Affido e case famiglia: in regione controlli ed efficienza dei servizi
Non esiste in Emilia-Romagna il business dei bambini. L'assessorato regionale alle politiche sociali prende posizione rispetto alle informazioni apparse sulla stampa negli ultimi giorni sul tema dei bambini e dei ragazzi che si trovano temporaneamente in comunità o in affidamento familiare, contestando la "leggerezza" con cui è stato affrontato il tema. La situazione illustrata è parziale e lesiva del lavoro e dell'impegno di operatori pubblici, del terzo settore, dell’associazionismo, della giustizia minorile, persone che quotidianamente si confrontano con situazioni familiari molto complesse nelle quali si rende necessario intervenire a tutela dei minori.
L'assessorato esclude che i bambini che si trovano in affidamento familiare e/o in comunità della regione siano dimenticati, né che vi siano affidatari o gestori di comunità che speculano sulle loro teste. Esistono piuttosto bisogni complessi che devono essere guardati con onestà e ai quali si deve rispondere attraverso un sistema di alleanze tra tutti coloro che personalmente, professionalmente e istituzionalmente ne sono toccati emotivamente.
In Emilia-Romagna l’intervento di allontanamento di un bambino dal proprio nucleo familiare è l’ultimo degli interventi messi in campo dai servizi sociali, quando non è più possibile ricorrere a forme di sostegno e aiuto genitoriale. Nella cultura dei nostri servizi, inoltre, l’inserimento presso comunità familiari e/o educative è realizzato con progetti integrati tra professionisti del sociale e della sanità proprio per garantire un’attenta valutazione e monitoraggio della situazione e favorire primariamente, laddove è possibile, un rientro in famiglia.
Tra l'altro la Regione Emilia-Romagna nel 2007 ha emanato una specifica direttiva, in materia di affidamento familiare e accoglienza in comunità di bambini e ragazzi, molto rigorosa e puntuale nel definire le competenze istituzionali dei soggetti pubblici, i requisiti necessari per essere famiglia affidataria e i requisiti strutturali e formativi per coloro che intendono gestire comunità familiari ed educative.
A tre anni dalla sua applicazione, si è avviata nei mesi scorsi una seria riflessione con tutti questi soggetti per aggiornare il dettato normativo, anche alla luce di alcune criticità nella sua applicazione. Si tratta di un impegno importante rispetto al quale, famiglie ed enti gestori di comunità, hanno aderito con grande entusiasmo, professionalità e senso di responsabilità. Inoltre l'assessorato alle Politiche sociali ha recentemente svolto una ricerca sulla qualità offerta e sui costi di gestione delle comunità educative dell’Emilia-Romagna.
La questione del controllo delle strutture è sempre stata importante per la Regione: da più di dieci anni esiste un Osservatorio infanzia e adolescenza che ha il compito di raccogliere periodicamente i dati dei bambini in carico ai servizi sociali, dai quali emerge ogni anno un aumento delle situazioni di fragilità dei genitori per problematiche socio-ambientali ed economiche. Queste problematiche vanno affrontate non togliendo loro i figli ma sviluppando politiche di accoglienza e d’inclusione sociale, con interventi di valorizzazione delle competenze genitoriali e di solidarietà familiare, e se occorre anche di affido part-time per sostenere ad esempio qualche genitori soli o venuti da lontano.
