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Povertà

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Poverta'

Il fenomeno della povertà, come dimensione dell'esclusione sociale, comprende problematiche molto diverse fra loro ma collegate, quali la marginalità, la precarietà economica, la deprivazione culturale, la solitudine, la carenza di legami familiari e sociali.

Cosa fa la Regione

Donna povera, mercatoNel 2016 il 10,6% delle famiglie italiane vive in condizioni di povertà relativa (2.734.000 famiglie e 8.465.000 individui) e il 6,3% delle famiglie italiane vive in povertà assoluta (1.619.000 famiglie e 4.742.000 individui). L’Emilia-Romagna è una delle regioni che presenta il più basso livello di povertà relativa con il 4,5%, preceduta soltanto dalla Toscana (3,6%). (Fonte: Report ISTAT "La povertà in Italia - Anno 2016" del  13 luglio 2017). Il rapporto evidenzia che entrambi gli indici presentano una sostanziale stabilità con riferimento alla numerosità sia delle famiglie che degli individui; I target più colpiti dal fenomeno sono rappresentati dalle famiglie numerose, dai lavoratori operai (working poor) e dai residenti nei comuni capoluogo delle aree metropolitane. Inoltre si denota un aumento della povertà dei minori e delle giovani generazioni adulte.

Vista la sostanziale stagnazione del fenomeno la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in data 20 gennaio 2016 ha pubblicato il documento "Le politiche di inclusione sociale attiva nella Strategia Europa 2020. Il Piano nazionale di contrasto alla povertà e il ruolo delle Regioni" che intende fissare gli impegni futuri in tema di povertà.

Con Delibera dell'Assemblea legislativa n. 120 del 12 luglio 2017 è stato approvato il Piano Sociale e Sanitario 2017-2019 che si pone come primo obiettivo la lotta all'esclusione, alla fragilità e alla povertà. Gli strumenti regionali sono la legge sull'inclusione socio-lavorativa (L.R. 14/2015) e la legge sul reddito di solidarietà - RES (L.R. 24/2016) e si affiancano alla misura nazionale denominata REI (D.lgs. 147/2017).


Il reddito di solidarietà regionale

Il RES è una misura che la Regione Emilia-Romagna ha avviato dal settembre 2017 con l’obiettivo di contrastare la povertà, l’esclusione sociale e la disuguaglianza promuovendo, tra l’altro, la valorizzazione delle competenze delle persone e l’accesso al lavoro.

Con l’introduzione della legge regionale n. 7 dell’8 giugno 2018 e a partire dall’1 luglio, il RES integra l’analoga misura nazionale, il ReI, andandone ad incrementare l’ammontare. Accedono al RES i nuclei beneficiari del ReI che siano residenti in Emilia-Romagna da almeno 24 mesi continuativi.

Le persone interessate devono presentare la domanda del RES-ReI presso gli appositi sportelli del Comune o dell’Unione di comuni territorialmente competente. Come la misura nazionale anche il RES prevede la sottoscrizione del “progetto personalizzato” che prevede una serie di obiettivi da raggiungere, interventi e servizi a supporto del nucleo e impegni che il nucleo stesso dichiara di assumere. Il RES viene erogato per 18 mensilità in sede di prima applicazione, e, trascorsi almeno 6 mesi dall’ultimo beneficio percepito, tale durata in sede di seconda applicazione è di 12 mesi.

 

Il Protocollo regionale per l'attuazione del RES

L’insieme delle misure per contrastare la povertà ha come fondamento la capacità del sistema regionale e territoriale di attivare ogni risorsa utile a sostenere i beneficiari delle misure nel percorso di ricostruzione della propria autonomia.

L’obiettivo del “Protocollo per l’attuazione del Reddito di solidarietà (RES) e delle misure a contrasto di povertà ed esclusione sociale in Emilia-Romagna” è quello di favorire a livello locale le sinergie tra soggetti pubblici deputati all’applicazione delle misure sopra descritte e Terzo settore che in Emilia-Romagna rappresenta una considerevole risorsa in termini di esperienza, competenza e capillarità. Il Protocollo regionale,  rappresenta un vero e proprio Patto entro cui si realizzeranno nei prossimi anni le politiche e gli interventi per il contrasto della povertà e dell’esclusione sociale, in coerenza con il nuovo Piano Sociale e Sanitario per il triennio 2017-2019.

Sono firmatari del protocollo, oltre alla Regione:

ANCI, CGIL, CISL e UIL, il Forum del Terzo settore, la Delegazione Regionale Caritas Emilia-Romagna, la Fondazione Banco Alimentare Emilia-Romagna Onlus e la FioPSD, Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora.

 

Gli altri interventi regionali nell'ambito della povertà e dell'emarginazione sociale

Le politiche regionali di contrasto della povertà e dell'esclusione sociale tengono conto del contesto socio-economico e si rivolgono con particolare attenzione ai target più vulnerabili.

Accanto alle fasce di popolazione disagiata che costituiscono la c.d. povertà tradizionale come i senza dimora, anziani in difficoltà, stranieri,  la recente crisi economica ha fatto emergere nuove tipologie di poveri quali cassintegrati, lavoratori precari, disoccupati, genitori separatii con figli a carico, ecc. che costituiscono fasce sociali in "impoverimento".

Specifici interventi, supportati anche dalle leggi regionali n. 47/1988 e n. 11/2015, sono destinati alle popolazioni Rom e Sinti.

La Regione, inoltre, nell'affermare il diritto al cibo, promuove e valorizza l'attività degli enti no profit impegnati nel recupero delle eccedenze alimentari per la loro ridistribuzione a persone meno abbienti (legge regionale n.12/2007).

A chi rivolgersi

Servizio Politiche per l'integrazione sociale, il contrasto alla povertà e terzo settore 

viale Aldo Moro 21 - 40127 Bologna

Viviana Bussadori
tel. 051 5277495
viviana.bussadori@regione.emilia-romagna.it

Roberto Barboni
tel. 051 5277486
roberto.barboni@regione.emilia-romagna.it

Gisberto Cornia
tel. 051 5277105
gisberto.cornia@regione.emilia-romagna.it

Antonella Gandolfi

tel. 051/5277231

antonella.gandolfi@regione.emilia-romagna.it

 

Simona Massaro

tel. 051 5277518

simona.massaro@regione.emilia-romagna.it 

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Pubblicato il 27/09/2013 — ultima modifica 04/07/2018
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