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Anziani

Gli aspetti demografici

L’invecchiamento è destinato a restare uno dei fenomeni caratterizzanti lo sviluppo demografico regionale: ci si attende che nei prossimi venti anni la consistenza della popolazione con 65 anni o più superi 1 milione e 273 mila unità, circa il 22% in più rispetto agli anziani presenti in regione al 2015.

Con questo presupposto la popolazione di 65 anni o più che oggi rappresenta il 23,4% del totale, nel 2035 rappresenterebbe oltre il 28%  della popolazione complessiva.

Gli anziani residenti in Emilia-Romagna al 1° gennaio 2015 sono oltre un milione, pari al 23,4% del totale della popolazione regionale. Le province con la maggior incidenza di anziani sono Ferrara (27,0%), Ravenna (24,7%) e Piacenza (24,6) mentre Reggio Emilia (20,8) e Rimini (21,9%) mostrano i valori più contenuti.  

Gli ultrasettantacinquenni sono 553.017 (12,4% della popolazione complessiva) e le persone che hanno superato gli ottant’anni risultano oltre 338 mila (7,6%). La componente femminile appare prevalente, costituisce il 57% dei residenti di 65 anni e oltre e sale al 63,8% tra i grandi anziani (80 anni e oltre).

La prevalenza di donne nelle età anziane è da ricondurre alla maggiore longevità che le caratterizza oggi come in passato. Ad inizio anni settanta l’aspettativa di vita per un nato in Emilia-Romagna era di circa 70 anni se maschio e 76 anni se femmina; nel 2014 la vita media attesa è aumentata a circa 81 anni per i maschi e a oltre 85 anni per le femmine. 

 

 Popolazione anziana residente in Emilia-Romagna per genere e classi di età al 1/1/2015   

    

Grandi vecchi. 

Scomponendo la classe di età 65 e oltre in due sotto-classi osserviamo che mentre fino al 2025 ad aumentare dovrebbe essere soprattutto la popolazione dei grandi anziani (75 anni o più) tra il 2025 e il 2035 sarà soprattutto la popolazione di 65-74 anni ad aumentare.  

A fronte di questo consistente aumento della popolazione anziana ci si attende una sostanziale stabilità della popolazione complessiva (+0,6% in 20 anni): l’aumento della popolazione anziana continuerà infatti ad essere accompagnato da una tendenziale diminuzione della popolazione in età lavorativa e questo pone delle sfide ai sistemi di welfare nonostante le condizioni di salute della popolazione anziana facciano registrare continui miglioramenti

Famiglie con anziani  

L’Emilia-Romagna, a causa del maggior invecchiamento della popolazione, evidenzia valori superiori alla media nazionale per la gran parte degli indici che descrivono la presenza di anziani in famiglia. 

In Emilia-Romagna le famiglie con anziani sono oltre una su tre, il 38%, e il 26% è composta solo da anziani.

Famiglie con anziani– media 2013-2014

   

 

Fra il 2012 e il 2015 la popolazione con più di 65 anni cresce molto più di quella con meno di 15 anni: oltre 39mila anziani in più a fronte di poco meno di 4 mila giovani.

Questa dinamica si accompagna ad un costante assottigliamento della popolazione in età lavorativa: tra il 2012 e il 2015 la popolazione in età tra i 15 e i 64 anni è diminuita di circa 45 mila unità.

 

Indici di stato della popolazione residente in Emilia-Romagna

 

  

Questi opposti andamenti determinano un peggioramento del grado di dipendenza economico-sociale tra le generazioni: in Emilia-Romagna 100 persone in età attiva, oltre a dover far fronte alle proprie esigenze, hanno teoricamente “a carico” altre 58 persone inattive (anziani e bambini) a fronte delle 55 della media italiana  

Data l’attuale struttura per età e l’effetto dell’inerzia demografica, è possibile affermare che il segmento di popolazione con più di 65 anni continuerà a crescere anche in futuro soprattutto se si considera che tra il 2020 e il 2030 tutte le numerose generazioni nate nel corso del baby-boom avranno oltrepassato la soglia dei 65 anni di età.

Stili di vita e stato di salute (fonte dati indagine Passi d'Argento)

Stili di vita

Oltre la metà delle persone ultra 64enni (56%) presenta un eccesso ponderale, comprendendo sia il sovrappeso (42%) sia l’obesità (14%). L’eccesso ponderale è più frequente negli uomini, nei 65-74enni, nelle persone con un  basso titolo di studio, con molte difficoltà economiche e in buona salute ma a rischio di malattia. Poco meno della metà (45%) delle persone ultra 64enni risulta non attiva dal punto di vista fisico; il dato regionale è inferiore a quello nazionale (53%). La sedentarietà è più diffusa negli uomini, nelle persone con 75 e più anni e con molte difficoltà economiche e aumenta al peggiorare delle condizioni di salute. La quota di sedentari è più bassa nei Comuni di montagna (40%).

Circa la metà (53%) della popolazione ultra 64enne consuma alcol. Un quarto (24%) è un consumatore potenzialmente a rischio per la salute, cioè assume più di una unità alcolica al giorno, abitudine più diffusa tra gli uomini dove raggiunge il 40%. Solamente il 10% di chi assume alcol in misura potenzialmente dannosa per la salute ha ricevuto nell’ultimo anno il consiglio di consumarne meno da parte di un medico o di un operatore sanitario.

Tra gli ultra 64enni il 56% non ha mai fumato, il 33% è ex-fumatore e l’11% fuma. La prevalenza di fumatori è più alta tra le persone con 65-74 anni, alta istruzione e con presenza di molte difficoltà economiche.

Problemi di vista, udito e difficoltà masticatorie

L’8% delle persone ultra 64enni riferisce di avere problemi di vista; tra questi ben la metà (52%) non porta gli occhiali.

L’11% ha difficoltà uditive; la maggior parte delle persone ultra 64enni con problemi di udito (97%) non porta una protesi acustica, mentre l’8% presenta serie difficoltà masticatorie; tra questi l’89% non porta una protesi dentale. Solo un terzo (32%) delle persone con difficoltà si è rivolto al dentista nel corso dell’anno; i motivi di questo non ricorso al dentista sono pensare di non averne bisogno (72%), non ritenerlo opportuno (11%), costo troppo elevato (9%) e difficoltà negli spostamenti (8%).

Sintomi di depressione

Il 16% degli ultra 64enni riferisce sintomi di depressione, più diffusi tra le donne, tra gli ultra 74enni, tra persone con bassa istruzione e con molte difficoltà economiche.

La maggioranza (78%) degli ultra 64enni con sintomi di depressione si rivolge a qualcuno in cerca di aiuto: il 21% si rivolge a un medico o a un altro operatore sanitario, il 18% parla con familiari e amici e il 38% a entrambi (medici/operatori sanitari e amici/familiari). Rimane una quota rilevante (22%) che non si rivolge a nessuno.

Patologie croniche

In Emilia-Romagna il 60% delle persone ultra 64enni riferisce almeno una patologia cronica, pari a una stima di 610.000 persone. La metà (50%) soffre di una o due patologie croniche e il 9% ne ha tre o più. La prevalenza di questi ultimi è più elevata tra le persone con 75 anni e più e con molte difficoltà economiche e aumenta al peggiorarsi delle condizioni di salute: si passa dal 2% degli ultra 64enni in buona salute al 15% di quelli a rischio di disabilità e al 24% di quelli con disabilità.

Diabete

Il 15% delle persone ultra 64enni soffre di diabete; la prevalenza è più alta tra gli uomini, le persone con molte difficoltà economiche e con disabilità. Tra gli ultra 64enni con diabete è maggiore la prevalenza di persone con ipertensione arteriosa (69%) o con fattori di rischio comportamentali, come l’inattività fisica (64%) e l’obesità (25%); solo il 10% consuma 5 o più porzioni di frutta e verdura e l’11% fuma. Il 56% degli ultra 64enni con diagnosi di diabete viene seguito per la cura e il controllo della patologia principalmente dal Medico di Medicina generale, il 25% dal Centro diabetologico e il 19% da entrambi.

Partecipazione

Essere una risorsa per famiglia e società

In Emilia-Romagna più di un terzo (37%) degli ultra 64enni, pari a una stima di oltre 370mila persone, rappresenta una risorsa per la famiglia, i conoscenti o l’intera collettività. Il 21% accudisce o aiuta spesso conviventi, il 17% si occupa di non conviventi (17%) e il 6% svolge attività a favore della collettività.

L’essere risorsa è una caratteristica maggiormente diffusa nelle donne, nelle persone sotto i 75 anni, con livello alto di istruzione, senza molte difficoltà economiche percepite e in buona salute. Pur con prevalenze inferiori, anche le persone a rischio di disabilità o con disabilità continuano a essere risorsa soprattutto a favore dei conviventi.

Rischio di isolamento sociale e accesso ai servizi

Il 17% della popolazione ultra 64enne è a rischio di esclusione sociale. Si stima così che circa 169mila ultra 64enni non abbiano partecipato a incontri collettivi, né frequentato altre persone o telefonato a qualcuno per chiacchierare. Il rischio di isolamento sociale è significativamente più alto tra le persone con 75 e più anni, con bassa istruzione, molte difficoltà economiche e disabilità. Tra gli ultra 64enni in buona salute e a basso rischio di malattia solo il 5% è a rischio di isolamento sociale, percentuale che sale in maniera statisticamente significativa al 20% nelle persone in buona salute ma a rischio di malattia, al 21% in quelle a rischio di disabilità e al 52% nei disabili. Il 25% delle persone ultra 64enni ha difficoltà a raggiungere almeno un servizio nella quotidianità; la situazione regionale è complessivamente migliore rispetto a quella nazionale.

Partecipazione ad attività sociali e a corsi di formazione

Poco più di un quarto (28%) delle persone ultra 64enni partecipa in una settimana normale ad attività con altre persone, per esempio va al centro anziani, al circolo, in parrocchia o presso sedi di partiti politici e di associazioni; un quinto il 20% ha partecipato negli ultimi 12 mesi a gite o soggiorni organizzati. Solo il 4% delle persone ultra 64enni ha partecipato nell’ultimo anno a corsi di formazione per adulti, come corsi di inglese e computer, o all’Università della Terza età; la frequenza è più alta tra gli uomini, i 65-74enni, le persone con alta istruzione, senza difficoltà economiche e in buona salute.

Il bisogno di aiuto nello svolgimento delle attività della vita quotidiana

Circa un terzo degli ultra 64enni (37%), pari a oltre 370mila persone, presenta problemi di autonomia nelle attività strumentali della vita quotidiana (IADL); il 12%, pari a 120.000 persone, presenta inoltre qualche forma di disabilità, ossia non è autonomo in almeno un’attività funzionale della vita quotidiana (ADL). La quasi totalità (99,6%) delle persone a rischio di disabilità o con disabilità riceve un aiuto per le attività nelle quali non è indipendente: tra queste, il 90% riceve aiuto dai familiari, il 36% è assistito da persone individuate e pagate in proprio (come ad esempio da badanti), il 15% da conoscenti, l’11% da operatori del servizi pubblico (quali Aziende sanitarie o Comuni), il 3% è assistito presso un centro diurno e il 3% ha supporto da associazioni di volontariato.

Ricorso servizi sanitari e sociosanitari

Circa un quinto (18%) delle persone ultra 64enni ha avuto un ricovero in ospedale di almeno due giorni nell’ultimo anno. La prevalenza cresce con l’età (15% tra i 65-74enni, 18% tra i 75-84enni e 29% tra gli ultra 84enni), con il peggiorare delle condizioni di salute (43% tra le persone con disabilità) e con la presenza di molte difficoltà economiche. Il 2% delle persone ultra 64enni è stato invece ospitato in una struttura di accoglienza nell’ultimo anno, come ad esempio una Casa Residenza Anziani (CRA) o una Casa di riposo; questa prevalenza cresce con l’età, raggiungendo il 7% tra gli ultra 84enni, ed è maggiore tra le donne, le persone con bassa istruzione, con molte difficoltà economiche e con disabilità (12%).

La quasi totalità (91%) delle persone ultra 64enni assume farmaci, percentuale che cresce con l’età in entrambi i generi: il 37% ne ha presi 1-2, il 44% tra 3 e 5 e il 19% 6 o più. Circa un sesto (14%) delle persone che assumono farmaci ha necessità di aiuto per prenderli. La corretta assunzione della terapia farmacologica (tipo di farmaco, orari di assunzione e dosaggi) è stata verificata dal medico di famiglia nel 40% degli ultra 64enni negli ultimi 30 giorni, nel 15% tra 30 giorni e 3 mesi fa; un quarto degli intervistati (25%) riferisce invece che la correttezza dell’assunzione farmacologica non è mai stata controllata.

Due quinti circa (40%) degli ultra 64enni è stato visitato dal Medico di Famiglia nell’ultimo mese, il 18% tra 1-3 mesi fa, con frequenza che cresce all’aumentare del numero di patologie. La percentuale di ultra 64enni che si sono rivolti negli ultimi 3 mesi al Medico di famiglia per una visita cresce con l’età ed è maggiore tra le donne, nelle persone con difficoltà economiche e in quelle con disabilità.

Il 43% delle persone ultra 64enni si è recato dal dentista nell’ultimo anno, con maggior frequenza gli uomini, le persone con un alto livello di istruzione e senza difficoltà economiche; queste percentuali diminuiscono col crescere di età e disabilità.

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Pubblicato il 12/01/2015 — ultima modifica 28/04/2016
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