Infanzia e adolescenza

P.I.P.P.I. Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione

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P.I.P.P.I., il cui acronimo si ispira alla resilienza di Pippi Calzelunghe, come metafora della forza dei bambini nell’affrontare le situazioni avverse della vita, è il risultato di una collaborazione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell’Università di Padova, avviata nel 2011.

P.I.P.P.I. persegue la finalità di innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie cosiddette negligenti al fine di ridurre il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare, articolando le aree del sociale, sanitario, educativo-scolastico, tenendo in ampia considerazione la prospettiva dei genitori e dei bambini stessi nel costruire l’analisi e la risposta a questi bisogni. Obiettivo primario è dunque aumentare la sicurezza dei bambini e migliorare la qualità del loro sviluppo.

Il programma è stato avviato nel contesto della attuale legislazione europea (CRC1989, EU2020Strategy, REC.2006/19, REC. 2013/778), che riconosce il sostegno alla genitorialità come strategia essenziale per «rompere il circolo dello svantaggio sociale e assicurare ai bambini a good start nella vita», e della legislazione italiana che sottolinea l’importanza di far crescere i bambini all’interno delle famiglie (L.149/2001). In questo senso P.I.P.P.I. si situa all’interno dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. L’UNICEF, nella Innocenti Report Card14, ha individuato 10 fra i 17 Obiettivi più rilevanti per l’infanzia nei Paesi ad alto reddito. Fra questi i seguenti 4 incrociano direttamente le tematiche affrontate da P.I.P.P.I.:

  • obiettivo 1: povertà zero;
  • obiettivo 4: istruzione di qualità;
  • obiettivo 10: ridurre le disuguaglianze;
  • obiettivo 16: pace giustizia e istituzioni forti.

Alcuni dati sui bambini coinvolti nel Programma negli anni 2011-2018, infatti, dimostrando una sovra-rappresentazione di una forma di povertà multidimensionale fra le famiglie P.I.P.P.I. rispetto agli standard della popolazione, confermano la correlazione riconosciuta in letteratura fra povertà economica, sociale, culturale, educativa e vulnerabilità familiare. La vulnerabilità, pertanto, non è tanto un problema delle famiglie, quanto un problema delle condizioni sociali, economiche e culturali che contribuiscono a generarla, attraverso il cosiddetto “circolo dello svantaggio sociale” (REC 2013/112/UE). I bambini delle famiglie P.I.P.P.I. arrivano a scuola in evidenti condizioni di disuguaglianza, come dimostra l’incidenza quasi tripla dei bambini con bisogni educativi speciali (BES).

Per queste ragioni l’approccio all’intervento sulla vulnerabilità proposto in P.I.P.P.I. intende costruire una reale possibilità per questi bambini, e per i bambini nei primi mille giorni di vita in particolare, di interrompere il “circolo dello svantaggio sociale” attraverso l’introduzione di dispositivi quali educativa domiciliare, solidarietà interfamiliare, gruppi dei genitori e dei bambini, integrazione fra scuola e servizi. L’obiettivo è rafforzare il loro sviluppo garantendo una più alta qualità educativa e relazionale nel loro ambiente familiare (rafforzamento delle capacità parentali) e sociale, che possa, a sua volta, contribuire anche a migliorarne il rendimento scolastico.

La modalità in cui realizzare le ampie finalità di cui sopra è duplice, in quanto riguarda:

  • la sperimentazione di un modello di intervento preventivo con le famiglie in situazione di negligenza per migliorare l’appropriatezza degli interventi;
  • la parallela costruzione di una comunità di pratiche e di ricerca nei servizi, che, a livello nazionale, operi una rivisitazione complessiva e uniforme nel Paese delle condizioni organizzative, culturali e tecniche in cui sono realizzate le pratiche di intervento con le famiglie in situazione di negligenza e vulnerabilità socio-economica, al fine di assicurarne appropriatezza, efficacia e qualità, per mezzo di percorsi di valutazione scientificamente riconosciuti.

Tali modalità sono recepite nelle Linee di Indirizzo Nazionali sull’Intervento con Bambini e Famiglie in situazione di vulnerabilità, approvate in Conferenza Unificata Stato-Regioni il 17.12.2017, che rappresentano la modalità per veicolare, a livello locale il processo di implementazione delle stesse Linee di Indirizzo in maniera uniforme nel paese.

Inoltre, anche l’approvazione del D.lgs. 15 settembre 2017, n. 147, Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà, sul Reddito di Inclusione, di cui al ddl. del 9.03.2017 e il successivo D.Lgs. 4/2019, e la L. 28.03.2019 n.26 sul Reddito di Cittadinanza prevedono la presenza a livello locale di équipe multidisciplinari capaci di realizzare attività di analisi multidimensionale del bisogno, che accompagnino le famiglie in innovativi percorsi di progettazione di uscita dalla povertà. In questo senso P.I.P.P.I. può essere considerato uno specifico strumento di accompagnamento di queste fasi di lavoro per le famiglie in situazione di vulnerabilità, con figli minori, che siano anche beneficiarie della misura nazionale di contrasto alla povertà.

Dopo 8 anni di azioni sperimentali, P.I.P.P.I. è divenuto parte integrante del sistema dei servizi. Si tratta di un esempio in cui un’attività di ricerca, integrata alla formazione e all’intervento degli operatori nei servizi, ha potuto impattare ed essere concretamente integrata nelle politiche nazionali, entrando a pieno regime.

L’ipotesi di ricerca assunta è che se la questione prevalente è che questi genitori trascurano i loro figli, l'intervento di allontanamento, che per definizione espropria i genitori della competenza genitoriale rimettendola al servizio, non sembra essere l'intervento più appropriato (Sellenet 2007), e che sia quindi necessario sperimentare una risposta sociale (Aldgate et al. 2006; Lacharité et al. 2006) che:

  • metta al centro i bisogni di sviluppo dei bambini (e non solo i problemi e i rischi) ossia la loro comprensione globale e integrata;
  • che organizzi gli interventi in maniera pertinente unitaria e coerente a tali bisogni: capace cioè di tenere conto degli ostacoli e delle risorse presenti nella famiglia e nell’ambiente secondo una logica progettuale centrata sull’azione e la partecipazione di bambini e genitori all’intervento stesso;
  • nel tempo opportuno, che si collochi in un momento della vita della famiglia a cui davvero serve e che sia quindi tempestiva e soprattutto intensiva, quindi con una durata nel tempo definita.

In questo contesto P.I.P.P.I. assume un significato del tutto innovativo in quanto programma centrato sulla tipologia di famiglie che costituisce il target più specifico e più rilevante, anche dal punto di vista numerico, dei servizi di protezione e tutela.

L’équipe incaricata di realizzare l’intervento è la risorsa maggiore messa a disposizione dal programma. Si tratta di un’équipe multidisciplinare che comprende l’assistente sociale del Comune, lo psicologo dell’Asl, l’educatore domiciliare (quasi sempre appartenente al terzo settore), una famiglia d’appoggio (FA), l’insegnante, se possibile il pediatra e qualunque altro professionista ritenuto pertinente dall’EM stessa, oltre che la FT stessa.

I dispositivi d’azione sono 4, in cui si integrano coerentemente: sostegno professionale individuale e di gruppo rivolto sia ai bambini che ai genitori che alle relazioni fra loro; sostegno professionale e paraprofessionale e specificatamente: l’educativa domiciliare, i gruppi per genitori e bambini, le attività di raccordo fra scuola e servizi, la famiglia d’appoggio. La logica che sostiene questo impianto è che servizi integrati, coerenti fra loro e tempestivi siano predittori di efficacia. In realtà, questi quattro dispositivi si sostengono su un quinto dispositivo che li connette e ne consente l’efficacia e la misurabilità, ossia il dispositivo della valutazione partecipativa e trasformativa dei bisogni di ogni famiglia.

Nel processo della valutazione partecipativa e trasformativa tutti i soggetti, “the Team Around the Child”, avviano un processo di riflessione, esplicitazione e attribuzione condivisa di significato alle osservazioni e ai comportamenti rispetto ai quali si decide di porre attenzione (Serbati, Milani, 2013). Creare contesti di valutazione tras-formativa vuol dire quindi rendere le famiglie protagoniste nella costruzione dei significati di tutto il processo valutativo dell’intervento: dalla definizione dei problemi (assessment), alla costruzione delle soluzioni (progettazione), all’attuazione e al monitoraggio delle stesse (intervento), fino ad arrivare alla valutazione finale sul percorso fatto e sui cambiamenti ottenuti.

A questo programma hanno aderito 26 distretti dell’Emilia-Romagna di cui 23 attualmente in implementazione

Pippi 8 (2019-2021)

  • Distretto di Parma
  • Distretti di Guastalla e Correggio (avanzato)
  • Distretto sud est di Ferrara (Portomaggiore) (avanzato)
  • Distretto di Fidenza
  • Distretto di Val d’Enza
  • Distretto di Ferrara ovest (Cento)

Pippi 9 (2020-2022)

  • Distretto di Piacenza, Ponente e di Reggio Emilia;
  • Distretto di Lugo, Faenza e Riccione;
  • Distretto di Ravenna, Scandiano e Rimini (avanzato);
  • Distretto di Val Taro e Ceno, Porretta terme e Parma sud est;
  • Distretto di Bologna, San Lazzaro di Savena, Pianura ovest e Imola (avanzato)

Un’adeguata sintesi dei risultati ottenuti è presentata nei report annuali che vengono redatti al termine di ogni sperimentazione sulla base dei dati registrati a inizio e fine implementazione e che rilevano un generale miglioramento della situazione complessiva del bambino e in particolare una riduzione dei fattori di rischio (-25% in regione Emilia-Romagna) e un aumento dei fattori di protezione familiare (+33% in regione Emilia- Romagna).

Link utili

Materiali e documenti

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pubblicato il 2014/10/01 10:20:00 GMT+2 ultima modifica 2020-08-14T12:19:44+02:00

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