lunedì 18.12.2017
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Reddito di solidarietà

Reddito di solidarietà: in due mesi arrivate 6.100 domande

Res, ecco i primi dati ufficiali. La vicepresidente Gualmini in Aula: “Uno strumento nuovo, che dimostra di funzionare molto bene. La messa in atto di nuove politiche richiede competenza, serietà e tempo”

Sono 6.100, in Emilia-Romagna, le domande presentate per il Reddito di solidarietà (Res) a due mesi dal suo avvio. Uno strumento concreto per aiutare le persone in grave difficoltà economica, che si sta dimostrando efficace.

Dalla Regione arriva poi un ulteriore sostegno per le persone bisognose di assistenza, soprattutto quelle con disabilità: 16,5 milioni andranno infatti a finanziare il Fondo per la non autosufficienza. Le risorse sono state recuperate in parte da fondi non spesi del bilancio 2017 e per la parte rimanente, circa 9 milioni, dai contributi destinati quest’anno al Res e non ancora utilizzati per l’impossibilità di esaurire tutte le risorse previste nei mesi conclusivi dell’anno.

Infatti, il posticipo dell’avvio del Reddito di solidarietà si è reso necessario dal dover allineare tutti gli strumenti regionali, a partire da quelli informatici, con quanto previsto dalla normativa nazionale, oltre al dover rendere compatibili le banche dati interessate dal provvedimento e arrivare alla necessaria convenzione con l’Inps. Tutto per garantire il regolare funzionamento del Res una volta avviato.

A presentare un aggiornamento sul Reddito di solidarietà, strumento che l’Emilia-Romagna è stata tra le prime Regioni a prevedere e a far partire, è stata in Assemblea legislativa la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini, nell’ambito della variazione di bilancio 2017 che ha portato all’ulteriore stanziamento per il Fondo per la non autosufficienza.

“I numeri dimostrano che la misura funziona molto bene- ha sottolineato Gualmini-: 6.100 domande in soli due mesi dall’avvio sono un dato di fatto oggettivo. E i dati definitivi, che presenteremo entro la fine dell’anno, lo dimostreranno ancora di più. La misura- ha spiegato la vicepresidente- è partita a fine settembre perché lo studio e la messa in atto di nuove politiche pubbliche, per di più così complesse, richiede competenza, serietà e tempo. Il ‘ritardo’ è legato all’assoluta novità di questo strumento, che ha avuto oggettivamente bisogno, per partire, di passaggi seri: analisi di fattibilità, stime di tipo econometrico, legge regionale, regolamento d’attuazione, intese con i Ministeri e accordo con l’Inps, oltre alla necessità da parte dei Comuni di organizzarsi. Nessun errore, quindi, né nell’introduzione della misura, né sul bilancio, anzi: questa è una Regione che ha la migliore capacità di spesa e di impegno di tutte le Regioni italiane. La strada della lotta alle condizioni di disagio andava presa. L’abbiamo fatto: il welfare va modificato perché i bisogni vanno anticipati”.

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Pubblicato il 28/11/2017 — ultima modifica 28/11/2017
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