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Contro le discriminazioni

La mostra fotografica

"Uno sguardo per incontrarsi" è il titolo della mostra itinerante realizzata nell'ambito del progetto Roma-Matrix. Inaugurata per la Settimana d'azione contro il razzismo 2014, si compone di 22 scatti del fotografo bolognese Mario Rebeschini

LA PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA

La parola zingaro ci porta alla mente molte immagini ed idee. Alcune positive: la libertà, l’irriverenza, la comunità. Altre negative: lo zingaro ruba nelle case, rapisce i bambini, li usa per chiedere l’elemosina, è trasandato. Solitamente sono queste ultime a dominare, tanto che in Italia le persone “zingare” sono le più esposte in assoluto alle discriminazioni, ce lo ricordano i richiami delle istituzioni europee e degli organismi per la tutela dei diritti umani.

Sul dizionario “zingaro” significa persona appartenente a un popolo nomade originario dell'India nordoccidentale. Da lì viene questa popolazione che si suddivide in due grandi gruppi, i Rom e i Sinti per poi frammentarsi al suo interno in base alla provenienza, alle tradizioni, alla lingua, alla religione.

Rispetto agli zingari oggi ci sono luoghi comuni da sfatare: primo tra tutti che siano nomadi.  Un numero sempre crescente è stanziale, molti di loro vivono già in appartamenti mentre altri continuano a preferire le roulotte. Un altro pregiudizio è che si tratti sempre di cittadini provenienti dell’est Europa e dai Balcani: il 90% dei Rom e dei Sinti che vivono in Emilia-Romagna è invece italiano e presente sul nostro territorio dal 1400.

I dati ufficiali ci dicono che sono 2.745 le persone rom e sinte che vivono stabilmente sul territorio regionale, lo 0,06% della popolazione complessiva. Lo stigma che li accompagna è un ostacolo quasi sempre talmente insormontabile da rendere impossibile per loro anche pensare di avere un lavoro “normale”. Così molti scelgono di nascondere le proprie origini etniche mentre altri si muovono negli interstizi del mercato, occupati in lavori che sempre meno riescono ad essere al passo con i tempi.

Per le nuove generazioni nascere e crescere in un “campo nomadi” è una doppia sfida. Attratti e respinti dalla società maggioritaria, ancorati a quella di appartenenza che resiste ad un cambiamento imposto e che tenta di preservare la propria identità.

Guardare i volti di queste persone può aiutarci a mettere da parte, anche solo per un attimo, paure e resistenze: le persone ritratte sono Rom e Sinti, ma le emozioni non hanno nazionalità.

Le immagini di questa mostra sono di Mario Rebeschini, fotoreporter bolognese, da sempre impegnato nel sociale e che nella sua carriera ha saputo costruire un rapporto speciale con le persone appartenenti a queste comunità.

La mostra è stata allestita grazie al progetto europeo “Roma-Matrix”, finanziato dalla Commissione Europea  nell’ambito del programma europeo “Fundamental Rights and Citizenship” e di cui la Regione Emilia-Romagna è partner. Le azioni, che hanno come obiettivo generale il contrasto al razzismo, all'intolleranza e alla xenofobia nei confronti di Rom e Sinti sono realizzate dal Centro regionale contro le discriminazioni.

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Pubblicato il 18/07/2014 — ultima modifica 18/07/2014
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