenterà il suo ultimo libro – Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica - appena pubblicato da Il Mulino. Nominata nel 2005 e nel 2008 dal magazine Foreing Policy come una dei cento intellettuali più influenti al mondo, Martha Nussbaum oggi insegna Law and ethics all’Università di Chicago. In passato ha avuto una cattedra anche ad Harvard ed ha accompagnato le Nazioni unite nella definizione e nell’implementazione di programmi di sviluppo con particolare riferimento alla condizione di genere, in India e non solo. Molto tradotta e conosciuta in Italia per le sue posizioni di femminista critica, Marta Nussbaum ha dato un contributo determinante al capability approach, la cosiddetta teoria delle capacità sviluppata insieme al premio Nobel per l’economia Amartya Kumar Sen e al filosofo politico John Rawls. Nella sua ricerca teorica si è misurata inoltre con la condizione delle donne nei paesi in via sviluppo, con la disabilità innata e acquisita, con lo stretto legame che intercorre tra formazione umanistico-socratica della persona e qualità della democrazia, dando interpretazioni originali e innovative sia alla “teoria della giustizia” che al valore della “cura” nel pensare una società degna di essere vissuta da ogni essere umano. “Sedotti dall’imperativo della crescita economica e dalle logiche contabili a breve termine – è il pensiero della filosofa – molti paesi infliggono pesanti tagli agli studi umanistici ed artistici a favore di abilità tecniche e conoscenze pratico-scientifiche. E così, mentre il mondo si fa più grande e complesso, gli strumenti per capirlo si fanno più poveri e rudimentali, mentre l’innovazione chiede intelligenze flessibili, aperte e creative, l’istruzione si ripiega su poche nozioni stereotipate”.

La lectio magistralis di Martha Nussbaum sarà presentata da Roberto Grilli, direttore dell’Agenzia sanitaria e sociale regionale, con interventi dell’economista politico Luigino Bruni dell’Università Bicocca di Milano. Conclude l’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

La Regione con le organizzazioni del Terzo Settore

L'assessore Marzocchi alla manifestazione del 23 giugno:"A Bologna e a Roma vogliamo dire al Governo che non è possibile continuare in questo modo".

“Oggi siam qui tutti uniti, Regione, Enti locali, Associazioni, per protestare contro tagli che ormai sono diventati insostenibili. Qui a Bologna così come a Roma vogliamo dire al Governo che non è possibile continuare in questo modo. E’ una questione di civiltà, chiediamo un cambio di marcia e fatti concreti.” E’ quanto ha affermato l’assessore alle politiche sociali Teresa Marzocchi che ha incontrato il 23 giugno a Bologna, davanti alla sede della Regione, i rappresentati del Forum regionale del Terzo settore e le associazioni del cartello "I diritti alzano la voce", promotori della manifestazione nazionale contro i tagli del Governo al welfare, svoltasi a Roma ed in altre città d'Italia. “La Regione aderisce a questa mobilitazione – ha sottolineato Marzocchi - la manovra dello scorso anno, la manovra attuale, che si annuncia anch’essa pesantissima, la crisi economica stanno mettendo fortemente a rischio nel nostro Paese la sopravvivenza stessa del sistema di welfare. Questa Regione non permetterà che vengano azzerati servizi essenziali per i cittadini”. Dal 2008 al 2011 i fondi nazionali per le politiche sociali sono passati da oltre 2,5 miliardi a soli 538 milioni di euro, con una diminuzione dell’80%. Oltre alla drastica riduzione dei trasferimenti statali , sono stati completamente azzerati il Piano straordinario dei servizi socio-educativi, il Fondo nazionale per la non autosufficienza, cui la Regione Emilia-Romagna ha scelto di sopperire ancora nel 2011 con proprie risorse, e il Fondo per le politiche della famiglia.

I numeri presentati nel Manifesto da "I diritti alzano la voce:

il bilancio complessivo dei fondi statali a carattere sociale parla di una flessione evidente degli stanziamenti, che scendono del 63,4% rispetto al 2010, superando appena la soglia dei 500 milioni di euro complessivi (per la precisione 538,3). Per le stesse voci, nel 2010 si sfiorava la cifra del miliardo e mezzo (1.472 milioni) e appena tre anni fa, nel 2008, la dotazione dei fondi a carattere sociale superava i due miliardi e mezzo (2.526,7 milioni). In tre anni, insomma, le risorse si sono ridotte ad un quinto (-79%). E le previsioni per il 2012 e il 2013 raccontano di un’ulteriore stretta, con il totale dei fondi sociali che sarà ridotto, nelle previsioni, di un’altra metà, fino a toccare appena quota 271 milioni. Nello specifico, si parla di 340 milioni di euro per il 2012 (-36,8% rispetto a quest’anno) e 217,1 milioni per il 2013 (altro -20,3% rispetto al 2012).

I dati in dettaglio:

Il taglio più significativo è quello del Fondo politiche sociali, che dai 929,3 milioni del 2008 è sceso ai 435,3 milioni del 2010 e che per il 2011 si assesterebbe sui 274 milioni. Il taglio rispetto al 2010 resta pesante: -36%, con la prospettiva di un sostanziale azzeramento futuro (70 milioni nel 2012, 44,6 nel 2013). A rimetterci saranno soprattutto i trasferimenti alle regioni e la rete dei servizi sociali territoriali.
Non va meglio al Fondo politiche della famiglia: aveva 185,3 milioni nel 2010 (erano stati 346,5 due anni prima), nel 2011 sono 51,5 milioni (-71,3%).
 
Tempi di vacche magrissime anche per il Fondo politiche giovanili: nel 2010 era stato finanziato con 94 milioni, nel 2011 è stato prima ridotto a 33 milioni e poi, con il maxiemendamento del governo, ulteriormente abbattuto fino a 12,8 milioni. Il confronto con l’anno passato parla di un –85%. Ha recuperato qualcosa, invece, il Fondo pari opportunità: lo stanziamento iniziale di 2,2 milioni è salito a 17,2 milioni per il 2011 (ma nel 2009 erano 30 milioni e nel 2008 ce n’erano 64,4). Pesante anche il ridimensionamento del Fondo per il sostegno alle abitazioni in locazione, che aiuta chi prende in affitto un’abitazione: i 143,8 milioni nel 2010 si riducono a 32,9 (-76%). Drastico anche il calo dei fondi per il servizio civile: erano 300 milioni nel 2008, sono stati 170,3 milioni nel 2010, ne rimangono 113 (-33,6% in un anno) nel 2011. In questo quadro, resiste quasi solamente il Fondo per l’infanzia e l’adolescenza, stabile a 40 milioni: cifra che però riguarda solamente le 15 città beneficiarie di una quota riservata. Il settore subirà comunque un contraccolpo dal calo del fondo indistinto per le politiche sociali.
Infine il Fondo per la non autosufficienza: Si va verso un totale azzeramento del fondo che nei tre anni passati è stato finanziato con 400 milioni annui (300 nel 2008). Evidenti le conseguenze sull’attuazione delle prestazioni assistenziali per le persone non autosufficienti, in continua crescita numerica.
Il quadro complessivo è completato considerando che rispetto agli anni precedenti, già nel 2010 erano stati azzerati il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati (100 milioni nel 2008, zero dall’anno successivo in poi) e il fondo destinato al Piano straordinario per i servizi sulla prima infanzia (100 milioni nel 2008 e 2009, non un solo euro a partire dal 2010).

 

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Emilia-Romagna: popolazione più giovane e in aumento

La popolazione regionale è in crescita, grazie soprattutto agli stranieri che sono l’11,3% del totale.

I residenti in Emilia-Romagna sono 4.432.439 (2.281.302 femmine e 2.151.137 maschi), con un aumento di 36.833 unità rispetto allo stesso periodo del 2010 (+0.84%). I dati, aggiornati al 1 gennaio 2011 e raccolti dall’ufficio Statistica della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con gli uffici statistica delle Province, confermano ancora una volta il trend di crescita della popolazione iniziato a metà degli anni novanta.

Nonostante un rallentamento rispetto all’incremento dello 0,91% registrato nel 2010, il ritmo di crescita si mantiene in linea con quello medio dell’ultimo decennio. A livello provinciale l’intervallo di variazione della crescita della popolazione va dal +1,2% della provincia di Rimini, al +0,3% di Ferrara, che insieme alla provincia di Piacenza, sono i territori che mostrano gli incrementi inferiori alla media regionale. L’incremento complessivo della popolazione residente negli ultimi 10 anni è del 10,1%.

Secondo l’assessore regionale allo Sviluppo delle risorse umane e Organizzazione Donatella Bortolazzi “il trend di crescita della popolazione, oramai consolidato negli ultimi quindici anni, rappresenta un elemento positivo e una garanzia per il futuro che si accompagna all’allungamento della vita. Ad una popolazione come quella dell’Emilia-Romagna che si sta trasformando e crescendo, occorre rispondere con nuove e specifiche politiche territoriali e adeguati servizi. Conoscere queste dinamiche rappresenta un elemento essenziale per definire le politiche di programmazione settoriale e per tendere, con equilibrio, ad una comunità solidale e coesa”.

Per quanto riguarda i residenti stranieri "il dato dimostra che la crescita c'è, ma che si sta stabilizzando”, ha commentato l'assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi. La presenza straniera comporta indubbiamente un “ringiovanimento” complessivo della popolazione regionale: un “effetto” a cui noi guardiamo con grande interesse perché ci fa ben sperare per il futuro, anche in un'ottica di sostegno al mondo produttivo, al lavoro. E' un contributo fondamentale, sotto tutti i punti di vista, a quella che sarà la società di domani".

 

Diminuisce la fascia di età 15-39 anni. Reggio Emilia la provincia più “giovane”, Ferrara la più “anziana”

 

L’aumento della popolazione non riguarda tutte le fasce di età: a livello regionale nell’ultimo decennio la popolazione di età compresa tra i 15 e i 39 anni è diminuita di circa 60mila unità mentre è aumentata in tutte le altre fasce di età. Solo la provincia di Reggio Emilia fa registrare in tale periodo un aumento (+3%) della popolazione nella fascia 15-39 anni, mentre tra tutte le altre province con dato negativo, Ferrara, con -13,7%, è quella col calo maggiore dei giovani. La provincia più giovane dell’Emilia Romagna è Reggio Emilia, con il 15,2% della popolazione sotto i 15 anni e poco meno del 20% anziana: il suo indice di vecchiaia è pari a 128,8 (circa 1,3 anziani per ogni giovane). Ferrara risulta la provincia più vecchia, dove solo il 10,9% della popolazione ha un’età inferiore a 15 anni, mentre ben il 25,3% è anziana, raggiungendo un indice di vecchiaia di 231, pari quindi a 2,3 anziani per giovane (a fronte di una media regionale di 1,7 anziani per giovane di età tra 0 e 14 anni).

 

Tiene il popolamento della montagna, soprattutto nel reggiano, modenese e bolognese

 

In termini di distribuzione territoriale negli ultimi 10 anni cresce sia la popolazione residente in pianura (+11,5%), sia quella in collina (+8,3%), sia in montagna (+1,4%). L’aumento della popolazione in montagna è da attribuire prevalentemente alla forte crescita registrata nel bolognese (+8,1%) e nel modenese (+6,4%), mentre nel piacentino (-14,4%), nel parmense (-6,2%) e nella provincia di Forlì-Cesena (-0,8%) persiste la tendenza alla diminuzione. Per quanto riguarda l’ultimo anno, mentre continua il trend positivo delle popolazioni residenti in pianura (0,94%) e in collina (+0,76%) è invece lievemente calata la popolazione residente in montagna (-0,2%). Sulle aree montane i trend sono differenziati infatti vi è un aumento nelle zone montuose del reggiano e del modenese, mentre si registra una diminuzione della popolazione nelle montagne delle altre zone.

 

Il rapporto numerico tra anziani e bambini e i dati sulla popolazione attiva

 

Continua a diminuire il rapporto tra anziani e bambini, misurato dall’indice di vecchiaia: nel corso degli ultimi dieci anni si è, infatti, passati da quasi 2 anziani (di 65 anni e più) per ogni bambino da 0 a 14 anni, agli attuali 1,7. Questa dinamica è determinata dal differente ritmo di crescita che caratterizza i due gruppi di popolazione. Nell’ultimo anno, infatti, gli anziani sono aumentati di 1.153 unità (+0,12%), arrivando a stabilizzarsi al 22,3% della popolazione, mentre i bambini sono cresciuti di 10.497 unità (+1,8%). Parte dell’incremento degli anziani si concentra sui grandi anziani (di 80 anni e più), che aumentano nel corso dell’anno del 2,8%, arrivando al 7,1% dell’intera popolazione (7% nel 2010). Di questi 2 su 3 sono femmine, in virtù della loro maggiore longevità.

I differenti andamenti osservati nelle fasce di età portano ad un incremento dell’indice di dipendenza, il rapporto cioè tra la popolazione “dipendente”, poiché in età non lavorativa (i giovani con meno di 15 anni e gli anziani con più di 64 anni), e quella “attiva”, in età cioè lavorativa (tra i 15 e i 64 anni): questo indice passa dal 50,6 del 2001 al 55,2 di quest’anno.

Per quanto riguarda l’indice di struttura della popolazione attiva, che misura il grado di invecchiamento della popolazione in età lavorativa (cioè la fascia 15-64), il cui equilibrio si verifica quando la popolazione tra i 40 e i 64 anni (lavoratori più anziani), eguaglia quella tra i 15 e i 39 (lavoratori giovani) e l’indice risulta pari a 100, in Emilia-Romagna questo indice è progressivamente peggiorato passando dal 101,6 del 2001 al 125,5 del 2011. Tale andamento riflette il forte calo della natalità verificatosi negli anni ’70 e ’80. L’immigrazione straniera, che pur ha contribuito a ringiovanire la popolazione in età lavorativa, non è riuscita a colmare completamente il gap che si è creato tra l’uscita di lavoratori anziani e l’ingresso di lavoratori giovani.

 

La popolazione regionale cresce perché crescono gli stranieri. Più della metà sono donne; l'età media è di 31 anni; la comunità marocchina è la più rappresentata.

 

I residenti stranieri, al 1.1.2011 sono 500.585, pari all’11,3% della popolazione totale. Un dato in crescita, rispetto al gennaio 2010, di quasi 38mila persone (37.745), pari ad un incremento dell’8,2% (+9,8% per le femmine e +6,4% per i maschi). L’incremento risulta tuttavia in flessione rispetto ai valori registrati negli anni precedenti (+9,5% nel 2010, +15,2% nel 2009).

Alla componente straniera è totalmente ascrivibile l’aumento complessivo della popolazione regionale. La crescita dei residenti stranieri ha infatti più che compensato la riduzione, anche se lieve (-912 unità), dei residenti con cittadinanza italiana. La crescita della componente straniera ha inoltre permesso di ridurre in maniera sostanziale il calo consistente registrato nelle fasce di età 15-39. Negli ultimi cinque anni, infatti, si registra una diminuzione complessiva della popolazione tra i 15-39 anni di 27.969 unità, grazie all’apporto di 89.074 stranieri, senza i quali si sarebbe registrato un calo di 117.043 residenti.

Gli aumenti più consistenti della popolazione straniera nell’ultimo anno si sono registrati - in valore assoluto - nelle province di Bologna (+8.032 unità), Modena (+6.750), Parma (+4.922) e Reggio Emilia (+4.553), mentre in termini percentuali la crescita è stata maggiore nelle province di Ferrara (+11,2%), Parma (+9,8%) e Bologna (+8,5%). Incidenze più elevate della media regionale (11,3%) si riscontrano nelle province di Piacenza (13,4%), Parma (12,5%), Reggio Emilia (13%) e Modena (12,8%).

Dall’analisi a livello territoriale emerge come gli stranieri si stabiliscano soprattutto in pianura (dove rappresentano l’11,6% di tutta la popolazione) e in collina (11%), pur mantenendo una certa presenza anche in montagna (9,2%). L’aumento rispetto allo scorso anno è più evidente in pianura (+8,4%) rispetto alla collina (+7,8%) o alla montagna (+5,8%). 

In termini di cittadinanze le comunità più rappresentate a livello regionale sono la marocchina (70.580 residenti, +4,6% rispetto allo scorso anno), la rumena (66.060, +8,9%), l’albanese (60.705, +3,4%) , la moldava (27.792, +30,3%) e l’ucraina (27.511, +16%). Complessivamente le prime cinque cittadinanze coprono il 50,5% degli stranieri residenti in Emilia-Romagna. Al di là delle cittadinanze marocchina, rumena e albanese diffuse su tutto il territorio regionale, alcune province si caratterizzano maggiormente per la presenza di talune cittadinanze: a Piacenza l’ecuadoriana, a Parma la moldava, a Reggio Emilia l’indiana, a Modena la ghanese, a Bologna la filippina, a Ferrara e a Rimini l’ucraina, a Ravenna la senegalese e a Forlì-Cesena la cinese.

L’età media degli stranieri residenti in regione è di 31 anni, contro un’età media della popolazione complessiva di 45 anni. Il 90% ha meno di 50 anni, meno del 2% ha più di 65 anni e il 23% è minorenne. Le classi d’età in cui l’incidenza degli stranieri sulla popolazione complessiva supera il 20% sono quelle di 23-34 anni e 0-2 anni (dove rappresentano rispettivamente il 23,1% e il 22,3% del totale dei residenti).

Il cosiddetto processo di “femminilizzazione delle migrazioni” ha portato la presenza femminile a superare quella maschile: sul totale degli stranieri residenti le donne rappresentano oggi il 51,5% ed è ancor più evidente in particolari classi di età (tra i 23 e i 33 anni e per le età di 46 anni e oltre). L’incidenza delle donne straniere in età feconda (15-49 anni) su tutte le donne emiliano-romagnole in tale fascia di età è pari al 17,1%. Il numero delle residenti straniere supera quello dei maschi stranieri in quasi tutte le province, tranne che in quella di Piacenza. Complessivamente il rapporto tra maschi e femmine (“rapporto di mascolinità”) nella popolazione residente straniera è di 94 maschi ogni 100 femmine (contro il 97 al primo gennaio 2010) e tende ad allinearsi a quello della popolazione totale (94,3 maschi ogni 100 femmine). /SM



Il dettaglio della rilevazione statistica alla pagina: http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/statistica/pagine/statistica_self_service/pagine/pagine/ss_popolazione.htm

< archiviato sotto: >
Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

In Emilia-Romagna "Un altro welfare" per guardare al futuro

Presentata la ricerca "Un altro welfare: esperienze generative": in Regione progetti che hanno messo in rete pubblico, privato e terzo settore

Nella ricerca “Un altro welfare: esperienze generative” la Regione presenta 16 casi distribuiti su tutte le provincie che hanno già messo in atto una rete fra pubblico, privato e terzo settore  nella costruzione di risposte ai bisogni del territorio.

L’Emilia-Romagna prova a indicare la via per un nuovo modello di welfare partendo dalle pratiche già presenti in regione. Si chiama non a caso “Un altro welfare:esperienze generative” la ricerca condotta dalla Regione Servizio Programmazione e sviluppo dei servizi sociali, Terzo settore, Servizio Civile e dal Nucleo valutazione e verifica investimenti pubblici insieme ad Aiccon (Associazione italiana per la cultura della cooperazione e del non profit) e con il supporto tecnico di Ervet-agenzia in house della Regione. Nel corso del 2010 sono stati presi in esame 55 progetti indicati direttamente dai rappresentanti del terzo settore i e rappresentativi dal punto di vista dei contenuti, degli utenti e delle modalità operative. L’analisi  ulteriore ha consentito di individuare quelli maggiormente significativi sul piano dell’innovazione. Si tratta di progetti che riescono a realizzare il modello del pluralismo societario teorizzato dallo studioso del welfare svedese Victor Pestoff, ovvero un sistema in cui i soggetti non profit, ma anche profit acquisiscono un ruolo importante nella creazione di servizi ma all’interno di una cornice dove il pubblico conserva il ruolo di regia e coordinamento. Secondo Pestoff, in un futuro che vedrà la spesa pubblica arretrare sempre di più, il pluralismo societario è l’unica alternativa a un modello di welfare basato sulla privatizzazione estrema (in cui in pratica il privato profit sostituisce lo Stato, mentre al terzo settore rimane un ruolo solo complementare). “L’Emilia-Romagna – spiega Cinzia Ioppi, funzionario dell’assessorato regionale alle Politiche sociali  e membro del gruppo di lavoro della ricerca – vanta già progetti che si sono indirizzati sulla prima strada, e che potrebbero rappresentare un modello per il welfare futuro”. Differenziata e articolata la gamma di interventi presi in esame: da un centro diurno per i malati di Alzheimer che fornisce counseling ed assistenza ai familiari dei pazienti alle attività di reinserimento e’inclusione sociale dei detenuti attraverso  attività di sviluppo lavorativo,passando per gruppi di assistenza agli anziani o progetti legati alla riduzione del rischio giovanile. Denominatore comune dei casi presentati la capacità di creare una rete di partner articolata, che va dal mondo del terzo settore alle istituzioni fino al mondo profit e delle fondazioni bancarie. Progetti che ampliano i soggetti coinvolti, il numero dei volontari e la qualità della partecipazione, e che si estendono anche ai territori limitrofi a quelli iniziali. Azioni e progettazioni che, in altre parole,  innescano un circolo virtuoso (che nella ricerca si chiama meccanismo generativo) che permette loro di durare nel tempo e di rinnovarsi.

L’indagine è stata presentata mercoledì 8 giugno nel seminario “Un altro welfare”, in programma a Bologna in viale Silvani 6, dalle ore 9,30.Il testo della ricerca è disponibile sul sito della regione Emilia-Romagna

 

< archiviato sotto: >
Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

A lezione di cura, educazione e diritti con la filosofa Martha C. Nussbaum

Appuntamento in Regione martedì 7 giugno per la presentazione del volume "Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica".

A lezione di cura, educazione e diritti con la filosofa Martha C. Nussbaum: appuntamento in Regione martedì 7 giugno per la presentazione del volume "Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica". Concluderà l'iniziativa l'assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi.

Un’occasione di confronto sulla cura, l’educazione e l’universalismo dei diritti, temi-chiave per una democrazia matura e sempre più multiculturale. La terrà, con una lectio magistralis, Martha Nussbaum, filosofa e studiosa statunitense, docente di “Law and Ethics” all’Università di Chicago. L’appuntamento è martedì 7 giugno alle 10 in Regione (sala convegni della Terza Torre, viale della Fiera 8- Bologna), dove la Nussbaum presenterà la sua ultima opera, dal titolo “Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica” (edita in Italia da Il Mulino, 2011).

La lectio magistralis di Martha Nussbaum sarà presentata da Roberto Grilli, direttore dell’Agenzia sanitaria e sociale regionale, che organizza l’evento; sono previsti inoltre interventi dell’economista politico Luigino Bruni (Università Milano Bicocca) e di Massimo Campedelli (Consorzio Mario Negri Sud). Concluderà la mattinata l’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi.

Indicata dal magazine “Foreing Policy” come una dei cento intellettuali più influenti al mondo, Martha Nussbaum in passato ha insegnato anche ad Harvard e ha collaborato con le Nazioni unite per la definizione e implementazione di programmi di sviluppo. Determinante il suo contributo al capabilities approach, la teoria dell’“approccio sulle capacità”, sviluppata insieme al premio Nobel per l’economia Amartya Kumar Sen e al filosofo politico John Rawls. Nella sua ricerca teorica si è misurata con la condizione delle donne nei Paesi in via sviluppo, con la disabilità innata e acquisita, con il legame tra formazione umanistico-socratica della persona e qualità della democrazia.

E' possibile comunicare la propria adesione on line accedendo al link: 

http://asr.regione.emilia-romagna.it/wcm/asr/eventi/2011/20110128_ciclolibriealtrisguardi/20110607_nussbaum.htm

 

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Emilia-Romagna: aumentano bambini, famiglie e servizi dedicati

All’incremento numerico dei minori e delle famiglie residenti sul territorio, la Regione risponde con più servizi. L’assessore Marzocchi: “Mentre il Governo taglia, la Regione intende riconfermare per il 2011 l’impegno per il welfare. Un welfare comunitario a livello distrettuale”
Emilia-Romagna: aumentano bambini, famiglie e servizi dedicati

Foto Marco Nirmal Caselli

 

Aumentano bambini e famiglie in Emilia-Romagna e crescono i servizi ad essi dedicati. Rispetto al 2008, i bambini sono il 5,3% in più sul totale della popolazione e i nuclei familiari sono aumentati dell’11%, a cui corrisponde una crescita del 19% sui servizi per i piccolissimi, quelli della fascia zero-due anni e un aumento nel numero di minori accolti negli ultimi anni in comunità (+21,8%). Cifre emerse oggi nel corso di “A fianco di famiglie e bambini”, un incontro di approfondimento voluto dalla Regione per analizzare le politiche sociali degli ultimi anni e indirizzarne la nuova programmazione.

Di fronte alla scure dei tagli nazionali sui servizi sociali, la Regione “punta a riconfermare per il 2011 l’impegno economico sul welfare, compreso il Fondo straordinario per le politiche sociali, che significa 22 milioni di euro in più, la metà da destinarsi ai servizi per i minori e per le famiglie – ha dichiarato l’assessore regionale alle Politiche Sociali Teresa Marzocchi –. Dobbiamo salvare il ‘buono’ di quanto è stato fatto sinora, e contemporaneamente innovare”.

A circa un anno dall’approvazione del Programma regionale per la promozione e la tutela dei diritti, la protezione e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva e il sostegno alla genitorialità, con cui la giunta regionale ha assegnato un finanziamento straordinario agli enti locali, si è voluto organizzare un momento di discussione e confronto su quanto è stato fatto a livello tecnico, anche in vista della riprogrammazione con il nuovo Fondo. “Nell’assoluto rispetto dell’autonomia degli enti locali – ha ribadito l’assessore – quello che vogliamo realizzare è un welfare comunitario a livello distrettuale. L’impegno, come sottolineato dagli obiettivi di mandato, è lavorare sulle famiglie, senza tralasciare però il singolo come persona con i suoi diritti. Massima attenzione andrà ai servizi per la prima infanzia, alle diverse risposte di aiuto per i minori e gli adolescenti, e ai Centri per le famiglie, da promuovere nei prossimi anni in ogni distretto”.

Nel corso della mattinata sono emersi anche dati e numeri relativi al territorio regionale. Dopo anni caratterizzati da uno “stallo” delle nascite, l’Emilia-Romagna è tornata a essere una regione più giovane, con un +5,3% di bambini e ragazzi sulla popolazione complessiva (2008-2010). Negli ultimi due anni, in particolare, ci sono oltre 34mila bambini e ragazzi in più. L’aumento più consistente riguarda la fascia dei piccolissimi (0-2 anni), che superano quota 125mila; nel complesso, la fascia 0-10 anni (con circa 437mila bimbi) rappresenta il 9,9% della popolazione. La “primavera” demografica dell’Emilia-Romagna è molto legata al fenomeno migratorio: al primo gennaio 2010 i bambini e ragazzi stranieri rappresentano il 15,6% circa di tutti quelli residenti. Cresce inoltre il numero delle famiglie che arrivano a un milione e 940 mila nel 2009, l’11% in più rispetto al 2003. I nuclei familiari sono però sempre più piccoli (da una dimensione media di 2,30 persone nel 2003 a 2,24 nel 2009). Più della metà delle coppie (il 51%) ha dei figli mentre sono 154 mila i monogenitori con figli (11%). L’Emilia-Romagna si riconferma poi la regione italiana con la minore incidenza di povertà relativa: nel 2009 riguarda più di 79mila famiglie (pari al 4,1% del totale, il dato del nord Italia è 4,9% e quello nazionale 10,8%). Secondo dati risalenti alla fine del 2008, i minori presi in carico dai servizi sociali sono 48mila e 500 (il 7,3%), principalmente per cause legate a problemi economici non abitativi della famiglia (48%) e problemi socio-educativo-relazionali (15%). Poco più di 40mila minori sono in carico alle unità di neuropsichiatria infantile (5%). Il 52% dei bambini e ragazzi sono in carico ai servizi per problemi sia abitativi che economici della famiglia. Su un totale di 684mila 231 minori residenti in regione (dati al 31/12/2009) quelli temporaneamente fuori dalla propria famiglia sono 2mila 727 (per affidamenti eterofamiliari, inserimenti in comunità e altro); 1278 quelli in affidamento a tempo pieno (etero familiare e parentale) e 1449 quelli inseriti in comunità senza la madre. Complessivamente sono 1806 i bambini e i ragazzi in comunità (con una crescita del 21,8% negli ultimi tre anni) e la metà di essi ha tra gli 11 e i 17 anni. Quanto al sistema dei servizi sociali per i minori, ne fanno parte 67 enti gestori di cui 29 Comuni singoli, 10 Unioni di Comuni, 9 Ausl, 6 Comuni capofila/associazioni, 5 Asp, 4 Azienda sociale/speciale, 2 Ausl e Comuni in accordo di programma, una Comunità montana e un’istituzione comunale. I Centri per le famiglie sono 27 e si trovano almeno in tutti i Comuni con più di 50mila abitanti, ricevono in media 3688 famiglie all’anno e fanno registrare 22mila 900 accessi agli sportelli informativi. I servizi educativi per la prima infanzia (0-2 anni) sono presenti nel 79% dei Comuni (i quali contano da soli il 97% dei bambini sotto i due anni). Dall’anno 2005/2006 al 2009/2010, i servizi sono cresciuti del 19% e hanno accolto 5.031 bambini in più (16%). Infine, la parte più cospicua della spesa per interventi e servizi sociali dei Comuni (fonte Istat-Regione Emilia-Romagna) va al settore “famiglia e minori”, che include anche i nidi: circa 326 i milioni di euro spesi nel 2006 (il 49,5% sul totale), 332,4 nel 2007 (il 47,9% sul totale), 353,7 nel 2009 (il 50,5%).

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Profughi, promosso il piano regionale di accoglienza

Prosegue il lavoro della cabina di regia per completare il quadro dell'accoglienza. Fino a oggi sono 688 le persone arrivate in regione

Funziona il piano di accoglienza, è quanto è emerso nel corso della riunione della cabina di regia per l'emergenza profughi, riunita nella sede della Regione Emilia-Romagna.
E' emersa una tenuta sostanziale del sistema attuato nel territorio riguardo all'arrivo dei migranti, grazie anche al lavoro straordinario di funzionari di Comuni e Province, affiancato a quello dei volontari della Protezione civile.

Il modello scelto dall'Emilia-Romagna prevede un'accoglienza territorialmente decentrata e una sistemazione in piccole strutture o appartamenti. 90 le strutture utilizzate finora, di cui la metà appartamenti e 40 i contratti di affitto già siglati, per un totale di 688 persone attualmente sul nostro territorio.

Una cifra non ancora definitiva, che potrà crescere anche in relazione agli sbarchi annunciati in queste ore. Si tratta di un modello a cui guardano molte Regioni, anche se non mancano le criticità,  segnalate dai rappresentanti di Province e Comuni:  dalla mancanza di documenti dei migranti, all'ampia  mole di lavoro  per i funzionari pubblici, fino alla difficoltà di rientrare nelle spese previste di 40 euro al giorno per persona.

Per quanto riguarda il Piano di degli interventi di accoglienza dei richiedenti asilo, l'assessore Teresa Marzocchi ha avanzato una proposta che garantisce un trattamento analogo a quello riservato dal Ministero dell'interno ai soggetti ospitati nei Centri di accoglienza richiedenti asilo (Cara) tenendo conto però delle diverse caratteristiche di ospitalità dei centri regionali, in cui le persone avranno una permanenza superiore a sei mesi (tempo di attesa dell'esito della richiesta di asilo e successivo tempo per definire un progetto di uscita).

Gli interventi minimi previsti nei Cara dalle strutture che accolgono i richiedenti protezione internazionale sono: vitto e alloggio, vestiario e igiene personale, orientamento, informazione legale e assistenza nella procedura per la richiesta di protezione internazionale tramite operatori competenti in materia, mediazione linguistica culturale, orientamento e accompagnamento ai servizi sociali, sanitari, accompagnamento all'iscrizione scolastica per minori e accessibilità a percorsi per l'insegnamento della lingua italiana.

L’Agenzia regionale di Protezione civile, in stretto raccordo con la cabina di regia e con le Prefetture, gli enti locali, la Caritas e gli enti diocesani dell’Emilia-Romagna, continuerà a seguire l’organizzazione di tutti gli aspetti dell’accoglienza: dal trasferimento dai porti di sbarco al centro logistico regionale di Protezione civile a Bologna, alla prima assistenza - con l’aiuto degli intermediatori culturali - allo spostamento verso le province di assegnazione.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

L’UNICEF nomina il Sindaco di Cesena “Difensore Infanzia”

Il titolo conferito dal Comitato Italiano dell'Unicef al sindaco di Cesena Paolo Lucchi e all'amministrazione comunale

 Dopo un percorso preparatorio, che ha messo in evidenza l'attenzione riservata ai cittadini piu' giovani dall'amministrazione comunale attraverso la qualita' dei servizi e le iniziative proposte, l'investitura e' stata ufficializzata il 10 giugno dalla presidente del comitato Unicef Forli'-Cesena, Rosa Maria Mandis Mezzetti, e "come giusto"- sottolinea il Comune oggi in una nota- e' avvenuta in mezzo ai bambini e alle bambine, durante la festa di fine anno della scuola per l'infanzia Oltresavio. Con questo riconoscimento, il sindaco e l'intera amministrazione comunale di Cesena si impegnano a realizzare iniziative volte a "estendere una cultura per l'infanzia, non solo per migliorare strutture e servizi ma per rispondere al diritto all'avvenire delle nuove generazioni". "Siamo orgogliosi di questo incarico- affermano Lucchi e l'assessore alla Pubblica istruzione Elena Baredi- e lo consideriamo uno dei nostri impegni piu' importanti. Gia' da due anni l'amministrazione comunale ha assunto la Convenzione internazionale Onu sui Diritti dell'Infanzia come documento fondamentale a cui ispirare i progetti rivolti alle bambine e ai bambini e i vari contesti educativi e di vita, nella consapevolezza che questo costruisce una garanzia di qualita' per la comunita'. Proprio per coinvolgere l'intera citta' in un clima culturale attento e sensibile ai diritti dei bambini e delle bambine abbiamo istituito la 'Settimana dell'educazione e della pedagogia', di cui si sono svolte due edizioni, con la partecipazione di esperti di fama nazionale e internazionale. Tutto cio' si sposa coerentemente col programma di mandato del sindaco, che mette in primo piano le politiche di sostegno alle famiglie, la tutela dei diritti dei minori e il sostegno alla scuola, in una prospettiva tesa a coniugare diritti/doveri, cultura e solidarieta'".

< archiviato sotto: , >
Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Profughi, accolti in regione altri 150 migranti

Ad oggi in Emilia-Romagna sono state accolte complessivamente 660 persone

Centocinquanta migranti arrivati al porto di Genova, provenienti da Lampedusa, sono stati accompagnati e accolti in queste ultime ore in Emilia-Romagna da funzionari e volontari della Protezione civile regionale.

I migranti hanno trovato un’adeguata sistemazione nelle Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì-Cesena nel rispetto del criterio della proporzionalità, in base a quanto stabilito dal piano di accoglienza messo a punto dalla cabina regionale di regia per l’emergenza profughi, presieduta dal sottosegretario alla giunta Alfredo Bertelli e costituita dagli assessori alla Protezione civile Paola Gazzolo e Politiche sociali Teresa Marzocchi, e dai rappresentanti di Province, Comuni e Comunità montane.

Ad oggi in Emilia-Romagna sono stati accolti 660 migranti; per domani è previsto un nuovo arrivo, di altre 40 persone, in linea con il piano di assegnazioni stabilito dal Dipartimento nazionale della Protezione civile che ha fissato a 840 la quota-obiettivo per la regione su un totale complessivo di 10 mila profughi a livello nazionale.

L’Agenzia regionale di Protezione civile, in stretto raccordo con la cabina di regia e con le Prefetture, gli enti locali, la Caritas e gli enti diocesani dell’Emilia-Romagna, sta seguendo l’organizzazione di tutti gli aspetti dell’accoglienza: dal trasferimento dai porti di sbarco al centro logistico regionale di Protezione civile a Bologna, alla prima assistenza - con l’aiuto degli intermediatori culturali - allo spostamento verso le province di assegnazione.

< archiviato sotto: , >
Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Seconde generazioni: le iniziative in Emilia-Romagna per il diritto di cittadinanza

La Regione sostiene la diffusione nelle scuole del film “18 Ius soli” del regista italo-ghanese Kuwornu. L’Anci invia una lettera a tutti i sindaci
Seconde generazioni: le iniziative in Emilia-Romagna per il diritto di cittadinanza

Giovani sotto la sede della Regione (foto di Michele Luciani)

Sono più di 500 i ragazzi nati in Emilia-Romagna da genitori stranieri che nel 2011 diventano maggiorenni e possono così finalmente chiedere la cittadinanza italiana. Un numero destinato a crescere nel tempo se si calcola che, negli ultimi anni, oltre un quinto dei nuovi nati in regione ha entrambi i genitori non italiani. Sono bambini che frequenteranno l’asilo e la scuola a fianco dei coetanei figli di italiani e che con loro cresceranno nella stessa società. Con una differenza fondamentale, però: i figli di genitori stranieri possono chiedere la cittadinanza italiana solo al raggiungimento del diciottesimo anno d’età e a condizione che abbiano risieduto in Italia senza interruzioni dalla nascita, rischiando di perdere definitivamente questo diritto se non lo eserciteranno nei dodici mesi successivi. Questo perché la legge italiana non applica lo “ius soli”, in base al quale è cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato, bensì lo “ius sanguinis”, secondo cui la cittadinanza è trasmessa da genitore a figlio.

La Regione Emilia-Romagna, attraverso la collaborazione tra gli assessorati alle Politiche sociali, Scuola e Università, Cultura, ha deciso quindi di sensibilizzare i neo-maggiorenni sul loro diritto a diventare cittadini italiani. Lo fa sostenendo la diffusione nelle scuole e con la rete regionale antidiscriminazione di 18 Ius soli, un film-documentario del regista italo-ghanese Fred Kudjo Kuwornu, nato e cresciuto a Bologna.

“Riconosciamo la grandissima ingiustizia che un ragazzo, nato e cresciuto in Italia, deve affrontare a causa della normativa vigente – dice l’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi – . Vogliamo lavorare, per quanto ci compete, per rendere meno difficile il percorso di tanti giovani e trasformare questa sfida in una risorsa all’interno della nostra società. Una società già multietnica, che noi vogliamo rendere sempre più inclusiva coinvolgendo in modo particolare le seconde generazioni”.

“Molte delle politiche della Regione si incontrano in progetti come questo – commenta l’assessore regionale alla Cultura e sport Massimo Mezzetti – . Per quanto ci riguarda, sia nello sport che nella cultura sono numerose le iniziative che percorrono la strada dell’inclusione e della lotta a qualsiasi discriminazione. Il progresso si fa con l’addizione e non con la sottrazione dei diritti, e in questo senso la cultura è un ponte grazie al quale si può conoscere, dunque riconoscere e rispettare l’altro da sé. Perché è con il riconoscimento, dunque con l’affermazione e non con la negazione dei diritti, che si affermano anche i doveri”.

“La scuola è cruciale in questa partita – sottolinea Patrizio Bianchi, assessore regionale alla Scuola e Università – . In Emilia-Romagna comincia a esserci una presenza massiccia di ragazzi di origine straniera, per quanto molto diversificata a seconda del territorio e del tipo di istituto scolastico. Con questo progetto facciamo un’operazione di educazione alla democrazia: ricordando ai ragazzi nati qui il loro diritto alla cittadinanza, ci rivolgiamo al tempo stesso alle loro famiglie, ai loro genitori. E’ in iniziative come queste che la scuola ritrova il suo senso più profondo”.

Il film “18 Ius soli”, che è stato prodotto in collaborazione con l’Associazione Amici di Giana, verrà proiettato in prima assoluta a Reggio Emilia (dove è stato in parte girato) il 28 aprile alle 11.30 in occasione della fiera “Cittadini del mondo”. La Regione avvierà inoltre una collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale articolata in due tappe: tra settembre e ottobre 2011 ci sarà una serie di proiezioni pubbliche per gli studenti delle secondarie di secondo grado, con la presenza del regista. Verrà inoltre predisposto materiale didattico a supporto dei docenti che, nell’ambito dell’insegnamento “Cittadinanza e costituzione” (introdotto con la legge 169 del 2008), utilizzeranno “18 Ius soli” in classe.

L’Anci Emilia-Romagna, dal canto suo, invierà una lettera, a firma del presidente Daniele Manca, ai sindaci di tutte le città della regione con un invito ad adottare le forme e le modalità più opportune per informare i giovani di origine straniera residenti nel Comune “rispetto a un diritto esigibile che li potrebbe trasformare da cittadini di ‘fatto’ a cittadini di diritto”.

Al messaggio del presidente Anci Emilia-Romagna verrà allegato a sua volta un fac simile di lettera che i sindaci potranno spedire ai ragazzi, invitandoli a rivolgersi all’Ufficio di stato civile del Comune. L’iniziativa è già partita nel Comune di Reggio Emilia, con il sindaco Delrio.

Documenti:

Il fac simile della lettera dell’Anci Emilia-Romagna

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Cittadinanza attiva: feste tra vicini per dare senso alla comunità

Per il settimo anno torna a Casalecchio “Vicinivicini”: pranzi nei cortili dei palazzi per promuovere la solidarietà tra condomini
Cittadinanza attiva: feste tra vicini per dare senso alla comunità

Un pranzo per la festa Vicinivicini del 2010

Un pranzo in compagnia nel giardino comune, oppure una festa nell’androne del palazzo: tanti possono essere i modi e le occasioni per superare quell’imbarazzo che spesso si crea tra vicini di casa che quasi non si conoscono l’un l’altro, abituati come sono a frettolosi saluti in ascensore o lungo le scale. Proprio per promuovere il buon vicinato e favorire la nascita di comunità solidali, per il settimo anno consecutivo a Casalecchio di Reno, comune alle porte di Bologna, torna “Vicinivicini”, la festa dei vicini di casa.

Nata originariamente in Francia e nel nord Europa negli anni ‘90, l’iniziativa è promossa dal Comune di Casalecchio di Reno, in collaborazione con l’istituzione Casalecchio delle Culture. L’obiettivo è fare della “vicinanza” un momento di socializzazione attraverso cui, come spiegano gli organizzatori, “incoraggiare quei rapporti quotidiani fatti di gesti di solidarietà piccola e grande, in modo da andare aldilà del semplice ‘buongiorno e buonasera’ che spesso caratterizza i rapporti tra vicini di casa”.

Nelle scorse edizioni, la festa dei vicini di casa ha coinvolto un numero crescente di cittadini, per un totale di 27 condomini, circa 1.000 persone solo nel 2010. Partecipare è semplice: basta decidere le forme e il momento della giornata per la propria festa (che può essere, ad esempio, un pranzo, una cena, un aperitivo o una merenda pomeridiana). Le giornate indicate dal Comune per organizzare le feste tra condomini sono sabato 28 e domenica 29 maggio, ma è possibile scegliere anche altre giornate.

La festa può essere organizzata in casa propria, ma anche e soprattutto negli spazi comuni del palazzo: cortile, androne, terrazza, portico, giardino. Se non ci sono spazi disponibili nell’edificio, si può anche sfruttare il marciapiede davanti al palazzo oppure una via, una piazza, un parco: in questi casi, per ottenere i permessi necessari all’occupazione di suolo pubblico è

indispensabile contattare, entro martedì 17 maggio, “Semplice”, lo sportello polifunzionale per il cittadino, chiamando il numero verde 800 011837 oppure scrivendo un’e-mail all’indirizzo semplice@comune.casalecchio.bo.it.

Dopo aver comunicato allo sportello quando e dove si svolgerà la festa, a partire da sabato 21 maggio si potrà ritirare il kit offerto dall’Amministrazione comunale in collaborazione con la Pubblica assistenza di Casalecchio di Reno: una scatola contenente piccole sorprese alimentari donate dalle aziende del territorio per contribuire all’organizzazione dell’iniziativa.

Inoltre, chi vorrà lasciare un ricordo pubblico della propria festa con i vicini, potrà inviare foto e video in formato elettronico all’indirizzo e-mail dello sportello Semplice oppure consegnarli a mano o inviarli per posta presso la sede dello sportello in via dei Mille 9. Una giuria selezionerà i migliori lavori, che verranno premiati, proiettati ed esposti il prossimo novembre nel corso della Festa di San Martino.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Viaggio “Nell’inferno della Dozza”

Il videoreportage girato da Rosario Di Raimondo e Giulia Zaccariello nel carcere bolognese, dove fino a tre persone vivono all’interno di celle da 12 metri quadrati e i detenuti sono 700 in più di quelli che la struttura potrebbe contenere
Viaggio “Nell’inferno della Dozza”

Un frame dal videoreportage "Nell'inferno della Dozza"

Guarda il videoreportageL’Emilia-Romagna detiene il record negativo in Italia per numero di detenuti. Crocevia di questa emergenza è la Casa circondariale bolognese della Dozza, con un indice di sovraffollamento del 232%. In un istituto che può contenere al massimo 494 persone sono ammassati quasi mille e 200 detenuti: in concreto, significa che all’interno delle celle da tre metri per quattro sono ammassati fino a tre detenuti, che trascorrono lì almeno 22 ore al giorno. Le condizioni di vita dei detenuti, la mancanza di strutture e servizi, il disagio del personale carcerario sono portati alla luce da Rosario Di Raimondo e Giulia Zaccariello, studenti della Scuola superiore di giornalismo di Bologna, in un videoreportage girato all’interno delle mura carcerarie.

“Nell’inferno della Dozza”, questo il titolo del video, mostra la carenza di mediatori linguistici, gli educatori, gli psicologi. Mancano le risorse per attività diverse da una passeggiata in cortile durante l’ora d’aria. Niente istruzione o lavoro. Niente attività ricreative o culturali. Tra queste 1.200 persone circa 300 sono tossicodipendenti che avrebbero bisogno di essere ospitati in centri specializzati, con cure e assistenze diverse. Più della metà dei detenuti è di origine straniera e non parla o parla male l’italiano. Non va tanto meglio dall’altra parte ovvero dalla parte di chi questi detenuti li deve sorvegliare. Gli agenti di polizia penitenziaria che prestano servizio alla Dozza sono quasi 380, dovrebbero essere più di 500. L’emergenza riguarda, dunque, anche loro che, a causa del sovraffollamento e della carenza di organico, sono costretti a turni pesanti e a straordinari.

Il 17 novembre, il Parlamento ha approvato il disegno di legge “svuota-carceri”, che consentirà, entro il 2013, di scontare i domiciliari ai detenuti a cui mancano non più di 12 mesi di detenzione. Un provvedimento che riguarderà, in tutta Italia, circa 7 mila persone. Ma sono oltre 20 mila i detenuti in più nelle celle italiane. Nel 2010, sono 60 i detenuti che si sono suicidati in cella, in maggioranza per impiccagione. E sono 7 gli agenti di polizia penitenziaria che negli ultimi 15 mesi si sono tolti la vita.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Diritti civili, Stuart Milk in Regione: “Lavoriamo per il cambiamento”

Il consigliere di Barack Obama incontra l’assessore alle Politiche sociali. “Combattere le discriminazioni a partire dall'educazione”
Diritti civili, Stuart Milk in Regione: “Lavoriamo per il cambiamento”

Stuart Milk (al centro) con la consigliera regionale Mori, l’assessore Marzocchi e il presidente di Equality Italia Aurelio Mancuso

L’uguaglianza sancita dalle leggi “non crea automaticamente uguaglianza nella società: dobbiamo lavorare perché questo cambiamento avvenga realmente”. Queste le parole di Stuart Milk, consigliere del presidente Barack Obama, che oggi, durante la visita alla Regione Emilia-Romagna, ha incontrato l’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi.

Attivista per i diritti umani, Stuart Milk è stato premiato nel 2009 da Barack Obama con la medaglia presidenziale per la libertà. E’ il fondatore e il presidente della fondazione dedicata a suo zio Harvey, il leader storico del movimento Lgbt statunitense, ucciso a San Francisco nel 1978 e reso celebre in tutto il mondo da un recente film di Gus Van Sant.

“Mio zio sapeva che non avrebbe visto i frutti del suo lavoro: sapeva che sarebbe stato ucciso – ha ricordato Milk parlando di Harvey –. Ha dato la vita per quello in cui credeva: ora in California, ogni 22 maggio, anniversario della sua nascita, le scuole lo celebrano e gli insegnanti parlano agli alunni di quanto ha fatto”.

Impegnato in questi giorni in Italia in un tour di conferenze e incontri con associazioni e istituzioni organizzato da Equality Italia, Stuart Milk ha espresso soddisfazione per l’incontro con una Regione “che comprende le differenze e combatte contro le discriminazioni, a partire dall’educazione”.

Lo dimostrano le attività del Centro regionale contro le discriminazioni, le priorità nel programma triennale per l’immigrazione e l’introduzione nella legge regionale 24 del 2009 (articolo 48) del principio di equità nei requisiti per l’accesso dei servizi, l’erogazione delle prestazioni e la promozione di opportunità.

L’assessore Marzocchi, dopo aver illustrato le politiche della Regione contro il razzismo e ogni forma di discriminazione, ha ribadito la necessità, come diceva Harvey Milk, “che ogni singola minoranza, collegata alle altre, diventi una maggioranza. Il cambiamento – ha aggiunto – passa attraverso il singolo. Anche per questo per noi la persona è al primo posto”.

Infine, ai giornalisti che le chiedevano se il libro illustrato su Harvey Milk, diffuso nelle scuole elementari della California e che il nipote ha oggi regalato alla Regione, potesse entrare nelle scuole emiliano-romagnole, la Marzocchi ha risposto: “'Il nostro sistema educativo è aperto e anti-discriminatorio per cui nelle nostre scuole, fin da quelle dell’infanzia, credo che magari non ci sarà il libro fisico, ma c’è un metodo educativo che apre anche a esperienze simili”.

Ascolta il servizio a cura di Vittorio Morisco su RadioEmiliaRomagna

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Giornata contro l’omofobia, il messaggio di Napolitano

Le parole del presidente della Repubblica in occasione della ricorrenza internazionale che si celebra oggi: “Abbattere le discriminazioni”
Giornata contro l’omofobia, il messaggio di Napolitano

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

“Voglio esprimere la mia preoccupazione per il persistere di discriminazioni e comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi. Inammissibili episodi di impudente aggressività e intolleranza si verificano con frequenza preoccupante”. Questo il messaggio che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato oggi in occasione della settima Giornata mondiale contro l’omofobia, che si celebra ogni 17 maggio. “Non dobbiamo quindi ignorare l'invito del Parlamento europeo a trovare misure efficaci per abbattere anche questo tipo di discriminazioni”.

Per il presidente Napolitano “occorre denunciare e contrastare in tutte le sedi e innanzitutto in sede politica le aggressioni fisiche, gli atti di bullismo, le provocazioni verbali quali quelle che hanno investito anche un membro del Parlamento italiano”. La battaglia contro l’omofobia non deve riguardare “meritorie avanguardie” ma essere “impegno civile”.

Se si vuole contrastare l’omofobia, continua il presidente Napolitano, “non bisogna sottovalutare i rischio che l’abitudine all’uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno su cui l’omofobia si radica”. “L’ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali – conclude il presidente Giorgio Napolitano –è inammissibile in società democratiche adulte”.

Alle parole di Napolitano si aggiungono quelle del presidente della Camera Gianfranco Fini, che in  vista dell’approvazione di una legge ad hoc che arriverà in aula alla Camera settimana prossima, si dice convinto che per la lotta all’omofobia serva una “convergenza” delle “forze democratiche”. “Mi auguro – spiega Fini – che si trovi la necessaria convergenza anche a livello parlamentare di tutte le forze democratiche perché il rispetto della dignità umana è un caposaldo della società”.

Un messaggio in occasione della Giornata contro l’omofobia è stato inviato anche dal presidente del Senato Renato Schifani: “Desidero ribadire la condanna più ferma a nome mio e dell’assemblea di Palazzo Madama, per qualsiasi episodio di intolleranza, specialmente se legato all’orientamento di genere. I principi dell’inviolabilità della persona e del rispetto della dignità umana sono alla base della nostra Carta costituzionale e la difesa di questi valori fondamentali deve essere al centro della nostra azione politica e istituzionale fino a quando ogni discriminazione di qualsiasi natura non cesserà del tutto”. “A quanti sono stati e continuano a essere vittime di pregiudizi e violenze a causa della propria sessualità – conclude Schifani – giunga tutta la mia vicinanza”.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Più di un milione di euro per i giovani dell’Emilia-Romagna

Ammonta a un milione e 100 mila euro la cifra destinata dalla Regione ai progetti dedicati ai giovani. Assegnati dalla Giunta i primi 608 mila euro a sostegno di 23 progetti in tutte le province
Più di un milione di euro per i giovani dell’Emilia-Romagna

Giovani (foto Marco Nirmal Caselli)

Oltre un milione e 100 mila euro per progetti a sostegno delle attività dedicate ai giovani. La Giunta regionale, nei giorni scorsi, ha proceduto alla prima assegnazione di oltre 608 mila euro, premiando e sostenendo 23 progetti presentati dai Comuni emiliano-romagnoli e valutati sulla base di istruttorie curate dalle amministrazioni provinciali. Le risorse sono relative all’esito del bando uscito lo scorso settembre, sulla base di quanto previsto dalla Legge regionale 14/2008 “Norme in materia di politiche per le giovani generazioni”, a sostegno delle attività dedicate ai ragazzi dai 16 ai 34 anni.

Ben 568 mila euro sono destinati a sostenere le attività giovanili, 40 mila euro per le esperienze di scoutismo, mentre successivamente verranno assegnati altri 500 mila euro destinati dallo stesso bando a sostenere spese di investimento per la qualificazione degli spazi e per la dotazione di attrezzature, anche tecnologiche.

“In questo momento di crisi economica e sociale è importante – sottolinea Donatella Bortolazzi, assessore regionale alle Politiche giovanili – incentivare le attività e le politiche rivolte ai giovani, perché è sotto gli occhi di tutti come le nuove generazioni siano tra le più esposte alle difficoltà. Per questo vogliamo sostenere progetti finalizzati alla promozione della crescita civile e culturale del mondo giovanile e della sua partecipazione alla vita delle comunità locali. E devo dire, a questo proposito, che Province e Comuni hanno collaborato in modo eccellente al raggiungimento degli obiettivi che il bando si prefiggeva”.

Il risultato complessivo del bando è stato raggiunto anche grazie alla capacità di progettare le azioni in modo concertato, valorizzando le competenze acquisite dai diversi soggetti pubblici e privati e la collaborazione tra essi e gli enti locali. Queste risorse si vanno ad aggiungere ai finanziamenti specifici destinati a soggetti privati, per oltre un milione e 290 mila euro, già assegnati nel biennio 2009-2010.

I progetti finanziati puntano a favorire l’aggregazione sociale, la promozione di un protagonismo diretto dei giovani e la valorizzazione delle esperienze di autogestione di realtà associative e gruppi informali. Anche la cittadinanza attiva, la cultura della legalità, la sperimentazione di forme di partecipazione attiva alla vita delle istituzioni e comunità locali, il sostegno alle esperienze dello scoutismo, sono tra le attività privilegiate.

“Siamo già al lavoro – conclude l’assessore – per definire un nuovo Accordo di programma quadro con il Ministero della Gioventù per il prossimo triennio, con l’obiettivo di arrivare alla firma entro luglio, così come è stato sancito nell’Intesa raggiunta nella Conferenza Unificata il 7 ottobre scorso, con un significativo contributo della Regione Emilia-Romagna all’esito positivo del confronto con il Governo”.

Questo l’ammontare dei contributi assegnati per provincia: Piacenza 36.673 euro, Parma 58.394, Reggio Emilia 73.404, Modena 93.419, Bologna 120.597, Ferrara 41.677, Ravenna 48.216, Forlì - Cesena 52.310, Rimini 43.895.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Diritti civili e umani: Stuart Milk oggi a Bologna

Il consigliere del presidente Obama e attivista del movimento Lgbt incontra in Regione l’assessore alle Politiche sociali
Diritti civili e umani: Stuart Milk oggi a Bologna

Stuart Milk (foto da Sanfranciscosentinel.com)

Questa mattina, Stuart Milk, consigliere del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, è ospite della Regione Emilia-Romagna, dove incontra l’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi.

Stuart Milk è fondatore e presidente della fondazione dedicata a suo zio Harvey, il leader storico del movimento Lgbt statunitense, ucciso a San Francisco nel 1978 per la sua omosessualità e reso celebre da un recente film di Gus Van Sant con un’interpretazione da Oscar di Sean Penn.

Attivista per i diritti umani, Stuart Milk ha ricevuto nel 2009 la medaglia presidenziale per la libertà e in questi giorni è impegnato in Italia in un tour di conferenze e incontri organizzato da Equality Italia per proporre “un contributo culturale e di riflessione sui possibili strumenti di inclusione e di ampliamento dei diritti”.

“Avevo 17 anni quando mia zio Harvey fu assassinato – ha ricordato Stuart Milk in una recente intervista a Equality Italia - e quella notte sentii di perdere la pietra di paragone, la prova, della mia autenticità. Il tempo speso con Harvey era bellissimo. Parlavamo per ore di quello che significava accettare se stessi. Harvey mi diceva che per andare nel mondo bisognava prima essere sicuri di essere ‘autentici’. Mi mancano quelle conversazioni con lui, ma i messaggi rimangano, oggi più che mai”.

L’incontro con l’assessore Marzocchi si svolge nella sede dell'assessorato, in viale Aldo Moro. Di seguito, alle 13.15, Milk incontra i giornalisti.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Diritti civili e umani: Stuart Milk domani a Bologna

Il consigliere del presidente Obama e attivista del movimento Lgbt incontra in Regione l’assessore alle Politiche sociali
Diritti civili e umani: Stuart Milk domani a Bologna

Stuart Milk (foto da Sanfranciscosentinel.com)

Il consigliere del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, Stuart Milk, sarà ospite domani, venerdì 6 maggio, della Regione Emilia-Romagna, dove incontrerà l’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi.

Stuart Milk è fondatore e presidente della fondazione dedicata a suo zio Harvey, il leader storico del movimento Lgbt statunitense, ucciso a San Francisco nel 1978 per la sua omosessualità e reso celebre da un recente film di Gus Van Sant con un’interpretazione da Oscar di Sean Penn.

Attivista per i diritti umani, Stuart Milk ha ricevuto nel 2009 la medaglia presidenziale per la libertà e in questi giorni è impegnato in Italia in un tour di conferenze e incontri organizzato da Equality Italia per proporre “un contributo culturale e di riflessione sui possibili strumenti di inclusione e di ampliamento dei diritti”.

“Avevo 17 anni quando mia zio Harvey fu assassinato – ha ricordato Stuart Milk in una recente intervista a Equality Italia - e quella notte sentii di perdere la pietra di paragone, la prova, della mia autenticità. Il tempo speso con Harvey era bellissimo. Parlavamo per ore di quello che significava accettare se stessi. Harvey mi diceva che per andare nel mondo bisognava prima essere sicuri di essere ‘autentici’. Mi mancano quelle conversazioni con lui, ma i messaggi rimangano, oggi più che mai”.

L’incontro con l’assessore Marzocchi si svolgerà nella sede dell'assessorato, in viale Aldo Moro. Di seguito, alle 13.15, Milk incontrerà i giornalisti.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Profughi: ecco il piano dell’accoglienza in Emilia-Romagna

Riunito a Bologna il tavolo regionale per gestire l’emergenza attraverso il sistema di protezione civile, in collaborazione con gli Enti locali. Pronti ad accogliere i primi 500 migranti. Il presidente della Regione: “Ci apprestiamo a fare la nostra parte per la Repubblica”
Profughi: ecco il piano dell’accoglienza in Emilia-Romagna

La riunione del tavolo regionale

Un piano definito, per gradi, per l’ospitalità dei profughi in Emilia-Romagna e la richiesta al Governo di avviare “una iniziativa amichevole in Europa per gestire questa e le future emergenze umanitarie” e di garantire un’equa distribuzione dell’accoglienza in tutte le Regioni, ad esclusione dell’Abruzzo. Si è svolta questa mattina a Bologna la terza riunione del tavolo regionale per affrontare l’emergenza umanitaria. Aperta dal presidente della Regione Vasco Errani, alla riunione sono stati presenti i rappresentanti delle Province e dei Comuni con più di 50 mila abitanti, insieme al sottosegretario Alfredo Bertelli, agli assessori regionali Paola Gazzolo e Teresa Marzocchi e al direttore dell’Agenzia di protezione civile regionale Demetrio Egidi.

“E’ in corso un lavoro in progress sia a livello nazionale che regionale, in base all’evoluzione non prevedibile della situazione”, ha sottolineato Errani, chiarendo che “l’Italia deve ed è in grado di gestire l’emergenza dei profughi che, in quanto tali, vanno accolti con le dovute garanzie. Per quanto riguarda gli immigrati con il permesso di soggiorno transitorio - ha aggiunto - hanno diritto alla libera circolazione su tutto il territorio nazionale”. Da parte delle istituzioni dell’Emilia-Romagna, ha concluso il presidente, “c’è una piena e solidale assunzione di responsabilità. Ci apprestiamo a fare la nostra parte per la Repubblica”.

L’Emilia-Romagna è in grado di accogliere, nel giro di 24 ore, un primo nucleo di 500 persone in strutture adeguate, indicate dalle province e verificate dalla Protezione civile regionale. Ulteriori 1000 i migranti potranno essere accolti nella seconda fase.

Per quanto riguarda l’intesa raggiunta con il Governo sui minori non accompagnati (ieri sera sono arrivati 30 ragazzi somali in regione), saranno accolti dai Comuni e accuditi nelle strutture esistenti della rete regionale in grado di ospitarli. Tutte le risorse necessarie sono garantite dal Governo in base agli accordi definiti con le Regioni e gli Enti locali e, se necessario, saranno anticipate dalla protezione civile regionale.

Per far fronte ad eventuali aspetti sanitari è pronta una direttiva regionale per le aziende sanitarie, che nello specifico si occuperanno dell’assistenza ai profughi, mentre sarà coinvolto il mondo del volontariato e dell’associazionismo per i diversi aspetti dell’accoglienza e della mediazione culturale, attraverso accordi e contratti appositamente definiti.

Entro venerdì i coordinamenti provinciali definiranno, d’accordo con le prefetture, le strutture e i siti per l’ospitalità delle persone che arriveranno in Emilia-Romagna. Intanto è stato definito il numero dei posti disponibili ad accogliere i migranti nelle diverse province: a Piacenza 35; a Parma 50; a Reggio Emilia 60; a Modena 80; a Bologna 120; a Ferrara 40; a Ravenna 45; a Forlì-Cesena 40 e a Rimini 35.

E’ in fase di organizzazione l’accoglienza di alcuni migranti già arrivati da soli in regione e a cui è stato riconosciuto il permesso temporaneo previsto dall’articolo 20. In tutto il territorio sono infine in corso approfondimenti per approntare strutture per la seconda fase di accoglienza e mettere in campo proposte per il futuro.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Famiglie: boom di contatti per il nuovo Informafamiglie.it

Oltre 650mila visite in dodici mesi: sono i numeri del sito regionale al servizio dei genitori con figli da 0 a 14 anni
Famiglie: boom di contatti per il nuovo Informafamiglie.it

La homepage di Informafamiglie.it

Più di 650mila visite in un anno. Sono i numeri più che incoraggianti di Informafamiglie.it, lo storico portale curato dalla Regione Emilia-Romagna e dai Centri per le famiglie, in collaborazione con il consorzio In&Co. Recentemente rinnovato e ora realizzato in open source, nell’arco del 2010 Informafamiglie.it ha registrato 341.397 visite, con un crescendo costante che, a partire dalle 62.987 del primo trimestre, è arrivato alle 119.794 del quarto trimestre, per un totale di 259.595 visitatori.

Sono state 35.367, invece, le visite alla sola homepage del sito. A questi numeri, che riguardano le pagine con le informazioni regionali, si sommano poi quelli relativi alle diverse pagine locali, che sono altrettanto confortanti : 58.363 visite nel primo trimestre e 114.524 nel quarto, per un totale di 359.539 visite in un anno.

Tra le pagine preferite dai navigatori, quelle contenenti informazioni su contributi e agevolazioni economiche alle famiglie, sull’iscrizione alle scuole materne ed elementari, sulle pratiche per il riconoscimento della maternità e della paternità. Utile anche la sezione dove è possibile trovare tutti i riferimenti dei 27 Centri per le famiglie presenti in Emilia-Romagna, da Piacenza a Rimini.

Il sito Informafamiglie è nato nel 2002 all’interno del più vasto progetto “Informazione e vita quotidiana”, con l’obiettivo di offrire alle famiglie emiliano-romagnole, con figli da 0 a 14 anni, informazioni elaborate, ragionate e organizzate in modo da orientare i genitori verso l’accesso ai Servizi e alle risorse del territorio. Il sito fornisce inoltre la base informativa per gli sportelli Informafamiglie, presenti nei rispettivi Centri per le famiglie della rete regionale che aderiscono al progetto (attualmente sono 17).

Il coordinamento del sito è curato dai Centri per le famiglie di Ferrara (dove ha sede anche la segreteria di  redazione), di Carpi e di Piacenza. Le informazioni locali sono invece curate da ciascuno dei 17 Centri per le famiglie che aderiscono al progetto.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Cooperazione, “Investir au Sénégal”, un’opportunità di sviluppo e d’impiego in Africa

Presentato il progetto dell’associazione Africa e Mediterraneo. L’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi: “Lavorare con altre esperienze e mondi diversi è una grande ricchezza”
Cooperazione, “Investir au Sénégal”, un’opportunità di sviluppo e d’impiego in Africa

Un'immagine della presenazione in Regione

Un progetto rivolto sia a imprenditori italiani interessati al Senegal che a migranti senegalesi residenti in Italia. Con un obiettivo preciso: favorire lo sviluppo delle piccole e medie imprese nel Paese africano, valorizzando al tempo stesso il potenziale rappresentato dalla comunità senegalese italiana, che solo in Emilia-Romagna conta 8.800 persone. E’ stato presentato oggi in Regione il progetto “Investir au Sénégal” dell’associazione bolognese Africa e Mediterraneo, finanziato all’interno del programma Plasepri, una “piattaforma” di risorse e assistenza tecnica realizzata dal governo italiano insieme a quello senegalese.

“Lavorare con altri, con altre esperienze e mondi diversi è una grande ricchezza - ha detto nel corso della presentazione l’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi -. Abbiamo bisogno di confrontarci, di capire, e al tempo stesso di innovare sempre di più i nostri servizi. Di aprire i confini”. L’assessore ha parlato inoltre dell’immigrazione come della “grande sfida di questi tempi. Spesso, purtroppo, in Italia è sinonimo di problema, di paura. Vorrei condividere con voi - ha concluso Teresa Marzocchi, rivolgendosi ai presenti - il tentativo di trasformare questa lettura: perché immigrazione vuol dire risorsa, ricchezza”.

Il programma Plasepri prevede un finanziamento a “credito di aiuto” del governo italiano al governo senegalese di 20 milioni di euro e un finanziamento “a dono” di 3 milioni e 700mila euro. Il governo senegalese contribuisce a sua volta con un apporto di 350mila euro. L’obiettivo specifico è aumentare il volume di investimenti produttivi da parte delle piccole e medie imprese in modo da offrire opportunità d’impiego in Senegal, soprattutto nelle regioni a più forte emigrazione, in un’ottica di sviluppo sostenibile del Paese, nel pieno rispetto dell’ambiente e dei diritti umani.

Tra i cinque enti italiani selezionati che dovranno promuovere e far conoscere la linea di credito per le imprese sia ai cittadini senegalesi - potenziali imprenditori - che vivono in Italia, sia agli imprenditori italiani, c’è appunto l’associazione bolognese Africa e Mediterraneo. Che per il progetto “Investir au Sénégal” ha coinvolto anche il Comune di Sant’Agata Bolognese, la cooperativa “Lai-momo” di Sasso Marconi, l’associazione “Jubboo” di Sant’Agata Bolognese, la Cna di Modena e l’ong “Concept” di Dakar.

< archiviato sotto: , >
Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

“Manca personale”, a rischio i corsi d’italiano per stranieri

Andrea Stuppini, responsabile Politiche accoglienza dell’Emilia-Romagna: “Regioni preoccupate per la nuova procedura che prevede l’esame per il rilascio della carta di soggiorno. Apprezziamo lo sforzo del Ministero, ma qualche contraddizione c’è”
“Manca personale”, a rischio i corsi d’italiano per stranieri

Cittadini immigrati (foto Patrizia Garau)

Scarseggia il personale per corsi e test d’italiano per stranieri, e l’intera procedura del rilascio della carta di soggiorno potrebbe essere a rischio. Lo fa notare, nel corso del convegno organizzato a Roma dal Ministero del Welfare su lavoro e integrazione degli immigrati, il responsabile del servizio Politiche per l’accoglienza e l’integrazione sociale della Regione Emilia-Romagna Andrea Stuppini. “Sicuramente è apprezzabile lo sforzo che viene svolto dal Ministero per mettere l’accento sulla necessità di una cooperazione istituzionale sia fra i vari Ministeri che si occupano di immigrazione sia fra i Ministeri, le Regioni e gli enti locali – dice – ma qualche contraddizione c’è”. Stuppini pensa che “le Regioni, e in particolare quelle del nord, siano preoccupate dall’avvio della nuova procedura dei corsi di lingua italiana che prevede l’esame A2 per il rilascio delle nuove carte di soggiorno, in quanto tocchiamo con mano sul territorio una grave carenza di personale sia per quanto riguarda i Centri di educazione permanente degli adulti del Ministero dell’Istruzione sia soprattutto per quanto riguarda gli sportelli unici presso le Questure e le Prefetture”.

La preoccupazione è soprattutto rivolta alla scadenza del contratto dei precari che si sono finora occupati dell’avanzamento delle procedure di rilascio dei documenti: “Se non vengono sciolti questi nodi, soprattutto per i ragazzi precari il cui contratto scade il 31 dicembre, non c’è da essere molto ottimisti sulla nuova procedura. Una delle strade possibili da seguire – conclude – è quella di allargare gli enti che possono svolgere il test di italiano A2 anche al mondo del privato sociale e delle organizzazione sindacali e datoriali accreditate”.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Profughi: 53 nuovi arrivi in regione

In Emilia-Romagna hanno già trovato ospitalità 228 persone. Il sottosegretario regionale Alfredo Bertelli: “Terminata senza problemi la fase dell’accoglienza dei migranti con il permesso temporaneo”
Profughi: 53 nuovi arrivi in regione

Un'immagine satellitare del Mediterraneo

Sono 53 i migranti che arriveranno oggi a Bologna e che saranno accolti nelle diverse province della regione secondo quanto deciso dal piano regionale per la gestione dell’emergenza.

Fino ad ora l’Emilia-Romagna ha dato ospitalità nelle strutture di accoglienza complessivamente a 228 persone, di cui 153 ancora presenti. 9 i minori arrivati e ospitati nelle comunità della regione.

Soddisfazione per “come hanno risposto la comunità e gli enti di tutta la regione” è stata espressa dall’assessore regionale alla Protezione civile Paola Gazzolo nel corso della quarta riunione del tavolo regionale per affrontare l’emergenza umanitaria con i rappresentanti delle Province e dei Comuni con più di 50 mila abitanti, alla presenza del sottosegretario Alfredo Bertelli, dell’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi e dei rappresentanti dell’agenzia di Protezione civile regionale. “Il modello di cui ci siamo dotati (cabina di regia regionale e coordinamenti provinciali, con la Protezione civile come soggetto attuatore, in stretto raccordo con le Prefetture) si sta dimostrando efficace e così intendiamo proseguire”, ha aggiunto Gazzolo.

“È ormai terminata senza problemi la fase dell’accoglienza dei migranti con il permesso temporaneo che ha riguardato circa 200 persone in Emilia-Romagna sulle 2000 ospitate in tutte le regioni – ha detto Bertelli –. Ora la nuova fase di sbarchi sarà gestita a livello nazionale per accogliere i profughi della Libia e del Corno d’Africa”.

“Abbiamo servizi efficienti per l’immigrazione – ha sottolineato Marzocchi –, faremo insieme agli enti locali, con la stessa modalità della cabina di regia regionale, le scelte strategiche per rispondere alla nuova fase che solleciterà ancor di più la nostra capacità di accoglienza e l’attivazione di percorsi di integrazione e inclusione sociale”.

I 53 migranti in arrivo troveranno accoglienza in strutture collocate nelle città capoluogo e nei Comuni di provincia. Nel bolognese, l’ospitalità sarà fornita dal Centro Caritas di Imola (5 persone) e da una struttura privata convenzionata a Ozzano (12 persone). 10 profughi troveranno alloggio in una struttura ecclesiastica a Ravenna, e altrettanti all’ex Ferro Hotel di Piacenza. 4 le persone in arrivo in un ostello a Collecchio di Parma, 5 a Reggio Emilia (in una casa albergo e in una ex scuola) e 7 negli alloggi comunali di San Felice e Sassuolo, nel modenese.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Affido e case famiglia: in regione controlli ed efficienza dei servizi

L’assessorato regionale alle Politiche sociali: “Previsto l'aggiornamento della direttiva in materia di affidamento familiare e accoglienza in comunità di bambini e ragazzi”

Non esiste in Emilia-Romagna il business dei bambini. L'assessorato regionale alle politiche sociali prende posizione rispetto alle informazioni  apparse sulla stampa negli ultimi giorni sul tema dei bambini e dei ragazzi che si trovano temporaneamente in comunità o in affidamento familiare, contestando la "leggerezza" con cui è stato affrontato il tema. La situazione illustrata è parziale e lesiva del lavoro e dell'impegno di operatori pubblici, del terzo settore, dell’associazionismo, della giustizia minorile, persone che quotidianamente si confrontano con situazioni familiari molto complesse nelle quali si rende necessario intervenire a tutela dei minori.

L'assessorato esclude che i bambini che si trovano in affidamento familiare e/o in comunità della regione siano dimenticati, né che vi siano affidatari o gestori di comunità che speculano sulle loro teste. Esistono piuttosto bisogni complessi che devono essere guardati con onestà e ai quali si deve rispondere attraverso un sistema di alleanze tra tutti coloro che personalmente, professionalmente e istituzionalmente ne sono toccati emotivamente.

In Emilia-Romagna l’intervento di allontanamento di un bambino dal proprio nucleo familiare è l’ultimo degli interventi messi in campo dai servizi sociali, quando non è più possibile ricorrere a forme di sostegno e aiuto genitoriale. Nella cultura dei nostri servizi, inoltre, l’inserimento presso comunità familiari e/o educative è realizzato con progetti integrati tra professionisti del sociale e della sanità proprio per garantire un’attenta valutazione e monitoraggio della situazione e favorire primariamente, laddove è possibile, un rientro in famiglia.

Tra l'altro la Regione Emilia-Romagna nel 2007 ha emanato una specifica direttiva, in materia di affidamento familiare e accoglienza in comunità di bambini e ragazzi, molto rigorosa e puntuale nel definire le competenze istituzionali dei soggetti pubblici, i requisiti necessari per essere famiglia affidataria e i requisiti strutturali e formativi per coloro che intendono gestire comunità familiari ed educative.

A tre anni dalla sua applicazione, si è avviata nei mesi scorsi una seria riflessione con tutti questi soggetti per aggiornare il dettato normativo, anche alla luce di alcune criticità nella sua applicazione. Si tratta di un impegno importante rispetto al quale, famiglie ed enti gestori di comunità, hanno aderito con grande entusiasmo, professionalità e senso di responsabilità. Inoltre l'assessorato alle Politiche sociali ha recentemente svolto una ricerca sulla qualità offerta e sui costi di gestione delle comunità educative dell’Emilia-Romagna.

La questione del controllo delle strutture è sempre stata importante per la Regione: da più di dieci anni esiste un Osservatorio infanzia e adolescenza che ha il compito di raccogliere periodicamente i dati dei bambini in carico ai servizi sociali, dai quali emerge ogni anno un aumento delle situazioni di fragilità dei genitori per problematiche socio-ambientali ed economiche. Queste problematiche vanno affrontate non togliendo loro i figli ma sviluppando politiche di accoglienza e d’inclusione sociale, con interventi di valorizzazione delle competenze genitoriali e di solidarietà familiare, e se occorre anche di affido part-time per sostenere ad esempio qualche genitori soli o venuti da lontano.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Infanzia, dalla Regione oltre 3milioni e 550mila euro per le famiglie

Per l’anno scolastico 2011-2012 tornano a disposizione i voucher per abbattere le rette dei nidi e aiutare i genitori che lavorano
Infanzia, dalla Regione oltre 3milioni e 550mila euro per le famiglie

Bimbi e mamme all'asilo (foto di Marco Nirmal Caselli)

Voucher per abbattere le rette dei nidi e aiutare le famiglie con genitori che lavorano. Per il terzo anno consecutivo la Regione Emilia-Romagna mette a disposizione circa 15 mila voucher, per un totale di circa 3milioni e 546mila euro di risorse provenienti dal Fondo sociale europeo.

I voucher, del valore massimo di 250 euro al mese, saranno erogati dai Comuni. Potranno essere utilizzati in strutture private autorizzate come nidi, micro-nidi, “sezioni primavera”, nidi part-time, nidi aziendali, piccoli gruppi educativi ed educatrici domiciliari. Le strutture devono garantire un tempo di frequenza minimo di sei ore giornaliere, i pasti e un minimo di apertura di 190 giorni all’anno.

A beneficiarne saranno circa 1400 famiglie. Sono famiglie in cui entrambi i genitori (o uno solo in caso di famiglie mono genitoriali) siano occupati, e cioè siano lavoratori dipendenti, parasubordinati, autonomi o associati e mantengano questa condizione per tutto il periodo in cui beneficiano dell’assegno. Altro requisito è l’indicatore della situazione economica equivalente (Isee in corso di validità), che non deve essere superiore a 35mila euro.

Come già avvenuto per gli anni scolastici 2009-2010 e 2010-2011, saranno i Comuni a pubblicizzare l’offerta di posti voucher alle famiglie interessate, ad inserirli nei loro bandi pubblici, a  ricevere le domande e a costruire le graduatorie, sulla base delle quali la Regione provvederà nei prossimi mesi a trasferire le risorse finanziarie.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

La bellezza formato tv? "Volgare" per un quinto delle giovani ferraresi

I risultati di un’indagine realizzata dal Comune estense su circa 600 adolescenti. Il 41,2% delle sedicenni ritiene che il modello televisivo di bellezza sia artificioso
La bellezza formato tv? "Volgare" per un quinto delle giovani ferraresi

Adolescenti (foto Marco Nirmal Caselli)

Cercano i propri modelli di riferimento soprattutto nel mondo dello spettacolo, ma solo in poche ritengono di dover seguire l’ideale di bellezza trasmesso dalle televisioni. È il ritratto delle giovani ferraresi riportato in “Lo specchio delle donne”, un’indagine effettuata dall’Osservatorio Adolescenti dell’assessorato ai Giovani del Comune di Ferrara per esplorare atteggiamenti e opinioni sugli stereotipi sessuali, la percezione della propria immagine corporea e il rapporto con i modelli estetici imperanti. Lo studio, realizzato attraverso interviste a 584 adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni e a 254 mamme, ha rivelato che per le giovani la bellezza non è tutto. Anzi, l’ideale che viene proposto dalla televisione sembra essere addirittura un disvalore.

I dati che riguardano la definizione dell’ideale di bellezza trasmesso dai mass media rivelano come le ragazze più grandi (16-17 anni) sono più propense a criticarlo, definendolo volgare e spregiudicato (21,1% contro il 20,2% delle 12/13enni) e pensano meno di altre che sia un modello raggiungibile (33,3% contro il 42,6% delle 12enni e il 37,8% delle 15enni). Se si considera che per il 41,2% delle sedicenni la bellezza in tv è una costruzione e dunque artificiosa, si può pensare che le adolescenti sviluppino, con il tempo, un maggiore spirito critico e riflessivo su quanto proposto. Solo il 3,5% delle 16/17enni ritiene che si tratti di un modello da seguire anche a costo di sacrifici (contro il 6,2% delle più giovani e il 7,6% delle ragazze di età intermedia).

Il dato è interessante se confrontato con le posizioni delle mamme su questo ideale di bellezza: la percentuale più bassa delle adolescenti che lo intende come “modello da seguire a tutti i costi” e la più alta (21,8%) di chi lo reputa “volgare e spregiudicato” ha una madre che lo percepisce come “canone diseducativo” (le percentuali variano dal 38,3% delle donne tra 35 e 40 anni al 50% delle mamme tra 51 e 55 anni). Importante sottolineare anche il fatto che, nonostante questi dati, i modelli di riferimento delle adolescenti siano cercati comunque nel mondo della tv, dello spettacolo e del cinema (il 61,1% dichiara di averne uno): il 57% dichiara come modello una soubrette, il 17,6% un’attrice, l’11,2% una cantante, mentre solo l’1,7% un’atleta e il 4,2% un’esponente di cultura o politica.

Più in generale, l’indagine rivela come la bellezza non sia un valore prioritario nella vita delle ragazze con l’aumentare dell’età. Si passa da un 13,2% della prima classe di età (12-13 anni) al 6,1% dell’ultima (16-17). Al posto della bellezza diventano preponderanti altri aspetti come avere personalità (che passa dal 24,8% delle più giovani al 52,6% delle più grandi), la sensibilità (con valori altalenanti: 13,2% delle 12enni, 8,5% delle 14enni e 11,4% delle 16enni). L’intelligenza perde valore classe di età intermedia (4,7% contro il 7% della prima e il 61% dell’ultima), mentre la simpatia decresce con l’aumentare dell’età (dal 41,9% delle più giovani al 23,7% delle più grandi).

Una delle domande rivolte alle adolescenti riguardava le attività prevalenti nel tempo libero. Dall’indagine è emerso che la maggior parte di loro frequenta gli amici (una preferenza che aumenta con l’età): dal 42,6% delle 12/13enni si passa al 69,6% delle 14/15enni e al 70,4% delle 16/17enni. Il 32,4% delle più giovani trascorre il tempo libero su Internet (soprattutto chat e social network) e il 26,4% delle più grandi lo passa ascoltando musica, entrambe attività più solitarie e costruite in modo autonomo. La tv è rilevante soprattutto per le più giovani (32,4%) ma perde progressivamente di attrattiva, probabilmente a fronte di una maggiore libertà e indipendenza. Rivestono invece scarsa importanza le attività culturali (in media interessano l’1,3%) e la lettura, preferita da più di una ragazza su 5 (a parte il gap dei 15 anni in cui crolla al 15%).

Link: il sito del Comune di Ferrara

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Emilia-Romagna: apprendimento dell’italiano e crisi economica le priorità per i cittadini stranieri

Si riunisce per la prima volta la Consulta regionale per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati, presieduta dall’assessore Teresa Marzocchi: “La priorità – dice l’assessore – è lavorare sull’apprendimento della lingua italiana. Massima attenzione agli effetti della crisi sulle persone immigrate”
Emilia-Romagna: apprendimento dell’italiano e crisi economica le priorità per i cittadini stranieri

La riunione della Consulta regionale per l'integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati. Al centro l'assessore Marzocchi

Diciotto cittadini stranieri, due per ognuna delle nove province, che hanno scelto da tempo l’Emilia-Romagna come propria casa. Più i rappresentanti di enti locali, sindacati, organizzazioni imprenditoriali dei datori di lavoro, terzo settore, Ufficio scolastico regionale, Consigli territoriali per l’immigrazione. Per la prima volta nella nuova legislatura, si è riunita oggi la Consulta regionale per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati, organo previsto dalla legge regionale 5 del 2004. La Consulta, nominata con decreto del presidente della giunta regionale, è presieduta dall’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi; il vicepresidente verrà eletto successivamente tra i diciotto stranieri. Tra gli argomenti all’ordine del giorno, la programmazione sociale regionale in materia di integrazione dei cittadini stranieri per l’anno 2010-2011. Alla Consulta spetta infatti, tra i vari compiti, la formulazione di proposte alla giunta per l'adeguamento delle leggi e dei provvedimenti regionali alle esigenze emergenti nell’ambito dell’immigrazione, l’elaborazione di proposte e pareri sul programma triennale per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri e il supporto dell’attività dell’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio.

“Sono molto soddisfatta per quest’incontro, a cui erano presenti rappresentanti dei cittadini stranieri, istituzioni, forze sociali – ha commentato l’assessore Marzocchi –. Con questi presupposti, e con la consapevolezza di essere già una società multietnica a tutti gli effetti, possiamo realmente portare avanti politiche per l’immigrazione che nascono da un confronto reale e dalla collaborazione: è una Consulta che darà sicuramente molti frutti. Oggi – ha aggiunto l’assessore – tutti hanno condiviso le linee di indirizzo della giunta sull’immigrazione, e c’è accordo sulla priorità di lavorare sull’apprendimento della lingua italiana: ne discuteremo nel prossimo incontro. Altro punto sollevato dalla Consulta, a cui andrà la massima attenzione, è la crisi, che non ha risparmiato certo le persone immigrate, anzi: molte di loro, che vivono da tempo in Emilia-Romagna con le rispettive famiglie, hanno perso il lavoro e rischiano di perdere il permesso di soggiorno. Questo non è accettabile; ci impegneremo, per quanto è nelle nostre competenze”.

I rappresentanti degli stranieri nella Consulta sono Beatriz Paifer e Jamal Ouzine (provincia di Piacenza), Diana Dimitrova Teneva e Ousseynou Mbengue (provincia di Parma), Ana Katanoj e Joseph Thambinayagam (provincia di Reggio Emilia), Dautey Michael Kwasi e Onuchuko Thaddeus Ebelenna (provincia di Modena), Khaline Bouchaib e Ignacio Adelle (provincia di Bologna), Nadia Karouiti e Luzgarda Frtsancho (provincia di Ferrara), Lumturi Selaj e Todasca Bianca Maria (provincia di Forlì-Cesena), Babacar Pouye e Larysa Godovantes (provincia di Ravenna), Julia Alimasi e Edmond Kamaraku (provincia di Rimini).

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Immigrazione, il Governo riconosce la qualità degli interventi della Regione Emilia-Romagna

In arrivo fondi nazionali per l’insegnamento della lingua italiana e i servizi abitativi agli stranieri. Il Governo incarica la Regione di elaborare un progetto multimediale di educazione civica per i neo-arrivati. L’assessore Teresa Marzocchi: ““Da sempre la Regione porta avanti una politica di accoglienza e integrazione”
Immigrazione, il Governo riconosce la qualità degli interventi della Regione Emilia-Romagna

Un'immagine di integrazione (foto di Bruno Valeriani)

Insegnamento della lingua italiana, mediazione, antidiscriminazione. Sono i punti cardine delle politiche per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri in Emilia-Romagna, politiche su cui la Regione lavora da tempo, e che verranno rafforzate. Lo annuncia l’assessore alle Politiche sociali e Immigrazione Teresa Marzocchi. “Da sempre la Regione porta avanti una politica di accoglienza e integrazione dei cittadini immigrati. Il governo invece è andato in tutt’altra direzione, trattando l’immigrazione come un problema di sicurezza e facendo leva sulle paure della gente. Adesso - sottolinea l’assessore -, con una serie di provvedimenti recentissimi, sembra aver cambiato rotta e aperto gli occhi sui bisogni e sulle necessità di quella che è già, a tutti gli effetti, una società multietnica”.

Il primo provvedimento riguarda l’alfabetizzazione. All’Emilia-Romagna andranno 569mila euro per i corsi di italiano per gli immigrati. “Noi li facciamo già da tempo - ribadisce l’assessore -: l’insegnamento della lingua è una delle tre linee d’indirizzo del Programma triennale 2009-2011 per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri, approvato dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna”.

Iniziative per l’integrazione anche sulla "questione casa" per le famiglie immigrate: alle quattro Regioni dove vivono più immigrati in assoluto - Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio - il governo destinerà risorse a supporto delle politiche regionali per facilitare l’accesso all’alloggio agli stranieri e promuovere la convivenza interetnica. In particolare, 900 mila euro saranno destinati all’Emilia-Romagna. “Sono interventi - precisa l’assessore - riconducibili alla mediazione e al contrasto alla discriminazione: altri due punti già previsti dal nostro Programma triennale e in fase di attuazione sul territorio con diversi strumenti”.

Il ministero dell’Interno, infine, in occasione del 150esimo dell’Unità d’Italia, ha incaricato la Regione Emilia-Romagna di elaborare un progetto multimediale di educazione civica e di storia per i neo-arrivati, assegnando risorse per 350mila euro.

“Tutto questo - conclude l’assessore Teresa Marzocchi - si colloca nel solco del nostro lavoro. Un lavoro importante, per dare risposte adeguate a una società che cambia e che è già cambiata, e che procede di pari passo con l’impegno culturale per superare preconcetti e stereotipi che purtroppo si manifestano ancora troppo spesso, anche nelle interrogazioni che ci vengono rivolte. Continueremo su questa strada: per noi però la lingua italiana è veicolo d’integrazione e non banco di prova, l’accesso alla casa è un diritto per tutti e l’educazione civica un importante strumento di conoscenza”.

< archiviato sotto: , , >
Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Emilia-Romagna, sono 2.874 le organizzazioni di volontariato e oltre 640mila i soci

I risultati della rilevazione del Servizio Programmazione e sviluppo del sistema dei servizi sociali e terzo settore dell’Assessorato Politiche sociali della Regione. Circa 150mila i volontari, gli iscritti rappresentano quasi il 15% del totale della popolazione residente. Sanità e assistenza sociale i settori principali
Emilia-Romagna, sono 2.874 le organizzazioni di volontariato e oltre 640mila i soci

Le organizzazioni di volontariato in Emilia-Romagna

Sono la sanità, l’assistenza sociale, la cooperazione internazionale e l’ambiente i settori in cui si muovono principalmente le organizzazioni di volontariato in Emilia-Romagna con il loro “patrimonio” di oltre 640mila iscritti, che rappresentano quasi il 15% del totale della popolazione residente. Questo, in sintesi, il quadro che emerge dalla rilevazione sulle organizzazioni iscritte nel registro regionale e nei rispettivi registri provinciali, che il Servizio Programmazione e sviluppo del sistema dei servizi sociali e terzo settore dell’Assessorato Politiche sociali della Regione ha condotto da maggio 2009 a settembre 2010.

La rilevazione, gestita insieme da Regione e Province con la collaborazione dei Centri di servizio per il volontariato, ha preso in considerazione le organizzazioni che risultavano nei registri al 31 dicembre 2008: complessivamente sono 2.874, di cui 42 iscritte nel registro regionale e 2.832 nei rispettivi registri provinciali. Il tasso medio di risposta alla rilevazione è stato dell’87,86% (2.525 organizzazioni). Se si considera la distribuzione territoriale il numero maggiore di organizzazioni rilevate (572, e cioè il 19,90% del totale) ha sede legale in provincia di Bologna, mentre l’incidenza più bassa è stata riscontrata nel riminese (195 organizzazioni, pari al 6,78%). Le entrate di fonte pubblica e quelle di fonte privata, che risultano dai bilanci delle organizzazioni che hanno risposto alla rilevazione, ammontano rispettivamente a circa 89,3 milioni di euro e a circa 122,7 milioni che, su un totale di poco meno di 211,8 milioni, rappresentano il 42,17% e il 57,83%.

Per quanto riguarda il settore d’attività al primo posto c’è la sanità (714 organizzazioni, il 28,28%); segue l’assistenza sociale (553 organizzazioni, il 21,90%), la cooperazione e la solidarietà internazionale (212; 8,40%) e l’ambiente (194; 7,68%). Il numero complessivo dei soci iscritti alle 2.525 organizzazioni che hanno risposto alla rilevazione è 646.520, che significa il 14,90% del totale della popolazione residente in regione al 31 dicembre 2008. Di questi 358.084 sono maschi (55,39 % del totale) e 288.436 femmine (44,61%). Sono poi 105.818 i volontari che prestano la loro opera con regolarità e altri 43.771 quelli che lo fanno in maniera saltuaria. Perlopiù uomini i presidenti delle organizzazioni (1.756), mentre le donne sono 763. Gli ultra 50enni (cosiddetti senior) rappresentano ben il 72,77%; 18 presidenti superano gli 85 anni, mentre solo 7 hanno un’età inferiore ai 25 anni.

La rilevazione fa parte di un progetto della Regione per creare un sistema informativo per il terzo settore (denominato “TeSeO”) in modo da integrare la gestione dei registri delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale e dell’albo delle cooperative sociali con informazioni provenienti da rilevazioni statistiche e da verifiche effettuate periodicamente. Obiettivo, ampliare la gamma di informazioni attualmente disponibili, migliorarne la qualità e razionalizzare la gestione, fra Regione e Province, dei registri e dell’albo.

 

Documenti:

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Welfare, la Regione al lavoro per l’adeguamento delle spese di compartecipazione

L’assessore Marzocchi: “Un sistema più equo per singoli e famiglie”. In corso la messa a punto dei criteri per la compartecipazione degli utenti ai servizi domiciliari, semiresidenziali e residenziali per disabili e anziani
Welfare, la Regione al lavoro per l’adeguamento delle spese di compartecipazione

La sede della Regione Emilia-Romagna (foto di Liviana Banzi)

È in corso la messa a punto dei nuovi criteri per la compartecipazione delle famiglie ai servizi socio-sanitari della Regione. Ne dà notizia l’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi: “Si tratta – spiega l’assessore all’agenzia Dire – di fare una rimodulazione, stiamo lavorando per un sistema più equo e più adeguato per i singoli e per le famiglie”. La direttiva in via di elaborazione è prevista dalla finanziaria regionale del 2009, che dà mandato alla giunta regionale di stabilire “gli indirizzi generali per il concorso da parte degli utenti al costo dei servizi sociali e socio-educativi, sulla base del principio di progressività in ragione della capacità economica dei soggetti”, prevedendo comunque delle tutele particolari per le categorie più disagiate e per le famiglie numerose.

L’adeguamento riguarda in particolare i servizi domiciliari, semiresidenziali e residenziali accreditati per disabili e anziani. Al momento, spiega Marzocchi, “di cifre o tabelle non ne abbiamo, siamo ancora a una prima bozza e a un primo confronto coi sindacati. In questo momento stiamo mettendo a punto i criteri, che sono la parte più difficile”. Il percorso prevede anche un confronto costante con gli enti locali: “Siamo ancora all’inizio di un iter molto lungo”, conclude l’assessore.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Disabilità, un nuovo portale per chi cerca e offre lavoro

Si chiama Agenzialavorodisabili.it il sito gratuito che ha l’obiettivo di facilitare l’inserimento professionale. L'idea è di Daniele Regolo, disabile uditivo di Civitanova Marche: “Non è solo una piattaforma, ma anche la sfida imprenditoriale di un disabile”
Disabilità, un nuovo portale per chi cerca e offre lavoro

Mani su una tastiera (foto di Liviana Banzi)

Prima le persone, poi le competenze. E’ questa la filosofia di Agenzialavorodisabili.it, un nuovo portale, completamente gratuito, che ha l’obiettivo di facilitare e migliorare l’inserimento professionale delle persone con disabilità, facendo incontrare domanda e offerta di lavoro. Un sito “riservato a candidati disabili che si vogliono presentare al mondo del lavoro, ma che è anche la sfida imprenditoriale di un disabile uditivo convinto che, oggi, la disabilità debba essere trattata in termini professionali”.

A dirlo è l’ideatore, Daniele Regolo, giovane con disabilità uditive di Civitanova Marche (Macerata), che con Agenzialavorodisabili ha lanciato una vera e propria sfida: culturale, ma anche personale e imprenditoriale. “Da oggi - spiega Regolo - per i disabili sarà più facile trovare lavoro. Basterà un click per accedere a una piattaforma  informatica nella quale coloro che sono in cerca di un’occupazione potranno inserire il loro curriculum e presentarsi ai potenziali datori di lavoro. Un’occasione in più per le persone diversamente abili, che in Italia in molti casi faticano a trovare un impiego”.

Secondo i dati Istat, infatti, i disabili che lavorano sono meno di due su dieci. Per le ultime statistiche in tema di inserimento lavorativo, nel 2009 a fronte di quasi 80mila iscritti alle liste speciali di collocamento, solo in 20mila sono stati avviati al lavoro. Il portale, in questo senso, è stato pensato anche per le aziende, che consultando il sito potranno andare alla ricerca delle figure professionali di cui hanno bisogno. Basteranno pochi secondi per avere un’idea dei candidati e scegliere le persone da assumere sulla base dei loro requisiti e di quelle potenzialità che le rendano davvero produttive.

“Spesso i disabili sono costretti ad accettare qualifiche basse nonostante dispongano di risorse insospettabili - aggiunge Regolo -. Nel sito lasceremo che a presentarsi siano quindi i candidati stessi attraverso il proprio curriculum e le proprie motivazioni”. D’altra parte “per un’azienda - continua - assumere disabili non sarà più soltanto una scelta imposta dalla legge, ma un momento consapevole. Soltanto a partire dalla conoscenza della persona, sarà possibile farle raggiungere le più elevate competenze incrementandone la produttività”.

L’accesso al sito è gratuito sia per i candidati che vogliono compilare il loro “biglietto di presentazione”, sia per le aziende che consultano i curricula. La privacy è garantita dalla normativa vigente così come le norme sull’accessibilità, con la possibilità, per i non vedenti, di consultare le pagine del sito guidati da una voce sintetica.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016

Coppie di fatto: in Regione vincono i diritti

La sentenza della Corte costituzionale rigetta il ricorso del Governo contro la legge regionale che riconosce la parità di accesso ai servizi per tutti i cittadini, incluse le coppie di fatto. L’assessore alle Politiche Sociali Teresa Marzocchi: “I 'dico all’emiliana' non esistono, ma la Regione prevede parità di accesso ai servizi per tutte le persone”
Coppie di fatto: in Regione vincono i diritti

Una giovane coppia (foto di Liviana Banzi)

Nessun cittadino deve essere discriminato quando chiede di usufruire di un servizio pubblico. E' il principio che la Regione Emilia-Romagna ha affermato nell’articolo 48 della finanziaria 2009, che proprio ieri ha avuto conferma della propria validità giuridica. La Corte costituzionale ha infatti bocciato un ricorso presentato dal Governo contro la legge regionale, affermando che questa non invade alcuna competenza esclusiva dello Stato, né tenta di definire una nuova disciplina delle forme di convivenza diverse dal  matrimonio, ma solo richiama i principi di uguaglianza e di non discriminazione già previsti dalla Costituzione e dai Trattati europei.

“Abbiamo voluto ribadire un concetto antidiscriminatorio - spiega Teresa Marzocchi, assessore regionale alle Politiche sociali - e sancire ciò che molti Comuni avevano già scelto di fare a livello locale”. L’assessore chiarisce che il provvedimento non ha istituito i "dico all’emiliana" e la sentenza della Consulta ne è la prova. “Noi abbiamo riconosciuto che i diritti sociali sono esigibili da tutte le persone in maniera uguale - aggiunge -. La non discriminazione tra coppie sposate e coppie di fatto ne è solo un effetto”. Marzocchi ricorda, inoltre, che la parità di accesso nulla toglie all’impegno della Regione a favore della famiglia. “Per il 2011 abbiamo stanziato 5 milioni di euro per le famiglie in base a numero di figli e condizioni economiche - conclude - e abbiamo rimesso in bilancio i 22 milioni di euro del fondo straordinario che nel 2010 era stato devoluto per metà alle famiglie in difficoltà”.

In Emilia-Romagna sono già numerose le amministrazioni locali che riconoscono diritti alle coppie di fatto. A Bologna dal 1999 le persone legate da un vincolo affettivo e che risiedono nella stessa abitazione possono richiede il rilascio da parte del Comune di un attestato che certifica la loro condizione di famiglia su base affettiva. “Ogni anno riceviamo circa 100 domande di riconoscimento delle famiglie su base anagrafica”, dice Daniela Gemelli, dirigente del Settore servizi demografici del Comune. Un sistema identico a quello bolognese è adottato anche a Ravenna. A Reggio Emilia invece coppie sposate, coppie di fatto, ma anche tutti gli altri tipi di famiglia come quelle composte da persone con legami di parentela diversi dal matrimonio hanno gli stessi diritti nell’accesso ai servizi. “Nella nostra città - dice Matteo Sassi, assessore comunale alle Politiche sociali - ci sono 70mila famiglie e il 40% sono mononucleari: una realtà che non possiamo ignorare rimanendo legati a un’idea stereotipata di famiglia”.

Azioni sul documento
Pubblicato il 15/11/2010 — ultima modifica 21/06/2016
Azioni sul documento

Strumenti personali

Regione Emilia-Romagna (CF 800.625.903.79) - Viale Aldo Moro 52, 40127 Bologna - Centralino: 051.5271

Ufficio Relazioni con il Pubblico: Numero Verde URP: 800 66.22.00, urp@regione.emilia-romagna.it, urp@postacert.regione.emilia-romagna.it