Protezione alle vittime della tratta: la “fotografia” dell’Osservatorio regionale

Dallo sfruttamento all’inclusione sociale: in un report dettagliato, l’impegno della Regione Emilia-Romagna per garantire protezione alle vittime di tratta di esseri umani

Sono perlopiù donne, provenienti dalla Nigeria, reclutate con inganno e abusi nel paese di origine da reti criminali che si muovono come vere e proprie mafie, private della possibilità di autodeterminare la propria esistenza, controllate anche attraverso forme violente, e costrette a prostituirsi nelle strade del territorio regionale. Parliamo delle vittime della tratta di esseri umani alle quali il sistema di interventi promosso da oltre vent’anni dalla Regione Emilia-Romagna (denominato “Oltre la Strada”) è riuscito a garantire la fuoriuscita dalla loro condizione, ed un percorso di protezione e integrazione sociale.

A fornire questo ritratto è l’Osservatorio sul fenomeno migratorio della Regione nella nuova pubblicazione “Cittadini stranieri in Emilia-Romagna. Tratta di esseri umani e grave sfruttamento: il fenomeno e gli interventi”, con il quale vengono proposti, per la prima volta in termini statistici dettagliati, una ricostruzione del fenomeno nel territorio regionale nelle sue diverse sfaccettature, e una analisi delle azioni sviluppate da Regione Emilia-Romagna, Amministrazioni locali e Terzo settore, finalizzate all’attuazione degli speciali programmi di assistenza previsti dalla normativa (articolo 18 del Testo Unico Immigrazione).

La lente di ingrandimento del Rapporto si concentra in particolare sul periodo che si avvia nel 2015, che costituisce un importante spartiacque nella caratterizzazione dei flussi migratori verso l’Italia e l’Emilia-Romagna, e nella loro relazione con i fenomeni di tratta presenti anche nel territorio regionale, in considerazione della crescita degli arrivi lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

Vittime di tratta accolte nel sistema regionale: emersione, percorsi, esiti

Stando al Rapporto, nel triennio 2015-2018 sono state accolte complessivamente nel sistema “Oltre la Strada” più di 670 persone (per l’83,5% di genere femminile; 1,5 % di persone transessuali e 15% di genere maschile). Il 30% dei soggetti ha fra i 20 e i 24 anni, ed un ulteriore 24% fra i 25 e 29 anni. Le persone di minore età sono quasi il 5%. Le donne nigeriane sono 377, pari a due terzi delle donne accolte. Si registra un netto incremento nel corso del triennio delle persone nigeriane: 44 nuove prese in carico nel 2015, 125 nel 2016, 128 nel 2017 (questa crescita è dovuta al fenomeno che ha reso l’Italia un caso di studio a livello mondiale, la tratta delle donne nigeriane arrivate via mare nel nostro paese lungo la rotta del Mediterraneo centrale: 1.454 nel 2014, oltre 5.600 nel 2015, oltre 11.000 nel 2016). Altri maggiori paesi di origine delle vittime di tratta accolte nel sistema regionale sono: per le donne Romania, Albania, Moldavia, Ucraina, e Marocco; per gli uomini Pakistan, Marocco, Nigeria, Romania, Bangladesh.

In quasi otto casi su dieci, le persone prese in carico hanno subito sfruttamento di tipo sessuale, con un aumento nel corso del triennio (75% nelle nuove prese in carico del 2015; 93,4% nel 2017); oltre un decimo dei casi riguarda invece vittime di sfruttamento lavorativo (quasi il 70% di genere maschile, oltre il 30% di genere femminile). Le Forze dell’ordine continuano a rappresentare il maggior canale di accesso alle misure di accoglienza (14% dei casi); altri canali di accesso significativi sono le associazioni (11%), le unità di strada (10,7%), i servizi sociali del territorio (9,8%).

Importante il dato relativo all’esito dei percorsi: per due terzi dei casi risulta una conclusione con esito positivo (programmi terminati con il raggiungimento degli obiettivi previsti, o rimpatrio volontario assistito) mentre per un terzo i percorsi terminano con esito negativo (abbandono volontario da parte della persona, espulsione per comportamento, o mancata idoneità nella valutazione da parte della Questura).

Vittime di tratta tra le persone richiedenti asilo: la collaborazione con le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale

Nel triennio 2015-2018 l’altissimo numero di vittime di tratta presenti tra le persone richiedenti asilo ha reso le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale presso le Prefetture l’interlocutore principale dei progetti anti-tratta. La collaborazione avviata nel 2015 ha portato nel 2018 alla sottoscrizione di un Protocollo di intesa tra Regione Emilia-Romagna e Commissione territoriale di Bologna per l’identificazione delle vittime di tratta.

Il Rapporto prodotto dall’Osservatorio sul fenomeno migratorio della Regione si sofferma sui dati relativi a questa forma di raccordo tra sistema tratta e sistema asilo: le segnalazioni da parte delle Commissioni territoriali della regione ai servizi di Oltre la strada sono state 102 nel 2016, 118 nel 2017, 177 nel 2018 (+73,5% in tre anni; da notare che nel solo primo trimestre 2019 si sono già superate 100 segnalazioni). Circa tre quarti (74,6%) dei casi segnalati nel triennio 2016-2018 riguardano persone della Nigeria, in grande prevalenza donne. Il peso relativo delle persone nigeriane sul totale delle segnalazioni diminuisce però nel triennio: 83% nel 2016, meno del 75% nel 2017 e meno del 70% nel 2018. In parallelo, si osserva un incremento del numero e del peso relativo dei cittadini di Costa d’Avorio, Camerun e Somalia. Gli unici paesi non africani che risultano rappresentati sono il Bangladesh ed il Pakistan. Quasi l’82% delle persone segnalate dalle Commissioni territoriali emiliano-romagnole come presunte vittime di tratta e grave sfruttamento sono alloggiate presso strutture di accoglienza (CAS, SPRAR).

 

 

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pubblicato il 2019/07/10 11:35:00 GMT+2 ultima modifica 2019-07-18T09:57:53+02:00

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