La Regione con le organizzazioni del Terzo Settore

L'assessore Marzocchi alla manifestazione del 23 giugno:"A Bologna e a Roma vogliamo dire al Governo che non è possibile continuare in questo modo".

“Oggi siam qui tutti uniti, Regione, Enti locali, Associazioni, per protestare contro tagli che ormai sono diventati insostenibili. Qui a Bologna così come a Roma vogliamo dire al Governo che non è possibile continuare in questo modo. E’ una questione di civiltà, chiediamo un cambio di marcia e fatti concreti.” E’ quanto ha affermato l’assessore alle politiche sociali Teresa Marzocchi che ha incontrato il 23 giugno a Bologna, davanti alla sede della Regione, i rappresentati del Forum regionale del Terzo settore e le associazioni del cartello "I diritti alzano la voce", promotori della manifestazione nazionale contro i tagli del Governo al welfare, svoltasi a Roma ed in altre città d'Italia. “La Regione aderisce a questa mobilitazione – ha sottolineato Marzocchi - la manovra dello scorso anno, la manovra attuale, che si annuncia anch’essa pesantissima, la crisi economica stanno mettendo fortemente a rischio nel nostro Paese la sopravvivenza stessa del sistema di welfare. Questa Regione non permetterà che vengano azzerati servizi essenziali per i cittadini”. Dal 2008 al 2011 i fondi nazionali per le politiche sociali sono passati da oltre 2,5 miliardi a soli 538 milioni di euro, con una diminuzione dell’80%. Oltre alla drastica riduzione dei trasferimenti statali , sono stati completamente azzerati il Piano straordinario dei servizi socio-educativi, il Fondo nazionale per la non autosufficienza, cui la Regione Emilia-Romagna ha scelto di sopperire ancora nel 2011 con proprie risorse, e il Fondo per le politiche della famiglia.

I numeri presentati nel Manifesto da "I diritti alzano la voce:

il bilancio complessivo dei fondi statali a carattere sociale parla di una flessione evidente degli stanziamenti, che scendono del 63,4% rispetto al 2010, superando appena la soglia dei 500 milioni di euro complessivi (per la precisione 538,3). Per le stesse voci, nel 2010 si sfiorava la cifra del miliardo e mezzo (1.472 milioni) e appena tre anni fa, nel 2008, la dotazione dei fondi a carattere sociale superava i due miliardi e mezzo (2.526,7 milioni). In tre anni, insomma, le risorse si sono ridotte ad un quinto (-79%). E le previsioni per il 2012 e il 2013 raccontano di un’ulteriore stretta, con il totale dei fondi sociali che sarà ridotto, nelle previsioni, di un’altra metà, fino a toccare appena quota 271 milioni. Nello specifico, si parla di 340 milioni di euro per il 2012 (-36,8% rispetto a quest’anno) e 217,1 milioni per il 2013 (altro -20,3% rispetto al 2012).

I dati in dettaglio:

Il taglio più significativo è quello del Fondo politiche sociali, che dai 929,3 milioni del 2008 è sceso ai 435,3 milioni del 2010 e che per il 2011 si assesterebbe sui 274 milioni. Il taglio rispetto al 2010 resta pesante: -36%, con la prospettiva di un sostanziale azzeramento futuro (70 milioni nel 2012, 44,6 nel 2013). A rimetterci saranno soprattutto i trasferimenti alle regioni e la rete dei servizi sociali territoriali.
Non va meglio al Fondo politiche della famiglia: aveva 185,3 milioni nel 2010 (erano stati 346,5 due anni prima), nel 2011 sono 51,5 milioni (-71,3%).
 
Tempi di vacche magrissime anche per il Fondo politiche giovanili: nel 2010 era stato finanziato con 94 milioni, nel 2011 è stato prima ridotto a 33 milioni e poi, con il maxiemendamento del governo, ulteriormente abbattuto fino a 12,8 milioni. Il confronto con l’anno passato parla di un –85%. Ha recuperato qualcosa, invece, il Fondo pari opportunità: lo stanziamento iniziale di 2,2 milioni è salito a 17,2 milioni per il 2011 (ma nel 2009 erano 30 milioni e nel 2008 ce n’erano 64,4). Pesante anche il ridimensionamento del Fondo per il sostegno alle abitazioni in locazione, che aiuta chi prende in affitto un’abitazione: i 143,8 milioni nel 2010 si riducono a 32,9 (-76%). Drastico anche il calo dei fondi per il servizio civile: erano 300 milioni nel 2008, sono stati 170,3 milioni nel 2010, ne rimangono 113 (-33,6% in un anno) nel 2011. In questo quadro, resiste quasi solamente il Fondo per l’infanzia e l’adolescenza, stabile a 40 milioni: cifra che però riguarda solamente le 15 città beneficiarie di una quota riservata. Il settore subirà comunque un contraccolpo dal calo del fondo indistinto per le politiche sociali.
Infine il Fondo per la non autosufficienza: Si va verso un totale azzeramento del fondo che nei tre anni passati è stato finanziato con 400 milioni annui (300 nel 2008). Evidenti le conseguenze sull’attuazione delle prestazioni assistenziali per le persone non autosufficienti, in continua crescita numerica.
Il quadro complessivo è completato considerando che rispetto agli anni precedenti, già nel 2010 erano stati azzerati il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati (100 milioni nel 2008, zero dall’anno successivo in poi) e il fondo destinato al Piano straordinario per i servizi sulla prima infanzia (100 milioni nel 2008 e 2009, non un solo euro a partire dal 2010).

 

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creato da Quadalti_R ultima modifica 27/06/2011 09:55
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