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Quasi-amici, il progetto prende il volo e diventa un modello da replicare

La Neuropsichiatria pediatrica dell'ospedale di Carpi e l'Università di Modena e Reggio analizzeranno la sperimentazione con metodo scientifico. L'obiettivo è quello di esportare il modello in altre città e di applicarlo ad altre tipologie di utenti

Dopo i primi sei mesi di sperimentazione, il progetto Quasi-amici nato a Carpi dall'idea del presidente dell'associazione di genitori di ragazzi disabili "Il tesoro nascosto" Nelson Bova e coordinato dal servizio di Neuropsichiatria dell'Asl e dalla cattedra di Psicologia sociale dell'Università di Modena e Reggio Emilia ha fatto il punto con tutti gli attori coinvolti per esaminare i punti di forza e le eventuali criticità. 

Al di là delle più rosee previsioni, il progetto ha dato risultati lusinghieri e si appresta a diventare un progetto scientifico a tutti gli effetti perché gli specialisti dell'Asl e dell'Università individueranno indicatori che serviranno per realizzare scale di valutazione in grado di dare risultati precisi. L'esito verrà illustrato nel corso di un convegno che la dottoressa Emma Avanzi, psicologa dell'Asl di Carpi che segue il progetto, intende organizzare nell'ambito della Settimana della salute mentale a fine ottobre.

Inoltre in autunno l'iniziativa verrà illustrata a Bologna, a Milano e a Roma alla Camera dei deputati con l'intento di esportarla e replicarla. "E' un modello che può essere applicato a qualunque 'diversità', penso agli immigrati o agli anziani o ai senza dimora o alle persone in stato di indigenza", spiega Bova.

In questi primi mesi alcuni genitori delle associazioni coinvolte (oltre a "Il tesoro nascosto", il "Progetto per la vita"), insieme alla psicologa e al docente di Psicologia sociale dell'UniMoRE Loris Vezzali, hanno prima fatto uno screening tra i potenziali quasi-amici normodotati per accoppiarli con ragazzi con disabilità lieve, più o meno coetanei e con affinità di interessi. I giovani volontari provengono dai gruppi scout o sono studenti universitari che maturano anche, in questo modo, crediti formativi. In rete hanno pubblicato i video-diari della loro esperienza di quasi-amici e ai genitori e agli specialisti che li seguono mandano selfie che racccontano i loro momenti di socialità.

Non sempre le coppie sono entrate subito in sintonia, in alcuni casi è stato necessario cambiare il quasi-amico ma, una volta superata l'iniziale diffidenza, molte coppie hanno cominciato a frequentarsi con cadenza settimanale e a comunicare anche quotidianamente con sms, social e chat. Qualcuno ha compiuto il piccolo miracolo di trascinare il ragazzo disabile fuori dal tunnel della depressione facendogli riassaporare il piacere dei rapporti sociali.

In ogni caso si è centrato l'obiettivo di portare i ragazzi con piccole disabilità fuori dalle proprie camerette per una passeggiata nel parco, un cinema o un gelato in compagnia.  E forse per qualcuno di loro si potrà togliere il quasi e definirli, semplicemente, amici.

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Pubblicato il 15/07/2016 — ultima modifica 15/07/2016
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